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Caro Papa ti scrivo...



Carissimo Papa Francesco,
questa è una lettera un po' insolita, particolare direi. Di solito ci rivolgiamo al Signore per mezzo della preghiera, ma credo che sia  diventata anche quella pubblica, nessuno più la fa in privato,  il Signore non ci loda e non ci sgrida e noi siamo abituati ai "mi piace" e abbiamo bisogno di strillare a tutti e sai perché?
Nessuno ascolta più!
Da piccoli ci  hanno insegnato l'esame di coscienza, ma credo che anche questo sia impossibile oggi. Sarebbe un esame un po' affollato, visto che non siamo più tra noi stessi, ma sempre tra noi e gli altri. Ma anche quando l'esame di coscienza si mette in moto è proprio la coscienza che vacilla. Sì, per prendere atto che tutti i rapporti oggi sono labili, precari, fatti sull'onda dell'emozione e poi via, del bisogno, del plauso, ma poi resta così poco o quasi niente. Quando mi chiudo nella mia coscienza  sono sola, gli altri sono solo dei miraggi. Mi preoccupa questo bisogno di rapportarsi più agli  altri che a se stessi, questo nostro aspetto double face che ci costruiamo. Ed è proprio questo a inficiare i nostri rapporti che diventano sempre più poveri e manchevoli di energia e di sostanza.
Un esempio? Bene. Ognuno di noi ha bisogno degli altri e finiamo per assecondarli anche quando non siamo d'accordo, un po' andando loro incontro  pur di avere un po' d' approvazione da parte loro. Non siamo liberi in questa nostra libertà, dipendiamo sempre dal giudizio degli altri e oggi più che mai siamo selettivi e ci dedichiamo solo e sempre agli amici che crediamo la pensino come noi. Ma la diversità non era un valore?
La politica poi...Una volta esisteva il voto, oggi esistono i patti tra partiti e persone che tra l'altro adottano nomi biblici per rafforzare quello che è un' idea più che un ideale. Gli ideali non ci sono più, ci sono solo persone con idee che cercano di  far decollare e per questo si aggregano anche quando tra loro non c'è alcun ideale comune, ma solo perché l'unione fa la forza.  Ogni persona fa quello che gli ritorna utile e la gratuità non è capita, ma poi se la eserciti spesso sei anche bollato per " fesso". A me è successo tante volte di fare cose gratuite e proprio in questi casi ho capito bene il prossimo: c'è chi ne approfitta, c'è chi ti reputa sciocca e chi superba. Il punto  di difficoltà mio è questo Padre, sapere se quello che chiedo rientri in quello che abbiamo ricevuto come insegnamento catechistico sin da bambini: "Se si va controcorrente, si è in grave peccato?" Vedo una tale confusione in giro e  noi, nell'indecisione, ci comportiamo come capita. A me personalmente sono saltati tutti gli esempi per cui potrei anche essere una cristiana atipica: la Chiesa mi ha deluso profondamente e non sto qui a spiegarne il motivo; le persone che avevano tutta la mia stima sono risultate tra le più crudeli; quando mi sono adoperata per gli altri, questi credevano fosse un diritto, al di sotto del massimo, credono non abbia dato niente; là dove c'è stato il mio massimo sforzo, il mio bene, il mio perdere me stessa, è risultato tutto vano, non è rimasto niente in piedi.
 Ora se dopo questa "sconfessione" sto qui a scrivere al Papa, non è per un voler essere plateale, ma faccio una riflessione ad alta voce e sono preoccupata . Il fatto serio è che non so più come professare la mia fede, come raccontarla a chi non crede, se prima io ho difficoltà a credere. Non che sia diventata San Tommaso, non lo sono mai stata, ma avvengono nella vita sempre situazioni per le quali si destruttura quella bella costruzione che avevamo innalzato sin da bambini. Era facile credere allora a un Dio che tutto perdona e ci vuole bene, ma crescendo sappiamo che non è così se vediamo negli occhi del fratello l'odio, l'invidia, la pigrizia, la morte e capire che Dio è in mezzo a noi. Non mi bastano i rituali e la liturgia, né i deserti alla ricerca di me stessa. Ho conosciuto sacerdoti che mi hanno delusa profondamente, anche quelli che reputavo come padri, quelli che ti girano le spalle, e quelli che non sanno che farsene delle tue confessioni. Sono solo bisognosi per primi di aiuti e chiusi dentro le mura di una chiesa, che credono protettiva, ci affogano dentro portandosi dietro anche gli altri. Saranno stati proprio questi incontri sbagliati a mettere in difficoltà la mia cristianità. Questo non significa che non sia cristiana, che non vada a messa, che non sia devota, che non sia attenta al prossimo e non mi prodighi per gli altri. Ecco questo è il vero problema. Non mi basta il sentire, vorrei il visibile, il tangibile con gli altri, vorrei poter leggere gli altri. Possibile che io sia così analfabeta come cristiana e non abbia capito nulla? Essere cristiana e vedere così poca cristianità negli altri significa non esserlo abbastanza, se gli altri sono il nostro specchio, allora anch'io non sono poi così cristiana come voglio credere o non so nemmeno cosa intendo quando parlo di cristianità. Ci vorrebbe un cristianometro per misurare la nostra temperatura religiosa e all'occorrenza curarla. Ma in realtà tutto si decide in noi stessi, in quel pozzo profondo del nostro abisso e quel benedetto libero arbitro con il quale dobbiamo fare i conti ogni giorni.

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