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L'affare Sonia 9

 La nave era leggera come una piuma e si teneva a poche miglia dalla costa africana. Il tempo era sereno e nessun maroso si sarebbe visto nella stagione estiva. Santo aveva girato la nave da cima a fondo come un capitano deve fare. Tutto era in  regola. Una nave nelle condizioni della Madeira, ancora una volta un catorcio! La ciurma era a lavoro mentre Filippo aveva abbandonato il suo ruolo di mozzo per volere del capitano. Ora svolgeva  mansioni di segretario seguendo Santo come un’ombra. Se il capitano scendeva giù in cabina lui subito lo seguiva per fargli  compagnia. Conosceva i suoi ritmi e il suo modo di pensare. Sapeva quando voleva stare solo e quando, invece, cercava con modi impliciti la sua compagnia. Quando non era richiesta la sua presenza sgattaiolava sulla  brandina nella sua cabina per raccogliere le idee. Santo dopo aver bevuto lo chiamò a rapporto.   
                                                                          
“Filippo, siediti, gli disse serio”.                                                                                                                 Egli sedette di fronte al capitano alquanto preoccupato e lo guardò dritto negli occhi per cercare di carpire che cosa avesse in mente.
“ Hai qualcuna che ti aspetta a casa ?” Meravigliato per tanta confidenza rispose in modo incerto: “Be’, ci sono i miei che mi aspettano……..E poi vuoi sapere se ho la ragazza?   
 “Si Filippo”! “Si ma dopo tanto tempo non so se mi aspetta ancora”                                                                                   
“Perché? Il tempo dà la misura del suo amore?                                                                                                                 
“No, ma…..capitano, anche tu l’hai visto! L’amore va alimentato per lasciare la scintilla sempre accesa. L’ho lasciata con una promessa, che sarei tornato a metà maggio e invece stiamo a fine giugno.                                                                                                                                                
 “ Ma questo non è dipeso da te. Allora io che cosa dovrei fare? Manco da casa da due mesi. Non so quello che mi aspetta, che cosa è successo in questo periodo! Mi sento quasi un estraneo, escluso dalle mie cose e dalle persone care.                                                                                             “Capitano, te lo posso dire: il tuo cuore batte altrove e a casa tua non sei felice! Santo tu hai commesso un errore grave, quello di sposare una donna che non amavi. L’amore se non c’è, non viene, non te lo dà il tempo. Il tempo riprende ciò che è suo, la verità. Il tempo ti ha ridato Sonia e adesso per riaverla devi lottare. Non sarà semplice. Se eviti di lottare cadrai nella pigrizia e nell’amarezza”.                                                                                                                                           Santo lo ascoltava come un profeta e sentiva che le sue parole erano vere. Come poteva un ragazzo tanto giovane essere così saggio? Santo pensava che il cuore non sente lezioni, non è attento, né calcolatore, il cuore è pulsione costante, fuoco, azione e non ha maestri. Il cuore ha un solo padrone: l’amore e quel padrone era Sonia.                                                                                                                  
“Mi dici chi è la fortunata? chiese Santo a Filippo.                                                                             
“ Si chiama Fiorina e ha 15 anni. Aspetterò che abbia qualche anno in più per chiederla al padre. Ora ci vediamo di nascosto nei campi o sul sagrato della chiesa, giù alla villetta e sui colli.                                               
“Se le vuoi bene non lasciarla mai!“                                                                                                                
“Non sono tanto stupido mio bel capitano!” E Santo capì l’antifona.
“Sai a volte si fanno tante sciocchezze credendo che il nuovo sia più bello”.                                                                            
Filippo dopo la confidenza lasciò solo il capitano perché capì che voleva stare con i suoi pensieri. Uscì della cabina mentre Santo con in testa ancora i discorsi sapienti di Filippo cercava di fare il punto della sua situazione. Da quando aveva salpato da Santa Cruz aveva provato a chiamare casa già due volte ma non c’era stata nessuna risposta.

