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Bentornata primavera!


La primavera è giunta da qualche giorno e tutto intorno a noi ci parla di lei. Da un po' di tempo le "mie primavere" risentono anche degli eventi della vita e non mi sembra di viverla più come una volta, quando tutto scorreva più lentamente per me. Quando accade, come quest'anno, che i fatti e gli eventi del mondo, abbassano la soglia del mio stupore davanti a un evento tanto atteso come la primavera, allora mi rifugio nei miei antri interiori. La primavera è sempre stata un momento di grande slancio vitale, di forza leonina che si sprigiona dentro di noi, di rinascita, di voglia di cambiare tante cose, di impegno, di rinnovamento, una grande sferzata di energia. Mi è rimasta dentro, però, sin dai tempi della scuola, una primavera doc, la mia primavera per antonomasia, nella quale mi rifugio quando quella esterna passa troppo in fretta e mi sfugge, la Primavera del Botticelli.


Un'opera amatissima, dal Rinascimento in poi, che fu denominata Primavera dal Vasari per la prima volta nel 1550.Il Botticelli è il più prolifico autore del quattrocento e le sue tele sono state studiate a lungo perchè intrise di significati, allegorie e miti.


La Primavera, il suo capolavoro, presenta un triplice livello di lettura: mitologico, filosofico, storico. E' una tela di 203 per 314 cm ed è l'Allegoria della primavera. Subito si evince la mancanza di prospettiva con le figure che emergono dal fondo come in un sogno. Lo sfondo è formato da un boschetto di aranci, tutti di bella rotondità, alternati da fiori bianchi e foglie di un verde più chiaro, che sembrano trasferirci il profumo intenso dei fiori d'arancio . Tutti gli alberi mancano di profondità, i tronchi sono allineati, l'uno accanto all'altro senza sfumatura. Le figure sono svincolate da ogni criterio di reciproco coordinamento. Questa mancanza di prospettiva ha indotto anche me, a sperimentare, sull'esempio della pittura del quattrocento, un dipinto senza profondità, con la rappresentazione di una madonna con un uccellino sulla spalla e dietro uno sfondo paesaggistico, sull'esempio della pittura del 400.


Le figure sembrano uscite dai versi del Poliziano, dello stesso periodo rinascimentale, autore delle "Stanze per la giostra" un'opera in versi di una bellezza e una perfezione unica, scritta per Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzo, caduto durante la Congiura dei Pazzi nel 1478. Tutta la mitologia qui espressa è tratta dai suoi versi.


Emerge al centro della tela, Venere, ideale della Bellezza coperta da un drappo rosso a sottolineare tutta la sua sensualità. Dietro di lei un cespuglio di un verde intenso sottolinea le sue forme. Sulla destra c'è Zefiro, il vento, che insegue la terra nel suo aspetto invernale, cioè Clori, la quale, lasciandosi sedurre e fecondare da lui, riesce a tramutarsi in primavera. Flora incarna la lussurreggiante Primavera che sparge fiori al mondo traendoli dal suo grembo. E' proprio questa figura a destra a dare l'aspetto raffinato del dipinto, quel tocco di freschezza e calore, che emana dal suo modo di avanzare col piede che porta avanti e l'altro che lo segue, col suo viso etereo, con quel rossore proprio dei giovani, con i fiori incastonati sul suo abito leggero, chiaro che accompagna i suoi movimenti composti. Flora ha il volto di Simonetta Cattaneo, andata in sposa a Marco Vespucci, lontano cugino del famoso Amerigo, ma amata da Giuliano, la stessa modella che diede il volto a Venere , l'altro dipinto famoso del Botticelli e a tutti gli altri. Simonetta, per la sua bellezza fu soprannominata "La bella di Firenze", morì a soli 22 anni di tisi.


Ci sono poi le Grazie che intrecciano danze e accanto Mercurio che solleva col caduceo una nube, quasi a voler fugare gli ultimi nembi per dare serenità alla nuova stagione. Nel suo gesto c'è anche un significato allegorico, di voler elevare l'amore terreno fino alla sfera del divino. In alto Cupido, che aleggia sul capo materno, scaglia le sue frecce per i nuovi amori primaverili. L'azione è completamente assente, tutto è privo di prospettiva e la poesia dell'opera è data dall'armonia delle figure e dal ritmo sinuoso della linea. E' un'opera che rispecchia con acuta sensibilità il suo tempo, il 400, ricco di fermenti culturali, politici e filosofici, interprete del neoplatonismo di Marsilio Ficino e del Poliziano, il tutto inserito in un clima di rarefatto intellettualismo instaurato dall'avvento della signoria medicea.


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