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L'affare Sonia 15

“Come mai si è imbarcata?”                                                                                                                   “Una delusione d’amore! Ho bisogno di vedere nuovi posti, come per esempio la Sierra Leone, lontana dalla Spagna. La vita riserva brutte sorprese, capitano. Pensavo di avere tutto e invece mi sono trovata con niente”.                                                                                                                       
Quell’affermazione giungeva proprio al momento giusto, come se Cornelia glielo avesse letto nel pensiero. Quanto aveva ragione!  
“Non mi sembra una buona idea imbarcarsi con suo cognato su una nave merci e per giunta in piena scommessa da portare avanti. Ama il pericolo signorina Pedro?”
"Dopo quello che mi è accaduto non mi importa di nulla. Una delusione d’amore capitano è come una scommessa. Mi sono impegnata ed ho perso, e non è servito a niente, mi ha dimenticata per un’altra buttando dieci anni della nostra vita, durante la quale ho sacrificato tutto per lui.”                                                               
“Mi dispiace. Spero che si risollevi al più presto e pensi alla sua vita”.      
                                                        

Nel frattempo dall’altro lato del ponte, la porta della cabina si aprì sbattendo più volte mentre la pioggia cadeva all'interno con insistenza. Andò a chiuderla e nell’attraversare il ponte si inzuppò d’acqua. Ritornò da Cornelia che nel frattempo era rimasta ad aspettarlo, si tolse la camicia restando a torso nudo. Cornelia restò lì accanto come se fosse la prima volta che guardasse un uomo. Negli occhi aveva una certa malizia che Santo non tardò a capire. Era insistente e lui non riusciva a liberarsene. 
Non volendolo lasciare, gli disse che sapeva leggere la mano, un modo per fermarsi ancora a parlare con lui.“Non credo a queste cose”, rispose Santo.                                                                                    “Ci trova qualcosa di male? Lo prenda come uno scherzo e poi, forse saprà qualcosa sulle prossime ore. Molti mi hanno risposto come lei, ma poi si sono ricreduti. Vedrà che non si pentirà di aver detto si”.                                                                                                                                                              “Bene!, rispose Santo, più per mettere fine a quella conversazione che cominciava a dilungarsi. Cornelia trasse a sé la sua mano destra e ne scrutò il palmo. Poi adagiò la sua mano sul palmo e la strofinò come a voler togliere un velo d’opacità che la copriva. Una volta tolto il velo che offuscava la vista, guardò in modo interessante rendendosi conto degli eventi prossimi e della loro gravità e taceva malgrado i suoi occhi sgranati mal celavano situazioni poco piacevoli.                                      “Allora, mi dice qualcosa o ha perso la lingua? Su mi dica, non abbia paura”.Si comportava come un bambino incapace di resistere ad una sorpresa promessagli. “Non sono certo che ciò che sto per dirle possa aiutarla ma io vedo buio dappertutto. Non c’è alcuna luce o bagliore, come se si oscurasse qualcosa o fosse investito da questo buio. Cosa potrebbe significare secondo lei?"                                                                                                                                                          “Bè questo me lo deve dire lei che sa leggere ed interpretare, io sono fuori di queste credenze popolari”.                                                                                                                                                    “Potrebbe essere interpretato come stasi affettiva, lavorativa, qualche pericolo incombente!”               “Bè è come non sapere niente, è come se dicessi che tutti dobbiamo morire, il mistero però è quando e come, capisce? Lei vede il buio ma non  mi sa leggere il significato, dovrebbe essere più chiara”.                                                                                                                                                                         “Leggere la mano non è come dare i numeri. Sono tutte sensazioni che passano sul palmo da a lei a me, segnali che variano in modo quasi impercettibile. Ora lei mi chiede cosa sarà questo buio, io non glielo so dire. Interpreto questo buio come totale rottura con l’esterno, come se in lei ci fosse un impedimento”.                                                                                                                                           Santo cominciò a riflettere sulle difficoltà che stava incontrando sulla nave e chissà che non si riferisse alla situazione contigente. Cornelia forse sentiva un pericolo incombente. Egli si trovava in difficoltà a causa del cattivo tempo che lo aveva indotto a rallentare la velocità, aveva un motore sabotato, e nessuno più di lui era in seria  difficoltà. "Capitano mi ascolta?"
