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Un paio di francesine

L'altro giorno ho comprato delle scarpe, francesine, nere, belle, lucide, soprattutto comode. Le ho misurate con le calze nere sotto i pantaloni e stavano una meraviglia! Mi guardavo nello specchio del negozio seguita dalla commessa con fare gentile e rilassata, visto che ero convinta ad acquistarle e non c'era da perdere tempo con me. Poi mi sono seduta e le ammiravo: che belle, con le stringhe, femminili anche se basse. Ma quando mi sono soffermata sui decori, quei forellini che danno forma a un disegno ben definito, quasi standard, nella mia mente è passato un ricordo. E' stato un attimo, ma è arrivato in tutta la sua forza.
Ero dalle suore, bambina, appena 5 anni, con mia sorella, più piccola di me. Avevo le stesse scarpe sotto la tenuta da college fatta di gonna a pieghe, camicia bianca e pullover. Tutti avevamo la stessa divisa. Mi piaceva quel completo, sapeva di scuola ed io ho sempre amato la scuola, l'aria che si respirava, i quaderni, i colori, le matite, lo scrivere, temperare, tutto ciò che si faceva a scuola era per me irresistibile. In quella scuola c'erano tre gradi: infanzia, elementari e medie. Lì mi conoscevano tutti per avere una sorellina al seguito, ma ancor di più per saper scrivere e disegnare anche se non ancora in prima. Questo fatto attirò molta attenzione e non c'era giorno che qualcuna non mi facesse un verso seccata da quello che si diceva di me. D'altra parte ero sempre impegnata e occupata a controllare mia sorella preservarla da ogni pericolo. Un giorno le ragazze della medie avevano in braccio mia sorella ed io dietro di loro preoccupata. Camminavo con la mia scatola di colori in mano e un quaderno pregavo la ragazza che la portava in braccio di lasciarla. Loro continuavano a lanciarla in aria ed io ad avere paura. Mi sentivo molto responsabile ed ero quasi una formichina a confronto di tutte loro. Poi accadde che una suora passando strillò a squarciagola di metterla giù subito e così la appoggiarono al suolo. Mia sorella aveva appena un anno e mezzo e cadde sul pavimento spaventata, le ragazze corsero via nella loro aula. La presi per mano e mentre mi avviavo verso la nostra stanza, una bambina mi si pose davanti e ricordo a questo punto le sue scarpe uguali a quelle comprate e quelle che avevo allora. Fu la prima volta che notai le mie scarpe e quanto fossero maschili. Non mi piacevano, le odiavo con tutta me stessa anche perchè avevano un rinforzo di ferro davanti che le faceva sembrare dei carri armati. Quando alzavo il piede era una fatica riappoggiarlo a terra. Lei mi diede uno schiaffo così forte che istintivamente le diedi l'unico calcio che avessi mai dato in vita mia. Fu così forte che le lasciai quasi un buco all'altezza della caviglia. Quello che accadde dopo fu veramente assurdo. Fui punita mentre lei fu portata via da una suora senza proferir parola. Tornai nella stanza senza pranzo, da sola e spaventata, visto che non ci fu alcuna spiegazione di quanto accaduto, solo un castigo, per me. Mia sorella ed io  restammo nella camera fino all'arrivo di mia madre. Le spiegai l'accaduto e lei rimase basita. Chiese spiegazioni alle suore ma furono approssimative. E quando il giorno dopo arrivò a scuola tutta la famiglia della bambina a cui avevo dato il calcio a perorare la causa della piccola, io mi presentai giù con la mia valigia di cartone piena di cose, pronta per uscire e mi misi ad aspettare i miei con mia sorella. La suora, che non sapeva che me ne andassi, mi disse che la bambina mi scusava e che potevo restare! Inaudito. Andai via senza salutare. Di quel periodo ricordo solo questo episodio rimasto indelebile nella mia mente e che non pensavo più da una vita fino a quando ho misurato le francesine. La commessa a tratti mi vedeva confusa e assorta, ma io mentre guardavo le scarpe, rivedevo quelle scene e pensavo come certi vissuti non vanno mai via e vengono ripresi come un film per qualche interferenza della vita attuale. Le scarpe, che tra l'altro non avrei mai immaginato di comprare proprio per questo motivo,  mi hanno riportato così lontano coi ricordi. A rivedere quello che accadde ho potuto constatare che la bambina venne a difendere sua sorella a cui io tiravo la gonna per avere mia sorella in braccio facendola saltare in aria e mentre io tremavo di paura. Ritornammo con i miei genitori a scuola per prendere degli abiti  che avevamo lasciato. In quell'occasione la madre superiora si scusò dell'accaduto e notai che la bambina, alla quale avevo quasi azzoppato un piede, aveva un livido esteso per la caviglia e come un buco al posto dove avevo colpito. La guardai dispiaciuta e visto che nei suoi occhi non c'era più quella veemenza che le avevo riscontrato quando mi aveva dato lo schiaffo, le andai a chiedere scusa. Le toccai la spalla timorosa credendo che me ne desse un altro, ma  contrariamente a quello che pensai, lei mi diede un bacio sulla guancia dicendomi di restare e non andare via. Finimmo per fare una gran confusione. Mentre i nostri genitori discutevano sull'accaduto, noi finimmo insieme a giocare nella stanza della superiora. Poi ricordo che andammo via e ritornai il lunedì successivo con la mia valigia di cartone...e fu una festa! Ai piedi sempre le mie francesine, questa volta la suora tolse la parte di ferro a noi piccole rendendole meno pericolose. D'altra parte erano enormi quelle scarpe per noi. Qualche settimana dopo arrivarono le scarpe di vernice più leggere per noi piccole. Non accadde mai più una cosa del genere. Che ricordi!

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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