Romanzo inedito a puntate
Capitolo ottavo
Capitolo VIII
Alfonso
partì di buon mattino, senza lasciare alcun messaggio alla famiglia. Aveva
tanta fretta di mettere in pratica ciò che gli era passato per la testa che non
si preoccupò nemmeno di avvertire i suoi. Quando, a colazione, non lo videro
comparire a tavola, la sua assenza non passò inosservata.
Alle nove
era già in viaggio. Aveva deciso di andare ad Aosta per fare una sorpresa a
Letizia, raggiungendola senza preavviso. Non sapeva fino a che punto quella
scelta fosse giusta, ma si era imposto una nuova regola: non rinunciare alla
prima decisione soltanto perché, a un esame più attento, poteva sembrare
difficile o rischiosa.
In passato avrebbe
tergiversato, rimandato, cercato mille ragioni per non agire. Ora voleva
cambiare. Era arrivato il momento di dimostrare a se stesso di essere capace di
prendere in mano la propria vita, senza lasciare che i dubbi gli impedissero di
fare ciò che desiderava.
Eppure, mentre il treno procedeva verso Aosta, qualche perplessità continuava ad affiorare. Presentarsi senza aver avvisato Letizia poteva sembrare inopportuno, persino scortese. Ma ormai aveva deciso. Forse sarebbe stata felice. Forse lo avrebbe rimproverato per quella visita improvvisa. In ogni caso, non voleva più rinunciare a ciò che sentiva.
L'assenza di Alfonso si fece sentire anche a pranzo. Maria, sua sorella, dapprima andò su tutte le furie, poi cominciò a preoccuparsi. La stessa cosa accadde ad Andrea, che da quando si era sposato era diventato ancora più apprensivo del solito.
Soltanto Enea e Rosaria sembravano tranquilli. La loro apparente indifferenza irritava gli altri due fratelli. Anche loro avevano intuito che tra Alfonso e Letizia ci fosse qualcosa di importante, ma nessuno avrebbe immaginato che Alfonso potesse prendere una decisione tanto improvvisa.
Quella
mattina, infatti, Enea aveva visto il figlio attraversare il viale di casa con
un piccolo bagaglio a mano, mentre un taxi lo attendeva per accompagnarlo alla
stazione. Aveva riferito tutto a Rosaria, ma insieme avevano deciso di non
parlarne con gli altri.
Nel
frattempo, Andrea aveva altri pensieri per la testa.
«Papà,
avremmo bisogno di cambiare stanza. Anche stanotte il gallo non mi ha fatto
dormire. Visto che Alfonso dorme così poco qui, sarebbe il caso che io e
Cecilia occupassimo la sua camera. Lui, almeno, non ha certo problemi di
sonno.»
Enea lo
guardò perplesso.
«Sarò anche
ansioso e avrò problemi di sonno, ma adesso comincia a dormire male pure
Cecilia. E non vorrei che la situazione peggiorasse, magari con l'arrivo di un
bambino!»
Maria intervenne subito. «Ho capito, vi cedo la mia stanza. Così risolviamo il problema senza disturbare Alfonso. Sono una zia premurosa e non voglio togliere serenità ai miei nipoti. Sei d'accordo?»
Andrea le sorrise. «Ah, sorellina, sei sempre la migliore! Ma perché non ti lamenti mai, eh?»
«Perché ci
siete già voi due a farlo! Io preferisco evitare le questioni, non fomentarle.
Però almeno un grazie potresti anche dirmelo. E poi, già che ci siamo, comincia
a fare un pensierino sui nomi: se sarà maschio, Mario; se sarà femmina, Maria.
D'accordo?»
La conversazione
finì tra le risate e le battute. In realtà, a titolo di cronaca, Andrea non
avrebbe cambiato stanza e avrebbe continuato a dormire nella propria.
Rosaria, che
aveva ascoltato lo scambio, si rivolse alla nuora.
«Ma c'è
qualche novità che dovrei sapere?»
Cecilia
sorrise, un po' emozionata.
« Non ne
sono certa. Farò il test.»
