Quali libri consiglieresti da leggere?



Sembra una domanda semplice, ma in realtà dice tutto e niente.

La scelta è talmente vasta e variegata che finisce inevitabilmente per essere legata a ciò che ciascuno di noi ha letto, al momento della vita in cui lo ha letto e, soprattutto, a ciò che quel libro ha lasciato dentro di noi.

Ci sono poi i libri che dovremmo aver letto quasi per dovere: quelli che racchiudono la nostra cultura, la nostra storia, la nostra letteratura.

E allora nasce un'altra domanda: da dove cominciare?

Dai classici? Dai libri contemporanei? Da quelli che hanno segnato intere generazioni? Da quelli che la critica considera imprescindibili? Oppure semplicemente da quelli che hanno saputo emozionarci?

Forse è necessario fare un po' d'ordine.

Partirei dalla letteratura italiana, da quei libri che, al di là dei gusti personali, fanno parte del nostro patrimonio culturale: La Divina Commedia di Dante, il Decameron di Boccaccio, L'Orlando furioso di Ariosto, La Gerusalemme liberata di Tasso, I promessi sposi di Manzoni, La coscienza di Zeno di Svevo, Il fu Mattia Pascal di Pirandello, I Viceré di De Roberto, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, Il barone rampante di Calvino, L'isola di Arturo di Elsa Morante.

Sono soltanto alcuni dei libri che hanno fatto epoca e che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a costruire la nostra idea di letteratura.

Poi c'è la letteratura straniera.

Shakespeare, naturalmente. E poi Il giovane Holden di Salinger, La campana di vetro di Sylvia Plath, Il grande Gatsby di Fitzgerald, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.

E ancora i grandi romanzi russi: Guerra e pace e Anna Karenina di Tolstoj, senza dimenticare Dostoevskij.

La letteratura francese, con Madame Bovary, Il rosso e il nero, I miserabili, Il conte di Montecristo.

Quella spagnola, con l'immortale Don Chisciotte della Mancia di Cervantes.

E poi la letteratura inglese, con i suoi grandi classici: David Copperfield di Charles Dickens, i romanzi di Jane Austen, quelli di Virginia Woolf, Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, 1984 e La fattoria degli animali di George Orwell.

Continuerei con I dolori del giovane Werther di Goethe, La montagna incantata e I Buddenbrook di Thomas Mann, per arrivare a Kafka e Hermann Hesse.

E poi ci sono gli autori più vicini a noi, quelli che hanno saputo raccontare il nostro tempo con uno sguardo diverso: Ruiz Zafón, Márquez e tanti altri.

Ma c'è un'altra categoria di libri che forse conta ancora di più: quelli che non necessariamente troviamo nei canoni ufficiali, ma che hanno lasciato un'orma indelebile nella nostra esperienza di lettori.

Penso ai libri di Doris Lessing, a Via col vento, e a romanzi italiani che rischiano di essere dimenticati ma che meriterebbero di essere riscoperti: Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo, La ragazza di Bube di Cassola, Il mulino del Po di Bacchelli, Malombra di Fogazzaro, Il giardino dei Finzi-Contini di Bassani.

E ancora Moravia, con Gli indifferenti e La noia; Pasolini, con Ragazzi di vita, Teorema, Petrolio.

E potremmo continuare ancora a lungo. Perché, alla fine, una lista di libri non può essere davvero definitiva.

Ci sono i libri che bisogna leggere. Ci sono quelli che vale la pena leggere. E poi ci sono quelli che, una volta letti, non ci lasciano più.

Forse è proprio da questi ultimi che dovrebbe partire la nostra personale biblioteca.

Perché il libro più importante non è necessariamente quello considerato un capolavoro dalla critica, né quello che ha venduto milioni di copie.

È quello che, in qualche momento della nostra vita, ha cambiato qualcosa dentro di noi.

E voi, se qualcuno vi chiedesse oggi: “Quali sono i libri che consiglieresti assolutamente di leggere?”

Da quali comincereste?

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