Moreno all’approssimarsi dell’arrivo di Santo con il nuovo mercantile, fece visita per due volte ad Alida. La prima volta fu una visita fugace, giusto il tempo di prendere un caffè e chiedere se avesse bisogno di qualcosa. Allora non sapeva ancora del rientro di Santo e si preoccupava anche delle condizioni economiche e se era il caso di offrire il suo aiuto. La seconda volta fu una visita voluta e ben preparata per avere l’opportunità di parlare con lei. Si preoccupava della solitudine in cui versava la donna e voleva sentirsi dire che lei amava il marito.  Quando bussò al portoncino della bella villetta subito Federica e Marika accorsero litigando per chi dovesse aprire la porta. Naturalmente Marika doveva sottostare ai voleri di Federica che da sorella maggiore si assumeva tutti i doveri nei suoi confronti.                                                                                        
 “ Ciao come si va? Guardate un po’ che cosa c’è per voi in questo pacco” e mentre si apprestavano ad aprirlo dirigendosi verso la loro camera, apparve Alida all’ingresso della villetta.                                                                          “ Oh Moreno, entra, disse timorosa, non dovevi prenderti questo disturbo. Le vizi queste bambine!”                                                                                "E perché no? I bambini devono gioire e che cosa c’è di meglio di regalare dei giocattoli?"                                       
“Vieni, vieni che ti faccio un caffè.                                                                                                                                  
“Se lo prendi anche tu, però, altrimenti lascia stare.                                                        
“No, io non lo prendo ma te lo faccio lo stesso. E’ un piacere, non preoccuparti. Tu intanto siediti e raccontami un po’".                                                                                                                                    Moreno guardava Alida con gli occhi dell’uomo innamorato. Ogni suo movimento era pesato. Guardava il modo come si abbassava per prendere dal mobile la caffettiera e come posava con delicatezza la tazzina con il piattino sul vassoio. Aveva i capelli raccolti dietro alla nuca con  delle pinze e addosso un vestitino provenzale a fiori che metteva in risalto il colorito bruno della pelle e i lineamenti ben fatti del suo corpo. In quel momento capì di rappresentare un pericolo lì. Solo con la donna che amava ma doveva far finta di niente, essere gentile, educato e molto riservato. Le bambine giocavano nell’altra stanza e di tanto in tanto si facevano vive mostrando le belle bambole con i loro vestiti. E mentre si apprestavano a vestirle, il caffè sbuffava sul fornello.                                                                                                                                                Alida lo versò nella tazza e poi lo appoggiò sul tavolo. Tirò una busta di biscotti e la offrì a Moreno. Sedette di fronte a lui avendo difficoltà a guardarlo negli occhi. Trovava sempre un pretesto per non manifestare quel disagio che risultò palese. Moreno cercò di metterla a suo agio parlando delle bambole che aveva portato alle bambine.                                                                                         - "Chissà se hanno gradito il pensiero. Non avendo figli non conosco i gusti dei bambini!"                                 
“Oh non dirlo nemmeno. Ai bambini fa piacere ricevere qualsiasi cosa, basta farlo col cuore, perché questo lo sentono”.                                                                                                                              
 “Si è vero! I bambini sono sempre una gioia. Basterebbe guardarli per capire la vita. Ma molto spesso sono i giocattoli degli adulti, se non strumenti e allora diventano grandi per forza”.     
“Come fai a dire queste cose, tu che non ne hai?“                                                                            
“Ma sai mi guardo in giro! Quando non hai le cose che vuoi, affini tutti i mezzi che hai e si diventa più sensibili. Ecco diciamo pure che sono un uomo sensibile.                                                                   
“ Dici cose che pensavo non potessi conoscere. E’ una sensibilità maturata adesso o l’hai sempre avuta? “                                                                                                                                                      "Diciamo che prima era mascherata dalla arrogante gioventù, dall’onnipotenza che essa ti dà. Ora sono un buon conoscitore di me stesso.                                                                                                     “E’ bello sentirti dire queste cose!”
“Ma dimmi come stai?”                                                                                      
“Be’, non troppo bene! L’inizio di ogni gravidanza è sempre difficoltosa per me!”                                           
"Vuoi dire che sei incinta?                                                                                                   
“Si e Santo non lo sa ancora.”                                                                                                                                     
"E perché non glielo hai detto?"                                                                                                                                      
 “ Ho cercato ma non l’ho trovato quando mi ero decisa a dirglielo. Ora penso che gli farò questa sorpresa al suo ritorno!”                                                                                                                   "Quanto tempo è?"                                                                                                                      
“Quasi due mesi!”                                                                                                                      
“Allora devo farti gli auguri”.                                                                                                                                        
Moreno si alzò, prese il volto di lei tra le mani e lo baciò con delicatezza. Sembrava che le mani non volessero più lasciarla. Sotto le sue ruvide mani da marinaio sentiva la pelle vellutata della donna e pensava che dopo il suo rifiuto non aveva accarezzato nessun’altra! Si alzò frastornato e notò che lei lo guardava con occhi di chi indaga senza proferire alcuna parola, disse solo rapidamente 
“Grazie”.                                                                                                                                                     Si affrettò a togliere il vassoio dal tavolo e spalancò il balcone.
