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L'affare Sonia 19

Catapultati nella sua stanza, lo trovarono seduto sul letto che grondava sudore, stravolto. Raccontò di aver rivissuto la notte dell’incendio e il fuoco aveva un bagliore strano, quasi un colore innaturale. Lui tendeva verso quel chiarore, ma la nave colava a picco e così scivolava senza poter raggiungere la luce. Caduto in acqua, poi, quella luce si allontanava, ma non si spegneva, anzi erano diventate due le fonti di luce che lo incantavano e lo trattenevano su un largo pezzo di legno, riuscendo a salvarsi, altrimenti sarebbe annegato, inghiottito dalle fiamme. “E’ stato un incubo", disse Filippo volendolo rassicurare. "Ora è tutto finito e qui ci siamo noi!”

Paloma gli portò dell’acqua, aprì la finestra e gli fece impacchi sugli occhi.Lei pensava che per il fatto di non vedere, Santo si sentiva ardere dal desiderio dell’antica vista e questo era forse il motivo della luce vista in sogno. Da allora, quel sogno divenne il suo incubo. La luce accecante splendeva nei suoi sogni e non riusciva a capirne il significato. Anche Zack non andava più a chiamare Filippo e Paloma quando il padrone si svegliava di notte.
In un giorno di primavera, Santo appoggiato al suo bastone, respirava il profumo dei fiori riversi sul muretto di cinta che dava sul mare. Ogni tanto alzava il bastone per accertarsi che i fiori erano proprio lì sotto il suo naso. Chiamò Zack che stava lì accanto e in un momento si avvicinò.
“Zack, portami le sigarette dal tavolino e chiama Filippo.” Appena sentì Filippo avvicinarsi gli chiese a bruciapelo: “Filippo che navi ci sono nel porto?”
Filippo dopo una rapida occhiata giù, proprio sotto il pergolato, rispose un po’ in difficoltà: “Quali navi?” “Si hai capito bene, voglio sapere i nomi delle navi che ormeggiano qui sotto” disse Santo un po’ innervosito dal modo di tergiversare di Filippo.
“Eh…vediamo, c’è il Lisbona,il Sanchez, il King e una nave mai vista o sentita prima, il Noias.”
“La Noias dici?" ripetè sogghignando. "Lo sapevo, era prevedibile, come ho fatto a non pensarci prima?” “Cosa stai pensando? Ti conosco. Devi pensare a curarti, dobbiamo andare in Svizzera, non ricordi? La visita da quel luminare…”. Filippo cercava di distoglierlo da ciò che entrambi avevano capito. Avevano fiuto e spesso non c’era bisogno di confrontarsi perché intuivano perfettamente le situazioni. “Filippo, ora basta! Vuoi aiutarmi?” “Si Santo, tutto ciò che vuoi, fece Filippo, quasi deponendo le armi.” “Bene, tu sai che ho un bel gruzzolo da parte e posso pagarti bene. Ora io sono la mente e tu il braccio. Devi scendere al porto e avvicinare un po’ i capitani del King e del Noias! Forse non hai ancora capito che Krups è sull’isola. Non solo. Il Sonia è affondato nemmeno cinque mesi fa e già un’altra nave ha preso il suo posto e sai cosa vuol dire? Te lo dico io. Krups ha prelevato una nave nuova ma non con i soldi della scommessa, ma mettendo di nuovo il nome Sonia e se il mio ragionamento fila, vuol dire che quella nave appartiene anche a Sonia. Filippo, Sonia si è sposata, capisci? E’ all’oscuro di tutto, non conosce la mia sciagura, non sa niente! Capisci Filippo?”
