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Benvenuti nel Blog dell'artista Filomena Baratto.

L'affare Sonia 4

Ma aveva aspettato così tanto che tutte le speranze erano ormai deluse. In quel preciso momento entrò Filippo tutto ansimante:” Capitano, la Madeira parte oggi da Lagos. A bordo tutto bene e il carico non è andato del tutto perduto…”  “Molte cose sono state recuperate…” continuò Santo e Filippo:”Vedo che sei già informato capitano!”
“Un capitano non può fare diversamente, è sempre un passo più avanti degli altri, altrimenti che capitano è?” Scoppiarono a ridere entrambi.
“Capitano t’aiuto con la barba, vedo che hai qualche difficoltà”.
“No Filippo, è solo pigrizia, ti ringrazio, faccio da solo”.
“Ah, dimenticavo di dirti che tra poco arriva il dottor Cortez per un controllo!”
“Va bene, ma tu datti da fare qui, c’è una buona compagnia”, disse Santo ridendo.
“Vedo, vedo, capitano, ma sono troppo occupato a curare te, padrone, e non ho tempo per le altre “cose”. Qualche sera faremo conquiste insieme, mio bel capitano!”


Filippo aveva appena chiuso la porta che Santo si diresse nella stanza da bagno  per guardarsi allo specchio. L’immagine era veramente repellente: barba lunga e occhiaie, capelli fino alle spalle, poco curati, fisico stanco…era un disastro. Nello specchio vedeva l’immagine di un estraneo. Dov’era il bel capitano abbronzato e muscoloso, dal viso perfetto di una volta? Pensò di averlo fatto partire con Sonia in quel lontano giorno del loro distacco. Era una punizione alla gioventù che gli aveva portato via l’amore. Perché abbandonarsi, pensava? Si sentiva buio e triste. Ma voleva provare a riprendersi piccole gioie com’era prima, quando c’era Sonia con lui. Con questo spirito nuovo richiamò Filippo dalla hall giù, dall’altro capo una signorina gentile lo informò che al più presto glielo avrebbe mandato. In quel momento bussarono alla porta. Era il dottor Cortez con il capitano Sollo dell’Iscasona, la società per la quale lavorava. Il capitano Sollo lo salutò con affetto fraterno :”Salve capitano, anch’io alloggio all’Atlantic, ma sono in partenza per i Caraibi. Le porto i saluti dalla società e gli auguri di una pronta guarigione. Sono venuto anche per informarla che stasera ci sarà una festa in suo onore, perché nell’ambiente è ritenuto un grande uomo di mare, l’unico che possa vantare tanti viaggi tutti con esiti felici. Scampare a quella tempesta è stata una grande prodezza! Pensi che il cattivo tempo ha portato via 2 navi dal porto, trovate più in là come piccoli relitti. E’ vero, erano dei rottami, ma sempre delle navi da carico!”
“Adesso mi sta lusingando troppo, capitano Sollo, va a finire che ci credo sul serio e così diventerò da comandante, un pessimo marinaio”. Risero con trasporto e Sollo apprezzò la sua ironia che  da vero napoletano sapeva tenere testa a qualsiasi discorso.
“Sono veramente felice che parte del carico si sia salvato e quasi non ci credo, pensavo fosse andato tutto alla malora”.
“Stento a crederci anch’io, ma i fatti dicono così!”
“Ormai sta diventando un eroe nell’ambiente!”
“L’Italia è piena di santi, marinai e poeti, niente di nuovo all’orizzonte, almeno così era, forse i santi saranno scomparsi, ma in quanto a poeti e marinai ne siamo pieni!”
Sollo dovette fermarsi, Santo trovava sempre una risposta e quasi lo metteva in difficoltà.
Il dottor Cortez ascoltò con interesse i due capitani, poi rivolto a Santo in uno spagnolo compromesso gli disse:” Senor Stazio, la sua gamba essere forte come quercia e sarà perfetta tra una quindicina di iorni se lei di noce continuerà a tenerla ferma e deritta come ha fatto fino ad ora”.
“Starò fermo come una statua”, gli rispose Santo, rincuorato dalle parole del dottore.“Io retorno domane per vedere como tu fare exerchitiatione che io prescrivere, ok?”
“Va bene, rispose Santo, intanto la ringrazio!” Mentre Cortez e il capitano Sollo uscivano dalla stanza, arrivò Filippo tutto trafelato per essere stato informato che il suo capitano lo cercava. La sua amica giù nella hall l’aveva fatto rintracciare dagli addetti alla sicurezza, come se si fosse trattato di una questione di vita o di morte. Appena entrato si scusò:” Mio capitano perdona il mio ritardo ma sono stato a…” “Falla finita Filippo! Non voglio sapere dove sei stato, lo posso immaginare, qui ci sono dei soldi, vai al cambio e poi comprami qualcosa da indossare. Se la gamba lo permetterà, stasera dovremmo andare ad una festa e quello che ho è poco adatto all’occasione.”“Tornerò in tempo utile Capitano! Vedo che cominci ad accusare la solitudine, o mi sbaglio?” “Non sbagli Filippo, ma sbrigati”.
