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L'affare Sonia 12

Il Sonia salpò da Napoli a metà giugno. Santo partiva con tanta tristezza nel cuore. Alida si era stabilita dalla madre per non restare sola durante la sua assenza. I rapporti tra di loro si erano spezzati senza alcuna possibilità di ravvicinamento. Vi era una grande confusione per il loro futuro. La nave partiva nelle migliori condizioni possibili. A bordo vi era un nuovo equipaggio, mentre Moreno e Cicione lavoravano per una ditta del golfo per brevi percorsi. Moreno era a  conoscenza dei fatti nei minimi particolari. La nave era diretta a Città del Capo, il carico  era in eccedenza e il cargo quasi un rottame. La scommessa era proprio questa: riuscire a trasportare un grande carico con poche possibilità di farcela viste le condizioni della nave. Il pericolo cui andava incontro Santo era notevole, ma vedeva in quel viaggio una speranza: acquistare una completa autonomia economica che gli permettesse di crearsi una solida  posizione, insomma tutte le speranze erano riposte in quel viaggio. Fisicamente non era al massimo delle forze e psicologicamente ancor meno. 
                                                                                                                                     
Quella mattina di splendido giugno gli mise il buon umore e l’euforia si fece largo tra tanti pensieri bui e tristi. Avrebbe dovuto raggiungere la meta per la prima decade di luglio. Sereno si avviò per il suo mare che riusciva a domare e a conviverci. A bordo aveva un commissario  per conto del signor Krups. Doveva riferire movimenti e situazioni ed essere di aiuto per il capitano. Prima di salpare c’era stato un sopralluogo da parte degli scommettitori e due funzionari della parte avversa.  Essi constatarono che realmente lo stato della nave era precario e  che difficilmente sarebbe giunta a destinazione. Tutto il circolo “Vento in poppa” aveva scommesso sull’impossibilità dell’impresa e contro Krups che invece era convinto della buona riuscita della traversata.  Intanto aveva predisposto che, in caso di pericolo, un aereo personale avrebbe portato sano e salvo il capitano a terra. Santo era sicuro di farcela. Sul ponte della nave, guardava in lontananza mentre Sorrento e tutta la costa si allontanava da lui. Guardò sulla colline, il pensiero andò a casa, e in quel momento, starne lontano, sarebbe stato un bene o forse una mascalzonata per assentarsi proprio ora. Ma gli impegni sono impegni! In quella traversata si racchiudevano  tutti i suoi progetti. Sarebbe stata una prova così grande che non poteva deludere per primo se stesso. Ci teneva a vincere, doveva farlo, come dimostrazione di quello che era e di cosa aveva costruito in tanti anni di navigazione. Che ne sanno coloro che restano della vita di un uomo di mare lontano da casa? Conoscono il suo valore da quello che porta, come uno stipendio sicuro, per la famiglia, per il suo benessere. ci si priva di momenti familiari, di piccole soddisfazioni, di vita regolare! Che ne sanno della malinconia di quando il mare batte ai fianchi mentre corri verso un porto lontano e non sai se torni? Che ne sanno dei pericoli che vivi ogni giorno sull’acqua? Mare e terra, due mondi lontani, dove l’uno non sa dell’altro. E anche un uomo di mare, che ne sa della vita che scorre a terra tra mille preoccupazioni e gestione familiare? 
Sono due forze contrapposte dove l’una non conosce l'altra. Si mancano per troppo tempo, si vivono per poco, si dimenticano e si ricordano e la vita scorre più nella memoria che nella realtà. E la forza di un legame vive nel silenzio, in un altare dove offici la tua messa, fai promesse e aspetti. Speranza e attesa le uniche compagne, paura quasi sempre, e crescita continua dell’uomo che sei. Santo era cresciuto sull’acqua, tra i flutti del mondo, sulle coste dei continenti, nei porti affacciati sugli Oceani. Quella vasta distesa d’acqua era come il grembo materno, stava sempre a partorire la sua vita, non sapendo di uscirne ad ogni viaggio. Questo era il viaggio della vita, del cambiamento, lo sentì sin da quando mise piede sulla nave. Era pronto a quel passo e niente lo avrebbe fermato. Sonia gli dava una forza incredibile e stare a bordo di una nave col suo nome, era come una benedizione. Rievocava i momenti passati insieme. Ora col vento tra i capelli provava tanta libertà che nessuno poteva comprendere. Dopo una felice partenza, la nave procedeva senza alcun problema rilevante. Tutti erano al lavoro: i commissari erano immersi nelle loro carte, l’equipaggio si adoperava al meglio in previsione di ricchi premi anche per loro in caso di vittoria.   “Capitano, allora, se il legno procede bene ci fermeremo a Cartagena dove prenderemo un altro collega che si recherà con noi in Sudafrica” gli confermò il signor Benassi, dopo aver sbirciato le carte. “Speriamo di poterci attenere all’itinerario approntato”. Il tempo era buono, il mare tranquillo. Attraccarono nel porto di Cartagena. Il commissario Benassi, coadiuvato da alcuni colleghi del posto, si occupò della nave mentre Santo scese a terra per un breve lasso di tempo. Seduto in un bar del porto pensava che era stato semplice fin li poter seguire la nave. Il carico si faceva sentire, ma non era poi così preoccupante. Analizzò tutti i possibili rischi e le strategie da attuare in caso di difficoltà. Ma come chi conosce solo la voglia di vincere, non riuscì a formulare alcun progetto in caso di difficoltà serie. Aveva in mente solo di vincere, vincere ad ogni costo! Ad ogni costo, fu la sua ultima parola. Salì a bordo e trovò tre passeggeri in più: il signor Berigo con sua moglie Melina, una greca, e la sorella di costei Costanza. Il signor Benassi spiegò a Santo che i passeggeri avevano chiesto gentilmente di essere trasportati a Freetown in Sierra Leone. Il commissario era a conoscenza solo del signor Berigo e non sapeva che questi portava con sé la moglie e la cognata. Il signor Berigo fu cordiale. Egli rappresentava la società che assicurava la nave  da parte degli scommettitori. Santo non fu molto contento dei passeggeri in più che si trovò a bordo, perché come comandante era responsabile della loro incolumità, ma, dal momento che riteneva di dover vincere, l’ottimismo gli fece accettare gli ospiti. A sera, quando tutti dormivano, passò sul ponte per assicurarsi che essi stessero realmente riposando e a loro agio. Si rese conto di non aver conosciuto le due donne ed era strano che il signor Berigo, in un momento delicato come quello, volesse portarsi dietro la moglie e la cognata. Lì sul ponte c’era proprio Berigo a fumare il suo sigaro.