“Santo sei un mostro!” “No Filippo, sono solo un uomo solo che soffre come un cane! E sai perché? Perché ancora una volta gli affari si antepongono al sentimento! Allora farò in modo che gli affari prevalgano sul resto e forse sarà la volta buona! Va, corri e portami notizie.” Filippo ammirando Santo come non mai, si avviò al porto per venire a conoscenza di tutto quanto poteva essere utile. Pensò sotto suggerimento di Santo di vestirsi da capitano di bordo e sembrare uno di loro. Subito si diresse al King. La nave dell’armatore Krups era ormeggiata accanto al Noias. Sul molo l’equipaggio caricava la nave. A terra sostava il capitano. Fingendosi un collega dei due capitani, cominciò a chiedere piccole cose ai ragazzi sul ponte della nave. Ebbe modo di prendere parte ai loro discorsi, di ascoltare ciò che essi dicevano e di ascoltare attentamente quando si faceva il nome di Krups, Sonia, matrimonio. Come in ogni ambiente anche tra i marinai si usava fare qualche pettegolezzo o qualche critica un po’ accesa. Appena fece il pieno delle notizie che gli interessavano, Filippo, con una scusa plausibile lasciò la nave e scappò da Santo. Erano già le quattro del pomeriggio quando riferì a Santo che Krups aveva aggiunto altre navi alla sua flotta grazie al matrimonio della nipote Sonia con Connelly e che il Noias era chiamato così per il nome di Sonia: era l'anagramma.
Santo fu freddo e distaccato. Riuscì a contenere la sua rabbia, il suo sentimento più vero per Sonia come chi sa di essere stato sconfitto; il suo disprezzo per Krups. Mostrò una lucidità mentale che non gli era mai stata congeniale. Assorto nel suo silenzio, rifletteva senza scomporsi, senza fretta sul da farsi. Poi pacato, quasi stesse dicendo un fatto che non gli appartenesse, si rivolse a Filippo: “Vuoi essere mio socio? Qui non ho amici, Filippo e malgrado la tua giovane età mi fido di te e ti conosco da quando eri un mocciosetto così, disse facendo con la mano un segno a metà gamba. Se accetti, ti assicuro che diventerai un uomo ricco.” “Santo che cosa vuoi fare, non chiedere vendetta, ragiona.”
“Non è vendetta, Filippo, è realtà. Krups si è arricchito ulteriormente spellandomi vivo. Prima si è servito di me per fare soldi e poi di Sonia per acquistare un’altra flotta! Deve semplicemente ridarmi ciò che mi appartiene! Questa non è vendetta, Filippo, ma giustizia. Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Prima cosa voglio sapere se sei con me in modo serio e devoto.”
“Si Santo sono e sarò sempre dalla tua parte.” “Bene. Qui ci sono 5 milioni, vai al porto e cerca qualcuno in dogana che ti blocchi il Noias nel porto per alcuni giorni adducendo come pretesto il fatto che Krups sta male. Nel frattempo manderò Paloma a casa di Krups per invitarlo a concedermi una visita, al resto penso io.” Filippo tutto preso dal nuovo contesto, fece ciò che gli disse Santo, mentre Paloma, da brava spagnola, fedele al suo padrone, si recò da Krups. Santo si cercò un nome fittizio, Giuseppe Gargiulo, armatore della penisola sorrentina. Grazie a Paloma si era procurato parrucca e barba e aveva camuffato il suo aspetto. Quei tre avevano messo su un’organizzazione veramente efficiente e movimentarono alacremente la monotonia delle loro giornate.
Krups aveva accolto Paloma con interesse quando si rese conto che si trattava d’affari. Dopo un’iniziale difficoltà a capire chi fosse colui che cercava un colloquio con lui, si lasciò andare dal fare materno di Paloma e pensò che una donna così essenziale, senza fronzoli o smancerie non poteva essere che una persona seria. Si precipitò a casa dell’armatore sorrentino dove fu ricevuto con calorosa accoglienza da parte di Paloma, la quale, secondo le disposizioni di Santo, lo fece attendere nel salotto. Quando Krups vide il suo interlocutore avanzare tenendosi al bastone e con occhiali, si alzò e disse: “Oh signor Gargiulo, mi scusi ma non ero al corrente delle sue condizioni!”
“Non si preoccupi, signor Krups, disse Santo camuffando la sua voce con un tono più roco, dispiace a me non poterla conoscere di persona ma solo di fama!”
“Lei è troppo buono signor Gargiulo!