 “Vieni spostiamoci in terrazzo. Le bambine accorsero chiedendo qualcosa e la mamma diede loro biscotti e succhi di frutta.”                                                                                                         
Sedettero sul tavolino in terrazza. Il mare era davanti a loro e tante scie lo solcavano. Il sole era ancora alto e Alida sedette di nuovo accanto a Moreno. Questa volta Moreno non riuscì a trattenersi e malgrado non fosse quello il modo di affrontare l’argomento le chiese:  
“Lo ami?"                                        
"E me lo chiedi proprio tu?“                                                                                                          “Dimmelo guardandomi negli occhi”, le disse con tono sommesso come a  implorandola.              
“Si, Moreno, lo amo e tu sai quanto!”                                                                                        
“Sei disposta a qualsiasi sacrificio per lui?”                                                                                                     
“Si”.                                                                                                                                                  
"Che Dio ti benedica Alida!” disse ben conoscendo il destino a cui andava incontro!                           In quel momento sembrava avesse trovato quello che cercava: la certezza che lei lo amasse e che fosse disposta a qualsiasi cosa per lui: Moreno era un uomo di grandi ideali. Gli bastava sapere questo anche se ciò non gli impediva di amarla e per sempre. Conoscere la sofferenza che Santo le avrebbe procurato al suo ritorno, lo intristiva. Non poteva cambiare le mosse del destino. E mai come in quel momento la frase di Luca era più appropriata: “ Verrà il tuo tempo”.            
 “Sai mi sono sempre detto che la vita è precisa: alterna sempre un periodo sereno ad un altro furibondo. Attendo il mio tempo sereno!”                                                                                                                   
 “ Te lo auguro di cuore Moreno e te lo meriti. Sei un uomo sano sotto quella scorza di rude apparenza e ogni donna aspetta un uomo come te. Credimi!”                                                                 
 “Sei un angelo! Mi stai adulando!”                                                                                                   "
Oh, ma che dici!”                                                                                                                                                     - “Ora devo proprio andarmene, non vorrei che arrivasse Santo e facessimo a pugni un’altra volta!”                                                                                                                                                         Appena pronunciò l’ultima parte della frase si rese conto che non doveva fare tale affermazione.             
 “Perché avete fatto a pugni?”                                                                                                               
“ Noi, rispose Moreno trovandosi in difficoltà, ogni tanto, sulla nave ci si allena. Non avendo distrazioni come sulla terra ferma ce la creiamo noi e per divertirci facciamo a pugni.”                               
Riuscì a confonderle le idee e fu contento di essere dalla parte di Santo. “Bè a presto, ciao bambine. Lo zio Moreno, la prossima volta, vi porterà la casa delle bambole che   nel frattempo ospiterete in camera vostra.”                                                                                                               -
 “Ciao, a presto.”                                                                                                                           
Chiusa la porta, Alida rifletteva la natura di quella visita: aveva intuito che Moreno voleva dirle qualcosa come per metterla in guardia. E poi era così dolce e premuroso con lei! Da quando aveva preso strade diverse, anche se era amico di Santo, Moreno aveva cercato di evitarla per non soffrire e ora invece, si presentava a casa a parlarle di Santo e del suo amore. Rimase con qualche dubbio.                                                                                                                                    
Dopo qualche settimana, Alida non si era tolta dalla mente la visita di Moreno. Cominciava a temere qualcosa e poi rifletteva che suo marito in tutto quel periodo aveva chiamato così poche volte. I pensieri si affollavano nella mente con disordine e paura. Paura per qualcosa di indefinibile. Quel giorno le bambine erano a mare con i nonni poiché lei non si sentiva bene. Provava una forte nausea, un torpore mentale che non la faceva sentire libera. Si trascinava nel fare le faccende. Si allietava solo al pensiero che i giorni passavano in fretta e Santo sarebbe finalmente tornato. Come ultimo lavoro tirò i panni dalla lavatrice e corse fuori a stenderli. Il bucato era notevole e faceva fatica a tirare i panni dalla bagnina alzandosi e abbassandosi di continuo. I panni piccoli richiedevano una cura particolare e alla fine, quando stava stendendo due calzini, corse disperatamente, non potendosi più trattenere, in bagno, con la bocca spalancata e gli occhi lacrimanti, le mani appoggiate una sulla parete e l’altra sul davanzale, si sforzava a buttare fuori ciò che non aveva nello stomaco. Finalmente un fiotto di succhi gastrici fuoriuscì con tale veemenza che la liberò di quel peso che aveva sullo stomaco. Si accasciò sul pavimento, gli occhi erano pieni di lacrime per lo sforzo, era sfinita. Ora avvertiva un caldo e così decise di prendere un po’ d’aria. Si sedette fuori su di una sdraio. Si asciugò gli occhi con un panno di lino e così la bocca. Distesa con gli occhi socchiusi fu vinta dalla stanchezza. Lì, sotto al pergolato, con il glicine e la brezza che veniva dal mare, riacquistò lentamente le forze. Si accarezzava il ventre e guardava il panorama che era incantevole. Sulla destra i monti e lì in lontananza la strada costiera. Si vedevano le auto come piccoli punti luccicanti avanzare. Al centro Meta, Sant’Agnello,  Piano e Sorrento mentre a sinistra l’estremità di Punta Campanella e qualche passo più in là Capri.  Il mare era una favola: le imbarcazioni scivolavano sull’acqua come piccole farfalle. Navi più grandi, battelli e traghetti rendevano il mare come una strada asfaltata: Alida guardava le imbarcazioni una per una come se dovesse fare attenzione a vedere quella di Santo. In lontananza oltre Capri si vedeva una nave più grande delle altre dirigersi verso Napoli e questo la rincuorò perché Santo sarebbe arrivato  Sorrento.

http://miosole.blogspot.it/2016/08/laffare-sonia-8.html


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