Ultimamente si parla molto dell'Odissea di Christopher Nolan, un film intenso e ambizioso che ha suscitato apprezzamenti e critiche. Tutti parlano del film, ma io amo l'Odissea e voglio parlare di quella attribuita a Omero. È il poema di Odisseo, conosciuto nella tradizione latina come Ulisse. Un'opera composta da 12.007 esametri, suddivisi dai grammatici alessandrini in 24 canti, la cui redazione scritta viene generalmente collocata intorno al 720 a.C., pur affondando le proprie radici in una tradizione orale molto più antica. Il nome Odisseo è stato interpretato come "colui che odia" o, secondo un'altra lettura, "colui che è odiato", un'etimologia che ben si accorda con il destino tormentato dell'eroe.
Nel I secolo d.C. alcuni critici ritenevano l'Odissea inferiore all'Eneide e sostenevano che fosse stata composta nella vecchiaia di Omero, quando il poeta avrebbe ormai perduto parte della sua forza creativa. Si tratta però di un giudizio che la critica moderna non condivide.
I critici di oggi non sono d'accordo con questa affermazione, anzi l'opera è molto più vicina a noi di quanto non lo fosse l'Iliade. Nel corso del tempo Ulisse è diventato quasi l'eroe moderno. E' una figura complessa e irrequieta che potremmo chiudere nell'affermazione di "un uomo dalle grandi sofferenze" e "dalle molte astuzie".
Odisseo esplora luoghi, si avventura in viaggi, a contatto con gente diversa. Il suo è un atteggiamento completamente opposto ai guerrieri dell'Iliade, mosso da maggiore prudenza al cospetto di uomini e situazioni. A lui non basta il valore per ripararsi dalla stoltezza del mondo. Mostri, forza del mare, situazioni avverse mettono a dura prova la sua serentà e la sua stessa vita. Ed è questo il motivo per cui sviluppa una scaltrezza fuori dal comune, tale da renderlo l'eroe astuto per antonomasia. Ce ne aveva dato prova già nell'Iliade con l'inganno del cavallo.
Rispetto all'Iliade l'Odissea non ha la sua stessa forza espressiva ma si presenta con momenti e sfumature più affini al pensiero del nostro tempo.
È ricca di personaggi, mostri, donne e situazioni che per la prima volta vengono affrontati. L'Odissea è chiamata anche il poema del ritorno, quello a Itaca, e della vendetta, nei confronti dei proci. Rispetto all'Iliade, dove la civiltà micenea resta un po' in seconda linea, qui abbiamo la testimonianza della condizione sociale prima della formazione della Polis. Altra differenza tra l'Iliade e l'Odissea è che mentre nella prima si parte da un tema ben preciso, l'ira di Achille, nella seconda abbiamo più di un nucleo tematico.
La storia di Odisseo assume le caratteristiche di una storia romanzata costituendo, in assoluto, il primo testo narrativo avventuroso all'interno della letteratura europea.
L'opera si snoda in tre punti: le avventure di Odisseo, le mosse di Telemaco e la vendetta.
All'inizio, dopo il Prologo, succedono quattro capitoli cosiddetti della "Telemachia", appunto su Telemaco, figlio di Odisseo che va alla ricerca del padre.
La storia è narrata dallo stesso Odisseo in flashback con il ritorno in patria nei canti IX-XII che racchiudono i racconti dell'eroe alla corte dei Feaci.
Segue la parte dedicata alla vendetta e alla riconquista del regno, che occupa i canti XVII-XXIV.
Il momento più intenso del poema è quando l'eroe deve confrontarsi col mondo, con l'altro, al di fuori della sua cerchia. Qui l'eroe è solo, dopo il peso della scoperta, conoscenza, ricade su se stesso.
È l'uomo solo a sperimentare, errare, escogitare, sopravvivere, lontano dalla sua casa, dalla sua vita familiare. Durante le sue peregrinazioni viene a contatto con le massime autorità divine e gli infimi, gli uomini vicini alle bestie(Ciclopi, Lestrigoni, Lotofagi).
Canto I – Nell'assemblea degli dèi, Atena chiede a Zeus di permettere il ritorno di Odisseo, ancora trattenuto dalla ninfa Calipso sull'isola di Ogigia. Zeus accoglie la richiesta e invia Ermes da Calipso affinché lasci partire l'eroe. Intanto Atena, sotto mentite spoglie, si reca a Itaca per incoraggiare Telemaco a cercare notizie del padre e a reagire alla presenza dei pretendenti, che da anni occupano la reggia consumando le ricchezze della casa di Odisseo.
