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L'affare Sonia (Parte settima)

Quella notte Santo dormì poco e male. Se è vero che porta consiglio, a lui portò un tumulto mentale. Per prima cosa avrebbe detto al dottor Cortes di togliergli quella costrizione alla gamba che non lo lasciava muovere. Pensò poi di telefonare a casa, lo faceva sempre più di rado non sapendo cosa dire. Doveva ritardare il suo ritorno e per questo ristabilire un contatto che rendesse credibile quanto andava dicendo. Pensò alle bambine con dispiacere per non poterle ancora vedere, ma questa volta non poteva arretrare e perdere l’occasione di avere Sonia ancora con lui. Passò tutta la notte in queste riflessioni che non facevano che aumentare  le sue ansie. Allo spuntare del sole avrebbe chiamato sua moglie per dirle che c’era un contrattempo e non sarebbe tornato in tempo utile come avevano stabilito.

“ Sarò a casa quanto prima, non ci voleva proprio questa nuova perizia alla nave. I periti dei soci azionari saranno qui a breve e noi dobbiamo aspettarli. Appena effettuato il sopralluogo partiremo. Stai tranquilla e saluta le piccole per me”.
La moglie, dall’altro capo rimase male, lo aspettava per la recita di fine anno della piccola e glielo ricordò con la preghiera di fare il possibile di non mancare. Santo non era avvezzo alle bugie  e ogni volta, che in quel periodo parlava con lei, sapeva che le avrebbe propinato delle bugie e ci stava male, proprio lui che aveva sempre fatto il moralista con gli amici! Il risveglio fu di malumore e violento: Filippo entrò in camera per avvisarlo che la Madeira era arrivata già nel porto  ed era contento per  la partenza dall’isola.
“Filippo, disse Santo, con tono appena udibile e simulando un dolore in atto, corri a chiamare Cortes, la gamba mi sta scoppiando per il dolore!”.
“Senor Stazio, disse Cortes appena lo vide, la sua gamba non essere completamente guarita. Secondo mio parere, qualche osso essere ancora fuori posto e tu tenere ancora ingessatura. Adesso facciamo esami e poi decidere” Dopo le radiografie ci si rese conto che c’era un nuovo osso in condizioni non previste e il dottore non si spiegava come fosse possibile dopo 20 giorni di degenza. La spiegazione la conosceva solo Santo che quella mattina si era fatto cadere sull’ingessatura il secchio del ghiaccio con dentro la bottiglia, pesante come non mai.  Ora notava con soddisfazione di aver raggiunto lo scopo desiderato, pertanto era necessaria ancora una settimana da paziente ed era proprio quello che voleva per restare lì con Sonia. Quella stessa mattina il signor Krups gli fece recapitare un biglietto che annunciava la sua visita e il capitano andò letteralmente in agitazione. Pensò che Krups potesse sospettare di lui e sua nipote e temeva di qualche attenta osservazione dell’armatore sul suo conto con la nipote.
Krups arrivò all’hotel, accompagnato da uno stuolo di persone: un segretario, una guardia del corpo e un facchino. Santo, incrociando lo sguardo dell’armatore, si sentì come se stesse nudo in mezzo alla folla.
“Come sta capitano?”
“Sto come un prigioniero, dovrò tenere ancora per un po’ quest’impalcatura e mi sento d’impazzire!”
“Signor Stazio, sono venuto a proporle di trasferirsi a casa mia. Le ho fatto preparare una stanza tutta per lei e non sa il piacere che provo ad ospitarla. E’ squallido quest’hotel, mi creda!”
“Non so come ringraziala, ma penso che non sia il caso che si prenda tanto disturbo per me”.
“Ma cosa dice capitano? Su dica al suo ragazzo di prepararvi che manderò qualcuno a prendervi tra qualche ora”.
