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Cara nonna

Cara nonna
mi mancano  le tue chiacchiere, la tua ironia, le tue storie mentre mungevi ed io adagiata sulla paglia a farti tante domande, i tuoi abbracci quando prendevo la rincorsa da lontano. E vuoi mettere le tue merende sul prato fatte di pane e formaggio, le discese a piedi giù dai monti e i nostri discorsetti nelle gole della montagna, sedute ad ammirare il mare? Sembra un vecchio ritornello che racconto continuamente, ma i ricordi belli lo sono per sempre. Ti ricordo mentre fischiettavi sotto la fascina d'erba, sempre allegra, senza mai accusare la fatica e mai negare un sorriso. E poi quel grembiule da lavoro, meglio di una bacchetta magica! Con le mani nascoste nelle tasche tiravi fuori l'impossibile: frutta, soldi, caramelle, cioccolate, spilli, cannucce, biglie, uova...insomma, eri una vera fata. Ma quello che qui manca più di tutto sono i nostri momenti di gioco. Sì, tu seduta sulle scale ed io a rotolarmi addosso mentre si parlava, si rideva, si facevano anche discorsi seri.  


E vogliamo parlare delle buone colazioni che mi portavi a letto? Vassoi come coperchi di bidoni con su l’impossibile, tra cui latte caldo, biscotti, uova, banane, marmellata, a piccole dosi, un po' di tutto e tu vicino a me sul letto a guardare come lo svuotavo. Mi piacerebbe ritornare per qualche ora a quei pomeriggi, anche adesso dovresti fare un tuo incantesimo come allora mi dicevi:”Non ti preoccupare, facciamo tutto!”  Si dice che amiamo le persone per come  ci fanno sentire al loro cospetto ed io mi sono conosciuta per quello che sono quando ero con te. Ti devo ringraziare della bella presenza che mi hai dato e sono stata fortunata ad avere un contatto umano 24 ore al giorno. E poi vuoi mettere le risate di cui erano ricche le giornate? Non ricordi? Si dal medico quando gli dicevi che mi vedevi sciupata e bianca mentre sprizzavo salute da ogni poro e il medico ti rifilava le belle fialette di Be-total che aveva sulla scrivania. Arrivata a casa ne davo più della metà al cane. O quando piluccavo, a sera, appoggiata alle tue ginocchia, distesa, tutto il pane dalla tavola e tu non capivi come finisse in un momento credendomi a dormire. Perché proprio oggi mi ricordo di te? Perché è il tuo onomastico e a casa mangiavamo le famose paste miste, nel pomeriggio quando venivano a trovarti i parenti. Perché me lo ricordo? Perché potevo bere il Vermouth e puntualmente mi girava la testa. Se dovessi descriverti con un fiore saresti una margherita proprio come il tuo nome. E di margherite facevi le ghirlande quando andavamo nei prati, intrecciandole ed io me ne riempivo come la Primavera di Botticelli. Se il tempo fosse un giocattolo riavvolgibile, vorrei riportarlo ad allora per riprendere momenti indimenticabili. Pascolando per la memoria trovo tanti ricordi di cui nessuno triste, o se c’è stato, sarà stato così insignificante che non lo ricordo. E poi le nostre uscite, tutte belle preparate, tu col tuo profumo di pino silvestre, io di sapone, con gli abiti della domenica, per mano, ridendo e scherzando per la strada. E non farmi ricordare quella enorme bagnarola che riempivi d'acqua calda per farmi il bagno ed io a ora con la spugna e il sapone ne combinavamo di tutti i colori.
Tanti auguri nonna!

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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