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L'affare Sonia 21


“ Stazio, sicuro, è stato un uomo eccezionale !” “Lo so e l’ho perso per sempre “. “Mi dispiace Sonia, non sapevo che Santo fosse il suo uomo, mi scusi, anche se lo conoscevo sposato”. “Si è vero, ma il nostro amore risale a prima che si sposasse, poi ci hanno impedito di continuare a vederci, troppi interessi e lui ha sposato una donna che non amava. E lei lo conosceva?”
“Certo, dalle nostre parti ci si conosce tutti.” “Lei non può capire quanto mi manca!” “Scusi, come è morto?” “In un incendio sulla nave che portava in Africa”. Santo era sul punto di dire la verità ma la nuova identità e lo scopo che si era prefisso lo fecero zittire e continuare il gioco, anche se poteva rivelarsi pericoloso perché non sapeva fino a che punto parlava di sé o come nuova identità. Sonia, intanto, raccontò il suo ritorno in America, del suo matrimonio e del figlio che attendeva da Santo quasi a giustificare le sue nuove nozze. A quelle parole Santo ebbe un momento di debolezza e dietro agli occhiali scuri fece capolino una lacrima forse di rabbia o di dolcezza per quel nuovo affetto di cui veniva a conoscenza o impossibilità di rivelarsi come il legittimo padre di quel bambino di cui forse non avrebbe mai più saputo nulla. “Ed ora come va il matrimonio?” “Come vuole che vada un matrimonio? Calcolato a tavolino! Sa, l’ho fatto per il bambino, per dargli un nome. Suo padre sarebbe stato fiero di lui. Si vede che non sono tagliata per l’amore”.

“E per quale interesse l’avrebbe fatta sposare suo zio?” “ Per la flotta che ha acquistato nel Pacifico”.
"Non poteva sottrarsi al volere di suo zio?"
"Se solo fosse ancora vivo Santo, allora sì che mi sarei sottratta. Ma senza di lui, sola e con un bambino, l'ho fatto per tante cose.Nelle scelte più difficili siamo sempre soli e indifesi. E si sceglie anche in base alle protezioni che possiamo avere." “Magnifico! Se lei ha una tale ascendenza su suo zio potrebbe permettermi qualche affare con lui. Sa io sono un inguaribile affarista, specialmente ora che mi ritrovo solo dopo la perdita della mia donna, che si chiamava proprio come lei e forse è per questo che il destino ci ha fatto incontrare”.
“Davvero? Non ci posso credere”. “Adesso penso che sia ora si smetterla con le mie chiacchiere, l’ho tediata un po’ troppo, mi scusi”. “No, al contrario, non sa quanto mi hanno fatto bene. Non capita tutti i giorni un interlocutore come lei, attento e interessato. Domani le farò recapitare il numero di un oculista che fa miracoli”.

Santo era riuscito a carpire dei segreti da Sonia che nemmeno immaginava. E lei si era lasciata andare a tali confidenze proprio per essere un perfetto sconosciuto per lei ma allo stesso tempo le era così familiare perché le ricordava Santo. 
 Nel giro di due mesi Santo acquistò tre navi, oltre al Noias, la Bali ed El Sombrero, tre navi mercantili che gli permisero grossi e proficui affari.
Il suo conto in banca saliva vertiginosamente. Le operazioni che riuscì a svolgere con le navi furono così importanti da cominciare ad essere temuto da armatori e grandi organizzazioni internazionali. Si conquistò anche l’appellativo di “Santo dei miracoli”. Nell’ambiente era conosciuto col nome di Giuseppe Gargiulo e quando era necessaria la sua firma nelle varie operazioni bancarie ricorreva all’amico Samoa per poi a breve giro di notaio fare la conversione dei beni a suo nome.
“Il Santo dei mari” provava un gusto particolare ad acquistare navi e a veder crescere dal niente la sua flotta. Sotto la sua direzione vi era un folto gruppo di uomini scelti personalmente. Ritornarono a lavorare con lui Cicione e Moreno ai quali diede la direzione rispettivamente del Bali e del Noias mentre altri scelti capitani furono posti alla guida delle altre navi. Dietro alla maschera assunta e barricato nel buio, mantenne un unico pensiero: togliere ogni potere a Krups, cercare di togliergli le navi più importanti della flotta. L’unico desiderio, oltre alle sue navi erano le sue figlie e non riusciva più a contenere la voglia di vederle. Moreno gli raccontò della loro vita e gli suggerì che forse era quello il momento giusto per partire e recarsi da loro. Era molto meglio per loro avere un padre non vedente che non averlo. In tutta questa frenesia di affari e voglia di ritornare, non approfondì la possibilità di consultare un chirurgo oculista e rimandò ulteriormente. Ora le forze erano proiettate altrove. Moreno lo convinse a ritornare a casa per rivedere le bambine. Partì col Noias, con Paloma, Filippo e Zack oltre all’equipaggio. Il Noias approdò a Napoli e da lì col traghetto si diresse a Sorrento. Il fratello, con una commozione che non si riconosceva, andò a prenderlo al porto e insieme ad alcuni vecchi amici si diressero alla casa paterna. I vecchi genitori lo aspettavano a braccia aperte. Era il loro figlio prediletto così gran lavoratore, così educato ma anche tanto sfortunato. Avevano imbandito un lungo tavolo sotto il pergolato come si faceva per le feste speciali. La madre gli lanciò le braccia al collo e piangendo non si staccava da lui. Anche lui piangeva come un bambino più per quello che gli era capitato che per il ritorno a casa.


