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L'affare Sonia 10

Ci voleva un binocolo per vedere il nome della nave e mentre lo pensava si ricordò che una volta Santo ne aveva portato uno dal Giappone. Andò in camera da letto, tirò fuori una scatola molto grande dal guardaroba e la buttò sul letto perché molto pesante. Cadde seduta per non perdere l’equilibrio. Dalla scatola uscì una macchina fotografica e un binocolo. Afferrò il binocolo e uscì fuori. Perse un po’ di tempo per capire come funzionava, quando riuscì a capire il meccanismo, lo posizionò in direzione Capri e finalmente vide la nave quasi a poterla toccare con le mani.La squadrò da poppa a prua notando che doveva essere un mercantile dal colore e dalla merce che si affollava in coperta senza un ordine preciso. Poi ad un tratto lo posizionò più giù verso la carena e risalendo a prua potè leggere “SONIA”. Non ebbe dubbi, doveva essere Santo, sì proprio lui con una nave diversa. Ma perché Sonia. Oddio, di nuovo quel nome, quella donna. Era una persecuzione. Cadde di nuovo a sedere e riguardò quel nome! Non c’erano dubbi se la nave aveva quel nome era per la vera Sonia e allora Santo aveva bluffato. Era con lei che stava in quei giorni. Pensò a tutto il ritardo fatto, mai una telefonata, mai una parola dolce per lei. Oh, era disperata. Pianse come una bambina, tanto nessuna la sentiva. Singhiozzava e piangeva come se il mondo le fosse caduto addosso. Corse in casa, mise un paio di sandali comodi, prese le chiavi della macchina e uscì come una furia. Si diresse  a casa di Moreno a Sant’Agata. Quando arrivò al suo cancello, sulla strada principale, bussò   con quanta forza aveva nelle mani sul bottone del citofono. Un uomo rispose incavolato:


