Se Angelica fosse una donna del nostro tempo, probabilmente verrebbe definita “sfuggente”, “incostante”, forse persino “egoista”. Nel poema cavalleresco, però, è soprattutto libera: libera di scegliere, di fuggire, di non appartenere a nessuno. È da questa libertà, scandalosa ieri come oggi, che nasce il confronto tra l’Angelica di Boiardo e quella di Ariosto.
Il personaggio compare per la prima volta nell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo (1441-1494), poema cavalleresco che rappresenta una sintesi originale tra l’epica carolingia e il romanzo bretone. Al centro della narrazione vi sono le gesta dei paladini di Francia, intrecciate alla materia amorosa: il titolo stesso chiarisce che Orlando, eroe per eccellenza, è innamorato di Angelica.
L’Orlando innamorato è caratterizzato da una struttura aperta e mobile: le vicende si moltiplicano, si interrompono e riprendono secondo un intreccio che mantiene viva la suspense. In questo universo narrativo l’amore è una forza assoluta e totalizzante, che non viene mai messa in discussione. I cavalieri amano perché devono amare, e l’oggetto del loro amore, in primo luogo Angelica, diventa il fine dell’avventura, più che un soggetto autonomo. L’amore coincide con l’ideale cavalleresco: è improvviso, irrazionale, spesso eccessivo, ma ancora carico di valore positivo. In Boiardo permane la fiducia nella possibilità di un’armonia tra desiderio, eroismo e ordine del mondo.
Il poema, la cui prima stampa risale al 1483, rimase incompiuto a causa della morte dell’autore, avvenuta al nono canto del terzo libro. Tuttavia, il grande successo dell’opera fornì a Ludovico Ariosto lo stimolo per riprendere e continuare la storia.
Angelica, principessa del Catai, di straordinaria bellezza, giunge alla corte di Carlo Magno e diventa immediatamente oggetto del desiderio di numerosi cavalieri, tra cui Orlando e Rinaldo. Lei, però, non ricambia il loro amore e fugge continuamente, dando origine a inseguimenti e avventure. Parallelamente, la narrazione intreccia il tema amoroso a quello bellico: i saraceni, guidati da Agramante, attaccano la Francia, mentre i paladini combattono per difenderla. Tra le vicende secondarie spicca la storia d’amore tra Ruggiero e Bradamante, destinati a fondare la dinastia estense.
Con l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1474-1533), iniziato nel 1505, il mondo cavalleresco cambia profondamente. Il poema nasce con intenti encomiastici nei confronti degli Estensi, ma si distingue per una struttura estremamente equilibrata e consapevole. Le storie non sono più una semplice successione di peripezie: si intrecciano secondo un disegno armonico fatto di richiami, attese e riprese.
L’Ariosto riprende le vicende lasciate in sospeso da Boiardo, ma le rilegge con uno sguardo più distaccato e ironico. Orlando, ancora innamorato di Angelica, perde il senno quando scopre che ella ama il giovane Medoro. Angelica sceglie di sposarlo ed esce definitivamente dalla scena cavalleresca, rompendo l’illusione eroica che la circondava. L’amore, nel Furioso, non nobilita l’eroe: lo sconvolge. Orlando diventa il simbolo della fragilità della ragione umana, travolta dalla passione.
Nel poema continuano le guerre tra cristiani e saraceni, le avventure magiche e i viaggi fantastici, fino al recupero del senno di Orlando da parte di Astolfo sulla Luna. Alla fine l’ordine viene ristabilito, ma si tratta di un equilibrio solo apparente, consapevole della precarietà della condizione umana.
Il confronto tra i due poemi mette in luce una diversa concezione dell’amore. In Boiardo domina ancora un clima di entusiasmo e fiducia nei valori cavallereschi: l’amore è una forza vitale, che rende l’eroe più umano senza distruggerne l’identità. In Ariosto, invece, l’amore è una passione destabilizzante, irrazionale, capace di mettere in crisi l’eroe e di smascherare l’illusione dell’ideale cavalleresco.
In entrambi i poemi, il rapporto tra Orlando e Angelica è profondamente asimmetrico. Orlando ama intensamente, Angelica non ricambia. Tuttavia, se in Boiardo Angelica resta prevalentemente una causa dell’azione, in Ariosto diventa una figura che afferma la propria scelta individuale. Entra nel poema come oggetto del desiderio, ma ne esce come soggetto delle proprie decisioni. Tutti la inseguono, nessuno la possiede: non perché sia irraggiungibile, ma perché non si lascia definire dallo sguardo altrui.
Le attinenze tra Angelica e la donna contemporanea non risiedono in un’anticipazione consapevole di valori moderni, ma nel modo in cui il personaggio si muove all’interno di un sistema che vorrebbe renderla passiva. Angelica non rivendica diritti, non pronuncia discorsi ideologici: agisce. Fugge quando è in pericolo, rifiuta quando non ama, sceglie quando può. Anche oggi, molte donne si trovano a dover negoziare la propria libertà all’interno di uno spazio che tenta di definirle attraverso il desiderio altrui.
Angelica non è moderna perché sovverte deliberatamente l’ordine patriarcale, ma perché ne mette in luce le contraddizioni. La sua libertà non è proclamata ma praticata, e proprio per questo risulta destabilizzante. In questo senso, non rappresenta la donna di oggi, ma continua a porre le stesse domande che la donna di oggi è ancora chiamata ad affrontare.