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Finalmente Parigi (terza e ultma parte)


Girare per Parigi di buon mattino è uno spasso e Bernard mi informa su tutto, mentre osservo divertita, come una bambina alla sua prima uscita, il risveglio della città. Bernard non ha l’aria stanca e non oso chiedergli dove abbia dormito né quanto abbia penato nel portarmi in camera. Sono curiosa di sapere come si svolgerà il provino, se ci sarà Jean e che fine abbia fatto Carolina. Quando siamo a due passi dalla Madeleine, mi prende il panico e dico a Bernard di portarmi da un’altra parte, non voglio andare alla tour Eiffel, mi prende una paura inspiegabile. Sono le 8,30 e Bernard si ferma sul lungo Senna. "Cosa ti prende Fil? Guarda che è un provino, lo devi prendere come un divertimento, non un lavoro!" "Ma io ero venuta a Parigi per una vacanza, mi ritrovo stressata per questo benedetto provino che mi hanno quasi strappato". "Ma sai, non è poi una cosa così brutta o un fatto così tragico, apparirai semplicemente su tutti i cartelloni pubblicitari soprattutto di Parigi, con tanta bella biancheria e costumi. Sarà bellissimo vedrai, le altre darebbero chissà cosa per fare un provino! Sarà un vero divertimento”. Bernard attenua un po’ la mia ansia, ma forse la mia preoccupazione è credere che non abbia più l’età nè la bellezza di una ragazza per fare la modella. Subito mi tornano alla mente le parole di Jean quando disse che la bellezza è “un quid” che non si può chiudere in uno schema ma è piuttosto qualcosa che si emana, oltre ad avere lineamenti piacevoli. Così, un può rincuorata e forse acquistando più fiducia in me stessa, ci dirigiamo alla Tour Eiffel.

 Jean è il primo a venirmi incontro, più in là il regista e intorno tanta gente che si affretta a prepararmi per la scena. Jean mi rassicura, così mi calmo e comincia la mia giornata da modella. Si fanno tantissime foto, la gru del regista mi rincorre continuamente ed io, tra un dialogo con un attore e un monologo, mi adopero nel modo migliore. Ci trasferiamo sul ristorante della torre, di lassù è tutto più emozionante e gli scatti del fotografo non si contano. Intanto giro con vestitini corti e costumi,  parei, abbigliamento da ballerina, con i capelli al vento, ben truccata, vezzeggiata e curata dalla schiera di truccatori, parrucchieri, stilisti. E’ una piacevolissima sensazione e una vertigine mi prende non solo a guardare giù. Con un bellissimo bouquet di fiori faccio l’ultima foto appoggiata all’ascensore della torre con un panorama mozzafiato dietro di me.  Una comparsa mi fa i complimenti e dice che gli italiani sono bella gente ed io ringrazio. Le riprese finiscono nel  pomeriggio inoltrato. Stanca e affamata mi faccio accompagnare all' hotel e nella hall trovo Carolina ad attendermi. "Finalmente sono a Parigi e tu non ci sei, mentre io che faccio? Un provino!" "Sono venuta a dirti che questo provino sarà un trampolino di lancio per te. Vedrai la tua immagine per la città e sarai felice di averlo fatto”. “Carolina ma io torno a Torino, non resto qui". "Adesso basta Fil, mi sembri una bambina, oltretutto stupida! Stai facendo un provino e ti lamenti in questo modo, ma ci sei con la testa?" Carolina ha ragione, ma come si fa a raccontare in due parole, in poco tempo quello che si prova, quello di cui si ha paura. A volte capitano cose che nemmeno immagini mentre ne aspetti delle altre. Ero venuta a Parigi per rivedere la città che avevo visitato tanti anni fa e appena scesa dal treno avevo pronunciato le parole:   "Finalmente a Parigi". Adesso Parigi mi stringe in una morsa e quasi ne ho paura. Le dico che ha ragione e vado a vestirmi per la cena. Bernard non è con noi e un po’ mi dispiace, siamo solo in sei. Jean è entusiasta di me dopo quello che gli ha detto il regista e vuole che domani firmi un contratto per la pubblicità. Gli ricordo che domani parto, ma lui insiste ed  io pur di scappare l’assecondo. La serata vola in compagnia di un’eccellente cena e di una bella compagnia e sono di ritorno a Rue de Rivoli quasi alle tre di notte. Il giorno dopo, quando salgo nel treno per Torino, penso che non avrò più questi due giorni da sogno, proprio come Cenerentola. Carolina si allontana mentre il treno parte. Un po’ di magone mi prende e resto silenziosa a pensare. Avrei voluto salutare Bernard, ma non l’ho visto più e mi dispiace. Carolina mi ha regalato le scarpette di danza con cui ha ballato a teatro l’altra  sera  a ricordare questo piccolo fuori programma, per una donna sempre alle prese con la famiglia e i pennelli nel mio studio di pittrice.

E’ passata una settimana dal mio rientro a casa e seduta in poltrona osservo la miriade di foto fatte a Parigi, sia quelle sul set che durante le serate con gli amici. Che bel ricordo, e sembra già un fatto così lontano, invece sono passati solo pochi giorni. Squilla il telefono e nessuno risponde, né mi alzo per andare visto che non ho vicino il cordless. Mia figlia mi urla che vogliono me e quando raggiungo il telefono sento dall’altro lato Carolina:" Tieniti forte e vai su questo canale francese, ti vedrai in bella mostra Fil!" "Cosa?"

Le mie immagini sono affisse per Parigi lungo le strade e davanti ai grandi magazzini! NOoooooo, non ci credo!!! Carolina vuole che ritorni per alcune riprese ma non so come dirlo a casa. Non credo mi lasceranno andare e per sondare il terreno chiedo cosa direbbero se mi vedessero su manifesti lungo le strade. Quasi mi ridono in faccia e pensano che cominci a dare i numeri con l’età che avanza. Mio figlio dice che vedo troppa televisione, l’altro che sto troppo a computer, mia figlia che la devo smettere di sentirmi come una star e infine mio marito con la  sua solita ironia dice che ormai ho superato abbondantemente l’età dell’innocenza. Irritata più che mai accendo la tivù e li metto davanti alle immagini che sfilano lungo le strade di Parigi. E’ una pioggia di OOOOOOOOO… Mi diverto a guardare le loro facce così sorprese. Mi chiedono quando le ho fatte e dico loro che ho firmato un contratto. Adesso tutti a dirmi che brava mamma che hanno, che bella donna, che modella, che moglie…ma non mi lascio fregare, i loro entusiasmi sono dettati dal fatto che adesso la loro mamma guadagnerà anche da questo lavoro e non osano più opporsi alle mie richieste. Si prodigano per accompagnarmi, fanno a gara a chi deve venire con me e chi resta a casa,   ma io non voglio nessuno così come nessuno voleva venire prima che partissi la prima volta. Finalmente Parigi mi aspetta.(@tutti i diritti sono riservati)



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