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L'arte all'aria aperta

Qualche giorno fa, in una domenica di sole, mi sono recata nei prati di Avigliano, e lì, tra i filari della vigna e sotto gli alberi di frutti, spirava un venticello di mare e portava con sè un profumo misto di fiori, di piante e di salsedine. In lontananza il mare, come una tavola, di un blu cobalto incantevole.

Ho cercato di ritrarre un po' di questa bellezza misteriosa, avvicinandomi ai limoni e lì sono stata catturata dai boccioli dei fiori chiusi, come piccole uova ricoperte di un verde smeraldo e al lato i limoni già maturi di un giallo intenso. Vedere i rami carichi e pendenti da un lato dell'albero e come lo stesso tronco contorto ne sopportava il peso, mi ha distolta dal mio primo intento di fare le foto. Sembravo più una scienziata che un'artista e mi sono emozionata a vedere intorno una natura che non era inerte , ma viveva con me, assecondando le mie emozioni e facendomi scoprire i suoi tesori.

Lì accanto il ciliegio, che mio padre segue con una cura certosina e il suo profumo mi ha ricordato che è già tempo di marmellate, di tutti i tipi! Il ciliegio ha appena dieci anni , ma solo da tre ci offre i suoi frutti.


Mi sono recata nella vigna, per vedere una buca creatasi con le ultime piogge, che mio padre ha ricoperto di terreno, per sporgermi a guardare dentro e valutare l'entità del danno, ma sono caduta sul prato e non ho potuto fare a meno di accarezzare l'erba di un verde così intenso, da sembrare finto. Passando la mano sugli steli sgargianti, che avevano intanto preso il verso del vento, la mia mano ha toccato un tappeto liscio e morbido come un velluto. Ho ripensato alla novella di Pirandello: "Il viaggio", dove la protagonista, sulla gondola a Venezia, accarezzava il velluto tra le mani in preda ai ricordi. Subito si è accesa la mia fantasia , carica delle sensazioni e delle emozioni provate e, come in una catena di associazioni, ho preso piacevoli voli: la morbidezza di un gatto persiano avuto da ragazza, la Dama con l'ermellino di Leonardo, i capelli morbidi e setosi di mia madre, la coperta della nonna col bordo di velluto che tenevo tra le mani da bambina...


A questo punto non ho potuto fare di meglio che stendermi sul prato e davanti a me si è spalancato un cielo immenso, che il mio sguardo non riusciva a contenere, di un colore turchino come quello delle fate. Tanti batuffoli di nuvole erano sparse qua e là a mo' di pecorelle al pascolo! Lì è sopraggiunto Giotto e lo vedevo in mezzo ai ciuffi d'erba, chino su un masso, mentre scolpiva, con una pietra appuntita, una delle sue pecorelle, un'immagine che mi ha accompagnato nel tempo perchè ho sempre visto sulle scatole dei miei pastelli: ne avrò consumate tantissime.


Tutte le nuvole erano di un bianco delicato con contorni celesti, solo qualcuna con leggere sfumature di un colore caldo come l' oro. Quelle pecorelle camminavano lentamente trasportate dal vento, brucando l'una accanto all'altra, senza allontanarsi dal gregge ed io correvo dietro di loro con l'occhio svelto e curioso, a vedere le nuove formazioni con i batuffoli che si univano e si scioglievano continuamente .Piccolo, il cane, mi ha raggiunto, scuotendomi e riportartandomi giù dalle nuvole, facendomi notare che era quasi ora di pranzo.


Mi sono sollevata e nel mentre mi scrollavo il terriccio e l'erba di dosso, sono capitata sotto la giovane vite appena sbocciata, di un verde tenero e delicato, con i rami appena nati, suddivisi in quattro capi, ciascuno legato al suo sostegno di legno e le cui foglie, ampie e ricche di nervature, avvolte tutte intorno ai pali, danno una piacevole frescura. Uno spettacolo che merita attenzione!


Mi sono infilata tra i filari, nelle orecchie il sibilo del vento che un po' mi spingeva in avanti e lì ho scoperto i bottoni dei grappoli appena visibili, come un miracolo venir fuori e lentamente assumeranno le sembianze di acini succosi di un intenso violetto. Che meraviglia!



Immaginando l'uva matura non ho potuto resistere ai bei cesti con la frutta di Caravaggio, proprio lì tra i filari con i pampini nei capelli a ridere come un Bacco già sazio in preda al vino. Così con fogli e matite ho ripreso le forme piene e corpose degli alberi, della vigna, del limone carico e pendente, della grande mimosa e delle case intorno, fermando tutto nel tempo e nello spazio di un foglio. Il profumo della carne arrostita mi ha riportato alla realtà, irresistibile, e mi sono avviata verso casa per mangiare, ancora stordita di profumi e di fragranze, di colori e di forme. Che bello poter osservare la natura mentre vive sotto i nostri occhi. Ritornerò appena posso per rapire il mistero della vita e la sua bellezza!

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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