Via del Greto

"Via del greto"
Romanzo inedito a puntate
Capitolo primo

                               

                                                  Campo di Grano con volo di corvi, Van Gogh
 

                                                           Romanzo 

                                                           Capitolo I

Alfonso ritirò la posta dalla cassetta. Un ammasso di carta: pubblicità, bollette, volantini. In mezzo, una busta color avorio attirò la sua attenzione. Era indirizzata a mano con una calligrafia chiara ed elegante, leggermente inclinata. La prese incuriosito. "Chi scrive ancora lettere, oggi?" si chiese.

Per leggerla indisturbato si avviò verso il gazebo sulla terrazza di casa, dove il piccolo vivaio di piante tropicali regalava ombra anche nelle ore più calde. Si sedette, aprì la busta e iniziò a leggere. Arrivato in fondo, tornò all'inizio e la lesse una seconda volta, poi una terza. Quando i suoi occhi si posarono sulla firma, rimase immobile. Letizia.

Quel nome non gli restituì alcun volto. Solo una sensazione vaga, come una porta della memoria rimasta chiusa troppo a lungo. Era proprio quel vuoto, più ancora della richiesta contenuta nella lettera, a procurargli un lieve disagio.

Entrò in casa con il foglio ancora tra le mani.

«Maria, ti dice qualcosa il nome Letizia?»

La sorella smise di riordinare la tavola e rimase qualche istante in silenzio, come se anche lei stesse cercando un ricordo lontano. Poi il suo viso si illuminò.

«Ma certo. Letizia, la figlia dei Ferrero, i vicini del podere accanto al nostro. Da piccola chiamava mamma e papà "zii", e tutti pensavano che foste cugini.»

Alfonso continuava a non ricordare.

«I suoi genitori morirono quando era ancora bambina» proseguì Maria. «Una zia la portò con sé in Valle d'Aosta. Non aveva altra famiglia.»

Erano passati quasi vent'anni.

Alfonso abbassò lo sguardo sulla lettera. Letizia gli chiedeva ospitalità per qualche settimana. Sentiva il bisogno di rivedere i luoghi dove era nata, di respirare ancora l'odore della terra e quello del mare che aveva perduto troppo presto. Poteva davvero rifiutarle quella possibilità?

Alfonso era il secondo di tre figli e viveva ancora con i genitori, Maria e il fratello Andrea. Dopo la laurea in Economia aveva deciso di concedersi un anno sabbatico prima di partire per gli Stati Uniti, dove avrebbe completato la propria specializzazione. L'idea di lasciare casa lo entusiasmava e, allo stesso tempo, lo inquietava. Amava quella famiglia, il podere, gli amici di sempre. Eppure sentiva che il suo futuro cominciava oltre quella collina.

Era la fine di giugno. Il grano ondeggiava ancora nei campi, punteggiato qua e là dal rosso dei papaveri. Alfonso usciva spesso all'alba o nel tardo pomeriggio, quando il sole concedeva un po' di tregua. Gli piaceva il rumore della ghiaia sotto le scarpe, il gesto quasi inutile di togliere una foglia secca da un ramo, il profumo della terra riscaldata dal sole. In alcuni punti, tra gli ulivi, il mare compariva all'improvviso. Ogni volta si fermava, si appoggiava a un tronco e restava a guardare l'orizzonte, come se laggiù ci fosse qualcosa che lo stesse aspettando.

L'arrivo di Letizia continuava a procurargli una sottile inquietudine. Non riusciva a ricordarne il volto e si domandava perché, dopo tanti anni, avesse sentito il bisogno di tornare proprio allora.

Il sabato mattina prese la Mini e si avviò verso la stazione. Lungo la strada vide una ragazza ferma con un trolley. Guardava alternativamente un foglietto e le case intorno, con l'aria di chi teme di essersi perso. Alfonso rallentò e le chiese:

«Hai bisogno di aiuto?»

La ragazza alzò lo sguardo. Appena lo vide, un sorriso le distese il volto.

«Cerco via del Greto... il podere dei Varriale.»

«Io sono Alfonso Varriale.»

Lei lasciò sfuggire un lieve sospiro di sollievo.

«Allora sei tu...»

«E tu devi essere Letizia. Benvenuta. Hai fatto tutta questa strada a piedi? Stavo proprio venendo a prenderti.»

Lo osservò per qualche istante. Lo aveva riconosciuto subito. Il tempo aveva cambiato i lineamenti del ragazzo che ricordava, ma non quello sguardo chiaro né il sorriso appena accennato, così simili a quelli del padre.

«Non ti ricordi di me?» domandò con dolcezza.

Alfonso abbassò appena gli occhi.

«Mi dispiace... no.»

Per un istante una lieve delusione attraversò il volto di Letizia, ma scomparve subito dietro un sorriso.

«Sono passati tanti anni.»

Lui scese dall'auto, la salutò con un bacio sulle guance e sistemò il trolley nel bagagliaio. Durante il tragitto verso casa, Letizia rimase incantata dal paesaggio. Seguiva con lo sguardo i campi di grano, i papaveri, gli ulivi e le vigne che scendevano dolcemente verso il mare. Sembrava riconoscere ogni angolo di quella terra. Alfonso la osservava di tanto in tanto. Lei quasi non si accorgeva della sua presenza: guardava quei luoghi con gli occhi di chi ritrova qualcosa che ha amato e che credeva perduto.

La famiglia Varriale accolse Letizia con un calore che la commosse più di quanto avesse immaginato. La madre di Alfonso fu la prima a stringerla in un abbraccio lungo e sincero, come se in tutti quegli anni avesse atteso quel momento.