 “ Signor Berigo la facevo a letto” disse Santo meravigliato.                                  
 “Sa il mio lavoro è quello di assicurare alla nave una certa…… diciamo così stabilità di percorso.
Durante la scommessa potrebbe esserci un sabotaggio e in quel caso la mia società non assicurerebbe alcun pagamento”.                                                                                                  

“Certo, fece Santo, si è smobilitata la marina per questa operazione”.                                                       “Più di quanto possa immaginare” rispose Berigo.                                                                                “Stia tranquillo che io vigilo per lo stesso motivo. Qui l’unico nemico è il cattivo tempo e se succedesse qualcosa del genere anche lei non potrebbe fa nulla”.                                                              
Sceso in cabina Santo si riversò sul divano a rimuginare i pensieri della giornata, lo scalo a Cartagena, poi si soffermò sulle due donne salite a bordo. Cominciò a preoccuparsi per la loro sicurezza. Al tempo stesso era più forte il pensiero di Sonia, a quando l’avrebbe rivista di nuovo. Si erano dati appuntamento subito dopo aver portato a termine l’operazione. Santo avrebbe spiegato alla moglie come stavano le cose e l’avrebbe preparata al distacco. Sonia era diventata il suo pensiero dominante e riusciva a placare la sua frenesia di vederla solo perché impegnato in un’operazione altamente rischiosa. Nel vortice dei suoi pensieri riuscì a sentire alcuni tonfi sul ponte. Alzatosi dal divano aprì la porta per ascoltare. Accertatosi che non c’era motivo di preoccuparsi, la rinchiuse, spense la luce e rimase ad occhi aperti ad accarezzare i suoi sogni più belli. All’alba fu svegliato da un ululato di vento. Si affacciò all’oblò e vide ciò che non avrebbe voluto vedere: il cattivo tempo si stava facendo strada. Si consultò con il macchinista. Costui riferì che il peso del carico impediva di andare a velocità maggiore e che se fosse imperversato il cattivo tempo doveva fare i conti con il motore. Gli ululati si facevano più forti e grosse ondate arrivavano con una tale intensità sulle fiancate della nave che la moglie di Berigo ebbe bisogno del medico. Il dottor Fuiro, uno spagnolo accorse nella cabina e trovò la donna in preda ad una reazione eccessiva di mal di mare. Il capitano fu messo al corrente della visita medica e subito si precipitò nella cabina del signor Berigo. Intanto ispezionò la nave al meglio. Il Sonia non era ancora un carroccio ma non aveva mai sostenuto la stazza giusta, aveva sopportato sempre un peso maggiore alle sue reali possibilità.  Giù nella stiva il grano era ammassato da ogni parte e la nave sembrava cedere sotto il peso. Santo ritornò in sala macchine, ispezionò con macchinista le varie parti e notò il sovraccarico.                                                                                                                                                     
 Vi era un problema al motore e cercò di sbloccare la situazione con l’aiuto di due mozzi e il meccanico
bordo.                                                                                                                                       

