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L'affare Sonia 5

La donna discuteva gesticolando come solo un’italiana sa fare, mostrando le mani impreziosite da pietre e brillanti. Fu colpito dalla sua eleganza e quando finalmente potette guardarla in viso, notò in lei un velo di tristezza su un volto privo di sorriso. Era una bella donna, ben vestita, intenta a parlare con due signore di mezza età. Santo rimase per un attimo con il wisky a mezz’aria come se un’idea o un ricordo venisse spolverato. In un primo momento si permise di vedere in quella donna Sonia, ma non la ricordava così altera pur nella sua semplicità. Si passò una mano nei capelli e finì il wisky tutto in un sorso. I capelli di Sonia dovevano essere setosi e gli parve di sentire il profumo che emanava dalla sua chioma quando per mano andavano su e giù per il viali. L’armatore, che gli stava di fronte, notò il cambiamento del suo interlocutore e lo attribuì al fatto che non fosse ancora del tutto guarito, nel suo stato era plausibile. Krups gli si avvicinò per offrirgli uno dei suoi favolosi sigari: “Capitano, ha mai provato un sigaro? Questi sono l’ottava meraviglia. Niente di più benefico che fumare sigari cubani” e nel porgerglielo si fece spazio accanto a lui. Poi pregò Pedro, il cameriere, di portare da bere al capitano.

“In verità non fumo, signor Krups! Lo faccio raramente, proprio quando sono a pezzi, per distendere i nervi”. “Su capitano, la virtù viene fuori dai vizi, anche i santi lo sanno! Fumare sigari per un uomo di mare è naturale”. “Allora proprio non posso sottrarmi!”
“Così mi piace”, rispose Krups, contento di averlo corrotto.
“Allora capitano, la Medeira sarà di ritorno da Lagos a giorni?”
“Sì, forse tra due o tre giorni, ha portato a termine brillantemente la sua impresa”.
“E’ questo il motivo per cui l’ho invitata qui! Riuscire in un’impresa così grande con un vecchio legno come la Medeira è per gente fuori dal comune. Mi chiedo, però, perché stiparla così tanto se la nave non permetteva un carico del genere?” “Sì, questa è stata una mia leggerezza, devo ammetterlo. Avevo calcolato che si potesse andare tranquilli in un periodo primaverile, non erano previste burrasche, e che burrasche! Il tempo ci ha colti impreparati! L’effetto serra sta dando seri problemi ai marinai. Un errore è stato fatto da parte mia, quello di passare per le Azzorre. Non conoscevo l’entità del carico, pensavo fosse qualcosa di importante, ma non pesante. Questa è stata una deplorevole mancanza da parte mia,  un calcolo sbagliato, il fatto di non essermi informato su cosa dovessi imbarcare!”
“Be’ visto come sono andate le cose, la Iscasona verrà sovvenzionata da me con altre due navi prenotate già da qualche mese”.
“Sono contento di questa bella novità!”
“Una nave è come l’uomo, quando comincia a fare acqua da tutte le parti non ci sono calafati bravi a curarla. Sono consapevole che bisogna fare, invece, prevenzione. Il legno ordinato è stato ispezionato personalmente da me, prima di dare il via ai cantieri. Un armatore passa così il suo
tempo, occupandosi di ogni cosa nei minimi particolari”.
“Convengo con lei! Ma, mi tolga una curiosità, perché si acquistano navi buon mercato se i viaggi prevedono stazze maggiori per carichi al limite del possibile?”
Il signor Krups stava sondando la personalità del suo capitano. Santo, lo aveva messo in difficoltà dicendogli che non faceva nessun regalo se le navi della Iscasona erano tutte delle colabrodo, che vivevano lunga vita grazie alla perizia degli uomini che le guidavano e venivano stipate con carichi molto più pesanti di quanto potessero sopportare. Le navi, di cui la società disponeva, riuscivano a sopperire a malapena le loro stesse negligenze. La società aveva iniziato  con due navi recuperate chissà dove, a poco prezzo e grazie  alle ottime capacità degli uomini erano diventate venti.
Nonostante il discorso si facesse interessante, Santo avevo perso di vista la sua preda e con gli occhi sbirciava di qua e di là alla ricerca di quella visione avuta qualche minuto prima.
“Guardi capitano, vedo che è un uomo che ha arguito a pieno il discorso  affari, ma talvolta le cose non stanno come si vede da fuori. Per mettere su una società ci vuole un capitale notevole e può anche non  dare i frutti sperati. Una società è posta sulla testa di uomini che devono agire e collaborare, altrimenti naufraga prima ancora di costruirla. Ho cominciato giocando con barchette per giungere ad avere intere flotte, grazie al mio fiuto e alla mia esperienza e soprattutto ad uomini  come lei che hanno dato tanto per il  mare e si battono per portare un carico  a destinazione pur avendo solo e sempre uno stipendio indipendentemente dal carico che trasportano. Personalmente l’ammiro molto, capitano, perché la società è fatta più dagli uomini come lei che da quelli  come me!”  Santo ascoltava in modo interessato. Il signor Krups la pensava esattamente come lui. Era già da diverso tempo  che pensava di poter avere una piccola società tutta sua, ma in quel periodo non aveva la serenità necessaria per poter riflettere. L’armatore gli stava suggerendo indirettamente cosa fare  e come muoversi e quelli furono validi consigli. “Ora capitano è il caso di divertirci un po’. Di là c’è un’orchestra che ha dato inizio già alle danze. Spostiamoci in terrazza, anche se non potrà ballare potrà ascoltare una bella musica”. Santo sempre con sicurezza si destreggiò con le  stampelle e seguì l’armatore.
La terrazza era un’ampia piattaforma che si stendeva dalla villa fin sotto i colli, avendo sulla sinistra il panorama dell’Oceano, in quel momento stupendo, con un mare blu e onde argentee. Filippo raggiunse il capitano scusandosi ancora una volta il capitano seccato gli rispose: ”Mi abbandoni continuamente e poi ritorni per scusarti! Si può sapere dove te ne vai? Mi guardo intorno e non ti trovo e poi ti ricordo il motivo per cui sei rimasto a Santa Cruz è quello di essermi d'aiuto!”
“Su capitano non essere arrabbiato! Anche tu hai avuto diciotto anni!”
Santo non riusciva mai a rimproverarlo seriamente, Filippo era un ragazzo  molto
giudizioso e ciò che diceva era sempre giusto. Il signor Krups, intanto, era alla ricerca di sua nipote, scomparsa chissà dove e attendeva che si rifacesse viva. Si avvicinò a Santo per informarlo che gli avrebbe fatto conoscere sua nipote con grande entusiasmo: ”E’ una ragazza stupenda, capitano, ma non è stata per niente fortunata. Prima ha sposato un uomo che l’ha resa infelice per anni e si separarono. In seguito si risposò con un uomo che le voleva un bene dell’anima, ma morì ed ora è vedova con due bambine. Si è concessa una vacanza sotto mia pressione. E’ sempre così triste che mi fa una pena vederla sempre in quello stato. Lei aveva respinto l’invito ma io l’ho trascinata qui dicendole che avevamo un ospite importante e le abbiamo parlato di lei.

