01/11/13

LA PORTA

 
Gli antichi avevano un debole per la porta. Sì, un debole nel senso che la reputavano una testimone di fatti  e cambi di umore importanti per gli abitanti della casa. Catullo ne fece un componimento nei suoi "carmina docta", ma ci sono anche satire che ne parlano  come elemento scomodo che, se potesse parlare, chissà quante ne direbbe! A cominciare dalle volte che viene sbattuta o quante volte viene chiusa per scongiurare l'ascolto di orecchi indiscreti. Le porte contengono i nostri segreti, hanno partecipato alle nostre arrabbiature e forse dalle sue condizioni potremmo dedurre quante volte sia stata brutalmente chiusa, o sbattuta  lasciando i segni della nostra ira o del nostro malessere, ma anche accarezzata come elemento protettivo delle nostre azioni, chiacchiere e sfoghi. Una volta le porte erano massicce, di castagno, elaborate, incorniciate, irrobustite da vari elementi di decoro, pesanti già nell’aprirle, stabili che una volta chiuse era impossibile sentire anche un leggero fruscio proveniente dall’interno.

         
Oggi le nostre porte sono leggere, fragili, spoglie, di facile presa, che usiamo come un'anta di un mobile da aprire. Sarà che prima c’erano tanti intrighi di corte, di palazzo, di famiglia… Ma sarà anche che oggi siamo più aperti, più rapidi nelle decisioni da prendere, sarà che con l’idea che vogliamo dir tutto per sembrare onesti e sinceri, facciamo più spesso disastri. Le nostre porte non sono più detentrici di segreti ma valli piene di echi, solo strombazzate, senza nesso e senza senso.
Chi si chiude più dentro una stanza a porta chiusa  per delimitare le sue idee, per circoscrivere il suo territorio mentale? Nessuno! La tecnologia ha seppellito tutto quello che si poteva nascondere, non abbiamo più un ritaglio di Terra dove poter dire qui sto al sicuro, è tutto forzatamente palese, anche il nascosto. E allora se Einstein, la spia omonima del grande scienziato, spia la Merkel e l’Occidente, i cavi spiano le nostre conversazioni, i radar i nostri movimenti, il satellite i nostri respiri. Forse le porte non servono più in un mondo di caos e chissà che la Babele non sia già iniziata, anche perché non si sa più che cosa spiare. Una volta erano i tradimenti in genere ad essere spiati. Tacito nelle sue Storie e nei suoi Annali parla di intrighi di corte, di delazioni, di delatori uccisi, di notizie fugate, di stragi annunciate e la sua prosa rende bene l’idea di quello che era il periodo dell’Impero. Ma oggi non si spiano i tradimenti, bensì le idee sul nascere, le azioni future progettate, i progetti avanzati, le proposte avallate, le parole dalle quali si possono evincere azioni future. Povere porte, relegate a semplice ornamento architettonico, importanti per definire uno stile: inglesi con specchi molati, lisce sul moderno, barocche, ricche di ghirigori, in stile veneziano con mobili d’epoca… E pensare che fu creata per definire un luogo di appartenenza, per circoscrivere la nostra sfera personale, per  dare un valore anche educativo tra ciò che è possibile ascoltare e no e capire che tutto ciò che accade all’interno di una stanza chiusa è territorio blindato al resto del mondo. Ma oggi , mentre sei chiuso a chiave in una stanza, e credi di stare nel massimo della privacy, dimentichi che il telefonino fornisce attraverso  Google Map la tua localizzazione per non parlare del satellite che da lassù sbircia col suo occhio  mentre credi di stare finalmente in santa pace. Mi risulta sempre più semplice il motivo per cui Dio sia rappresentato come un grande occhio in un triangolo!
 
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Il valore di una presentazione

Presentare un libro è sempre un'emozione per quello che si impara e si apprende dal rapporto con gli altri in relazione al contenuto del testo. I miei racconti, dieci in tutto, li conosco bene eppure, ogni volta che li presento, ho l'impressione di capire per la prima volta qualcosa. Oltre a scrivere, bisogna anche assorbire quello che si dice, conoscere le sfumature delle parole, ricontrollare l'insegnamento che danno. Le mie ultime presentazioni sono state un arricchimento notevole personale e di pubblico. Organizzare momenti di lettura con attori che recitano, cantanti che intonano canzoni che richiamano i contenuti, tracciare dei profili dei personaggi e dare delle informazioni circa la genesi di quello che si scrive, è un rifornimento di carburante prezioso che porta lontano, che corrobora idee nuove, che rafforza  aspetti positivi inerenti il libro.
       A Firenze, il 5 ottobre, è stata una presentazione particolare e allegra. Accompagnata da amici, è stata la prima volta che mi sono divertita così tanto, con un pubblico attento, accolta a mia volta da amiche e persone calorose. Anche la mia ultima alla Reggia di Quisisana di Castellammare di Stabia è stata una presentazione veramente piacevole, in una location d' incanto, con un team di tutto rispetto, con amici in un'aria di grande famiglia unita .
 
            Una presentazione è una grande energia di idee  che si sprigiona attorno a un testo che viene sviscerato e rivisitato continuamente e non risulta essere mai lo stesso. Forse ogni volta è come presentare un libro nuovo, ogni volta è un pescare il non detto, il non capito, l'omesso, la cosa più importante o quella che nel momento colpisce di più.
"Sotto le stelle d'agosto",un semplice libro di racconti che comincia a lasciare qua e là qualche frase che io stessa ho scritto e che non credevo diventasse un aforisma o  entrasse nell'immaginario di chi viene ad ascoltare o di coloro che ora mi individuano attraverso frasi trovate nel testo.
Alcuni non riescono a non pensare "alla coltre di sangue sparsa su un manto verde" del racconto "L'ultimo ciliegio",
 o al personaggio di Nenè del racconto "Il palazzo borbonico" e ancora alla barca di Giuliano che diventa il paradiso di un uomo di mare che vive come un lupo solitario nel racconto "Solo".  Questo grazie anche ai relatori che spiegano, interpretano e si fanno portavoce dei pensieri dell'autore. Anche un autore, durante la presentazione di un suo libro, diventa spettatore di se stesso ed è l'unico modo per rivedere la materia scritta dal punto di vista di un lettore.


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