“Capitano,qui manca un pezzo!” gli disse il meccanico.                                                                                                 
“Che vuoi dire che non c’è mai stato o è andato perduto?” fece Santo.                                                                  


“ Dico che è stato spezzato!”                                                                                                                                               
“Sono sicuro capitano che è andata così!”                                                                                                              
“ Vuoi dire che c’è stato un sabotaggio?”                                                                                                      
“Sicuramente! Guardi qui capitano, vede, manca il pezzo che raccorda le due parti”.                                                    
“Che cosa si può fare?”                                                                                                                                                   
“Al momento possiamo saldare in questo punto ma se salta non c’è più la possibilità di riprendere
il tutto”.                                                                                                                                                                                     
“Datti da fare Nico! Prendi due ragazzi e staccati solo quando hai completato il lavoro!”                                        La signora Berigo si era addormentata e il marito era rimasto in camera a sorvegliarla! Santo fu da
loro subito dopo il sopralluogo ai motori.                                                                                                                                      
“ Ci siamo, signor Berigo, c’è un problema al motore. Un mio uomo sta cercando di riparare il guasto”.                                                                                                                                                        
“Sono in buone mani signor Stazio, è l’uomo sul quale la compagnia ha scommesso e questo
significa che ha delle ottime qualità. Ho fiducia in lei”.                                                                                          
“E’ molto deludente signor Berigo che anche lei, che dovrebbe condividere le mie paure, si pone
invece come spettatore”.                                                                                                                                  
“ Vorrà mica pensare che ho sabotato io la nave? Le dico subito che i miei interessi sono che questo catorcio arrivi a destinazione per salvaguardare la mia società assicurativa. Visto che tutto è in regola in qualità d’assicuratore della Bruckner bank dovrei sborsare 5 milioni di euro, facendo i conti l’equivalente valore della scommessa.                                                                                                          
“ Allora cominci ad aprire gli occhi visto che è qui per sorvegliare. Di sicuro abbiamo a bordo un nemico. Bisogna individuarlo”.                                                                                                                            
“Stia tranquillo, sono dalla sua parte signor Stazio”.                                                                                             
Santo non fu tranquillizzato dal discorso di Berigo, sembrò oltremodo preoccupato da come questi poneva il problema.                                                                                                                                     
Appena chiusa la porta della cabina dietro di sé Santo chiamò l’armatore Krups che non rispose a telefono. La situazione si faceva seria ed aveva l’impressione che l’impresa sarebbe stata ardua. Voleva a tutti i costi conoscere l’idea dell’armatore ma si ricordò che la scommessa non prevedeva alcuna comunicazione tra le parti, né l’armatore, né i suoi amici napoletani.                                                                                                                             
Fatte le dovute considerazioni era chiaro che il commissario Benassi da parte dell’armatore e il signor Berigo per le assicurazioni erano i soli interlocutori sui quali poter fare affidamento. In teoria erano entrambi dalla parte di Santo, ma in pratica qualcuno barava. Oltre a portare la nave a destinazione Santo doveva vedersela con i due sospetti commissari.                                                                         Intanto il cattivo tempo sembrò voler infierire ancora di più sulla situazione e la bufera arrivò presto. 

http://miosole.blogspot.it/2016/08/laffare-sonia-11.html

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