Rosaria
trattenne a stento la gioia. Non aspettava altro che una notizia del genere. Un
nipotino era ciò che mancava in quella casa e, soprattutto, non ne poteva più
delle domande di conoscenti e parenti che continuavano a chiedere quando
sarebbe arrivato un bambino.
Poco dopo, tornò a pensare ad Alfonso. Compose il suo numero con insistenza, ma non ottenne risposta. Come faceva abitualmente in simili circostanze, incaricò Ennio di continuare a chiamarlo.Non poteva essere scomparso nel nulla.
Il treno
arrivò ad Aosta in perfetto orario.
Alfonso non
vedeva l'ora di raggiungere Letizia, ma il buon senso gli suggerì di passare
prima dalla pensione per rinfrescarsi e sistemarsi. Avrebbe avuto tutto il
tempo per presentarsi da lei nel pomeriggio.
Il freddo di
Aosta lo colpì appena sceso dal treno. Non si aspettava che la temperatura
fosse così rigida e dovette tirare fuori il giubbotto che aveva portato con sé
soltanto per precauzione.
Dopo essersi sistemato, visto il freddo, decise di noleggiare un'auto. Col navigatore poteva muoversi tranquillamente. Nel pomeriggio si presentò davanti alla casa di Letizia, in via delle Betulle. Ad aprire fu una ragazza gentile.
«Buonasera.
La signorina non è ancora tornata dall'ospedale. Dovrebbe rientrare tra qualche ora. In casa, al momento, non c'è
nessuno.»
Alfonso
ringraziò senza aggiungere altro e si allontanò. Decise di passare per l'ospedale e attenderla fuori.
Man mano che si avvicinava alla struttura ospedaliera, cominciò a trovare mille pretesti per rimandare. Avrebbe voluto comprare dei fiori, ma non li aveva presi prima. Pensò anche a un regalo, da acquistare all'ultimo momento, e poi si domandò se fosse presentabile, se avesse un aspetto adeguato. Erano tutte scuse. In realtà, cominciava a temere il momento dell'incontro.
Non avendo
più tempo per fare nulla, scacciò via quell'idea.
Parcheggiò in un punto da cui poteva osservare agevolmente chiunque uscisse. Rimase in macchina, al caldo, con gli occhi fissi sull'ingresso. Non vedeva l'ora di rivedere Letizia.
Aveva
preparato tanti discorsi, immaginato tante cose da dirle, ma alla fine ciò che
desiderava davvero era guardarla negli occhi. Sarebbe stata contenta? Avrebbe
sorriso? Lo avrebbe abbracciato?
Erano giorni che pensava di andare ad Aosta e, finalmente, ce l'aveva fatta. Eppure, mentre aspettava, si sentiva prigioniero di quella situazione. Il tempo sembrava non passare mai.
Alfonso si
fece più attento. Scrutava ogni persona che compariva davanti all'ingresso,
cercando tra i volti quello di Letizia. Cinque minuti dopo, finalmente, la
vide.
Indossava un
giubbotto lungo, aveva i capelli sparsi sulle spalle, una borsa a tracolla e la
borsa medica in mano.
Per Alfonso
fu una visione meravigliosa. Stava già per scendere dall'auto quando si accorse
che accanto a lei c'era un ragazzo alto.
L'uomo le
stava vicino con una premura che non lasciava indifferenti. Le sistemò il
cappuccio del giubbotto sulle spalle e poi le offrì il braccio, accompagnandola
verso la macchina.
Alfonso rimase immobile. Non riusciva a capire ciò che stava vedendo.
I due
passarono a pochi metri da lui. Il ragazzo aprì la portiera per far salire
Letizia, che appariva tranquilla, quasi sorridente. Poteva essere il freddo a
renderla così silenziosa? O c'era qualcos'altro?
L'uomo salì dall'altra parte e si misero in viaggio. Alfonso li seguì.
Non sapeva
nemmeno lui perché lo stesse facendo. Forse voleva soltanto capire chi fosse
quell'uomo. Forse sperava che tutto ciò che aveva visto avesse una spiegazione
innocente.
L'auto si
fermò davanti a un palazzo che non era quello in cui abitava Letizia.
Il ragazzo
scese per primo, aprì la portiera e l'aiutò a scendere. Le prese la borsa
medica e, ancora sottobraccio a lei, la accompagnò all'ingresso.