Appena andato via, Santo si risollevò. L’ansia che lo attanagliava si sciolse e il motivo di quella visita era più dolce che mai. Pensava che stare sotto lo stesso tetto con Sonia sarebbe stato un sogno, ma anche un pericolo. Come poteva succedere tutto così in fretta da non capire più nulla? Mentre era strafelice per quella inaspettata fortuna, poi si sentiva in colpa per non poter tornare a casa. Il pensiero più ricorrente era quello delle figlie. Andò a fare delle compere per loro, aveva i rimorsi tipici dei genitori che, per farsi perdonare e colmare il vuoto che lasciano, li riempiono di giocattoli. A volte gli stessi adulti non sopportano le loro mancanze. Ma ora non poteva più cedere al peso del  passato e Sonia era come un richiamo del destino. Era così vicina che non aveva più nulla da chiedere.
Sonia passò a prenderlo e insieme andarono a comprare i giocattoli per Marika e Federica. Le bambole furono visionate per tutte le loro forme e colori e mode e materiali e poi secchielli, vestitini, peluche, libri, quaderni. Tra le cose che comprarono in un vecchio negozio al porto, c’era la storia de “Il battello sullo scoglio”. Raccontava di un povero battello andato alla deriva e il cui capitano si era perso e per questo era così triste che non riusciva a navigare. Una piccola barchetta riportò il capitano al suo battello che, ormai diventato legno vecchio, per tutto il tempo aspettato, non poteva portare il suo capitano per le rotte del mare. Santo, chissà perché, sentiva che in quella storia, così triste, c’era qualcosa di suo e sicuramente le sue bambine leggendola avrebbero pensato al loro papà. Comprò un’agenda anche per sua moglie, tutta rifinita in conchiglie e pietre, con i colori e le sfumature più belle e splendenti del mare. Sonia lo osservava mentre acquistava giocattoli e si chiedeva come facesse a pensare a tante cose dividendosi tra i vari affetti,  tra varie situazioni che vogliono  completa dedizione. Non conosceva il suo menage familiare, ma a vederlo era premuroso e attento a quello che comprava, metteva cura nella scelta nei particolari. Quando fu la volta dell’agenda, Sonia restò un po’ sulle sue, era già entrata in lei quell’idea di appartenenza  che prende tutte le persone perdutamente innamorate e  si chiedeva come faceva a mettere tutta quella cura nella scelta di un’agenda da mandare a sua moglie. Tante domande cominciarono a prendere posto nella sua mente, era solo l’inizio di quell’avventura insieme per un amore che non era mai cominciato a vivere ma nato da una vita. Dopo le spese si diressero al porto di Santa Cruz, Santo aveva nostalgia della sua nave. La Madeira era ancorata lì e a terra c’erano gli amici Luca, Moreno e Cicione che si prendevano cura del carico da trasportare: caffè arrivato dall’America.
La giornata era splendida. Il sole abbagliava la sua vista e la nave era lì davanti. Ricordò l’avventura vissuta e di cui riportava ancora i segni e fu tentato di salire a bordo, ma non ebbe il coraggio. Sonia era in macchina ad aspettarlo. Incontrò gli amici che vedendolo ancora claudicante, con le stampelle, con fare affaticato e camminando molto lentamente si preoccuparono  per lui e gli fecero tutti festa. Raccomandò loro di non parlare di Sonia, tutti lo avevano visto con lei, tutti al paese conoscevano la sua storia e come era finita tra di  loro. Essi cercarono di mantenere una certa indifferenza ma tra di loro c’era chi era felice dell’incontro e chi invece aveva da ridire; chi rimase colpito dall’incontro atteso da una vita e chi invece credeva che di lì a poco sarebbe scoppiata una bufera tra lui e la moglie. In queste voci discordanti Santo fu chiaro: assolutamente evitare di far trapelare qualsiasi cosa. Egli avrebbe preso un aereo al più presto ritardando solo di pochi giorni il suo rientro. Il suo trattenersi ancora a Santa Cruz era per incombenze burocratiche inerenti l’assicurazione della nave. Gli amici lo rassicurarono e  raccolsero le cose da portare a casa sua a cui Santo appose un biglietto e andarono via.
