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La città del "Castello a mare"



Castellammare di Stabia è famosa per il suo castello sulla collina della Panoramica, da cui trae il nome, per il porto, il lungomare, le Terme e i suoi siti archeologici che nel tempo sono venuti allo scoperto. Ancora oggi, molti reperti sono rinvenuti nei vari scavi effettuati nel tempo e  si afferma sempre più come luogo storico di una certa rilevanza.

 
"Alcuni   storici sostengono che la  costruzione del castello sia da attribuire a Federico II di Svevia (1197-1250), ma questa teoria apparentemente valida, può essere agevolmente scartata, se si tiene conto che nei "Documenti svevi sull'amministrazione dei castelli del Reame di Sicilia", risulta citato nell'elenco dei Castra (castelli) da riparare anche il nostro "Castrum Maris de Surrento" (in tal epoca così denominato), per cui è logico desumere che tale manutenzione fosse destinata ad un castello già esistente, bisognoso di restauro. A conferma di quanto esposto, in un documento contenuto nel "Codice diplomatico amalfitano" risalente al 15 Novembre 1086, il nostro castello è citato con dicitura "Castello da Mare".
 
Il nostro castello fu edificato per volere del Duca di Sorrento, con il chiaro intento di fortificare i confini del proprio Ducato. Successivamente il "Castello del Duca", fu restaurato e rinforzato, dapprima da Federico II, poi da Carlo I d'Angiò e dal suo antagonista Alfonso I d'Aragona, autore quest'ultimo anche della "Torre Alfonsina" (che un tempo si ergeva nell'odierno piazzale antistante l'invaso di "Fontana Grande"), che da lui trasse nome.
 
 
Non so perché ma personalmente ho sempre visto questo castello sempre come il luogo d'azione  della sesta novella della decima giornata tratta dal Decamerone di  Boccaccio:
 
"E a niun'altra cosa attendendo che a fare ogni dì più bello il suo giardino, avvenne che il re Carlo, nel tempo caldo, per riposarsi alquanto, a Castello a mar se n'andò; dove udita la bellezza del giardino di messer Neri, disiderò di vederlo.  E avendo udito di cui era, pensò che, per ciò che di parte avversa alla sua era il cavaliere, più familiarmente con lui si volesse fare, e mandògli a dire che con quattro compagni chetamente la seguente sera con lui voleva cenare nel suo giardino. "
 
Mio nonno Aniello da Vico, dove abitavamo, veniva a lavorare qui, come tornitore per i cantieri metallurgici e mi parlava di Castellammare come  di un luogo lontanissimo e ricordo che quando lo faceva non amavo sentirgli decantare le bellezze di questa città visto che la nostra era così bella. Poi un giorno accompagnammo una zia al porto di Napoli in partenza per New York e passando per Castellammare  ebbi modo di apprezzare le tante cose di cui mi parlava il nonno nei suoi ritorni a casa. Impressionante il porto con le sue gru, le navi immense con quelle gomene che sembravano funi di giganti...e poi il lungomare, la villa, la Cassa Armonica, le Terme... Volevo andare ad abitare lì per la bellissima spiaggia sabbiosa  e per il lungomare invidiabile che non c'era da nessuna altra parte nei dintorni.
    Ci sono ritornata da sposata e  non ho mai apprezzato questa città come nell'ultimo periodo. Credo che i luoghi crescano con noi e cominciamo a viverli veramente quando li sentiamo  parte di noi. Un po' come quando amiamo le persone: solo quando le conosciamo bene, cominciamo a riporre in loro la nostra fiducia senza chiedercene più il motivo.
Da ragazza , all'uscita dal liceo, facevo il tratto del lungomare per andare alla fermata dell'autobus non prima di aver visto i gabbiani sull'acqua, le navi mastodontiche che dal cantiere si ergevano come una barriera davanti al mare e un tappeto per il monte Faito,  e non prima di aver espresso i miei pensieri all'aria mentre osservavo lasciando andare la mia mente. Sul lungomare ho dato il primo bacio, ho passeggiato con le amiche, ho visto tramonti bellissimi dai quali mai mi sarei staccata. E poi le Terme...ricordi di tante manifestazioni che mi vedevano protagonista, spettacoli e recite di scuola, e ancora la strada che ogni giorno percorro per andare a scuola, Viale Europa, punto nevralgico della città. Una zona frequentatissima è il quartiere  San Marco dove i miei figli sono andati a scuola per tanti anni, e poi le nostre pizzerie, il Castello,  la Cattedrale con la sua ricca storia, Quisisana, località degli antichi romani , la Panoramica sulla statale sorrentina che si inchina al mare giù in uno spettacolo mozzafiato...e ancora il nuovissimo porto turistico, Castellammare antica col porto e i vecchi rioni. E' impossibile descriverla brevemente. Devo dire che la bellezza della città risiede nelle piccole cose; negli occhi dei tanti pescatori che hanno vissuto una vita per mare e ancora si ostinano a pescare secondo tradizione; nelle vecchie abitudini di chi non cede ai piccoli piaceri di una volta come bere l'acqua della Madonna nel porto antico o gustare un gelato nelle nostre gelaterie storiche che raccolgono il flusso di gente che esce dal cinema Montil o dal lungomare costringendo tutti ad assaggiare il gelato, in ogni stagione e contro ogni dieta.
    Ora, per me, questa città ha un nuovo valore, rispetto a quando mi sentivo un'estranea soprattutto per non conoscerla così bene come oggi, e si presenta a me come  una madre che accoglie e si compiace dei figli che la amano. Castellammare è veramente un luogo incantevole e spero che nel tempo acquisti il valore e l'importanza che merita e che sia più amata dai suoi cittadini.

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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