                                                                                                                                                                    “Si , ma mi sono ricordato che devo ancora controllare il resto della nave. La ringrazio, se ha bisogno di me, mi trova in cabina. Mi scusi adesso, ma devo scendere giù in sala macchine".
Cornelia rimase anche a pensare. Non sapeva come decifrare la lettura di quella mano. Ciò che aveva letto andava oltre quello che aveva detto ed ebbe paura per il capitano.                                     
Santo si scaraventò giù e accorse vicino al motore che era stato manomesso. Cacciò dalla tasca il pezzo trovato e capì che era proprio quello mancante. Qualcuno aveva procurato il guasto, ma chi? Benassi aveva interesse che la nave arrivasse a tempo per il signor Krups, mentre Berigo la scortava da parte dell’assicurazione. Cornelia non sembrava essere una traditrice e tanto meno la moglie di Berigo.  A questo punto gli indizi portavano ad un traditore proprio lì sulla nave. Tornò in cabina, prese una cartina della nave e analizzò i punti deboli su cui si poteva agire indisturbati. Il guasto a quel motore metteva sotto pressione l’altro con il rischio di un incendio, chi aveva tolto quel determinato pezzo sapeva che avrebbe provocato un cattivo funzionamento dell’altro con il rischio di un incendio. Capitava proprio ad una settimana dalla meta. Sapeva anche che ogni tipo d’impedimento avrebbe ritardato l’arrivo e la scommessa andava persa. Giunse alla conclusione che il traditore doveva essere un esperto che operava in sala macchine.                                                         In quel momento qualcuno bussò alla porta. Era Cornelia. La fece entrare e accomodare.                 “ "Le offro da bere?”                                                                                                                                      “Si, grazie Capitano, ne ho proprio bisogno. Pensavo, signor Stazio, che quel buio può essere inteso proprio come tale, cioè proprio come mancanza di luce, incapacità di vedere.”                                      “Ora ho altro da fare Cornelia, siamo in pericolo, qualcuno a bordo cerca di incendiare la nave e devo scoprire chi è prima che sia troppo tardi".                                                                                                "Posso aiutarla? In due si lavora meglio".                                                                                          "Chi mi assicura che non sia anche lei una spia?"
"Capitano come potrei se mi ha dato ospitalità sulla nave? Sono dalla sua parte".                                  Quello sguardo di Cornelia colpì Santo che si trovava tanto vicino da non resistere ai suoi occhi ammaliatori. Cornelia si vedeva già tra le sue braccia e piena d’ardore chiuse gli occhi sfiorando le sue labbra. Santo provò un attimo di tregua a quell’inferno in cui si trovava ma poi più vigile che mai la respinse. Cornelia a quel punto si avventò sul capitano facendolo cadere sul divano dove non ebbe più la forza di reagire.                                                                                                                                Si avvinghiò a lui come una piovra. Con un piede urtò il tavolino accanto al divano e il lume che vi era sopra cadde provocando un corto circuito che mandò via la luce. Fu in quell’attimo che Santo ebbe la forza di reagire alzandosi e correndo alla porta e catapultandosi giù in sala macchina. In un breve intervallo ebbe come una folgorazione: Cornelia si trovava con lui per permettere a qualcuno di poter operare indisturbato nella sala motori. Giù trovo la luce accesa per un gruppo autonomo dall’altra parte della nave. Scrutando attentamente notò che quel “qualcuno” aveva avuto il tempo di agire. Dopo un giro di ispezione spense le luci e mentre risaliva, un tonfo lo fece retrocedere lentamente guardandosi intorno con circospezione. Accese di nuovo la luce e gli prese un colpo quando vide il signor Berigo colto in flagrante.

http://miosole.blogspot.it/2016/09/laffare-sonia-14.html

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