Ci sono molti modi per capire la
personalità di una persona; tra questi, anche il modo di guidare. Sì,
osservare una persona mentre è al volante è come fare una fotografia al suo
animo. Possiamo dire che osservarla alla guida ci offre un quadro, quasi
analogico, delle sue capacità, del suo modo di essere, di interagire e di
vivere il rapporto con gli altri.
Di
solito lo fanno anche con me. Quando sono seduta al lato del conducente, non mi
sfugge niente. Vado in apprensione se vedo manovre azzardate o situazioni di
pericolo che l'altro non ha preso in considerazione. Solo allora mi permetto di
raccomandargli di procedere con prudenza. Chi viene in macchina con me dice che
vado veloce, ma poi, quando si accorge che sono prudente, che ho riflessi
pronti e che rispetto le norme, si tranquillizza e solo allora mi dice che si
fida di me.
Quando
sono sulla strada, mi guardo intorno e vedo una moltitudine di persone al
volante in modo veramente riprovevole. A volte penso che dovrebbero rifare
tutto il percorso per riprendere la patente.
Già
il modo di tenere il volante dice molto. A volte vi si attaccano come se fossero
ancorati a qualcosa a cui aggrapparsi per salvarsi, invece di essere loro a
condurre il veicolo. La presa troppo forte, i movimenti rigidi e una scarsa
capacità attentiva fanno sì che, al momento opportuno, non reagiscano in tempo,
risultando lenti nelle frenate, nelle manovre e nel dare le precedenze.
C'è
poi chi procede con una sola mano mentre tiene l'altro braccio appoggiato al
finestrino. E con quel braccio fuori è capace di dirigere un'orchestra: lo alza
continuamente mentre parla, lo agita, gesticola.
Molti
lasciano la mano destra sul cambio senza mai toglierla e girano in ogni
direzione con l'altra, some se fossero sulle macchinine delle giostre. Alcuni
sembrano affrontare la strada come se andassero in guerra; altri, invece, come
se fossero comodamente seduti nel salotto di casa.
Ci
sono poi quelli che partono senza rendersi conto di avere gli specchietti
laterali chiusi, dimostrando di non essere consapevoli del mondo che gira loro
intorno.
Secondo
alcuni è tutta colpa del comportamento e del carattere il loro modo di stare al
volante, ma, per quanto la personalità possa influenzare il nostro
comportamento, condurre un'auto è tutt'altra cosa. Conoscere le norme non
basta: occorrono attenzione, controllo, capacità di dare precedenza, rispetto
dei limiti di velocità e cura nei confronti dei pedoni.
Un
momento sicuramente di panico arriva quando bisogna fare una retromarcia. Per
alcuni è davvero una cosa impossibile: non riescono a completarla senza toccare
a destra e a sinistra prima di finire contro altre auto. Alcuni non si girano
nemmeno, pretendono di fare tutto guardando solo nello specchietto retrovisore
e si fermano quando ormai sentono il botto.
Sarà
forse una mancanza di orientamento, ma sicuramente serve pratica per imparare a
fare una buona retromarcia. Anche in questo caso si nota come, di fronte a una
difficoltà, alcune persone la affrontino non con le dovute precauzioni, ma
velocemente e senza la necessaria attenzione.
Molto
spesso diciamo che "chi va piano va sano e va lontano", ma anche chi
procede troppo lentamente può diventare un pericolo. Quando si viaggia a
velocità eccessivamente ridotta, diciamo sotto i 40km/h, in assenza di limiti
particolari, si finisce per creare una lunga fila di auto dietro di sé,
costringendo gli altri a rallentare e contribuendo alla formazione di ingorghi.
Per
giunta costoro tendono spesso a portare l'auto in quarta marcia anche a
velocità inadeguata, arrecando un inutile stress alla meccanica del veicolo.E
non si rendono conto che anche l'auto soffre. Chi sta dietro sente quel rombo
smorzato del motore e si chiede come sia possibile procedere in quel modo. Un
aspetto del carattere che può rivelarsi in questo comportamento è la difficoltà
a capire quando la vita va affrontata di petto, oltre a una certa accidia.
Non
è soltanto il comportamento al volante a identificarci come capaci o incapaci,
attenti o distratti: anche il modo in cui teniamo la nostra auto dice qualcosa
di noi.
Spesso se ne vedono alcune ricoperte da una coltre di
polvere, come se il deserto fosse finito tutto lì. Per non parlare dell'abitacolo,
dentro si trova di tutto: carte, bottiglie, polvere e chissà cos'altro; a volte
bisogna perfino pensarci prima di sedersi.
Chissà
da quanto tempo quella povera macchina non vede l'acqua. E non oso immaginare
quale cura abbiano, in generale, della propria persona e delle proprie cose. Se
questo è il disordine e lo sporco che hanno intorno, viene spontaneo da pensare
che forse non siano da meno nemmeno dentro di sé.
E
ancora il "santo telefonino", da cui molti sembrano dipendere. Lo
scorrono mentre sono in movimento, parlano al telefono, scrivono messaggi...
Eppure le norme al riguardo esistono e loro le eludono come se fossero nulla.
Mi
chiedo di quanta considerazione godano tutte le persone che stanno loro
intorno, se arrivano a fregarsene del buon vivere e delle regole. E quando
commettono qualche infrazione hanno persino la presunzione di avere ragione.
Stare
a volante rispecchia, in qualche misura, il nostro modo di vivere: come ci
comportiamo con gli altri, il rispetto che dimostriamo, l'esempio che offriamo
e, soprattutto, quanta attenzione siamo disposti a riservare alle persone che
ci circondano.
Ma
ci sono anche quelli che, quando li osservi alla guida, ti danno tutte le
coordinate per riconoscerli come persone "perbene", nel senso pieno
della parola. Rispettano tutti, a cominciare dai pedoni: Sanno attendere nel
traffico, al semaforo, ai caselli, senza strombazzare come galline in un
pollaio o inveire contro chi non si muove. Sanno dare la precedenza quando
spetta agli altri, moderano la velocità, si accorgono degli altri sulle strisce
pedonali e, talvolta, fanno passare prima gli altri con educazione, anche
quando non sarebbero obbligati a farlo.
Senza
voler interpretare il carattere di chi è alla guida, qualcosa di lui si può
intuire suo malgrado: attraverso i suoi comportamenti, ci offre una lettura,
quasi involontaria, di se stesso. Forse è proprio questo il punto: quando siamo
al volante non possiamo nasconderci completamente. Ogni gesto, ogni esitazione,
ogni accelerazione, ogni precedenza data o negata racconta qualcosa del nostro
rapporto con il mondo. E, strada facendo, spesso racconta anche chi siamo.
Si
attribuisce a Winston Churchill un pensiero secondo cui il livello di civiltà e
di democrazia di un popolo si manifesta anche nel rispetto che i cittadini
dimostrano gli uni verso gli altri nei gesti quotidiani. E forse la strada è
proprio uno dei luoghi in cui questo rispetto, o la sua assenza, diventa più
evidente.
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