Settembre vola

 




Settembre è un mese che mi ispira. Da sempre scrivo di settembre, in modi diversi, toccando argomenti vari, ma tutti con quel sottofondo di nostalgia e malinconia per qualcosa che va via.

Quest’anno si aggiunge la sensazione che l’estate sia volata. Ma penso che sia volata anche la primavera e, prima ancora, l’inverno. Tra poco ci ritroveremo di nuovo in inverno e, anche se non volessimo pensarci, lasciare semplicemente alla stagione il suo corso è impossibile.

Penso al mare e alla mia voglia di trascorrere un tempo prolungato in spiaggia, senza oneri, senza divieti, senza pensare alle mille cose da fare. Era appena giugno quando facevo bei sogni di vacanze, mare, sole, tramonti e orizzonti, e invece mi ritrovo a sentire quanto mi mancano.

Quanti discorsi scoraggianti ci facciamo? Oggi non posso, adesso ho un impegno, poi hanno bisogno di me, poi forse è il caso di rimandare. E così, senza accorgercene, l’estate è finita. E non solo a parole.

Il sole non è più così in alto, la giornata si è accorciata, l’aria è più densa e fresca e, in alcune ore del giorno, c’è un silenzio particolare. Guardo il mare e mi sembra quasi che mi rimproveri:

“Ti ho aspettata, ma non hai avuto nemmeno un po’ di tempo per sentire la salsedine, le brezze, le maree.”

Questo rimprovero lo avverto come uno schiaffo. Mi indurisce e, allo stesso tempo, mi fa pensare che forse l’autunno verrà in mio soccorso e potrò godere del suo tempo meglio di quanto abbia fatto con l’estate.

Osservo i tralci, le foglie sui marciapiedi, la montagna con i suoi colori tersi e mi dico che non posso più fare un bagno. Bisogna attendere un altro anno.

Parte la malinconia, ma anche la delusione di aver lasciato correre, come se quel desiderio non fosse importante.

Una mancanza che si riversa nell’anima e mi scuote fino al punto di farmi credere che forse sono io a non volere abbastanza. Eppure so che non è così semplice.

Con il tempo scemano le situazioni e anche le attese di una volta. Siamo più consapevoli, più permissivi con le cose intorno a noi, forse anche un po’ più fragili. E procrastinare diventa la soluzione più facile da adottare.

Domani. È una parola che usiamo continuamente per rimandare. Domani farò, andrò, avrò tempo.

Ma domani non è oggi. Quando arriverà, avremo altre esigenze, altre circostanze e forse non guarderemo più le cose come quando le abbiamo desiderate. Cambiamo noi, cambiano le situazioni e perfino i desideri. Quello che oggi ci sembra urgente, domani potrebbe non esserlo più.

Per acquietare la mia delusione ripenso a quando sono andata al mare con mio padre, un 20 ottobre di diversi anni fa. Allora avevo da digerire una bella felicità e volevo condividerla. È stato uno dei momenti più belli trascorsi insieme.

La felicità non mi faceva avvertire la stanchezza, né il fatto che fosse pomeriggio. Non c’era la preoccupazione che il tempo potesse cambiare. Avrei fatto il bagno anche con la pioggia o col vento. Non avrei sentito altro.

A guardare le fotografie, quello stato d’animo lo avevo stampato in viso. Si leggeva negli occhi, sulle gote, nel sorriso. E così anche in mio padre.

E per finire, tornati al porto, pizza in barca. Nessuno dei due voleva ritornare, nonostante fosse già buio.

Era per via di quella felicità. Di quelle poche ore in cui ci eravamo sentiti interamente.

E penso che sia proprio questo il punto.

Quel 20 ottobre non era estate. Non era il periodo delle vacanze, non era il momento che avevamo immaginato per andare al mare. Eppure è diventato uno dei ricordi più belli.

Forse perché la felicità non aspetta la stagione giusta.

Noi invece aspettiamo. Il momento più adatto, il tempo libero, le condizioni migliori, che gli altri non abbiano bisogno di noi, che non ci siano problemi, che tutto sia a posto.

E intanto la vita passa.

La forza d’animo non è più la stessa, i timori sono sempre tanti e anche la sensibilità nei confronti degli altri è diversa. Ci sono persone che aspettano da te e cose che non puoi demandare a nessuno.

Forse è per questo che settembre fa la sua cattiveria.

Con il suo scenario tranquillo, meno caotico, ricco di colori caldi, ti fa ricordare perfettamente fatti e momenti. Rivanga, esplora, indaga zone d’ombra dentro di te e ti senti rivoltato come non mai.

Ti appare quella volta che sei partita, l’altra in cui andavi a scuola da piccola e poi da ragazza. Il profumo dell’erba secca, il suono delle foglie sul selciato.

Ogni movimento porta con sé un fatto. Ogni odore una stagione. Ogni luce qualcosa che credevi di avere dimenticato.

Credo che settembre abbia il compito di interrogarci, come un maestro che attende da noi la lezione. Non lo fa con il rumore, ma con i silenzi. Non ci costringe a rispondere, però ci mette davanti alle domande.

Che cosa hai fatto di quello che desideravi?

Che cosa hai rimandato?

Che cosa hai lasciato andare senza nemmeno accorgertene?

E anche settembre se ne va, lasciando una sensazione strana. Mi chiedo quando sia arrivato. Non lo abbiamo proprio sentito.

Questo scorrere veloce significa che forse non andiamo più a tempo. Non siamo più sincronizzati con le stagioni come una volta. Sostiamo troppo sulle cose, diventiamo più profondi, andiamo alla ricerca di cose diverse, magari più consone alla nostra sensibilità di oggi.

Forse molte cose le abbiamo già perse per strada, senza poterle più ritrovare. O forse molte cose sono cambiate da tempo e non ce ne siamo accorti.

Settembre è il mese in cui ci accorgiamo delle cose. Ci ricorda quello che abbiamo vissuto, quello che abbiamo perso, quello che abbiamo rimandato. Ma forse, proprio per questo, ci insegna anche a non rimandare tutto al domani. A volte basterebbe andare.

Andare al mare anche il 20 ottobre. Non aspettare che sia estate, che ci sia il sole perfetto, che tutto sia tranquillo. Andare quando dentro di noi c’è qualcosa che chiede di essere vissuto. Amo settembre per questo.

Lo amo come il mese che insegna, che si attarda ma con criterio, giusto il tempo di farti riprendere quello che devi ricordare.

Lo amo perché, con i suoi silenzi, spegne ciò che non serve e riapre nuovi orizzonti.

E forse è questo il suo insegnamento più grande: non possiamo fermare il tempo, ma possiamo ancora scegliere come attraversarlo. 


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