Poi entrambi
scomparvero nell'ascensore.
Alfonso
rimase lì, incapace di muoversi.
Chi era
quell'uomo? Perché Letizia si trovava in quel palazzo? E soprattutto, perché
sembravano così intimi?
Le domande
si affollavano nella sua mente, ma nessuna trovava una risposta certa.
Eppure,
dentro di lui, un sospetto stava già diventando una certezza.
Forse
stavano insieme. Forse quella relazione durava da tempo. Forse lui, senza
rendersene conto, si era illuso di essere importante per una donna che aveva
già un altro nella propria vita.
Restò in
macchina ancora a lungo, sperando di vederli ricomparire. Ma di loro non ci fu
più traccia.
A quel punto
decise di andarsene. Non sarebbe tornato in pensione. Voleva rientrare subito a
casa.
Si sentiva
uno stupido.
Come aveva
potuto fidarsi di lei senza conoscere davvero la sua vita? E poi, che cosa si
erano detti, in fondo? Quale diritto aveva di considerarsi il suo fidanzato?
Con quale coraggio aveva dato per scontato che tra loro ci fosse qualcosa di
definito?
La rabbia si rivolse soprattutto contro se stesso. Era partito con tante speranze e ora non riusciva nemmeno a trovare il coraggio di chiederle una spiegazione. La rabbia montò a tal punto di portare la macchina dove l'aveva noleggiata per poi dirigersi alla stanzione con la speranza di prendere l'ultimo treno disponibile in partenza da Aosta.
Giunse a casa in mattinata. Per non affrontare le domande dei familiari, preferì raggiungere la barca e rifugiarsi lì, lontano da tutti.
Aveva bisogno di restare solo.
Continuava a rivedere Letizia sottobraccio a quell'uomo. Rivedeva le sue mani mentre le sistemava il cappuccio, la naturalezza con cui le prendeva la borsa medica, il modo in cui si erano avviati insieme verso l'ascensore. Sembravano complici, affettuosi, abituati l'uno alla presenza dell'altra. E lei sorrideva. Era proprio quel sorriso a ferirlo più di ogni altra cosa.
Esausto, chiuse gli occhi. Dormì qualche ora prima che Andrea raggiungesse la barca con un'espressione raggiante. Fu lui a scuoterlo dal sonno. Non sapeva che si era addormentato soltanto da un'ora.
Alfonso impiegò molto prima di aprire gli occhi. Quando realizzò che aveva davanti il fratello, si destò subito come se fosse stato colto in flagrante.
«Nessuno mi
ascolta mai, ma io certe cose le sento! Lo sapevo che non eri andato da nessuna
parte e che eri qui. Ma nessuno mi ha creduto.»
Alfonso colse al volo l'occasione. Preferì non spiegare dove fosse stato e lasciò che il fratello continuasse a credere alla propria intuizione. Andrea, del resto, non era venuto per controllarlo.
«Ma non sono
qui per sorvegliarti, fratellone! Sono venuto per darti una notizia e volevo
farlo di persona. Preparati: tu, Alfonso Varriale, stai per diventare zio! È in
arrivo un piccolo Varriale o una piccola Varriale!»
Per la prima
volta da quando era rientrato, Alfonso riuscì a sorridere.
Era una
bella notizia, di quelle capaci di portare un po' di luce anche nelle giornate
peggiori. Non avrebbe mai immaginato di riceverla proprio in quel momento.
Andrea aveva
portato con sé dei cornetti per l'occasione.
«Sono felice
per te», disse Alfonso, cercando di mostrarsi sereno.
Andrea gli chiese che cosa fosse successo. Non era da lui trascorrere
la notte in barca senza avvertire nessuno. Alfonso non ebbe il coraggio di
raccontargli la verità. Non aveva voglia di ripercorrere ciò che era accaduto,
né di sentire il parere di qualcuno. Preferì tacere e lasciare che Andrea
interpretasse a modo suo il suo comportamento.
Ma il
fratello non si arrese.
«Se la
lontananza ti fa soffrire così tanto, perché non vai a trovarla? Non pensarci
troppo. E vai da lei!»
Alfonso lo
ascoltava in silenzio.