Quando tornò in macchina Sonia gli diede una stretta interminabile: lo aveva scortato con gli occhi dall’auto, non era scesa per non essere invadente e ora che lo vedeva affaticato lo coccolò come un bambino. Santo si raccolse nel suo abbraccio, affondò il viso nei suoi capelli a deporre il peso, un onere mentale che, da quando era comparsa lei, sembrava non lo lasciasse più. Quando riusciva a tenere sgombra la mente da quelle preoccupazioni si sentiva come un leone e cercava insistentemente lo sguardo di lei come a cadere nel fondo dei suoi occhi per essere sicuro di esserci.
Tornarono all’Atlantic per prendere la valigia con le sue cose e dirigersi alla villa dello zio dove lo attendeva un’intera dependance tutta per lui.


Da alcuni giorni Alida era nervosa, inquieta, di cattivo umore e non certamente per Santo. Sapeva che da lì a qualche settimana sarebbe tornato e non si preoccupava per questo. Sua madre, donna molto pratica, un giorno che la vide più strana e distratta le disse: ”Ehi nenna, ma sei incinta!” “ Ma che dici mamma?” “Dico che sei incinta e fidati di tua madre! Fai il test e poi avvisa tuo marito”. Lei frastornata prese atto che poteva aver ragione, non aveva pensato a questo e cominciò a credere nella possibilità che forse era possibile. “Non restare come un’ ebete, disse sua madre, in queste cose ci vuole poco, non bisogna darsi molto da fare”.
“Non scherzare mamma, sarebbe il terzo figlio e sinceramente non mi va di affrontare la vita con i figli da sola come succede da una decina di anni”.
“Hai sposato un uomo di mare e sei già fortunata che Santo sia così buono da non far mai promesse da marinaio come succede dalle nostre parti! E’ un uomo tutto d’un pezzo e pensa solo al lavoro!” “Sai mamma, in fondo non l’ho mai sentito mio, avverto un distacco tra di noi. Continuo ad amarlo, ma so che sta con me per dovere, lo sento. Una donna avverte quando un uomo è tutto preso da lei, ma non è il caso di Santo. Ama le sue figlie, questo sì, ma non me…D’altra parte sapevo già tutto questo, che non mi avrebbe amato col tempo. Mai pensare che l’amore arrivi col tempo, se non c’è mai stato non arriverà di sicuro. E non si può amare da una sola parte, io non so quanto reggerò sapendo questo. Mi auguro tutta la forza di questo mondo, me lo auguro per le mie bambine”.
“Ma la vita continua, va avanti e tu ora sei la moglie, questa è la cosa più importante. Figlia mia, tutto non si può avere e tu devi accontentarti”.
La mamma di Alida era un tipo molto pratico e non riusciva a leggere le cose al di fuori di questi parametri. Per lei la figlia aveva avuto tutto e doveva essere contenta: aveva un marito bello e gran lavoratore, una casa, due figlie e un altro molto probabilmente in arrivo.
Apparentemente aveva proprio ragione sua madre se non fosse per quella spiccata sensibilità che hanno le donne per cui percepiscono perfettamente come vanno le cose. Ogni tanto, in questi casi di depressione, quando prendeva coscienza di quello che viveva e provava, pensava a Moreno, l’amico di Santo, che tanto tempo prima e prima di Santo, la aveva chiesta in moglie, ma lei attratta da Santo aveva declinato la sua richiesta facendolo soffrire molto. Com’è strana la vita pensava, io  ho fatto soffrire Moreno e Santo  fa lo stesso con me, non si riesce ad essere felici. L’amicizia tra i due amici continuò e mentre Santo non pensò più a questo fatto accaduto, Moreno rimuginava continuamente la cosa anche intuendo che l’amico non aveva un grande amore per sua moglie.
