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Dov'è finita l'arte della politica?

Oggi la politica si è persa in mille rivoli di interessi.
Aristotele affermava che l'uomo è un animale sociale e la politica è necessaria a chi vive in società .
La politica, per Machiavelli, deve girare intorno al bene comune, ma tutti abbiamo fatto nostro un suo aforisma tratto dalla sua opera: "Il fine giustifica i mezzi".
Un politico di grande spessore fu Cavour, che si adoperò per unire l'Italia intera, tessendo rapporti di fiducia in tutta Europa e, con interventi mirati, riuscì a portare a termine il suo disegno politico.
E pensare che Cavour parlava solo in francese, pur essendo italiano, non conosceva per niente l'Italia meridionale e aveva continue liti con Vittorio Emanuele per le direttive politiche da intraprendere.
In tutt'altro periodo storico, Ottaviano Augusto, al governò dal 31a. C. fino al 14 d. C., anno della sua morte, racchiuse nella sua persona tutti i poteri , ebbe un vero rispetto per il bene dello stato, per le arti, per le lettere, per la giustizia, tanto da punire la stessa figlia Giulia dando esempio di rispettare egli stesso le leggi e, nell'antica Roma, non ci fu un altro periodo così splendido e ricco come il suo.
Cicerone, nel 63 a.C., nelle quattro Catilinarie, portò a conoscenza il Senato del fatto grave della congiura di Catilina, che si stava effettuando ai suoi danni e quelli dello Stato, sventandone il colpo , ma i suoi avversari politici non sopportarono le sue capacità oratorie e politiche e lo colpirono con cattiverie di ogni tipo, non ultimo affermando che dalle orecchie della moglie pendevano ettari di terreno, per dire che mentre correggeva gli altri in Senato, era colpevole di latrocinio.
Nel Rinascimento, Lorenzo il Magnifico sopravvisse alla Congiura dei Pazzi, dove perse la vita suo fratello Giuliano e, in un momento così grave per l'ordine del principato, mantenne la calma e preferì una politica di equilibrio, tessendo relazioni con tutti gli stati italiani.
Machiavelli ha trattato egregiamente questo argomento nella sua opera"Il principe", dove definisce un politico vincente Cesare Borgia, al quale dedica l'opera. Costui si macchiò di grandi nefandezze, scellerato quanto mai, salì al governo grazie al padre, papa Alessandro VI e col suo aiuto allargò il proprio principato con continui soprusi a carico degli altri. Nel tempo è diventato un modello da emulare come politico che persegue il suo scopo, sempre e comunque, ma in effetti un esempio da biasimare per aver operato  senza alcun rispetto delle leggi e del buon senso.
Per governare, secondo Machiavelli, c'è bisogno di fortuna, virtù e mezzi e visto che la fortuna venne a cadere con la morte del padre, il Valentino non potè reggersi nemmeno coi mezzi, che ben presto gli tolsero coloro che avevano subito le sue angherie.
Per Guicciardini il vero politico è assimilato a un medico, o a un timoniere o a un pastaio, vale a dire a un artigiano, che deve avere una visione panoptica, cioè lo sguardo privilegiato dello storico, operare con discrezione, la facoltà di discernere e usare quella prudenza in ogni sua azione. Un politico dev'essere scelto per esperienza e ragione, secondo Guicciardini, dove l'esperienza che è maestra delle arti, è indispensabile e aggiunge molte cose là dove la scienza e il giudizio da soli non arrivano.
La ragione, invece, non si esempla su logiche formali, ma si nutre del buon senso, della prudenza, dell'attitudine di adattarsi alle singole circostanze, una ragione che nasce nel confronto delle opinioni. La politica è l'arte di saper scegliere per gli altri nel rispetto di tutti!

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