Nella lettura di un testo non c'è soltanto un autore che racconta: c'è anche un lettore che legge. L'uno offre i contenuti, l'altro li elabora. Il messaggio non arriva a tutti nello stesso modo, perché ogni lettore interpreta ciò che legge attraverso la propria sensibilità, la propria esperienza e il proprio vissuto. Esiste certamente un nucleo di significato comune, quello che l'autore costruisce e che tutti possono comprendere; ma ciò che cambia da lettore a lettore è tutto ciò che lo scrittore lascia in ombra, quel "dire e non dire" che invita chi legge a completare il tassello mancante.
Ci sono fatti che, una volta narrati, continuano a svilupparsi nella mente del lettore. È lì che interviene la sua intelligenza, la sua immaginazione, la sua capacità di interpretare. Il lettore non è un soggetto passivo né ingenuo: comprende le parti mancanti, coglie le allusioni e intuisce ciò che l'autore ha scelto di non esplicitare. Spiegare ogni particolare rischierebbe di risultare non solo superfluo, ma persino didascalico.
Uno scritto deve essere chiaro, ma la chiarezza non coincide con la spiegazione di tutto. Esistono elementi che emergono naturalmente dal contesto e che non hanno bisogno di essere sottolineati. Anzi, è proprio la fiducia nell'intelligenza del lettore a rendere una narrazione più viva.
Nel Conte di Montecristo, ad esempio, la vendetta di Edmond Dantès è evidente fin dalle sue azioni. Alexandre Dumas non sente il bisogno di ripetere continuamente che il protagonista è animato dal desiderio di vendicarsi: lo mostra attraverso i suoi gesti, le sue decisioni, la pazienza con cui costruisce il proprio piano. Questo è uno dei compiti fondamentali della narrativa: mostrare invece di spiegare.
Naturalmente esistono anche lettori diversi. Se da una parte lo scrittore deve conoscere le regole della narrazione, dall'altra deve sapere che ogni lettore affronta il testo con aspettative differenti. Alcuni amano il non detto e provano piacere nel completare da soli ciò che manca; altri, invece, desiderano leggere proprio quelle parole che sembrerebbero inutili, perché trovano soddisfazione nel vedere espresse emozioni che nella vita quotidiana vengono spesso soltanto suggerite.
Esistono, dunque, molti modi di leggere. C'è chi apprezza la sottrazione e chi preferisce la completezza; chi ama interpretare e chi desidera essere accompagnato dall'autore anche nei passaggi più emotivi.
Quando si giunge al culmine di una storia d'amore, ad esempio, la frase «Ti amo» potrebbe sembrare superflua. Il sentimento è già evidente nei comportamenti dei personaggi. Eppure molti lettori attendono proprio quel momento. Non tanto per le due parole in sé, quanto per la reazione che esse provocano: come verranno accolte? Cambieranno il rapporto tra i protagonisti? Saranno pronunciate nel momento giusto oppure troppo tardi? È spesso la conseguenza di quelle parole a interessare il lettore più delle parole stesse.
Nell'economia della narrazione certe scene potrebbero apparire ridondanti, ma rispondono a un bisogno profondo di chi legge. A volte desideriamo trovare sulla pagina ciò che nella vita viene dato per scontato e che, proprio per questo, raramente viene espresso. Anche questa è una funzione della letteratura.
Ogni autore, allora, dovrebbe chiedersi quale sia lo scopo della propria scrittura. Se l'intento è soprattutto informare, sarà naturale esplicitare maggiormente i passaggi e guidare il lettore. Se invece lo scopo è suscitare domande, emozioni e interpretazioni, allora il non detto diventa uno strumento prezioso, perché lascia spazio all'immaginazione di chi legge.
Ed è proprio l'immaginazione a fare la differenza. Essa nasce dalla realtà, ma la supera continuamente, costruendo possibilità, scenari e interpretazioni. Lo scrittore offre gli elementi essenziali; il lettore, con la propria esperienza, li trasforma in immagini, emozioni e significati personali. È in questo incontro che la storia prende davvero vita.
È proprio quest'ultima, l'immaginazione, a fare la differenza. Essa nasce dalla realtà, ma su quella realtà costruisce ipotesi, possibilità, percorsi alternativi. Da una sola situazione possono nascere molte interpretazioni. Lo scrittore non offre soltanto una storia: mette il lettore davanti a molteplici possibilità di interpretazione. Sarà quest'ultimo, attraverso la propria esperienza e la propria immaginazione, a scegliere quale sviluppare e a completare ciò che il testo lascia intenzionalmente in sospeso.
Non tutti leggono per le stesse ragioni. C'è chi cerca nella lettura un'occasione di apprendimento, chi desidera allenare il proprio spirito critico e chi, invece, è attratto soprattutto dallo stile dello scrittore, dal modo in cui racconta più che da ciò che racconta. Sebbene forma e contenuto siano strettamente legati, può accadere che uno prevalga sull'altro: ci sono libri che conquistano per la qualità della scrittura e altri che rimangono impressi soprattutto per la forza delle idee.