 Santo, mentre il signor Krups parlava delle sventure di sua nipote, pur ascoltandolo con interesse e partecipazione, volse lo sguardo intorno per incontrare la donna elegante che aveva lasciato poco prima. Come una meteora la scorse  mentre ballava un lento con un tale dall’aria seria e triste. Più la guardava e più affermava che non poteva essere che lei, sì, Sonia. Poteva essere lei, dopo vent’anni, lì a qualche metro di distanza? L’emozione cominciò a prenderlo lentamente,  prima una confusione in testa! E’ lei? Non è lei? No, non può essere! Ma è lei! Sì, è lei, ricordava il suo sguardo, gli occhi, quella pelle candida e bianca come la luna e poi la paura che, se fosse stata lei , quali sarebbero state le aspettative? La paura mista all’emozione lo confusero a tal punto che non si sentì più l’altra gamba, lo sguardo puntato su di lei e il sudore che cominciò a imperlare il suo volto. Ormai sbiancato in viso e privo di forze chiese all’armatore di potersi accomodare perché gli doleva la gamba. Il signor Krups lo accompagnò in biblioteca, in fondo al piano terra, dove si svolgeva la festa.  Si avviarono verso la stanza dove Santo si sistemò alla meglio su di un ampio divano così da poter stendere la sua gamba sofferente. I padroni di casa si accomiatarono da lui appena fu sistemato, per poter ricevere gli altri invitati. Su di un grande schermo all’interno della libreria scorrevano immagini di grandi imbarcazioni di flotte private e Santo  con in mano il telecomando, accelerava o indietreggiava per osservare meglio ciò che lo interessava di più. Filippo lasciò ancora una volta il suo capitano per andare a rifocillarsi e portare al padrone qualcosa da mangiare. Lui spense il video e appoggiò la testa allo schienale dl divano. “Oddio, è lei, Signore mio è proprio lei. Devo parlarle, vederla da solo, ma come faccio? Ci mancava anche la gamba! Quel tipo forse è il marito! Non è cambiata, è rimasta la ragazza di allora, forse ancora più bella! Forse non si ricorderà neppure di me! Sono passati venticinque anni. Santo ritornò ai suoi diciotto anni, spensierato ragazzo di un tempo, con l’unico pensiero di allora: Sonia. Per un attimo si preoccupò del suo aspetto fisico. Si toccò il viso accarezzandosi con una mano a voler prendere il ragazzo di allora. I capelli, forse solo i capelli erano un po’ più chiari, per il resto era il ragazzo di allora. Su tavolo davanti  a lui c’erano delle sigarette con accendino. Ne accese una e cominciò a fumare per scaricare la tensione. Come fare per incontrarla? Gli serviva l’aiuto di Filippo. Certo Filippo! Quando aveva bisogno di lui, non c’era mai, diavolo di un ragazzo. Appena finì di fumare, si alzò e uscì fuori al piccolo terrazzo della biblioteca. Sedette su di una sedia a riflettere. Si portò altre sigarette. Ne accese un’altra nervosamente. Accidenti a Filippo e mentre lo invocava, gli apparve sulla soglia della porta con Sonia.


“Come le dicevo signora, adesso le presento il mio bel capitano, con la cravatta scelta da lei!” Sonia sorrise e rispose: “Sono proprio curiosa di conoscere un uomo così famoso. La festa è in suo onore, la cravatta  che ho scelto è, senza volerlo, per lui! E’ proprio un uomo fortunato!” Santo nascosto dietro la vetrata della terrazza ascoltava impietrito. Filippo si guardò intorno poi vide il bagliore della sigaretta accesa fuori e uscirono in terrazza. Nell’oscurità della notte Sonia non focalizzò subito la fisionomia del suo interlocutore, ma, quando Filippo le presentò il capitano Stazio,  mancò poco che perdesse l’equilibrio. Sonia lo guardava e non credeva ai suoi occhi.

http://miosole.blogspot.it/2016/07/laffare-sonia-4.html

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