“Paloma porta un buon caffè napoletano al signor Krups! Non c’è niente da fare, il nostro caffè è il migliore e un’ospitalità veramente regale prevede un caffè napoletano! Non è così?” “Sicuro, fece Krups, vedo che lei se ne intende di ospitalità e caffè.”
“E anche di navi, per dire meglio di affari. Ho sentito parlare del Noias ormeggiato qui a Santa Cruz e si dice che sia una favola.” “Nuovo di zecca signor Gargiulo e non sa quanto mi è costato.”
“Lo immagino e proprio perché conosco il prezzo delle navi e quanto esse impegnino, volevo farle una congrua offerta per acquistarla.” “Signor Gargiulo quella nave è qualcosa di personale, a cui tengo molto. E’ l’ultima arrivata nella mia flotta e temo anche di farla viaggiare per non sciuparla.”


“Non sapevo di questo aspetto familiare, e mi dica, se è lecito sapere, perché tanto trasporto per il Noias.” “Guardi, quel gioiellino che purtroppo lei non può vedere è stato costruito per mia nipote Sonia come regalo di nozze ed esce proprio da cantieri italiani. L’ho prelevata qualche mese fa e questo è il suo secondo viaggio al suo attivo.” “Capisco e mi dispiace molto. Tenga presente, comunque della mia possibilità d’acquisto, posso pagarle qualunque richiesta, purchè ragionevole, signor Krups.”
“Diciamo pure che sta solleticando il mio fiuto per gli affari, ma è una questione familiare. Dovrei interpellare mia nipote per sapere se è disposta a vendere, sa è azionaria di gran parte delle quote di cui disponiamo. Ad ogni modo ci penserò. Non mi precludo mai niente signor Gargiulo. I signori del mare la pensano così.” “E sono d’accordo con lei signor Krups, mai mollare la presa.”
Dopo alcuni convenevoli i due lupi si lasciarono con una buona cordialità anche se ciascuno già stava riflettendo la mossa successiva. Krups non immaginava che sotto le spoglie di Giuseppe Gargiulo si celasse Santo. Il gioco era stato perfetto. Santo pensò bene di mandare Filippo al porto a cercare il vecchio Semoa, un armatore dell’isola per un appuntamento. Costui avrebbe dovuto bloccare il Noias nel porto con la scusa di aspettare un carico dalle Azzorre da parte sua. Santo stava lavorando bene e cercava di mettere Krups sulla buona strada. In serata spedì una cassetta di vini campani a casa dell’armatore con un biglietto di cortesia. Alla vista del biglietto e dei vini Krups intuì che quell’uomo aveva qualcosa di importante con quella nave e non gli dispiacque tutto quel corteggiamento. Il giorno successivo una lunga e lussuosa macchina fu mandata a Krups per essere prelevato e portato a casa Gargiulo. In questa seconda mossa del suo piano, studiato nei minimi particolari, gli svelò il motivo della sua insistenza per quella nave. La sua donna si chiamava Sonia e quando aveva saputo di quella nave ormeggiata nel porto di Santa Cruz gli era sembrato un segno divino. “E’ stato come se qualcuno mi dicesse: vedi, lì c’è Sonia, è venuta a stare con te. Capisce signor Krups. Noi uomini di mare sembriamo burberi e sfrontati ma abbiamo più cuore di un bambino. E poi si vive anche di sogni, ci aiutano a sopravvivere, ad andare avanti.” “Capisco benissimo signor Gargiulo, disse Krups, bisogna credere al destino. Mi dispiace per la sua
storia così triste. Potrei raccontarle la mia che non è da meno. Ma sappiamo benissimo che gli uomini di mare non si crogiolano nelle loro sventure. Essi sanno solo lottare e sopravvivere e se poi lo fanno con astuzia allora sono dei veri lupi.” “Vuole dire come noi? Lo reputo un complimento classificarmi come un vero marinaio, signor Krups, detto da lei che ha un passato da battere tutti i record allora è veramente lodevole.”
“Signor Gargiulo prendo a cuore la sua causa e mi metterò in contatto con mia nipote, sarà lei a definire questo nostro affare e se Dio vorrà il vento potrà essere dalla sua parte.”


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