Una storia può perfino essere simile a molte altre nel suo intreccio. Ciò che distingue un libro da un altro è il modo in cui viene narrata: la scelta delle parole, il ritmo, la costruzione delle scene, la voce dell'autore, la capacità di soffermarsi sui dettagli o, al contrario, di procedere con essenzialità.
Lo stesso autore può essere volutamente prolisso nella descrizione di una scena e sorprendentemente sintetico in un'altra, proprio dove il lettore avrebbe desiderato soffermarsi più a lungo. Anche queste scelte fanno parte della poetica di uno scrittore e del dialogo che instaura con chi legge.
Esistono poi i luoghi comuni, quelle situazioni così note da sembrare quasi inutili da raccontare. Eppure sono proprio le più difficili da scrivere. Il rischio è duplice: cadere nel ridicolo oppure nel banale, trasformando un'emozione autentica in una frase già sentita.
Se parliamo d'amore, ad esempio, occorre conoscere il sottile confine tra ciò che è inevitabilmente ovvio e la capacità di raccontarlo in modo nuovo; tra il romanticismo e la frase sdolcinata; tra la necessità di rappresentare un momento decisivo della storia e il pericolo di non rendergli giustizia.
I luoghi comuni, quindi, non vanno semplicemente eliminati: vanno reinventati. La scrittura ha bisogno di immagini sempre nuove, di sfumature inattese, di stati d'animo osservati da prospettive originali e di parole capaci di restituire significati che sembravano ormai consumati dall'abitudine.
Alcuni lettori dei miei romanzi mi hanno confidato di aver atteso scene che non sono mai arrivate. Io le avevo lasciate fuori perché le consideravo implicite, convinta che il lettore potesse immaginarle senza bisogno che venissero raccontate. Eppure loro avrebbero desiderato proprio quella scena, con tutta la sua descrizione, i dialoghi e le emozioni che io avevo scelto di lasciare nel non detto.
Questo mi ha fatto capire che anche il lettore più attento e più abituato a interpretare, talvolta, desidera leggere proprio ciò che ha sempre dato per scontato. Non perché non sia in grado di immaginarlo, ma perché vuole vivere quell'emozione insieme ai personaggi.
Anche uno stesso lettore cambia nel corso della vita. Ci sono periodi in cui cerca soprattutto saggi, altri in cui sente il bisogno del romanzo, altri ancora in cui si rifugia nella narrativa sentimentale o nell'ironia. La lettura risponde spesso a un'esigenza interiore, compensando ciò che in quel momento manca alla nostra esperienza.
Per questo credo che la letteratura assomigli a una farmacia. Nessuno ha sempre bisogno dello stesso medicinale: a volte servono vitamine, altre un analgesico, altre ancora una cura più specifica. Così è anche per i libri. Ogni lettura risponde a un bisogno diverso e accompagna il lettore in un particolare momento della sua vita.
Tra lo scrittore e il lettore si crea così un filo sottile, fatto di sensibilità, immaginazione, aspettative, capacità critica e fiducia reciproca.
Il non detto è parte integrante della narrazione. Il fatto che un avvenimento non venga raccontato esplicitamente non significa che non sia accaduto. In un romanzo, come nella vita, alcuni eventi rimangono sullo sfondo e continuano a produrre effetti anche quando non vengono più nominati. Spetta al lettore ricordarli, collegarli e comprenderne le conseguenze.
Per questo, nella lettura, protagoniste sono insieme la storia e l'immaginazione. Ogni scena prende forma nella mente di chi legge, che la colora con la propria esperienza, la rende concreta attraverso i propri ricordi e la anima con la propria sensibilità.
È forse anche per questo che spesso diciamo di essere rimasti delusi da un film tratto da un romanzo. Durante la lettura avevamo costruito immagini, volti e ambienti completamente diversi da quelli scelti dal regista. Il film ci appare allora estraneo alla nostra immaginazione. Talvolta, però, accade anche il contrario: la versione cinematografica riesce a chiarire alcuni passaggi della storia e rende più evidente ciò che sulla pagina era rimasto implicito.
Nessuno scrittore è davvero solo mentre racconta una storia. Accanto ai personaggi c'è sempre il lettore, che osserva, interpreta, pone domande, si aspetta risposte, accompagna l'autore lungo il cammino della narrazione. In un certo senso, la storia continua a prendere forma anche grazie alla sua presenza.
Ed è proprio per questo che ogni libro cambia a seconda di chi lo legge. Una volta pubblicato, non appartiene più soltanto al suo autore, ma anche ai lettori che lo fanno vivere con la propria immaginazione. Ognuno vi porta immagini diverse, interpretazioni personali, ricordi ed emozioni. Per questo motivo, a volte, una conversazione tra lettori dopo la lettura può rivelarsi persino più ricca e illuminante della presentazione dello stesso libro.