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Benvenuti nel Blog dell'artista Filomena Baratto.

L'affare Sonia 14

-“Zio, Micky è innamorato di me, me lo ha confessato e non posso illuderlo perché io non lo amo.”             
Krups aveva uno strano modo di convincere le persone. La sua era una tattica lenta e progressiva, mite, tenace. Il suo motto era mai mollare la presa e adottò lo stesso metodo con Sonia.                               
-“Cara nipote vivi nel lusso e nello sfarzo da sempre. Questo mondo ti appartiene e sai come funziona. Per te nessun sacrificio. Micky se non è riuscito a trovare l’anima gemella, non è a causa tua. Sappiamo bene che il ragazzo ha avuto seri problemi di nervi, è stato curato ma continua ad avere crisi senza che se ne conosca la causa. Questo è il motivo per il quale non riesce ad affrontare il lavoro e proprio per questo che il padre vende. Forse con te troverebbe una svolta alla malattia. D’altra parte non vedo niente di male se tu prendessi in considerazione la possibilità di dare una svolta alla tua vita travagliata e sposassi quell’uomo.                                                                           -“Zio mi sembra che tu non capire che  non amo Micky.”                  
-“Cara non sei obbligata a darmi le tue spiegazioni, ma rifletti su quanto ho detto. Perdonami se mi 
sono dilungato un po’ troppo, la mia era una visita affettuosa e non 
d’affare.”                                                 
  
