Per aggiungere "Il mio sole" ai tuoi Blog e Siti Preferiti del web clicca questo rigo!

Benvenuti nel Blog dell'artista Filomena Baratto.

L'affare Sonia 18

Il matrimonio di Sonia avvenne in pompa magna poco prima di Natale e tutto il mondo ne fu al corrente. 
I giornali ne erano pieni, le sue immagini belle ma fredde corsero da un punto all'altro rafforzando con piacere il connubio tra i Krups e i Connelly. Mai come in questo caso il buio di Santo fu necessario: si risparmio un alro dolore a quello che già aveva di aver perso la vista. Ma cosa ci voleva ancora per soffrire di più? Non bastava la vista andata via così come Sonia? Non aveva perso solo lei, anche la possibilità di vedere. Gli occhi erano andati via con lei. A momenti voleva gridarle che era lì in una forma di attesa all'infinito, ma chi chiede tanto sacrificio all'amore? Quando più reggere un amore? Ha sempre la forza per sostenersi? Non è anche lui tiranno, egoista, sfuggevole? Non poteva chiedere niente, nè si poteva punire per qualcosa. Il caso, la vita, il dolore, l'amore, ora erano solo tanti estranei. Aveva una quiete dentro derivata dalla consapevolezza di doversi fermare.
Si stabilì a Santa Cruz. Nella sua terra si sarebbe sentito disabilitato come cittadino, traditore come marito, sfortunato come uomo, inadatto come amico.Forse nemmeno i suoi cari lo avrebbero perdonato. E se era vero che non poteva guardare nei loro occhi, sentiva i loro cuori borbottare e nessuno è più tiranno di chi ama. Il buio dei suoi occhi gli impediva il ritorno a casa. Meglio se lo avessero saputo per mare, piuttosto che privo della vista. Filippo tornò presso di lui come quando soggiornò sull’isola per l'ingessatura. 

Questa volta contento di fare qualcosa per la persona che più stimava e che l’aveva sempre aiutato. Non gli sembrava vero di vederlo in quelle condizioni: un uomo bello, forte e ora anche ricco come Santo. Pensava: “E’ proprio vero che nessuno è felice. Il destino è crudele”. Si erano stabiliti in una villetta sulle colline di Santa Cruz. Con loro c’era Paloma, un’anziana donna spagnola che si era impegnata come una mamma a riprendere quell’uomo così triste, come non gli era mai capitato di incontrare.Aveva sentito le sue urla all'ospedale ed era accorsa come un richiamo di un figlio e come solo una mamma può rispondere. Lo aveva confortato, sollevato dalla sua disperazione  e con lei aveva riacquistato un po' di luce. Ormai sola non aveva dovuto pensare molto se accudire o meno quel figlio.
  Tra il verde delle palme e il profumo denso e amaro di una terra brulla,  arsa dai fumi dei vulcani, scorreva la vita di Santo. Al tramonto Filippo lo portava sul punto più alto del giardino, dove se avesse potuto vedere, avrebbe avuto davanti un panorama stupendo. Filippo gli annoverava con pazienza le cose di quel paradiso e Santo con gli occhi fissi dava un’impressione meno sofferente. Gli ricordava la posizione della casa, il tempo all’orizzonte, gli sbuffi dai cunicoli vulcanici che zampillavano nei dintorni per ritornare lentamente a quella casa e ai suoi profumi che inondavano il terrazzo quando Paloma era ai fornelli. Come un vero uomo di mare, Santo si inebriava delle sferzanti correnti dell'oceano, seduto su una sedia e spinto da Filippo nel tardo pomeriggio. Da quando i suoi occhi si erano chiusi aveva acuito gli altri sensi: era suscettibile ad ogni piccolo suono o rumore, amava i profumi di cucinato e quelli che gli ricordavano la sua Sorrento. Si vedeva nel giardino di agrumi dei suoi genitori, sotto il pergolato di casa, con la vista di Capri di fronte e il mare di Amalfi alle spalle. Vedeva i limoni gialli di Sorrento pieni di sole e di forza, i fiori di arancio così fragranti e sembrava che un po’ il cuore si colmasse in mezzo a tanta luce della sua terra. Aveva imparato a toccare le cose: il muro di sassi intorno alla casa, a sfiorare le sue mani, l’una sull’altra come se non fosse mai stato sfiorato o a ricordo di qualcosa di bello già passato; con le mani strofinava i muscoli delle cosce quasi a volerli rincuorare per le fatiche fatte o a pensare che non avrebbero mai corso più un ponte di nave in tutta la sua lunghezza. Sapeva discernere i canarini nella gabbia sotto il porticato di casa o i gabbiani in lontananza.

All’occorrenza intuiva i piccoli screzi tra Paloma e Filippo e avvertiva come un peso sul capo i nuvoloni che si addensavano sull’Atlantico. In quel posto incantevole si avvertivano i segni della natura e del suo cuore. La solitudine gli faceva leggere le più piccole sfumature del pensiero e mai come allora gli sembrò di poter fare a meno degli occhi. Conosceva così bene i meandri di quella casa e i profumi di quella terra da sentirsi di essere nato lì. Ed era vero. Era come se stesse rinascendo. Passava in rassegna tutta la sua vita e si rendeva conto che non aveva fatto alcuna cosa veramente voluta, di sua iniziativa. Pensava alle sue piccole, a quanto avrebbero sofferto per la sua nuova condizione ma anche per la sua assenza prolungata. E pensava a Sonia. Come poteva rifarsi una vita proprio adesso che stavano per coronare il loro sogno?. Sentiva forte il desiderio di chiamarla, ascoltare la sua voce e gridarle che era vivo, che si era salvato. Come avrebbe potuto darle un altro dolore. Si era salvato ma ad un prezzo altissimo e forse Sonia non avrebbe sopportato la sua nuova condizione. E lui come avrebbe potuto sopportare di non vederla più? Il suo viso l’aveva fatto sognare per tutto quel tempo e ora la rincontrava a condizione di non poterla vedere più. Era inutile continuare a farsi del male, il destino era quello di non viversi e non c’era proprio nulla da fare. Mai e poi mai avrebbe chiesto la pietà degli altri. Era un uomo di mare e come tale preferiva la solitudine.

Filippo lo spronò a pensare di prendere un cane che potesse guidarlo in tutti i suoi spostamenti ma anche nei piccoli movimenti. Così accettò di acquistare un pastore tedesco ben ammaestrato. Zack, fu questo il nome che diede al suo cane, e da quel momento fu il suo più fedele amico, gli mancava solo la parola poiché interagiva con tutti in modo sorprendente. Paloma lo sfamava come un vitello e lo viziava con scodelle di paella di cui era ghiotto. Filippo lo faceva giocare e divertire come un bambino soprattutto durante il riposo di Santo. Di notte Zack sorvegliava il suo padrone anche mentre dormiva. Si accucciava ai piedi del letto, sul tappeto e al minimo sussulto tendeva le orecchie. Una notte in cui Santo si sentì male, Zack accorse prima a chiamare Filippo e poi Paloma. 

Commenta...

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

Cerca nel blog