Si rese
conto, in quel momento, che tutti ormai consideravano Letizia la sua fidanzata.
La famiglia, gli amici, persino chi conosceva appena la loro storia.
Fino a poco
tempo prima quella convinzione gli avrebbe fatto piacere. Adesso, invece, gli
pesava. Gli sembrava che tutti dessero per certa una relazione che lui stesso
non aveva mai avuto il coraggio di definire davvero.
Andrea,
ignaro di ciò che gli passava per la testa, continuò:
«E poi, se
ci tieni tanto a lei, sposatevi! Che ci vuole a chiederglielo?»
Questa era
la bellezza di Andrea: per lui tutto sembrava possibile. Affrontava le
questioni, anche le più complicate, con la semplicità di un bambino.
Ma quella
volta Alfonso non riuscì a rispondere.
Il silenzio
si prolungò, finché trovò la forza di parlare.
«Devo
partire per gli Stati Uniti, Andrea. Ho già perso troppo tempo e non posso più
rimandare.»
Il fratello
spalancò gli occhi.
«O zio
banana! Vuoi vedere che non ci sarai quando nascerà il mio bambino? Non accetto
scuse! Se non sarai qui, ti tolgo dall'albero genealogico. E Letizia che cosa
dirà? Lo sa che parti?»
Alfonso
sentì la rabbia riaffiorare.
«Lo dici
come se stessimo insieme e vivessimo vicini. Siamo a novecento chilometri di
distanza, Andrea! Aosta non è dietro l'angolo.»
Mentre
pronunciava quelle parole, pensò al viaggio appena concluso. Nove ore all'andata e altrettante al ritorno, per non essere riuscito nemmeno a parlare con
Letizia.
Forse
avrebbe dovuto fermarsi. Aspettare. Chiederle spiegazioni.
Per un
istante si domandò se non avesse sbagliato a ripartire così in fretta. Ma il
ricordo di quella scena gli tornò davanti agli occhi e la convinzione di essere
stato ingannato riprese il sopravvento.
Non voleva
più pensarci.
Quando
Andrea lo lasciò, Alfonso era ormai deciso. Sarebbe partito per gli Stati Uniti
e avrebbe cercato di lasciarsi alle spalle quella storia.
Doveva
recidere quel legame, prima che gli facesse ancora più male.
Eppure, nel
momento in cui rimase solo, qualcosa dentro di lui vacillò.
Prese il
telefono e chiamò Letizia.
Non sapeva
esattamente che cosa sperasse di ottenere. Forse desiderava soltanto sentire la
sua voce. Forse, in fondo, sperava che qualcuno gli dicesse che si era
sbagliato, che quell'uomo non significava nulla, che non c'era stato alcun
tradimento.
Dopo alcuni squilli rispose una voce maschile. Poi, quasi subito, il telefono passò a Letizia.
«Pronto?»
Alfonso riconobbe immediatamente la sua voce. Non riuscì a dire nulla. Chiuse la comunicazione.
Letizia non
aveva fatto in tempo a capire chi la stesse chiamando. Non c’era il riferimento
del suo numero. Alfonso non voleva farsi riconoscere.
Lui, invece, aveva rinunciato ancora una volta a chiedere una spiegazione.
Nel
frattempo, Andrea aveva raccontato alla famiglia di aver trovato Alfonso a
dormire in barca. La notizia rassicurò tutti: almeno sapevano dov'era e che non
gli era accaduto nulla.
Poi, però,
riferì anche che il fratello aveva intenzione di partire per gli Stati Uniti.
La notizia
provocò stupore e una serie di commenti. Nessuno riusciva a capire perché
Alfonso avesse deciso di partire proprio in quel momento.
Enea, suo padre, sperò inizialmente di aver capito male. Ma conosceva abbastanza suo figlio da intuire che una decisione tanto perentoria non poteva essere nata dal nulla. Qualcosa doveva essere successo.
Che cosa,
però, non riusciva a immaginarlo.
E nessuno,
in quella casa, poteva ancora sapere che il viaggio ad Aosta, nato dal
desiderio di sorprendere Letizia, avrebbe potuto cambiare il corso della vita
di Alfonso.
© 2026 Filomena Baratto
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