Canto II – Telemaco convoca l'assemblea degli abitanti di Itaca e denuncia la prepotenza dei pretendenti, che continuano a consumare le ricchezze della sua casa. Con l'aiuto di Atena, decide di partire alla ricerca di notizie sul padre Odisseo. Organizza quindi di nascosto una nave e si prepara al viaggio verso Pilo e Sparta, alla ricerca di informazioni sul destino dell'eroe.
Canto III – Telemaco giunge a Pilo, dove viene accolto con grande ospitalità da Nestore, il saggio re dei Pili e uno degli eroi della guerra di Troia. Nestore racconta le vicende del ritorno degli Achei dopo la guerra e ricorda le qualità di Odisseo, ma non sa fornire notizie sulla sua sorte. Suggerisce quindi a Telemaco di recarsi a Sparta presso Menelao, che potrebbe avere informazioni sul padre.
Canto IV- Telemaco riprende il viaggio accompagnato dal figlio di Nestore. Giunge a Sparta dove è ospite di Menelao e sua moglie Elena. Menelao prende occasione per raccontare le imprese di Odisseo a Troia, soprattutto del cavallo, e dell'astuzia escogitata da Odisseo. Poi Menelao parla del suo viaggio di ritorno durante il quale apprende da Proteo, demone marino, che Odisseo è trattenuto da Calipso su un'isola. Intanto a Itaca i pretendenti insorgono decidendo di eliminare Telemaco al suo ritorno a casa.
Canto V- Zeus, sotto consiglio di Atena, invia Ermes dalla ninfa Calipso per intimarle di lasciar partire Odisseo. La ninfa, seppure dispiaciuta, aiuta Odisseo a costruire una zattera. In viaggio, quando era quasi in prossimità dell'isola dei Feaci, Poseidone, arrabbiato a morte con Odisseo per avergli accecato il figlio Polifemo, gli scaglia contro una tempesta. Odisseo si salva grazie a Leucotea, divinità marina, che gli concede di raggiungere la riva.
Canto VI – Naufragato sulle coste della Scheria, l'isola dei Feaci, Odisseo incontra Nausicaa, figlia del re Alcinoo. La giovane, ispirata da Atena, lo accoglie con gentilezza, gli offre cibo e vesti e gli indica la strada per raggiungere il palazzo del padre, dove potrà chiedere aiuto per fare ritorno a Itaca.
Canto VII – Odisseo giunge al palazzo del re Alcinoo e della regina Arete, dove viene accolto secondo le sacre leggi dell'ospitalità. Pur evitando di rivelare il proprio nome, racconta le sofferenze del suo viaggio e chiede ai Feaci di aiutarlo a fare ritorno in patria.
Canto VIII – Durante un banchetto alla corte dei Feaci, l'aedo Demodoco canta le vicende della guerra di Troia e, in particolare, l'episodio del cavallo di legno. Odisseo, ascoltando il racconto delle proprie imprese, non riesce a trattenere le lacrime. Il re Alcinoo, colpito dalla sua commozione, lo invita a rivelare finalmente il proprio nome e a raccontare le vicende che lo hanno condotto fin lì.
Canto IX- Odisseo inizia il racconto delle sue avventure. Dopo aver saccheggiato la città dei Ciconi e aver incontrato i Lotofagi, i cui frutti fanno dimenticare la patria, approda nell'isola dei Ciclopi. Qui lui e i suoi compagni vengono imprigionati da Polifemo. Grazie a uno stratagemma, Odisseo lo ubriaca, gli rivela di chiamarsi "Nessuno", lo acceca e riesce a fuggire nascosto sotto il ventre degli arieti. Allontanandosi, però, rivela il proprio nome al ciclope, che invoca la vendetta del padre Poseidone, dando origine alle future sciagure del viaggio.
Canto X- Odisseo approda sull'isola di Eolo, signore dei venti, che gli dona un otre nel quale sono racchiusi i venti contrari, così da favorire il suo ritorno verso Itaca. Durante la navigazione, però, i compagni, credendo che nell'otre siano nascosti dei tesori, lo aprono e liberano i venti, provocando una terribile tempesta che li respinge lontano dalla patria. Giunti presso la terra dei Lestrigoni, giganti cannibali, subiscono un nuovo attacco: tutte le navi vengono distrutte e solo quella di Odisseo riesce a salvarsi. Successivamente approdano sull'isola della maga Circe, che trasforma i compagni dell'eroe in porci. Grazie all'aiuto di Ermes, che gli consegna un'erba protettrice, Odisseo riesce a resistere alla magia della dea e la convince a restituire ai compagni sembianze umane.