Questo sentimento contraddittorio, di affetto amicale e contrasto amoroso, il tutto rivestito da amicizia, lo lasciava sempre insoddisfatto. Con lei non riusciva a mascherare quello che provava e Alida ben sapeva, ma nascondeva tutto dietro a un’apparente tranquillità. Non solo si era piegata un’amicizia di lungo tempo, ma la cosa più insopportabile per Moreno era vedere la sua presunta donna tra le braccia dell’amico e non poter far nulla. Si portava addosso un’amarezza che lo rendeva sempre scorbutico e scontento di ogni cosa oltre al fatto di sapere di non avere lo stesso fascino dell’amico e che al confronto lui era un perdente. Questo aspetto non lo preoccupava, non era invidioso, né covava cattiveria nei confronti di Santo, per lui provava solo  ammirazione e stima, ai suoi occhi era un dio per quanto era stato bravo a tirare su la sua vita da solo. Era un gran lavoratore, un “mangiatore di fatica” come si soleva dire dalle sue parti e questo lo innalzava sulla vetta più alta della benevolenza e della considerazione. Mai si sarebbe azzardato a competere con lui: santo era bello, forte, in gamba, un leader nato e Moreno gli aveva voluto sempre un gran bene, perché al di là delle varie considerazioni, l’amicizia tra loro era forte e sincera. Quando lei scelse Santo, Moreno lasciò che i due si amassero anche se per lui non fu facile da digerire. In momenti come questi di solitudine, lei si lasciava andare a pensieri inquieti che la mettevano in crisi. Immaginava come l’avrebbe amata Moreno se gli avesse detto di sì, ed era sicura che lui era l’uomo giusto per lei e conosceva quanto la amava. Moreno dopo l’approccio con lei e il suo rifiuto decise di non sposarsi, era un single e svolgeva la stessa vita da quando era ragazzino oltre al fatto di non avere fiducia in nessuna donna. Ogni qualvolta incontrava lo sguardo della sua amata, si mostrava gentile e sereno come un tempo, mentre Alida non poteva fare a meno di  abbassare lo sguardo per paura di incontrare l’animo sensibile di chi l’amava per davvero.

IL giorno dopo il test, Alida corse ad informare il marito telefonicamente ma dopo il primo entusiasmo pensò che sarebbe stato più bello dirglielo di persona e fargli una sorpresa. La madre fu felice del nuovo evento e mise in guardia il marito:” “Questa volta vedrai che nascerà Stefano e devi esigere che mettano il tuo nome!” Stefano era un uomo tranquillo e calmo come la quiete e le proteste della moglie lo infastidivano ma capiva il suo animo e il tormento che viveva per non avere il suo nome dato a nessuna delle nipotine. Per la gente era un fatto su cui chiacchierare e tutte quelle strane illazioni che facevano sul suo conto non le piacevano, ma doveva fare buon viso a cattivo gioco.  “Rachele non ti arrabbiare , sono i genitori che scelgono i nomi e ti ricordo che siamo solo i nonni”. “Eh no mio caro, dopo tanti sacrifici per nostro figlia un segno della sua gratitudine ci dovrebbe pur essere!” Rachele correva nei suoi ragionamenti senza contare che poteva essere ancora femmina. Alla fine esausta disse al marito:” Sei sempre il solito sornione. Per te mai un problema, solo io vedo problemi”. La questione si protrasse fino al giorno dopo quando a pranzo ebbe ancora a dire:”Stefano, se sarà maschio, se Dio vorrà, non dovrà scegliere il lavoro del padre, l’uomo di mare, ma deve esercitare una professione!” “Oh Rachele come corri, non mettere il carro davanti ai buoi, devi lasciargli la libertà di agire e di scegliere!”

http://miosole.blogspot.it/2016/07/laffare-sonia-6.html

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