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La mia Befana

Ormai crescendo la Befana resta solo un giorno festivo di cui non si ricorda più nemmeno il motivo. Sappiamo tutti che è una festa religiosa, che nasce per dare l'augurio al nuovo anno che inizia, che originariamente la befana era un pupazzo che rappresentava l'anno vecchio che andava via, e tutte le altre considerazioni a riguardo, la Befana per me ha il sapore di un dono strano, insolito. Sin da piccola non mi sono mai interessati i giocattoli ricevuti in questo giorno. Ho sempre collegato il dono da ricevere con qualcosa che non posso ottenere o che mi si presenta come una sorpresa massima o una rivelazione  di cui non potrei essere per niente a conoscenza.

Ecco, quest'ultimo punto è veramente interessante per me. In dono dalla Befana, per niente in relazione a quella di quando ero bambina, in attinenza con il suo valore più storico e letterario, vorrei  la rivelazione di qualcosa che non riesco a comprendere. E sono tante le cose della vita che non si comprendono per  ragionare sempre e solo col nostro cervello, invece, là fuori, ci sono tanti altri cervelli diversi dal nostro, con una propria sensibilità, una propria logica, una propria vita. Le nostre difficoltà di relazione dipendono dalla nostra capacità di comprensione e pazienza di cui disponiamo e che non sempre sono al meglio e per  questo scatta in noi l'incomprensione, chiudersi a riccio per difendersi e lasciarsi il mondo fuori come un intruso nella nostra vita. Spesso reputiamo la nostra vita un fatto personale , che spetta solo a noi decidere... E invece la nostra vita è legata a tante altre e tante altre vite sono legate alla nostra, una realtà di cui non teniamo conto. Il mio dono della Befana dovrebbe essere questo: rivelarmi motivazioni e atteggiamenti di quelle persone che non comprendo, che si comportano in modo strano, che non tengono conto di noi, ma solo dei loro bisogni. Queste persone sono quelle che nel percorso della nostra vita ci intercettano, chiedono di noi, si immettono su binari paralleli , per poi scomparire o prendere strade diverse, ma che intanto hanno segnato un percorso di cui noi non possiamo non tener conto. Sono vite che hanno preso da noi e poi per un motivo o un altro hanno deciso diversamente. E quando dico questo vale anche per noi nei confronti degli altri: sicuramente abbiamo intercettato vite, abbiamo chiesto di loro, ci siamo affiancati, e in seguito lasciato  correre, per risvolti a cui non eravamo preparati. Molto spesso non riusciamo a dare un volto a queste assenze, a questi vuoti, a queste mancanze, perché non comprendiamo  per essere radicati ai nostri discorsi fatti di convinzioni o di convenienza o di bisogni o di reazione o di interpretazione non proprio corretta.
                Allora mi piacerebbe sapere dell'amico che cambia atteggiamento, della persona che giura di volerti bene per poi scomparire, dei parenti che si dileguano, degli amici che vanno via, di altri che, pur essendoci non sono sinceri ,  delle persone care che adottano modi strani di approcciare o starti accanto e giù di lì se continuassimo ad elencare. Se è vero che noi ci riflettiamo negli altri, nel senso che vediamo in loro quella che è la disposizione del nostro animo, molto spesso però accade che non sempre riusciamo a leggere l'animo di chi  si pone davanti a noi. Facciamo valutazioni affrettate, o ci lasciamo guidare da pregiudizi, o ancora siamo pigri e deleghiamo agli altri cose da fare che spetterebbero solo a noi. Poi subentra la stanchezza di capire e allora ci si arresta, senza procedere, non si vogliono sorprese, non vogliamo ascoltare la verità, non ci interessa più sapere. Ci vorrebbe a questo punto il rivelarsi degli altri e  capire perfettamente come stanno le cose. Vorremmo quell'aiutino che di solito chiedono i bambini quando si trovano in difficoltà e basterebbe un piccolo intervento da parte degli adulti per farli felici. Qui inserirei il valore dell'Epifania,“Improvvisa percezione della realtà o del significato di qualcosa" di questa grande festa dove tutto diventa palese e non bisogna sforzarsi a cercare dentro le soluzioni o le verità o le spiegazioni di determinati atteggiamenti. Mi riferisco a quello stato di grazia di cui parla James Joyce, dove tutto diventa chiaro, dove la realtà si manifesta a noi nella sua essenza e si spiega così com'è. Questo svelamento può avere una duplice valenza, sia negativa che positiva, in ogni caso aiuta a penetrare la realtà e a chiarirla.
Metterò la calza appesa al mio camino  sperando di trovarci dentro un po' di chiarezza...non chiedo giocattoli, solo un po' di conoscenza approfondita degli altri, che siano chiari e che possa capirli perfettamente senza  illazioni o ansie o pregiudizi o paure immotivate. Come adulta rispecchio perfettamente la bambina di un tempo, difatti  una volta smontavo le bambole per conoscerne il meccanismo e sono arrivata a cercare il cuore di "Michela", la bambola che parlava e camminava ed essere rimasta delusa dopo aver trovato al suo posto un dischetto che ripeteva sempre le stesse cose. Ancora oggi cerco il cuore delle persone che puntualmente mi propinano il loro cervello, che sicuramente non mi serve per averne uno perfettamente funzionante. Cuore, serve cuore oggi, più che mai ed è proprio la parte che tutti tengono chiusa. Un antro pieno di ragnatele e puzza di chiuso, dove anche i meccanismi sono andati. Spero di trovare nella mia calza quanti più cuori aperti  possibile.

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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