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L'affare Sonia 11

“Ti devo parlare,” le disse:                                                                                            
"Pensi che servano ancora le parole?” rispose lei ormai facendosene una ragione.                                             
“ Se c’è una cosa in te che ho sempre rispettato e mi ha attratto è la tua intelligenza, pronta, dolce, sensibile, capace di intuire ogni minimo cambiamento.                                                                     
"Per il resto non hai rispettato più niente, rispose lei  consapevole di volerlo indurre a parlare.            “Sarò franco, ho incontrato Sonia a Santa Cruz, per puro caso o fortuna come vuoi? A Lagos purtroppo non ci sono andato. Una tempesta mi ha spezzato una gamba e sono stato ingessato per più di venti giorni senza muovermi in una camera d’albergo. Non ti ho detto quello che mi era successo poiché non volevo turbarti, tu che eri già in ansia per la partenza, ti saresti fatta in quattro per venire da me, questo lo so”.
Intanto Alida lo guardava impietosita per ciò che gli era successo e in quel momento partecipava alla sua sofferenza. Poi subito la tensione tornò quella di prima. Santo riprese: “Ho rivisto Sonia a casa dell’armatore Krups, che è suo zio ed io nemmeno lo sapevo. L’incontro è difficile raccontarlo.  Non credevo ai miei occhi, lei ai suoi. Pian piano ci siamo riavvicinati, ci siamo raccontati le nostre rispettive vite”. Seguì un silenzio interminabile, durante il quale ciascuno fece sue le proprie considerazione. Lei non aveva la forza di dire più nulla, lui pensò di essere stato indelicato. A volte ci sono bugie terapeutiche, così come altre volte sono imperdonabili.
                                                                                                                                                      
 “ Lo so e non puoi capire il mio stato d’animo sapendo che sono l’artefice di tanto dolore . Mai più avrei immaginato di incontrare di nuovo Sonia. Ora sono nel caos più completo. Lo sai che sono sempre stato sincero con te, forse tra noi l’amicizia ha sempre funzionato più dell’amore e non riesco a nasconderti niente anche se volessi”.                                                                                           
Alida non riuscì a trattenere le lacrime. Piangeva come sanno piangere bene i bambini. Non riusciva più a pensare, né a fare progetti per il futuro. Stava vivendo qualcosa che non le apparteneva. Santo era diventato come un estraneo per lei, consapevole del fatto che non era più suo. Era ritornata la rivale che tanto tempo prima le aveva dato la possibilità di amarlo.
 Dopo quella discussione Alida prese la decisione di tornarsene a casa di sua madre. Quando ebbe preparato tutto quanto doveva portare, Santo le disse che sarebbe stato lui a lasciare la casa. Si sarebbe trasferito a casa di sua madre. Era più giusto che in quella casa ci vivesse lei con le bambine. La situazione precipitò in breve tempo.
 Di giorno Santo andava a trovare le bambine, giocava con loro, si occupava di lei che aveva bisogno di cure. La moglie non lasciò che si avvicinasse più a lei. Lo guardava come chi non si rende conto di come fossero cambiate le cose da un momento all’altro. Ad un tratto tutto le sembrò niente, la stessa vita scialba e senza senso. Si sentì sola e vecchia all’improvviso anche con quella vita nuova dentro di lei. 
                                                                                                                                                        
“ Non devi essere così drastica, le disse un giorno la madre, “ vedrai che col tempo capirà e il dispiacere si allontanerà e tu nemmeno lo avvertirai. Lascia che torni pure a casa sua, è pur sempre tuo marito non puoi scacciarlo.
                                                                                                                                     
“ No mamma , deve stare lontano da me . Non posso accettarlo. Non posso e non può calpestare i miei sentimenti.“ 
                                                                                                                                                                 
“ Ma così facendo, se ci fosse una piccola possibilità, lo stai cacciando via . Rendi le cose più difficili“.
A queste parole Alida fu più cauta. Era vero, malgrado avesse avuto tanta voglia di abbracciarlo, lo aveva scacciato, allontanato.                                                                                            
I sentimenti talvolta vanno espressi e non repressi. Perché privarsi delle sue manifestazioni d’amore? Perché non amare quell’uomo anche se lui non provava più lo stesso sentimento per lei? Pensò di rendere l’aria meno tesa pensò  di mostrarsi in modo meno rigido. Preparò un dolce e una cenetta fatta di pizzette con fiori di zucchine, mozzarelline, pomodori conditi e affettati. Santo apprezzò il buon profumo e intuì che la moglie aveva qualcosa da dirgli. Gli disse che quella era anche casa sua e non era giusto che si allontanasse.
Era più giusto anche  per le bambine che avevano tanto bisogno del loro papà. Lui sentì in quelle parole un sincero ripensamento di lei e ritornò a casa.                               

