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L'affare Sonia 17

La notizia dell’incendio aveva gettato tutti nello sconforto, soprattutto Krups che aveva già versato la cifra pattuita. Egli, sapendo che il rottame si stava inabissando e con la nave anche l’equipaggio, gli sembrò un infausto presagio e pensò di far ritorno in America al più presto. Il dolore della perdita di Santo fu indicibile per Sonia e al pensiero di dover vedere le facce degli amici che lo commemoravano lì a Santa Cruz, corse via dall’isola chiusa nel suo dolore.

Quando lei partì da Santa Cruz non era a conoscenza che in una clinica privata della città era stato ricoverato Santo in estreme condizioni fisiche. Moreno aveva soccorso l’amico con una nave avuta dagli amici del Marocco. Si era avvicinato alla Sonia con grande difficoltà, e il salvataggio dei superstiti era stato difficoltoso. Avevano dovuto spiegare, a un'altra nave di passaggio che quella  che colava a picco nel fuoco non aveva nessuno a bordo, cosa difficile da constatare e sapere visto che vedevano sotto i loro occhi perdere il legno lentamente. Le assicurazioni poterono così registrare l'avvenuta sciagura certi di nessun superstite. Moreno, con Santo aveva tratto in salvo altri compagni, mentre era morto il macchinista, Kaim il mozzo e altri marinai dell’equipaggio. “ Dottore, chiese Moreno, mi dica, si salverà? “ “ E’ ancora in coma, il corpo è ustionato e presenta molte ferite profonde. Per adesso è sedato per evitargli il dolore delle scottature. Non posso dirle niente. Stiamo facendo tutto quello che c’è da fare”. “ Dottore, non badi a niente, mi dia solo il mio amico a qualunque costo". Moreno disse queste ultime parole piangendo e lanciò al dottor Sanchez uno sguardo di imprecazione.
Moreno ricordava tutti i momenti belli passati con l’amico. E’ vero, c’era una donna che li divideva, ma prima ancora c’era la vita che li aveva uniti, sorpresi insieme in tanti momenti. Stare lì ad aspettare che la vita lo riacciuffasse, fu per Moreno un momento tra i più difficili da sostenere. Alcuni eventi della vita vorremmo eluderli, scansarli, e arrivano sempre quando non sai di doverci fare i conti. Alida li aveva uniti e poi divisi da sempre. Tra loro una donna. Ma quando si sta per perdere un amico che è stato più di un amico, l’amore ingloba tutto. L’amore non fa differenze, è unico, non si differenzia. Moreno pregava per lui, non avrebbe dovuto lasciarlo. E pensare che gli aveva chiesto aiuto proprio quando lui e Alida avevano deciso di andare a vivere insieme. Forse aveva capito e aveva sofferto per questo. Quante domande si poneva, ma le risposte non contavano. Più di ogni cosa doveva pregare, veniva la vita del suo amico e dopo tutto il resto. Moreno era solo a lottare con lui tra la vita e la morte Prima di lei c’era un vissuto che non poteva essere cancellato. Aveva condiviso tutto, da sempre, da un vita. Quante traversate insieme, quante serate tra amici, quante liti e poi abbracci. Non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere se lo avesse perso. Passarono alcune settimane. Alla fine di luglio, Moreno, che non si era staccato dal suo capezzale, rimasto solo, notò qualche piccolo progresso e il medico fu d’accordo con lui dicendo che stava per risvegliarsi. Moreno contento della novità, chiamò casa e diede la notizia. Alida piangeva come solo i bambini sanno fare e pregava per lui notte e giorno. Il suo amore era ancora vivo e pur avendolo perso voleva per lui una vita felice. Scaricata la tensione, Moreno fumava nel corridoio della clinica camminando senza fermarsi. Non ricordava quante volte aveva fatto su e giù per il corridoio e poi a guardare giù e ancora ad affacciarsi alla porta per controllare se c'erano progressi in atto. Ebbe tutto il tempo di una lunga rassegna della loro vita insieme. Ricordi persi e sprofondati riemersero come tanti cammei da uno scrigno in attesa che qualcosa rompesse quella monotonia,  spezzasse quei vuoti e quei silenzi. Fu mentre era intento a fare queste riflessioni che fu assalito da un urlo che lo scosse come un tuono: “ Noooo…” Proveniva dalla sala rianimazione di Santo. Moreno accorse. Santo seduto nel letto con lo sguardo fisso e le mani agli occhi, non poteva credere che non riusciva a vedere e ripeteva:“ Non ci vedo, non ci vedo oddio”.
Pur nella difficoltà e nell'incapacità di una reazione , stando in quelle condizioni, ebbe una crisi per lo shock di non vedere, così forte che gli diede una forza non concepibile al risveglio dal coma. Era come in un torpore, ma il cervello se ne andava facendo riflessioni ed elaborava conclusioni che non potè fare nulla per fermarlo. “ Santo, Santo, che gioia vederti sveglio. Moreno corse ad abbracciare l’amico con le lacrime agli occhi”. Poi Santo superato il momento dello shock assunse uno sguardo triste pensando a ciò che gli aveva predetto Cornelia. “ Quella zingara capisci? Aveva detto che vedeva buio tutto buio! E così è stato, Moreno, non ci vedo più... non vedo più. Starò in questa condizione per il resto dei miei giorni.” “Santo non devi disperare, i medici non sono tragici come lo sei tu. Può trattarsi di un fatto transitorio, il nervo ottico avrà subito un forte trauma, e poi oggi si possono fare miracoli in medicina.”
“Non per me. Ho tirato la corda e per cosa? Per i soldi! Una cosa che non avrei mai immaginato di fare, Moreno! Ho perso Sonia! Sposerà un Connelly perché lo zio vuole acquistare un’altra flotta ed io mi sono prestato al gioco. Capisci Moreno? Sono stato al gioco, sono proprio…” Ci fu una pausa durante la quale nessuno dei due proferì parola: Moreno per non renderlo ancora più suscettibile, Santo per essere di  malumore anche plausibile per le sue condizioni.
“Come sta Alida e il suo bambino?” Moreno sentì come una doccia fredda. Non sapeva da dove cominciare a spiegargli quanto accaduto, ma era sempre stato sincero e cominciò a raccontare tutto quello che aveva da dire. Dopo quello che aveva sentito, Santo pensò che non c’era più nulla di buono da aspettarsi. “Santo non ti lascio, ti porterò in capo al mondo per farti guarire.”
"Sei un vero amico Moreno ma in questo momento sarei più felice saperti con Alida, ha già sofferto abbastanza. Spero che tu sia più bravo di me. Non dire alle mie figlie quello che mi è successo Moreno, te ne sarò grato.” “Smettila di preoccuparti per gli altri, è ora che pensi a te.” “Sono l’unica cosa che ho adesso, Moreno.”

Sonia era tornata a casa affranta dal dolore, credendo nella morte di Santo. Ogni speranza era svanita nel vuoto, non aveva più alcun sogno. Si erano spente tutti i suoi desideri, le costruzioni del suo futuro, la visione di una vita nuova. Il suo dolore fu tale da ritirarsi per un po’ in una casetta fuori città, lontana da tutti. Il bene più prezioso era quel pargolo che si portava dentro e che Santo gli aveva lasciato come testimonianza del loro amore. La sua era una situazione anomala: sola, nella condizione di vedova ma in attesa di un figlio. John Krups le fece visita dopo qualche mese e le rinverdì la proposta di Connelly.

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