-“Zio sei sempre un inguaribile egoista.”                                                                                                    -“Adesso ti lascio perché tu possa riposare. Tornerò con zia Maggie.”                                                                  
Sonia, appena lo zio andò via, pensò che non era saggio rivelargli la verità per distoglierlo dal suo disegno, ma sapeva anche che lo zio non avrebbe mollato la presa facilmente.                                           
La zia Maggie, il giorno dopo, andò a farle visita da sola. La donna sembrava guardinga,volutamente sola per dirle qualcosa.                                                                                                                        
-“Zia Maggie ti aspettavo con zio John!”                                                                                                    -“Ho qualcosa da proporti che lo zio non può sapere.”                                                                                             
Sonia quasi si spaventò per la visita improvvisa  e per il fatto che per la prima volta lo zio non entrava in una faccenda familiare era messo 
da parte.                                                                                                                                                              
-“Ci tengo molto a te Sonia. Ho promesso alla buonanima di tua madre che avrei vegliato su di te e sono preoccupata per te. So che cosa provi per Santo e ciò che lui prova per te. Siete fatti l’uno per l’altro, ma ci sono dei problemi. La moglie di Santo crede che il marito sia in India e non è informata della nuova situazione e fra l’altro aspetta un figlio. Non so come zio John abbia avuto tra le mani la lettera e crede che Santo stia barando in quanto scrive alla moglie cose non vere. Conoscendo lo zio penso che abbia capito che Santo o tradisca la moglie e quindi le  racconta bugie o tradisca lui. Noi due sappiamo che sta tradendo la moglie, ma mi preoccupa la situazione di Santo. Tuo zio  pensa che lo stia imbrogliando, gliela farà pagare molto cara. Noi dobbiamo fare in modo che sappia che lui, invece, sta imbrogliando la moglie trovando un modo semplice.”                           
-“Zia, come è possibile? La moglie lo crede in India?”                                                                            - “Lo zio ha avuto in mano una lettera precedente e credendo Santo un imbroglione ha risposto alla sua lettera al suo posto dicendo alla moglie che si trovava in India.”                                                                     
--“Quale pasticcio, zia, rispose 
Sonia!”                                                                                                                          
La zia, d’altra parte stava mentendo perché era stata lei a fare il primo passo e a scrivere alla moglie di Santo, ma questo glielo aveva celato temendo di aver fatto un pasticcio irreparabile.                          
-“Se tu dicessi allo zio come stanno le cose, lui si placherebbe e non avrebbe modo di pensare che Santo stia barando.”                                                                                                                                  -“Zia non sai cosa mi ha chiesto lo zio?” "Che cosa?"                                                                                                                                                                                   
-“Vuole che mi faccia corteggiare da Jeffrey Connelly perché con i soldi della scommessa, che pensa
di avere già in mano, vuole acquistare la flotta del padre!”                                                                                 
-“Davvero? Non ci posso credere! Allora bisogna sbrigarsi. Dobbiamo fare qualcosa prima che sia troppo tardi.John ha inviato un suo commissario per accertarsi che tutto proceda bene e  non arrivano notizie: molto strano!”                                              
-“Zia ho paura che Santo sia in pericolo, dobbiamo aiutarlo.”
-“Credo anch'io.”                                                                                                                                                                          
-“La sua prossima sosta è Santa Cruz. Gli accordi erano di fermarsi a Cartagena, Canarie e destinazione.”                                                                                                                                  
-“Zia , ci sarò io ad avvisarlo. Parto subito, tu inventa una scusa con zio John, ce la farò giusto in
tempo. Prendo il primo aereo.                                                                                                                                        
Santo sul ponte della nave combatteva un brutto tempaccio. Come chi comincia ad avere qualche timore, guardava in giro per vedere  che ogni cosa fosse al suo posto. L’acqua scrosciava da tutte le parti. Il leggero giubbotto che doveva ripararlo era inzuppato fradicio. Correva da un lato all’altro per accertarsi che non ci fossero perdite o danni alle fiancate. In un barile accanto al boccaporto sistemò alcuni buglioli e cavi che potevano essere utili. Lì sul fondo del barile trovò alcuni pezzi di bulloni molto grandi e una fiamma ossidrica. Gli tornò il sospetto di un nemico a bordo. Pensò che  non fosse il caso di fidarsi ancora di tutti coloro che lo accompagnavano. Da quel momento avrebbe contato solo sulle sue forze. Durante la notte decise di andare in sala macchine a controllare se i pezzi recuperati appartenessero al punto in cui era stata scoperta la mancanza di bulloni. Intanto non riusciva a comunicare con la terra ferma. Era impossibile parlare con i porti più vicini e bisognava far fronte al cattivo tempo. Lo stretto di Gibilterra era alle spalle e la paura del mare aperto in una notte di tempesta cominciava ad essere inquietante. In un tentativo disperato  riuscì a prendere la comunicazione con Moreno. Al telefono rispose Alida. A sentire la sua voce, Santo non ebbe parole, rimase con la bocca aperta nell’impossibilità di parlare.
 Alida rispose con apprensione e Santo agganciò. Non fu difficile capire cosa stesse succedendo a casa, ma ricordando il pericolo in cui si trovava ritelefonò deciso a parlare comunque. Questa volta fu Moreno a rispondere e con uno sforzo notevole che avrebbe fatto volentieri a meno, gli chiese aiuto. Moreno, dapprima con esitazione, rispose balbettando, poi riuscì a controllarsi, prese le coordinate della nave e lo rassicurò. Avrebbe mandato rinforzi da Rabat dove aveva amici fidati. Nel ringraziarlo, Santo gli chiese di salutare per lui la moglie. Moreno non riuscì a trovare le parole di circostanza e lo salutò con un freddo ciao. Il pericolo in cui si trovava non gli aveva permesso di fare domande su cosa stesse accadendo. Avrebbe voluto delle spiegazioni, notizie del bambino, la correttezza di essere messo al corrente, poi la ragione prese il sopravvento e si disse che lui non era stato migliore a nascondere la verità e per la prima volta fu invidioso di Moreno.                                         
 Emergeva un certo orgoglio ferito, soprattutto per avere la moglie in attesa di un figlio suo e un rivale che l'’aveva già messo alla porta.                                                                                                       
Quella stessa notte Santo scese nella sala macchine e avvicinatosi al motore sabotato notò che il pezzo che aveva in mano era l’esatto mancante. Seduto a terra accanto ad un sacco di iuta non potè credere che il signor Benassi e Berigo costituivano un pericolo reale. Il tempo diventava più brutto del previsto: acqua, lampi, tuoni si alternavano con un ritmo preciso. Dall’oblò notò, con la luce dei lampi, un cielo carico di nuvole grigie che da un momento all’altro si sarebbero scaricate.  Pensò di essersi cacciato in un bel pasticcio. Era stato un ingenuo a ritenere di potercela fare. Non aveva pensato ai problemi reali, ai commissari, alle condizioni precarie della nave, al carico di grano che non doveva subire danni. Fu preso dallo sconforto, dalla stanchezza e nella mente si affollavano tanti pensieri che fecero crescere in lui malessere e sconforto. Temeva che Sonia avesse potuto prendersi gioco di lui, dubitava del suo amore. Pensava a Krups che lo aveva usato per le sue scommesse  così come pensava anche al suo egoismo e ingorda voglia di fare soldi. Poi pensò che se la scommessa avesse avuto un buon esito con l’introito avrebbe acquistato navi, il suo sogno di sempre. A quali condizioni avrebbe raggiunto il suo scopo? L’impresa stava mettendo a dura prova la sua forza, i suoi sentimenti, le sue certezze. Cercò di convincersi che si stava comportando come un bambino che necessita di gratificazioni per procedere nel lavoro e che era un uomo, la sua vita dipendeva solo da lui e quello era un momento importante. Per adesso la tempesta doveva essere superata con un motore a pezzi, aveva lanciato un SOS al suo amico. Avvicinatosi al macchinista gli ordinò di virare verso Rabat e di non aprire bocca. Salì sul ponte ma era impossibile poter uscire. Ferma sull’uscio c’era la signorina Cornelia Pedro, cognata di Berigo.  Era una ragazza molto dolce con lunghi capelli neri e lisci, due occhi grandi da cerbiatta e una bocca carnosa rossa. Lo guardò con il fuoco negli occhi. Santo fu sedotto dalla sua bellezza, da quello sguardo intenso. Cornelia non gli staccò gli occhi di dosso e lui la guardò con lo stesso interesse.                                                                         

-“Buonasera capitano, sono Cornelia Pedro, la cognata del signor 
Berigo.”                                                           
-“Molto lieto signorina. Non è certo la serata giusta per scrutare l’orizzonte. Mi dispiace che sulla mia nave non abbia trovato la sistemazione giusta che le permetta di riposare bene.”                                                           
-“Oh non dica così, sono molto curiosa quando mi trovo in una nuova situazione, di solito sto sveglia fino all’alba, poi questo cattivo tempo mi fa venire mal di mare”.


http://miosole.blogspot.it/2016/09/laffare-sonia-13.html

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