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Il profumo del Natale

Una volta, da bambina, Natale arrivava col profumo di muschio tirato dai muri di cinta della strada per fare il presepe. Ricordo che il nonno lo allestiva nella scala che portava giù in cantina. Appena si apriva la porta, risaltavano le lucine della grotta con su la cometa e tanti pastori sparsi sugli scalini. Si notavano nitidamente Maria e Giuseppe e il poco calore in tutta la cantina era prodotto dal povero bue e asinello, che da soli non riuscivano a scaldare tutto quel freddo! Trovavo sempre una scusa per andare ad aprire la porta della cantina e sbirciare dentro cercando la famigliola illuminata sotto la cometa! Il nonno mi spiegò, dopo averglielo chiesto, che il presepe era stato costruito lì per dare un po' di luce alla cantina umida e gelata e Gesù era nato al freddo e al buio di una grotta, per cui quella cantina era perfetta. Quella spiegazione non mi piaceva e io talvolta prendevo in mano i pastori per riscaldarli e poi li riponevo di nuovo al loro posto osservando a lungo i loro visi e gli abiti e le pecorelle così piccole e come guardavano lì nella culletta a cercare il piccolo neonato!

Il mio profumo preferito era quello delle arance secche con le bacche e la cannella, che servivano per decorare, un'arte della nostra vicina che preparava non solo le marmellate di arance , ma anche gli addobbi per la casa. Di mattina presto, col freddo pungente dell'inverno sulle colline, c'era bisogno di riscaldarsi e tutti in casa prendevano il caffè con l'anice. Io pretendevo di bere dalla tazzina l'ultima goccia di caffè che aveva il gusto dell'anice e quel sapore mi restava fino al pasto successivo. Il profumo per eccellenza dei miei Natali, in assoluto, era l'anice sciolto col miele per ricoprire le zeppole, fatte scolare nelle carta assorbente con le foglie di alloro. Quello sì che era un profumo speciale per me e da solo mi rappresentava il Natale. E poi quello del lievito che si diffondeva per la casa quando i nonni impastavano le zeppole e che dire dei confettini, dell'olio fritto e del pesce o dei mostaccioli appena presi in pasticceria con la pasta di mandorle e le cassatine...e gli struffoli passati nel miele con la frutta candita e le torte di fichi e di noci, vere delizie dei palati di noi bambini che attendevamo come la manna dal cielo!


Natale era anche il profumo di paglia nella mangiatoia delle mucche che sapeva tanto della culletta del Bambino e quel latte sparso nei secchi grandi intorno, richiamava i pastori alla capanna. Il mio piacere raddoppiava quando sul mobile in cucina arrivavano i frutti di marzapane portati dal nonno quando andava giù in città per commissioni. La vista era allietata da tanti colori e quei piccoli frutti erano un piacere da mangiare uno dopo l'altro. Scomparivano dal piatto e nessuno sapeva niente, ma mi tradivo da sola con lo zucchero sparso sui vestiti e allora venivo puntualmente smascherata!

Tutti questi profumi sono rimasti in me e sono proprio loro a spingermi verso le tradizioni della mia infanzia, il periodo più bello della nostra vita. Nel tempo ho mantenuto le stesse tradizioni di allora per non perdere i miei profumi e la mia casa li deve contenere tutti per sentire il mio Natale.






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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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