Filippo girò tutta la città, alla ricerca degli abiti per il suo capitano: non trovava nulla di adatto a lui e per l’occasione. Era sempre incerto e ogni volta doveva spiegare com’era il suo capitano.“Esta taglia è buena?”“Che taglia è questa?” rispondeva esasperato Filippo.“Lui essere como me?” gli chiedevano e lui rispondeva sempre:”Mio amico molto alto, muscoli come Rambo, vero macho, capisci?”“Allora va bien questa taglia, compriendo”.“Questa? Non saprei!”
Tornò in albergo portando con sé pantaloni, giacca grigio scuro, scarpe e camicia bianca. Aveva dimenticato la cravatta. Scese di nuovo nella hall e si fermò a parlare di Ines, la quale lo portò nella boutique dell’hotel e gli fece scegliere una cravatta tra le più belle.“Be’, come faccio a sapere i gusti del mio capitano? Ines aiutami! “Como essere vestito?” “E’ grigio scuro come Londra!” “Bene, allora scegli tra queste!” “Scegli tu per me!”fece Filippo imbarazzato.
Lì accanto sostava una giovane donna, molto elegante che, ascoltando il ragazzo non potette fare a meno di chiedergli: ”Italiano?” “Sì, rispose Filippo, anche lei?” “Si, no, rispose la donna confusa, volevo suggerirle, tornando al vestito, questa cravatta è adatta a quello che  ha descritto per il suo macho!” “Ah, veramente gentilissima, grazie! Accetto il suo consiglio! Il mio capitano la ringrazierà di persona!” “E auguri” rispose la donna. “Ancora grazie infinite”.
“Allora Ines, prendo quella che mi ha suggerito la signora! Tu, intanto, fammi trovare qualcosa anche per me. Devo accompagnare il mio capitano! Taglia 48. Fai tu. Ok? A dopo”. Giungendo in camera con la bella cravatta, Santo lo reputò un uomo eccezionale. Egli aveva individuato la giusta tonalità e poi giovanile, sobria, elegante. “Sei il mio angelo!” disse rivolgendosi a Filippo e il ragazzo apprezzò il complimento, ma gli nascose il fatto che gliela aveva suggerita la signora.
Santo con l’aiuto di Filippo dovette apportare qualche modifica ai pantaloni per poterci mettere anche l’ingessatura. Filippo lo aiutò a vestirsi. La coscia destra dei pantaloni fu leggermente scucita. Appena completo anche di scarpe  indossò la candida camicia, si profumò come rare volte aveva fatto, mise la cravatta e guardandosi allo specchio non si riconobbe. “Mamma mia Santo, sembri un dio!” “Hai fatto un buon lavoro! Grazie Filippo. Scendi a chiamare un taxi, io ti raggiungo subito. Andiamo alla festa dell’armatore”. Santo respirava aria nuova, diversa dal solito. Quella sosta forzata per la gamba gli stava donando. Solo a Tenerife, in convalescenza. Non aveva incontrato nessuno dei familiari e continuava a mantenere rapporti con casa come se stesse in Nigeria. Prima di uscire chiamò la moglie: ”Sono in albergo a Lagos, disse con una bugia eclatante, tu come stai? E le bambine?” “Tutto bene. Quando rientrerai?” “Stiamo aspettando un carico di caffè per conto di una ditta napoletana. Il tempo di riprenderci dalla traversata  e saremo presto a casa”.Dopo i saluti, Santo, abbassando la cornetta, si sentì in colpa per la bugia detta. Provava repulsione per se stesso perché sapeva bene che stava prendendo quel momento tutto per sé e non si comportava così per non mettere in ansia la famiglia. Filippo lo stava aspettando. Si trasportò con lentezza fuori dalla camera e fu arduo raggiungere l’ascensore. Appena il vano si aprì, Santo entrò con disinvoltura, celando molto bene il fatto di essere claudicante. Appena l’ascensore toccò terra e il vano si riaprì, si trovò davanti Filippo a parlare con una bella signora che  potette vedere solo di spalle. Subito riprese all’ordine Filippo :”Ma che fai, ti metti a bighellonare con le donne, invece di correre dietro le ragazzine?” “Capitano, peccato che sei andato via, ti volevo presentare quella signora americana, mi è stata di grande aiuto nella scelta del tuo abbigliamento e mi è sembrato un modo carino per ringraziarla. Lei è passata di qua perché amica di Ines, ma alloggia altrove. Tra l’altro è ansiosa di conoscere il mio capitano, perché le ho detto che sei alto, bello, muscoloso e rambo!”“Adesso mi fai anche la pubblicità?”“Non hai bisogno della mia pubblicità, capitano!”