Sonia rimase di nuovo sola, sconvolta dalla partenza di Santo. Ancora non aveva digerito tutte le emozioni  provate che già doveva concentrarsi sulle difficoltà quotidiane. Partì anche lei in anticipo e, come pretesto, addusse la mancanza delle figlie che cominciava a pesarle. Voleva tornare a casa e sistemare le sue cose per avere presto la possibilità di stare accanto a lui per sempre. Si amavano da sempre, si erano ritrovati e non avevano più intenzione di lasciarsi. Santo era un uomo eccezionale che racchiudeva tutte le caratteristiche che lei amava in un uomo: testardo, semplice, privo di alcuna diplomazia o astuzia, molto legato ai propri affetti e al lavoro. Quanto amava quel suo modo di fare  semplice e paziente. Santo non si spazientiva mai e lei poteva chiedergli la luna, lui era sempre lì a dargliela. L’armatore era all’oscuro di tutto questo. Egli aveva cercato solo di far distrarre la nipote. Era stato lui inconsapevolmente l’artefice del distacco dei due innamorati a suo tempo impedendo al padre di Sonia, suo fratello, di accasare la figlia con un nullatenente. E sempre inconsapevolmente era stato l’artefice del loro ritrovarsi.                        

 Il fatto di un’intesa tra i due non lo toccava proprio in quanto il capitano era sposato. Sonia gli riferì che sarebbe partita e lui non la trattenne. Ritornò al suo mondo ovattato e perbenista, falso e noioso. Tutto era artefatto e niente poteva essere paragonato a Santo. Lui apparteneva al suo mondo interiore, rappresentava la freschezza, la voglia di vivere, la semplicità spiazzante. Ricordava le corse in spiaggia, i baci che si erano scambiati. Ora sembrava che appartenessero a quel lontano passato e tutto svaniva, evaporava in un domani ancora incerto e difficile. Sonia pensava che tutto sommato era stata lei la debole tra i due. Non era stata capace di opporre resistenza alla sua partenza. Come aveva potuto abbandonarlo quando provava gli stessi sentimenti per lui da una vita. Era stata lei a costringerlo a sposarsi, visto che lo aveva privato della possibilità di vivere insieme per sempre. Durante il viaggio di ritorno pensava a come risolvere il problema.                                                                                                                                                                          Il signor Krups, quella mattina recapitò tra le mani il biglietto scritto da Santo sotto le falsa identità di sua moglie. La cosa lo turbò molto. Il fatto strano fu che la moglie lo sapeva in India mentre doveva essere a casa abbondantemente da tempo. L’idea che non fosse ancora arrivato a Sorrento lo preoccupò. Aveva scommesso una bella cifra e non poteva permettersi di perdere, se non altro per orgoglio personale e poi perché John Krups vinceva sempre e comunque. Telefonò alla capitaneria del porto di Napoli per sapere se il mercantile Sonia fosse ormeggiato lì e la risposta fu positiva.

Krups pensò, allora, che Santo stesse barando o con lui o con la moglie. Da vecchio lupo di mare arguì che se barava con la moglie, la faccenda riguardava un’altra donna se, invece, barava con lui, aveva un disegno personale e voleva conoscerlo.                                                                                                   
Subito ingaggiò due bestioni da spedire sulla rotta del comandante per tenerlo sotto controllo. Dovevano sorvegliarlo con discrezione fino a missione compiuta. I due investigatori partirono per Sorrento per recuperare la preda e assicurarsi che stava lavorando per l’armatore. Il loro padrone aveva scommesso un bel po’ di soldi e se l’impresa fosse finita male, Krups sarebbe stato buttato via dal Golfo di Napoli.                                                                                                                                                                        
Intanto la signora Maggie da quando aveva scritto quelle righe non aveva saputo più nulla. Pensava che fosse strano e chiedeva quotidianamente della posta. Quel giorno il maggiordomo le riferì che il signor Krups l'aveva già ritirata e allora con scaltrezza e tatto come solo lei sapeva fare, andò a rovistare nello studio. Dopo aver guardato in tutti i cassetti, trovò la lettera e leggendone il contenuto intuì che il marito aveva già preso provvedimenti, sospettando ormai di Santo.  

http://miosole.blogspot.it/2016/08/laffare-sonia-10.html

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