 “Ma chi è?”                                     
“Pronto, Moreno?”                                                                                                                                    “Si, sono io, chi è?”
“Sono Alida, apri, presto!”
Moreno scese le scale a quattro a quattro. Aveva sentito i singhiozzi e l’accoramento di Alida. Aveva solo dei bermuda addosso e un paio di zoccoli. In casa era solo. Lei era arrabbiata.
“Dimmi, brutto screanzato, eri venuto a parlarmi di Sonia, vero? Dillo. Dimmi che è così.” 
E strillando gli tirò prima le chiavi e poi uno schiaffo.                                                                              “Calmati, non fare così. Dimmi che cosa è successo?“
“Non lo sai tu che cosa è successo? Non conosci Sonia, non sai chi è Sonia, vero? Che amico sei che se non dici una verità. Dimmi!”
E giù a pestarlo di pugni.                                                                                     
Che cosa avrebbe dato Moreno per non vedere quello spettacolo. Era solo l’inizio di ciò che aveva presagito. Alida crollò sfinita. La prese in braccio e la portò dentro casa, la distese sul divano nel soggiorno e cominciò a soffiarla. Lei si riprese, ma l’emozione fu tale che non riuscì a muovere la bocca.                                                                                                                                         
“Come avrei potuto dirti una cosa del genere? Dovevo farti soffrire? Non puoi accusarmi di questo. Sarei stato solo un egoista!”                                                                                                           
“Tu sapevi, disse lei, sei venuto a casa per dirmi qualcosa, poi ti sei fermato, perché?”                     “Non puoi farmi questo”, rispose Moreno alzandosi e battendo un pugno alla parete.                     
“Ti ho sempre stimato e tu mi hai nascosto che mio marito se ne è stato tranquillamente con Sonia! Che stupida sono stata! La stupida Penelope ad aspettare  Ulisse e si divertiva con Circe. “ Alida parlava sottovoce. Moreno le si avvicinò per rincuorarla. “ La verità non è quella che ci devono dire gli altri, ma è dentro di noi. La verità è che io ti amo e invece hai sposato un uomo che ama un’altra! Questa è la verità e la sappiamo tutti e due, solo che ci ostiniamo e aspettiamo che gli altri parlino per farci soffrire di più! 
Quale altra verità dovevo dirti?”                                                                                                               
Alida si calmò perché aveva capito che Moreno diceva il vero era sincero.                                                                                                                                                       “Non dovevo sposare un uomo che ha nel cuore un’altra! Sono sempre stata innamorata di lui così timido, serio e un bel ragazzo. Le mie amiche mi dicevano: “Santo con te? Lui così robusto, alto, tu così tapina, avrà una schiera di donne accanto. Santo mi ha voluto bene! E’ sempre stato affettuoso, responsabile. Una volta mi ha detto che ero la sua roccia dove si rifugiava dopo ogni tempesta!” E dicendo queste parole piangeva, un pianto di ricordi, per ricordare il passato.”                                                                                                                                     
“Santo ti ha voluto bene fino a quando non ha incontrato di nuovo Sonia a Santa Cruz. Ora non ha importanza,tu hai il dovere di non soffrire, per questo bimbo che porti dentro.”                                                                                                                                                         E mentre le parlava, notò che si era accasciata era come svenuta. Moreno ebbe paura e chiamò il suo medico di fiducia che la fece ricoverare subito in ospedale per accertamenti.                                Moreno prima l’accompagnò e poi avvisò la famiglia spiegando quanto era successo. La versione di Moreno collimava perfettamente con quanto avevano trovato nell’appartamento di Alida: la scatola sul letto, il binocolo lasciato all’ingresso, nel bagno ancora un olezzo sgradevole e fuori al terrazzo la sdraio posizionata verso il mare. Moreno ritornò in ospedale in compagnia del fratello di Alida.
  I medici dissero che doveva stare sotto osservazione a causa del suo stato. Aveva avuto una forte emozione dalla quale non si era ancora ripresa. Moreno aspettò di saperne di più.           
Nel pomeriggio un altro medico uscì dalla stanza dirigendosi verso  Moreno: “Lei è il marito?”                           “Io…”                                                                                                                                                          “Guardi sua moglie ha avuto una minaccia d’aborto, è molto debole e sta in terapia. Non si può muovere, la gravidanza sarà difficile se portata a termine".           