Era a casa, in quell’aria tanto familiare. Non avrebbe potuto trovare al mondo un posto più bello della sua Sorrento. Quell’aria  fine, entrandogli nei polmoni immetteva dentro delle forze sovrannaturali. Lì non era più un uomo, ma un dio. Casa sua lo invitava a lasciarsi andare, a farsi coccolare come quando era piccolo, a sfogarsi dei problemi e delle incomprensioni, il tempo là era come sospeso. Non c’erano le corse come altrove, non c’era alcuna rotta da seguire, solo dare slancio ai suoi pensieri e mettere a riposo il cuore. I sapori e i profumi della sua terra lo risollevarono dai tormenti avuti. In un cantuccio del pergolato Alida lo guardava con l’amore di sempre, piangendo si ritrasse, spingendo avanti le bambine per far loro incontrare il padre. Santo, allora di staccò dalla madre, avendo udito  un leggero singhiozzo e si diresse verso le voci. In un attimo si trovò abbarbicato alle piccole che gridavano: “Papà, papà” “ Tesori miei, disse Santo stringendole a sé fino quasi a farle male. Le baciava come se si fosse prostrato davanti a Gesù Bambino. Poi si sciolse dall’abbraccio tenero e prolungato e avanzò cercando con la mano protesa la madre delle sue bambine. Lei, timorosa, commossa ed estasiata da quell’uomo che pure era stato suo marito, anticipò la sua mossa e si fece avanti con timidi passi. Quando le dita trovarono il suo braccio e le sue mani invasero il suo viso, Santo l’attirò a sè con forza e la strinse tra le sue braccia quasi a sgretolarla, lei così piccola ed esile tra quelle braccia robuste e massicce.
“Sei sempre grande, gli sussurrò lei all’orecchio e poi sottovoce: Perdonami!
“ Di che cosa? “ fece Santo, se ti ho abbandonata! “Vedi il destino cosa mi ha preservato?”
“Non dire così, vedrai che guarirai, dentro e fuori!” “Sei sempre stata così buona con me mentre io non ti ho dato niente. Sei tu a dovermi perdonare!” “Lascia stare Santo e stai attento a te ora”. Zack provò una tale gioia per tanto affetto dimostrato al suo padrone da provare disagio perdendo il suo ruolo di accompagnatore. Preferì giocare con le bambine che si deliziarono a stare con un cane che sembrava un uomo. Paloma, invece, lodava la mamma di Santo per avere un figlio così sensibile e buono. La giornata produsse una tale felicità nell’aria che ogni stilla di buon umore risultava contagiosa. A sera dormì nel suo letto e si sentì leggero come non lo era da molto. I ricordi lo invasero, ma il suo futuro lo affascinava di più. Nei pensieri c’era Sonia, suo figlio e la fortuna di Krups. Al buio dei suoi occhi vedeva meglio e in modo più chiaro di prima.

Nel profondo del suo cuore, non si faceva illusioni. Anche se fosse tornato da Sonia la sua condizione di inabile gli avrebbe impedito una vita come avrebbe desiderato. Era meglio non pensarci più. D’altra parte Sonia si era fatta una vita sposando un altro uomo, pur non amandolo. Ciò che gli impediva questi ragionamenti razionali era suo figlio. Sentiva per quel bambino una voglia prorompente di vederlo, stringerlo e raccontargli che era suo padre. Non poteva resistere al fatto che un altro gli facesse da padre: uno psicopatico, viziato, arrogante e nullafacente.

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