"Via del Greto"
Romanzo inedito a puntate
Capitolo terzo
Capitolo III
La Sardegna accolse Alfonso con un vento secco e una luce che sembrava non concedere tregua. Appena sceso dal traghetto, ebbe la sensazione che tutto fosse più netto: i contorni delle cose, i colori, persino i rumori. Come se l’isola chiedesse attenzione immediata, senza mediazioni.
Con gli amici il tempo si riempì in fretta. Spiagge diverse ogni giorno, risate, cene lunghe, notti che finivano tardi. Era quello che aveva voluto: staccare, muoversi, non pensare. Eppure, già dal secondo giorno, si accorse che qualcosa non tornava.
Non era nostalgia. Piuttosto uno scarto, come se una parte di lui fosse rimasta indietro.
Il mare era uno spettacolo, ma non era il suo mare. Più aperto, più selvatico. Bellissimo. E distante.
Alfonso nuotava a lungo, spingendosi oltre gli altri, finché la voce degli amici diventava un brusio indistinto. Restava a galla, il sale sulla pelle, e guardava l’orizzonte. Non cercava nulla di preciso. Ma non riusciva nemmeno a smettere.
Pensò a casa. Alla collina. Alla quiete dei campi al mattino presto.
Pensò a Letizia senza volerlo.
Gli tornava il modo in cui si muoveva nella casa, come se ci fosse sempre appartenuta. Il silenzio con cui aveva accettato la sua partenza. Quella corsa alla stazione che ancora non riusciva a spiegarsi del tutto.
Una notte si svegliò prima degli altri. Uscì e si sedette su uno scoglio. Il mare era scuro, appena increspato.
Per la prima volta ebbe la sensazione che tutta quella bellezza non bastasse. Che il movimento, da solo, non fosse una risposta.
Prese il telefono. Lo accese.
Nessun messaggio.
Restò qualche secondo con lo schermo illuminato, poi lo spense.
Non scrisse.
Nei giorni successivi provò a scrollarsi di dosso quella sensazione. Si immerse nel rumore, nel sole, nella compagnia. Funzionava per qualche ora, poi tornava.
E con lei tornava sempre lo stesso pensiero: perché Letizia aveva scritto proprio a lui?
Era questo che non riusciva a mettere a posto. Se lei lo ricordava, perché lui non riusciva nemmeno a ricostruire con chiarezza il ricordo di lei? E se invece era stato soltanto un caso, perché quella sua presenza continuava a tornargli in mente?
La notte dormiva poco. Al mattino, appena gli altri uscivano dalla stanza, si addormentava di nuovo.
Gli amici cominciarono a prenderlo in giro.
«Sei venuto in Sardegna per dormire?»
Alfonso sorrideva e non rispondeva.
Poi arrivò anche la telefonata di Maria.
«Non ti sei ancora degnato di fare una telefonata a casa.»
«Vi chiamo adesso.»
«No, adesso no. Adesso devi prima ricordarti che hai una famiglia.»
Alfonso rise.
«Ohi, Alfo’, torna presto che dobbiamo occuparci del matrimonio!»
Con Maria non bastavano giustificazioni. Accolse il rimprovero e il giorno dopo chiamò casa.
L’ultimo giorno, mentre la nave si allontanava dall’isola, guardò la costa farsi più piccola. Ebbe un attimo di esitazione, come se stesse lasciando qualcosa che non aveva ancora capito.
Poi pensò alla collina, al mare visto dall’alto, alla casa.
E fu felice di tornare.
Alfonso arrivò che era quasi sera.
Il taxi lo lasciò davanti al portone e per qualche secondo rimase fermo sul marciapiede, con il borsone in mano. Il motore si allontanò piano.
Aveva ancora addosso l’odore del traghetto e il sale secco sui vestiti. Si passò una mano tra i capelli e guardò le finestre illuminate.
Quando salì le scale sentì già le voci dentro casa.
Sua madre parlava più forte del solito — segno che c’era qualcuno — e suo padre rideva in quel modo breve e ripetuto che usava con gli ospiti.
Alfonso infilò la chiave senza fare rumore.
Quando aprì, la vide.
Letizia era seduta al tavolo della cucina, di profilo, con una tazza tra le mani.
Non si alzò subito. Soltanto gli rivolse uno sguardo rapido, come per assicurarsi che fosse davvero lui.
«Bentornato.»
«Ciao.»
La sua risposta misurata la fece sorridere appena.
Quando era partito, una settimana prima, gli era sembrato impossibile lasciare quella donna appena conosciuta. Aveva costruito in fretta una vicinanza fatta di sere sul pianerottolo, frasi lasciate a metà, sigarette condivise senza confidenza.
Poi il mare, gli amici, il caldo pieno della Sardegna avevano allentato tutto, come fanno le cose lontane.
Più di una volta si era sorpreso a pensare a lei senza riuscire a ricordarne bene il viso.
Ora invece era lì.
Più concreta di quanto ricordasse. E soprattutto più distante.
Sua madre continuava a parlare per tutti.
«Diglielo anche a Letizia che ti sei quasi ustionato.»
«Non è vero» disse Alfonso, appoggiando la borsa vicino alla porta.
Letizia sollevò appena lo sguardo.
«Un po’ sì.»
Lui accennò un sorriso.
«Mi controllavi già prima che partissi?»