“Capisco, rispose " Ritornò dai genitori di lei per diramare il nuovo bollettino medico. I genitori di Alida si arrabbiarono per la assenza di Santo che ancora non arrivava e Moreno disse loro che si sarebbe interessato di capire a quando il suo ritorno.   Il mercantile “Sonia” fu ancorato nel porto di Napoli lo stesso giorno in cui Alida aveva scrutato da lontano la nave con il nome della rivale. Il "Sonia" fu registrato alla capitaneria di porto normalmente. Santo chiese di essere informato appena la nave sarebbe stata carica e corse a prendere il traghetto per Sorrento. Erano le due del pomeriggio. Il sole scottava e l’umidità era altissima. Raccolte le sue cose, Filippo salì a bordo del piccolo legno avvezzo ai piccoli tratti del golfo. Era così strano essere trasportato come un normale passeggero. Giù al porto di Sorrento, così familiare per lui, trovò Moreno ad attenderlo: lui sorridente, ben lieto che l’amico l’andasse a prendere, non si spiegava l’atteggiamento contrito e serio dell'amico.
“Santo, finalmente, come stai?”
“Sei così strano Moreno, cos’è successo?”
“Vieni ti spiego tutto strada facendo.” 
Moreno gli raccontò tutto, anche della visita fatta alla moglie e quella della moglie a casa sua. Santo si mostrò subito molto preoccupato e la notizia più eclatante fu quella di aspettare un altro figlio. Quella novità lo colse molto di sorpresa e una notizia del genere di solito la si dà in modi e condizioni diverse. Quel piccolo era già nella bufera prima di nascere e per suo padre non fu un buon momento.
La moglie, all’ospedale, come per incanto aprì gli occhi quando Santo si chinò su di lei per salutarla ma le lacrime le offuscarono la vista. Aveva atteso tanto di rivederlo ma era riuscito a rovinare tutto. Girò il viso dall’altro lato evitandogli lo sguardo. Santo sedette accanto, le prese le mani mentre con le labbra le sfiorò il volto: “Perdonami, mi dispiace” le  disse sinceramente dispiaciuto. Lei ritrasse le mani e restò immobile a guardare dall’altro lato. Lui avvertì in  quel silenzio come un colpo netto, più forte di qualsiasi discussione o privazione. Alida sapeva e si sentiva ferita, tradita, defraudata. E poi quanto tempo aveva aspettato per dargli la bella notizia? Perché era stato così vago nelle telefonate? Erano tutte cose che non riusciva a perdonargli. Santo uscì dalla stanza e si informò presso il medico che aveva seguito la moglie. Questi gli riferì che doveva stare lì per qualche giorno e poi poteva tornare a casa restando a letto per tutto il tempo della gravidanza. Chiese all’amico di accompagnarlo. Sull’uscio di casa trovò la cassetta delle lettere piena, raccolse tutta la posta ed entrò. Le figlie, in casa con la nonna, nel vedere il loro papà, gli si tuffarono addosso.                                          Mangiarono insieme. La suocera volle tornare in ospedale mentre Santo, con le bambine, restò a casa. Dopo pranzo le bimbe andarono a riposare mentre lui si chiuse nello studio a sbrigare la posta. Tra le altre cose notò una piccola lettera da Tenerife. Pensò a Sonia. Subito aprì, ma non era lei. La lettera non era firmata ed era come se a scriverla fosse stato lui. Gli parve una cosa tanto strana. Chi poteva aver scritto quella lettera? Sonia era stata tutto il tempo con lui, quando l’avrebbe fatto? Il signor Krups? Con tutto quello che aveva da fare si metteva a scrivere una lettera, e perché? No, non era possibile. E allora chi? La signora Krups? Strano! Non ci capiva niente. Tra le mani aveva una lettera che qualcuno aveva scritto per fargli del male o forse per agevolargli un percorso, qualcuno che voleva fargli tagliare i ponti con la famiglia. Stava a significare che la notizia di Alida che fosse  incinta aveva raggiunto già  Santa Cruz?  E se fosse stato, ne cercava il motivo. Si alzò dalla sedia passeggiando su e giù per la camera. Pensò a Sonia, forse era stata lei. Sì era stata lei a ricevere il messaggio e aveva risposto lei. D’altra parte non c’era bisogno che Sonia rispondesse per lui se tra loro vi era un accordo, quello di risolvere ogni cosa prima di tornare insieme.                                                                                       
L’unica soluzione era quella di chiamarla per saperne di più ma in quella situazione non era il caso. Pensava a lei come a un sogno svanito troppo presto e la realtà lo aveva inglobato totalmente. Alida lo aveva messo in ansia per il suo stato e l’attesa del bambino. Era questa possibilità alla quale non aveva pensato. Pensò di scrivere un biglietto di risposta da inviare alla villa dell’armatore facendo finta di essere sua moglie e vedere poi la risposta che gli avrebbero dato. Solo in quel modo avrebbe scoperto l’autore della lettera. Prese carta e penna e scrisse: “Tesoro ti aspetto con ansia anche se saperti in India mi fa stare male. Tutti i sacrifici svaniranno quando nascerà questo bambino sperando che sia maschio. Per la nascita di nostro figlio spero che tu penserai ad un altro lavoro, perché non ce la faccio più a sopportare questa lontananza”. Firmò il biglietto col nome di Alida e oppose una data antecedente al suo arrivo a casa. Spedì il biglietto quel pomeriggio stesso, così sarebbe arrivato molto presto. Dopo due giorni Alida tornò a casa distrutta dentro più che nel fisico. Non riusciva a guardare gli occhi del marito. Si sentiva un’intrusa, derisa, soggiogata da quella donna. Santo cercò di coccolarla ma era evidente la sua freddezza, il distacco totale da lei. Capì che la cosa migliore da fare era parlarle, rivelarle tutto quanto aveva nel cuore e che l’aveva sempre reso taciturno, chiuso. 

Dipinto di Carmine Pirozzi, Sorrento.

http://miosole.blogspot.it/2016/08/laffare-sonia-9.html

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