 L’armatore John Krups era un uomo di grande mole e di buoni gusti, amante della cucina e dei sigari cubani. Per lui fumare era come respirare. Chi lo conosceva bene non aveva avuto il piacere di vederlo senza boccheggiare  i suoi sigari , anzi talvolta, prima ancora che ne finisse uno, usava accenderne già un altro con l’altra mano. Era un uomo conosciuto a Napoli come alle Canarie, in America e in Spagna. Racchiudeva in sé la cultura tedesca per parte di padre: tipo preciso, deciso, razionale, freddo e lontano da pettegolezzi. da questo punto di vista era un uomo all’antica: amava la famiglia prima di ogni altra cosa, saggio nelle scelte da prendere. da parte di madre aveva preso la cultura italiana: eclettico, solare nell’esprimersi e nel trovare motti e massime al momento giusto; tradizionalista, cuoco eccellente e raffinato con uno spirito d’iniziativa e grande capacità nel risolvere problemi di ogni sorta. E’ per questa smisurata varietà di aspetti del suo carattere che lo chiamavano “The King”. Nel suo ambiente, essere ricevuti da Krups, era ritenuto il massimo cui si potesse aspirare .
La sua villa alle porte di Santa Cruz era in stile hollywoodiano con accenni moreschi e coloniali. Rispecchiava perfettamente lo stile del proprietario. Un’immensa piscina circondava la casa. Tutt’intorno un prato verde ben curato e tante palme disseminate qua e là che incorniciavano la sontuosa tenuta. Il proprietario si trovava sul terrazzo antistante la villa, accerchiato da ospiti illustri. In lontananza si poteva  ammirare l’oceano e sopra grandi nuvoloni che lo sovrastavano. Tutte le luci del parco erano accese, mentre una serie di piccole lampadine percorreva e segnava la forma della casa rendendola illuminata a giorno. Filippo e Santo giunsero alla villa dove andò loro incontro il capitano Sollo. Questi li presentò all’armatore, il quale appena li vide non potè trattenersi :” Oh, carissimo capitano Stazio, sono proprio lieto di conoscerla!”
“Lieto anch’io, fece Santo un po’ imbarazzato”.
“Ho saputo dell’impresa portata a buon termine e sono proprio fiero di avere persone come lei nella mia flotta”, disse l’armatore.
“Un vero capitano rende possibile ogni ardua impresa”.
“Lei mi piace capitano perché ha dimostrato fegato senza badare alle conseguenze per l’incolumità della sua persona!”
“Signore ho fatto solo il mio dovere e in quella situazione non c’è stato altro da fare. Da qualche parte, ho letto che a mare il motto è:”vivere o perire” ed io sono attaccato alla vita.”
“Mi piace caro comandante. Lei ha carisma e farà molta strada”.
“Grazie per l’augurio”, fece Santo con tono serio e posato. Egli cercò di destreggiarsi con le stampelle per seguire il capitano Sollo, che lo precedeva nelle presentazioni all’interno del soggiorno. Si accomodò in un salotto dopo aver passato in rassegna un gran numero di persone mentre Filippo andò a prendergli un wisky. Matteo aveva fatto conoscenza con la signora Krups, una donna di straordinaria cultura. Si poteva discutere con lei di ogni sorta di argomento dal più stupido al più serio mostrando di avere le risposte sempre adatte  e convincenti. Matteo si complimentò con lei per la casa, gli arredi e la distribuzione degli spazi interni. Dopo qualche minuto lasciò che Matteo si intrattenesse con suo nipote, un armatore spagnolo, mentre lei continuò a fare gli onori di casa. Matteo, benché cercasse di ascoltare l’uomo così ben predisposto a fargli i conti delle sue navi, era attratto dalle persone che circolavano per la sala. Con la gamba appoggiata sul divano, le stampelle a riposo e un wisky in mano, scrutava i tipi delle persone che gli scorrevano sotto gi occhi. Intanto che l’armatore lo tediava, Santo soffermò lo sguardo su una giovane donna che riusciva a vedere solo di spalle perché rivolta  verso il lato della sala.

http://miosole.blogspot.it/2016/06/laffare-sonia_29.html
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