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Itarella e altre storie...La dieta s'ha da fare

Itarella sale in treno con l’amica e la figlia. Ha l’affanno, ancor di più per la piccola in braccio. Dopo aver sistemato tutte le borse e le valigie, si siede. Tutti la guardano per la sua spiccata capacità di mantenere la scena. Attira l’attenzione per come gesticola a come ti guarda a come tratta la figlia e, una volta che ha catturato l’attenzione, non puoi più togliergli lo sguardo di dosso. Dalla faccia è delusa e quasi ha perso il buonumore. Questa volta è vestita di nero, total black, e me ne chiedo il motivo. Non finisco nemmeno di pensarlo che l’amica mi precede:
“ Itarè, ma chi ti è morto che stai a lutto?”                                                                                                                                          Disegno di F.Baratto               
“Si vede, eh? Dicono che il nero snellisca. Il professore mi ha fatto una “monnezza”…e poi guardandosi intorno, “una spazzatura”, mettendosi le mani a fianco della bocca come chi vuole che la voce arrivi lontano. ”A me, hai capito?”
“Perché che ti ha detto?”
“Che mi ha dettoooo???? Che cosa non mi ha detto! E’ stato un monologo, io non ho proprio “spirato”, gli ho solo detto che sono una buona forchetta e una buona cuciniera!”
“Cuoca, Itarè, si dice cuoca, non confondiamo, tutt’al più, chef!”
“Eh già, camm’a fa’ con questo francese! Vuoi mettere cuciniera con chef? Mo va di moda lo chef con le stelle. Ma pecchè i francesi cucinano meglio di noi? Quelli vanno avanti a brodaglie. A me ‘e cose sciacquose non mi piacciono. Devono essere consistenti e allora dico cuciniera…pe dì che sto azzeccata con la cucina! E poi cuoca, chef o comme cavolo si dice, io ho detto al professore: “Prufessò, io vengo dal sud, per noi la cucina è sacra, è un altare su cui offriamo sacrifici”.
E lui mi fa:”Sacrifici di chè?”                                                    
“Comme di chè, professò? Ma di pranzi e che pranzi! Io vengo dal paese dei cuochi dove regnano parmigiane, gnocchi, crocchè, pizze…prufessò a pizza, comme si rinuncia a una pizza? “
E lui:” Mi dica quanto è alta?”
“Prufessò sono 1 metro e 56 cm per 90 chili!”
“Ecco, i numeri parlano da soli, lei dovrebbe essere 55 massimo 58 chili e invece ne pesa 30 in più, che deve togliere!”
“Il professore mi ha guardato con una faccia come se avesse voluto uccidermi. E io a raccontargli che sono mamma di famiglia, che devo cucinare, che ai fornelli devo assaggiare, che i profumi mi invitano, che dopo aver comprato le cose e cucinato, le mangio con maggiore gusto. Niente. Non mi ha proprio preso in considerazione. Per tutta risposta mi dice:” Signora il cibo è causa di malattie tremende come il diabete, alza i trigliceridi, il colesterolo, la glicemia!”
“E allora professore quei cuochi che pesano un quintale e continuano a mangiare e a mangiare come se il problema non fosse loro, che ne dice?”
“ Adesso qui c’è lei che sta chiedendo aiuto e io glielo sto dando. Il peso è un grosso rischio per il cuore, le arterie e le ossa”.
“Prufessò me state trattando una schifezza. In questo momento mi fate sentire una ladra!”
“Vediamo, mi dica cosa mangia!”
“Prufessò, io nun mangio proprio niente: a colazione me mangio o cornetto e Rafiluccio abbascio o palazzo, Omar me lo porta tutte le mattine. Poi me piglio due caffè, uno con il cornetto e un altro alle 11. E po’ basta! A mezzogiorno mangio una bella grazia di Dio: un piatto di pasta al sugo con due tracchiulelle di Giacomino a ‘reta a funtana, qualche cuoppo avanzato e una mozzarella di bufala! Professò o salumiere mejo me porta ‘na mozzarella che scorre latte p’a via!”
“Signora, ma le verdure?”
“Uh dottò, c’amma fa cu’ ste verdure, nun se ne scendono proprio. Mi piacciono e patatine fritte col kechup!”
“Assolutamente no! E a sera? Cosa mangia?”
Prufessò a sera me mangio ‘na cosarella, giusto per non andare a letto digiuna. Allora me faccio ‘na pastinella, un ovacciuolo in padella con 4 sottilette, ‘na frutta. Ma a me piacciono le mele cotte e, per chiudere in bellezza, un pezzo di cioccolato svizzero, quello della mucca!”
“Signora, col suo cibo ci mangia una squadra di pallone!”
“Pensa mi ha detto che devo perdere liquidi! Ma tu li vedi questi liquidi? Io sono tonna tonna. Gli ho chiesto cosa devo mangiare e ha detto che la colazione deve essere abbondante, da re, e la cena parca! Ma che è sta “barca?”
“Parca, significa povera!”
“Uno deve andare a letto sazio e non morto di fame, che parca e parca, io voglio una colazione a cappotto. O cornetto è sacro, chillo e Rafiluccio è divino!”
“Ma tu la vuoi fare o no questa dieta? “
“ Eh chè non la voglio fare? L’estate prossima devo mettere un costume firmato ultimo grido che quando passo si girano tutti”.
“Ci sarà da lavorare allora Itarè. Per non sapere quanto si è preso il tuo professore?”
“Nun tanto, appena 150 euro…Mi ha pesato, mi ha misurato, mi ha ispezionata, mi ha fatta pezzo pezzo. Ha misurato la mia ‘dipe con un macchinario. Poi ha fatto un progetto a computer di come agire su di me. Mamma mia che grande cosa. Un computer si è preso i miei dati e dopo sono uscita lì dentro, dicendomi come devo diventare. Che grandezza di Dio questa tecnologia!”
“Embè Itarè, mangiare ti costa due volte, prima la spesa che fai e dopo per dimagrire. Ti conviene pensarci alla spesa, così risparmi e non ingrassi!”
“Parlate facile voi che avete sempre da giudicare. I problemi non stanno mai come li vedete. E quando si mangia per solitudine non lo calcoli? Allora sei obbligata a farmi compagnia e così io parlo e non mangio. Anche tu sei responsabile della mia mole. Gli amici sono responsabili dei problemi altrui! Vabbè?”
“Adesso non esagerare. Cerca di dimagrire che sarai anche più bella!”
Itarella fa una smorfia per dire che ce la metterà tutta.

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