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Quattro amiche al bar

In un pomeriggio assolato, mentre in lontananza il Vesuvio brucia da far venire voglia di piangere, con un’amica, mi dirigo al bar. E’ una persona solare, col raro dono di unire gente intorno. Mi ha presentato lì delle sue amiche e ci siamo trovate così in quattro sedute a bere qualcosa di fresco, proprio come la canzone di Gino Paoli. L’intrusa ero io, se si può dire, loro si conoscevano, ma subito ci siamo trovate a nostro agio. Non “perdevo” tempo così da tanto. Ogni tanto un sano momento di relax, dove ci scappa una risata e si dicono anche tante inezie, è piacevole. La leggerezza della vita non è superficialità. Un’oretta a parlare di costumi, di amicizie, di libri, di persone, mentre si beve sotto la frescura dei pini che alleggerisce l’afa e ci allontana da quella criminale visione del Vesuvio che brucia. Come sanno essere brave le donne a raccontarsi, nessuno. Sono complici, determinate e intuitive. Sono attente osservatrici e poi hanno quel fiuto infallibile di sapere se la persona appena conosciuta sia affidabile. Le donne hanno bisogno di credenziali per lasciarsi andare, altrimenti sono diffidenti e si chiudono a chiave come un comò. Mentre loro parlavano, io vedevo in noi le ragazzine che eravamo state. I nostri invece erano discorsi di vita, di figli, di affetti, di passioni, di benessere, di persone. Ho notato in tutte noi la capacità di ascoltare e capire la persona di fronte. E lentamente si svelava qualcosa di noi. Lì sedute, il tempo è volato e ho ripensato al valore dell’amicizia un po’ perso per strada, da quando i tempi si sono assottigliati e mi resta solo quello del fare.

  

Capelli spettinati, lunghi e in piega, altri mossi e poi alle spalle biondi, visi abbronzati e bianco, il mio, cannucce sparse, bottigline in mano, aria svagata, occhiate trasversali, rannicchiate sulla sedia ad ascoltare o parlare, a sorseggiare, a sorridere, un mondo in mezzo agli altri. L’aria mi ha riportato alle amiche del cuore della mia adolescenza. L’amicizia vera è duratura e mai si spezza, ma molto spesso come nasce così finisce, forse per mancanza di affinità, anche per antipatie, pregiudizi, interessi. Necessita di tempo per nascere e se finisce vuol dire che non lo era. E’ senza soluzione di continuità, un lavoro a tempo indeterminato e i veri amici sono pochissimi. Nei nostri discorsi si diceva che è meglio un’amica che ti dice tutto, il bello e il brutto di te e di ogni cosa. Non piace la diplomazia, la bugia per non ferire, un po’ come in amore. Talvolta serve anche evitare qualche parola di troppo per non far soffrire così come inutili dispiaceri. Parlarsi è fondamentale, evitare le spiegazioni credendo che spetti all’altra il primo passo, anche questo lede il rapporto. In tal caso, subito si pensa a una cattiva disposizione di animo e si abbandona il campo. Ma poi strada facendo nascono le incomprensioni che, se spiegate e risolte subite, fanno risplendere di nuovo la voglia di essere amiche. Mai tergiversare per spiegarsi, si rischia di ledere il rapporto. Da un’ultima ricerca si è visto che con l’età diminuiscono i gli amici. Tra le motivazioni ci sono il conoscersi meglio, capire chi è il vero amico, indole più riflessiva e meno espansiva. La nostra amica comune è brava a “trascinare”. L’amicizia è crescere insieme, confrontarsi, prendersi cura reciprocamente, sempre in modo educato e rispettoso. Spesso la scambiamo per sottomissione, per aiuto, per interesse, per spirito corporativo. Così come molto spesso si scambia una conoscenza per amicizia. E’ trascorsa così qualche ora tra chiacchiere e riflessioni, un modo per fermarsi e guardarsi intorno senza fretta.

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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