Canto XI – Seguendo le indicazioni di Circe, Odisseo giunge ai confini del mondo e scende nel regno dei morti per interrogare l'indovino Tiresia e conoscere il destino del suo viaggio. Tiresia gli predice le difficoltà che dovrà affrontare e gli rivela che potrà tornare a Itaca solo se rispetterà i buoi sacri del dio Sole. Odisseo incontra poi la madre Anticlea, dalla quale apprende le sofferenze della famiglia durante la sua lunga assenza, e numerosi eroi del passato, tra cui Achille, Agamennone e Aiace. Il dialogo con Achille è particolarmente significativo: l'eroe della guerra di Troia confessa di preferire una vita umile tra i vivi piuttosto che il prestigio e la gloria nel regno dei morti.
Canto XII – Lasciata l'isola di Circe, Odisseo e i compagni affrontano nuove prove. Per superare il pericolo delle Sirene, il cui canto ammalia i marinai conducendoli alla morte, Odisseo tappa le orecchie dei compagni con la cera e si fa legare all'albero maestro della nave, così da poter ascoltare il loro canto senza cedere alla tentazione. Successivamente affronta lo stretto dominato da Scilla e Cariddi: Scilla riesce a divorare alcuni compagni, mentre la nave supera il vortice di Cariddi. Giunti sull'isola del Sole, o Trinacria, i compagni, nonostante il divieto ricevuto, uccidono i buoi sacri del dio Elio. Per punizione Zeus scatena una tempesta e distrugge la nave: tutti muoiono, tranne Odisseo, che, dopo essere sopravvissuto al passaggio presso Cariddi, approda infine sull'isola di Ogigia, dove viene trattenuto dalla ninfa Calipso.
Canto XIII – Il racconto delle sue avventure commuove il re Alcinoo, che decide di aiutare Odisseo e gli offre una nave per il ritorno in patria. I Feaci lo accompagnano durante la navigazione fino a Itaca, dove l'eroe giunge finalmente dopo vent'anni di assenza. Qui Atena lo incontra e, per permettergli di organizzare la vendetta contro i pretendenti, lo trasforma nell'aspetto di un vecchio mendicante. Intanto Poseidone, adirato perché i Feaci hanno favorito il ritorno di Odisseo, chiede a Zeus di punirli e trasforma in pietra la nave che lo ha riportato a casa.
Canto XIV – Giunto a Itaca, Odisseo, trasformato da Atena nell'aspetto di un vecchio mendicante, si reca alla capanna di Eumeo, il fedele porcaro della sua casa. Qui viene accolto con grande ospitalità dal servo, che non sa di trovarsi davanti al suo padrone. Odisseo, per mettere alla prova la fedeltà di Eumeo e mantenere nascosta la propria identità, racconta una falsa storia: dice di essere un cretese che ha partecipato alla guerra di Troia e di aver conosciuto Odisseo. Nel frattempo racconta la propria esperienza e lascia intravedere la speranza del ritorno del re di Itaca.
Canto XV – Atena appare in sogno a Telemaco e lo invita a lasciare Sparta per fare ritorno a Itaca. Prima della partenza, Menelao ed Elena gli offrono doni e lo salutano. Durante il viaggio Telemaco riesce a evitare l'agguato organizzato dai pretendenti, che volevano ucciderlo al suo rientro. Giunto a Itaca, invece di recarsi subito alla reggia, si dirige alla capanna di Eumeo, dove incontra il padre Odisseo ancora sotto le sembianze di un mendicante.
Canto XVI – Telemaco giunge alla capanna di Eumeo senza sapere che l'ospite accolto dal porcaro è in realtà suo padre Odisseo. Atena interviene e restituisce all'eroe il suo vero aspetto: Telemaco, inizialmente incredulo, riconosce il padre e i due si abbracciano commossi dopo vent'anni di separazione. Insieme elaborano un piano per affrontare i pretendenti: Odisseo tornerà alla reggia sotto le sembianze di un mendicante e, con l'aiuto del figlio e dei fedeli servi, preparerà la vendetta.
Canto XVII – Il giorno dopo Odisseo, ancora travestito da mendicante, si avvia verso il palazzo insieme a Eumeo. Durante il cammino incontra il fedele cane Argo, ormai vecchio e abbandonato, che riconosce il suo padrone dopo vent'anni di assenza. Odisseo, pur trattenendo le lacrime, non può rivelare la propria identità. Subito dopo entra nella reggia, dove è costretto a chiedere l'elemosina ai pretendenti, assistendo agli abusi e alle offese rivolte ai servi e alla sua casa.