«No. Ma tua madre manda fotografie terribili nei gruppi.»
La cucina rise attorno a loro.
Alfonso si versò un bicchiere d’acqua senza sedersi. Aveva la sensazione che qualunque gesto troppo naturale sarebbe sembrato forzato.
Letizia tornò a guardare dentro la tazza.
Aveva tagliato i capelli di poco. Parlava meno della settimana prima. E quando i loro occhi si incontravano, era sempre lei a distogliere lo sguardo per prima.
Alfonso si accorse che stava facendo lo stesso.
«Quanto resti?» chiese lei dopo un po’.
«Stavolta?»
«Già.»
«Non riparto.»
Letizia annuì.
Non aggiunse altro.
Più tardi, mentre sua madre sparecchiava, Alfonso uscì sul balcone per fumare.
Sentì la porta aprirsi quasi subito.
Letizia uscì senza chiedere permesso e si appoggiò alla ringhiera opposta, lasciando tra loro tutta la larghezza stretta del balcone.
Sotto, il quartiere era pieno di televisori accesi e motorini lontani.
«La Sardegna ti è piaciuta?» chiese lei.
«Sì.»
«Ti vedo deluso nel dirlo.»
Alfonso buttò fuori il fumo lentamente.
«Non deluso.»
«Allora?»
Lui scrollò le spalle.
«Pensavo peggio tornare.»
Letizia lo guardò di lato.
«E invece?»
Per un attimo Alfonso pensò di dirglielo.
Poi lasciò cadere la cenere oltre la ringhiera.
«Invece casa è sempre casa.»
Letizia sorrise appena.
«Già.»
Rimasero ancora un po’ sul balcone. Nessuno dei due aveva fretta di rientrare.
Dalla terrazza di fronte Enea sorprese il figlio insieme a Letizia. Sua moglie gli si affiancò.
Si guardarono.
Non dissero nulla.
Era ormai notte fonda quando Alfonso accompagnò Letizia verso la sua stanza.
«Domani vieni con me.»
Lei si fermò sulla soglia.
«Dove?»
«In barca. Ti porto a fare un giro lungo la costa.»
Letizia lo guardò per qualche secondo.
«A che ora?»
«Presto.»
«Allora è meglio che vada a dormire.»
«Appunto.»
Lei sorrise.
«Buonanotte, Alfonso.»
«Buonanotte.»
La porta si chiuse piano.
La mattina dopo Andrea bloccò tutti mentre facevano colazione.
Mancavano pochi giorni al matrimonio e voleva condividere ciò che era stato fatto e ciò che ancora restava da organizzare. Aveva deciso che prima del grande giorno ci sarebbe stata una serata in famiglia al podere, con i genitori degli sposi e i parenti più stretti.
«Voglio una serata tranquilla» disse. «Una cosa nostra. Al matrimonio saremo tutti vestiti bene, tutti composti, tutti a dire le stesse cose. Qui invece voglio stare insieme davvero.»
Poi cominciò a distribuire incarichi.
Ad Alfonso affidò la parte economica.
«Tu controlli i conti. E soprattutto non mi fare spendere più di quanto abbiamo stabilito.»
«Questo è il tuo modo per dirmi che ti fidi di me?»
«È il mio modo per dirti che sei l’unico che sa usare una calcolatrice senza farsi prendere dal panico.»
Alfonso scosse la testa.
A Letizia affidò invece l’organizzazione del viaggio di nozze.
«Tu hai più pazienza di tutti noi. Voglio che controlli tutto: prenotazioni, spostamenti, alberghi. Tutto.»
Letizia annuì.
«Va bene.»
Andrea continuò a distribuire compiti finché Maria non lo interruppe.
«Hai intenzione di sposarti o di organizzare le Olimpiadi?»
«Sono la stessa cosa, in questa famiglia.»
Quando ebbe finito, Andrea batté le mani.
«E non dimenticate di vestirvi secondo l’argomento preso in considerazione.»
Alfonso lo guardò perplesso.
«Quale argomento?»
«Il tema del matrimonio.»
Andrea si prese una pausa teatrale.
«Il sole.»
Poi scoppiò a ridere.
«Vogliamo che tutto risplenda come il sole!»
«Andrea, una cosa più semplice non ti piaceva?» disse il fratello. «Con questo caldo sarà difficile starti dietro con tutti questi ordini.»
Alfonso lo guardò e, per un istante, rivide il bambino che gli correva dietro al podere, nelle loro vecchie scorribande.
Ora quel bambino era cresciuto.
Stava per sposarsi.
Gli venne da chiedersi quando fosse successo. Come si potesse diventare uomini quasi senza accorgersene.
Andrea sarebbe rimasto lì, al podere, nella dependance di famiglia. E in fondo Alfonso sapeva che non avrebbe potuto rinunciare alla sua presenza: era uno di quelli capaci di tenere gli animi accesi anche quando non ce n’era bisogno.
Sentì qualcosa stringergli gli occhi.
Si sistemò gli occhiali.
Maria gli passò un braccio intorno alle spalle.
«Non cominciare.»
«Non comincio niente.»
«Certo.»
Lo abbracciò.
«Vedrai che sistemiamo tutto.»
Alfonso sorrise.
Per qualche secondo lasciò che fosse lei a tenerlo stretto.
© 2026 Filomena Baratto
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