Perché proprio questa frase? Il motivo è dato dal suo significato. È una frase intrisa di umanità che afferma: «Sono un uomo: nulla di ciò che è umano penso debba essermi estraneo». Alla luce di queste parole, come si può negare il valore di opere e autori che costituiscono la nostra storia? Come si possono cancellare in un baleno I promessi sposi, perché definiti difficili per i primi anni delle superiori, quando per tanti studenti hanno rappresentato un quotidiano confronto con personaggi diventati parte della nostra vita? Oggi si aggiunge Karl Marx, un altro pezzo di storia, e non ci si scandalizza se si continueranno a eliminare altri autori o parti di programmi, come ingredienti di ricette troppo ricche da farci ingrassare.
Ma, ritornando alla frase di Terenzio, nessuno può ignorare il passato: tutto ciò che è stato prima di noi, ciò che accade con noi o accadrà dopo di noi è di nostro interesse. Questa frase assume un valore ancora maggiore perché rappresenta il verso 77 della commedia Heautontimorùmenos, ovvero Il punitore di se stesso, opera ripresa da Menandro e incentrata sui rapporti umani e sulle difficoltà della convivenza.
La commedia racconta di Menedemo, un anziano che trova nel duro lavoro dei campi uno sfogo al proprio dolore, tanto da destare l’interesse di Cremete, desideroso di comprenderne la ragione. Quando Menedemo gli chiede perché non si faccia i fatti suoi, Cremete risponde proprio con quella frase diventata celebre come manifesto di humanitas.
Quella che potrebbe sembrare un’interferenza o una semplice curiosità che sfocia nell'invadenza è invece un autentico interesse umano nei confronti di un altro essere umano.
A questo punto Menedemo racconta che, attraverso il lavoro massacrante nei campi, cerca di non sentire il dolore per aver costretto, con il proprio atteggiamento, il figlio a partire come mercenario in Asia, in seguito al divieto impostogli di sposare la ragazza che amava. L’incomprensione tra i due nasce nonostante Menedemo sia in fondo un padre affettuoso e Clinia, suo figlio, sia docile nei suoi confronti. Cremete ascolta, partecipa al suo dolore e cerca di comprenderne l’origine.
Cremete attribuisce l’incomprensione tra padre e figlio a una mancanza di conoscenza reciproca e conclude affermando che tutto questo accade quando la vita non è vissuta con sincerità.
Diventa così il mediatore della vicenda, aiutando Menedemo a ristabilire un rapporto con il figlio, a comprenderlo fino in fondo e ad accompagnarlo nelle sue scelte.
In questa commedia troviamo un argomento profondamente educativo, sul quale i due amici riflettono e che emerge proprio grazie all’osservazione di Cremete nei confronti del comportamento problematico di Menedemo. L’humanitas di Terenzio è intensa e viva in tutte le sue sei commedie, nelle quali l’autore si pone domande e sviluppa riflessioni che ancora oggi rappresentano un importante punto di riferimento.
Può un autore vissuto nel periodo dell’espansionismo romano verso Oriente (201-133 a.C.) parlare ancora a noi, uomini di un altro tempo, attraverso la sua umanità?
Tutto ciò che è stato prima di noi è di nostro interesse, e nulla dovrebbe essere censurato, eluso o bistrattato.