Canto XVIII – Nel palazzo Odisseo, ancora sotto le sembianze di un mendicante, osserva la situazione e comprende fino a che punto i pretendenti abbiano violato la sua casa. Costretto a sopportare insulti e umiliazioni, subisce anche l'aggressione di Iro, un mendicante arrogante che lo sfida a duello. Odisseo, pur mantenendo nascosta la propria identità, lo sconfigge facilmente. Intanto Penelope appare nella sala e riceve dai pretendenti numerosi doni, mentre Atena prepara il momento della futura vendetta.
Canto XIX – Odisseo, ancora travestito da mendicante, incontra Penelope e le racconta una falsa identità, narrando di essere un cretese che ha conosciuto il marito e rassicurandola sul suo imminente ritorno. Penelope accoglie il forestiero con ospitalità e gli affida le cure della nutrice Euriclea, incaricandola di preparargli il bagno. Durante il lavaggio dei piedi, Euriclea riconosce Odisseo dalla cicatrice sulla coscia, ricordo di una ferita ricevuta in gioventù, ma l'eroe le impone di mantenere il segreto. Intanto Penelope, ormai esasperata dalla presenza dei pretendenti, annuncia che sposerà colui che riuscirà a superare la prova dell'arco appartenuto a Odisseo.
Canto XX – Nella reggia di Itaca si svolge un banchetto durante il quale Odisseo, ancora travestito da mendicante, è costretto a sopportare gli insulti e le provocazioni dei pretendenti. L'eroe, pur soffrendo per le offese ricevute, riesce a controllare la propria ira in attesa del momento opportuno per agire. Il canto è caratterizzato da numerosi presagi che annunciano la punizione dei proci: visioni e segni divini rivelano che la loro morte è ormai vicina e che l'ordine nella casa di Odisseo sta per essere ristabilito.
Canto XXI – Penelope porta nella sala l'arco appartenuto a Odisseo e annuncia che sposerà colui che riuscirà a tenderlo e a far passare la freccia attraverso gli anelli di dodici scuri. I pretendenti tentano uno dopo l'altro, ma nessuno riesce nell'impresa. Odisseo, ancora travestito da mendicante, chiede di poter provare l'arco nonostante le proteste dei proci. Dopo averlo facilmente teso, scaglia la freccia e supera la prova, rivelando la propria superiorità e preparando il momento della vendetta.
Canto XXII – Dopo aver superato la prova dell'arco, Odisseo scaglia la prima freccia contro Antinoo, il più arrogante dei pretendenti, e rivela finalmente la propria identità. Insieme a Telemaco, Eumeo e Filezio affronta i proci nella sala della reggia: la battaglia è violenta e si conclude con la strage dei pretendenti, puniti per aver usurpato la sua casa e offeso le regole dell'ospitalità. Odisseo risparmia soltanto il cantore Femio e l'araldo Medonte, che non hanno partecipato alle colpe dei proci. Euriclea, Eumeo e Filezio, invece, assistono e collaborano alla restaurazione dell'ordine nella reggia.
Canto XXIII – Dopo la strage dei pretendenti, Penelope rimane prudente e non si lascia convincere subito che il mendicante sia davvero il marito tornato dopo vent'anni. Odisseo le rivela allora un segreto che solo loro due conoscono: la costruzione del loro letto nuziale, ricavato dal tronco di un ulivo radicato nella camera. Di fronte a questa prova certa, ogni dubbio di Penelope svanisce e i due sposi possono finalmente riabbracciarsi.
Canto XXIV – Odisseo incontra il padre Laerte e gli rivela finalmente la propria identità. Nel frattempo le anime dei pretendenti uccisi scendono nell'Ade, dove incontrano gli eroi della guerra di Troia. I parenti dei proci, desiderosi di vendetta, si preparano allo scontro contro Odisseo e i suoi alleati. Quando la lotta sta per iniziare, interviene Atena per volontà di Zeus e impone la pace tra le due parti. Con il ritorno dell'ordine, Odisseo può finalmente riunirsi alla famiglia e ristabilire il proprio ruolo di re di Itaca.
Con l'intervento di Atena si conclude il lungo viaggio di Odisseo. Il suo ritorno a Itaca non rappresenta soltanto il ricongiungimento con la famiglia e la riconquista del trono, ma anche il compimento di un percorso umano fatto di dolore, conoscenza, errori e maturazione. È proprio questa dimensione profondamente umana che rende l'Odissea un poema ancora attuale. Odisseo non è l'eroe invincibile dell'Iliade: è un uomo che cade, soffre, sbaglia e riesce a salvarsi grazie all'intelligenza, alla prudenza e alla capacità di adattarsi alle circostanze. Per questo continua a parlare ai lettori di ogni epoca e rimane una delle figure più moderne della letteratura occidentale.