«Quanto sei cresciuta...» disse accarezzandole il viso. «Quando sei partita questa casa è diventata improvvisamente più vuota. Mi sembrava che mancasse qualcuno della famiglia.»

Anche Maria la abbracciò con affetto, mentre Andrea le prese la valigia sorridendo.

«Ben arrivata. Adesso, però, qui nessuno resta con le mani in mano.»

La battuta strappò una risata a tutti e sciolse la tensione dei primi minuti.

Durante il pranzo i ricordi riaffiorarono uno dopo l'altro. Si parlò dei genitori di Letizia, delle estati trascorse insieme, delle corse nei campi e dei giochi da bambini. Lei ascoltava in silenzio, sorridendo ogni tanto, ma si rendeva conto che molti di quei ricordi appartenevano agli altri più che a lei.

«Io ricordo poco,» ammise a voce bassa. «Soprattutto dei miei genitori. Alcune immagini... qualche profumo... niente di più.»

La madre di Alfonso le prese una mano.

«Eri troppo piccola. È normale.»

Letizia annuì. Raccontò della zia che l'aveva cresciuta in Valle d'Aosta, della scuola, del lavoro e della casa che era riuscita a costruirsi. Parlava con serenità, ma sceglieva con cura cosa raccontare e cosa tenere per sé. Disse abbastanza da rassicurarli. Non disse tutto.

Alfonso rimase ad ascoltare quasi per tutto il tempo. Osservava quella ragazza che parlava con naturalezza della sua famiglia come se ne avesse sempre fatto parte e continuava a chiedersi come fosse possibile non ricordarla affatto. Erano coetanei. Avevano trascorso l'infanzia a pochi metri di distanza. Eppure, nella sua memoria, di Letizia non era rimasta alcuna traccia.

Più tardi, rimasta sola nella camera degli ospiti, Letizia si affacciò alla finestra. Davanti a lei il podere si stendeva fino alla collina, dove gli ulivi lasciavano spazio all'azzurro del mare. Inspirò profondamente. L'aria profumava di terra, di erba secca e di salsedine. Chiuse gli occhi e, per un attimo, ebbe la sensazione di essere tornata nel posto a cui era sempre appartenuta. Non ricordava quasi nulla della sua infanzia, eppure quei luoghi le parlavano con una voce che riconosceva.

Nei giorni successivi si inserì nella vita della famiglia con una naturalezza che sorprese tutti. Aiutava la madre di Alfonso in cucina, dava una mano a Maria nelle faccende di casa e, quando poteva, seguiva Andrea nel podere. Non lo faceva per educazione o per sentirsi in obbligo. Era come se ogni piccolo gesto le permettesse di ricostruire un legame interrotto troppo presto.

Alfonso, invece, sembrava mantenere una certa distanza. Non era freddezza, ma una forma di pudore che lui stesso non riusciva a spiegarsi. Continuava a studiare per la partenza negli Stati Uniti e usciva meno del solito con gli amici. Ogni tanto osservava Letizia mentre parlava con sua madre o passeggiava tra gli ulivi, ma evitava di fermarsi troppo a lungo con lei. Più cercava di ricordare, più quel vuoto nella memoria gli sembrava inspiegabile.

Tra pochi giorni sarebbe partito per la Sardegna con alcuni amici. Aveva pensato più volte di dirglielo, ma rimandava sempre il momento, come se quella notizia non avesse alcuna importanza.

La mattina della partenza salutò tutti in fretta.

«Torno tra quindici giorni» disse infilando lo zaino in spalla. «E non fate lavorare troppo Letizia.»

«Vai tranquillo,» rispose Andrea. «Ci penserò io.»

Letizia si limitò a sorridere.

Pochi minuti dopo, mentre sparecchiavano la tavola della colazione, Maria notò una scatolina rimasta accanto alla tazza di Alfonso.

«Le sue pillole per l'allergia...» disse prendendole in mano. «Senza queste passa le giornate a starnutire. Ogni anno è la stessa storia.»

Letizia si voltò di scatto.

«È già partito?»

«Sì. Avrà già preso la strada per la stazione.»

Non perse altro tempo. Prese le chiavi della vecchia Cinquecento e uscì di casa.

Durante il tragitto continuava a ripetersi che doveva fare in fretta. Non riusciva a spiegarsi perché fosse tanto agitata. Forse era solo il desiderio di essergli utile. O forse c'era qualcosa che nemmeno lei era ancora pronta a riconoscere.

Quando arrivò alla stazione, il treno era fermo al binario. Corse lungo i vagoni cercando Alfonso tra i finestrini. Non lo vide. Tornò indietro, il respiro sempre più corto, e provò a chiamarlo. Il telefono risultava spento.

Si lasciò cadere su una panchina stringendo la scatolina tra le mani.

«E se fosse già salito?»

«E se partisse senza?»

«Letizia?»

La voce la fece sobbalzare.

Alfonso era davanti a lei con lo zaino sulle spalle.

«Che ci fai qui?»

Lei si alzò di scatto e gli porse le pillole.

«Le hai dimenticate.»

Lui le guardò sorpreso, poi sorrise.

«Non me n'ero nemmeno accorto. Mi hai salvato la vacanza.»

Un fischio annunciò l'arrivo del treno.

«Questo è il mio.»

Lei annuì senza riuscire a trovare le parole.

«Grazie davvero.»

Quando il convoglio si rimise lentamente in movimento, Alfonso si affacciò al finestrino e la salutò con la mano. Letizia rimase ferma sotto la pensilina finché il treno non scomparve dietro la curva. Solo allora si voltò verso il parcheggio. Camminava lentamente, con una strana stretta nel petto. Per la prima volta da quando era tornata, comprese che quella terra non era l'unica ragione del suo viaggio. 


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