30/12/10

Il vecchio anno se ne va...

Voltare l'ultima pagina del calendario dà un'emozione molto forte così come si va in ansia per quella nuovissima ancora in attesa di essere scorsa.
L'emozione nasce dal tempo che, con il passare degli anni, corre senza sosta e sembra ieri aver festeggiato quello che già definiamo l'anno vecchio. Cronos non ci dà tregua, ci tiene in pugno e, nella nostra vita, tutto è ritmo, scansione, stagione, anni, mesi e giorni che ci regolano e noi ci lasciamo prendere dal suo ineluttabile vortice.

Mi dispiace lasciare l'anno che passa, perchè so che è stato un tempo unico che non si ripeterà più, ma so anche di averlo vissuto nel modo migliore delle mie possibilità, con errori, lezioni ricevute, affanni, affetto, gioia, e che di meglio non avrei potuto.

Un anno speso bene fa da traino a quello nuovo, col quale si instaura un filo di continuità che ci tranquillizza sul fatto che poi non cambia niente, che le nostre scansioni temporali servono solo a ricordare meglio, a fare progetti, a fare pronostici, a trarre conclusioni e considerazioni varie.

Siamo bravi a trovare le sfumature della nostra vita tra il vecchio e il nuovo anno e lo notiamo dai piccoli che crescono, dalle lamentele degli anziani e da noi, di mezza età, che non siamo più bambini ma che ancora sprizziamo energia da tutti i pori. Per dare un calcio alla malinconia ci serviamo di tutto, come la scaramanzia, l'astrologia, l'abbigliamento alla moda, la vacanza e i progetti oltre misura. E' il nostro umano modo di difenderci dal tempo che passa, che vorremmo fermare ma che non possiamo e ricadiamo sul sentimento che ci protegge e ci coccola in modo affettuoso, dandoci la nostra vera essenza.
Quello che ci spaventa è ricominciare, riprendere come se fosse sempre la prima volta e riprovare, ma poi accade che nuovi percorsi ci costringono a tenere rotte diverse, che si distanziano da quelle vecchie, come possono essere cambiamenti di abitudini, di passioni, di amori, di desideri, di volontà che variano e allora siamo consapevoli che era necessario un taglio nuovo al nostro tempo.

Tutto quello che inventiamo per ingannare il tempo non ingannerà noi stessi, che sappiamo bene del nostro passato, presente e futuro e che la vera dimensione di ciascuno è il presente, l'azione che ci fa costruire il puzzle della nostra vita. E dovremmo essere grati al presente anche quando ci sembra insopportabile, perchè ci appartiene, è la nostra vera dimensione.

In questa consapevolezza possiamo festeggiare alla grande e allora che ben venga il completo rosso, la cena e i fuochi d'artificio, i balli e le mega-feste, basta non perdere la nostra dimensione.
L'unico dono che il tempo ci fa è il nostro cambiamento fisico, l'unica prova che abbiamo di aver vissuto e che dobbiamo imparare ad accettare, questo è il nostro grazie al tempo.


BUON ANNO DAL BLOG "IL MIO SOLE"
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25/12/10

La festa della famiglia


Il Natale è la festa più bella dell'anno, per grandi e piccini, è l'unico momento in cui la famiglia, per tradizione, si riunisce al completo, costi quel che costi. Il ritrovarsi intorno a un tavolo a condividere il cibo, le idee, i pensieri e le opinioni, i sentimenti, rende più uniti, facendoci sentire migliori e vivendo anche le persone che ci troviamo accanto.


L'altro non è poi così lontano da noi, ma è la persona alla quale non abbiamo dato mai attenzione o la dovuta considerazione; è l'amico al quale non abbiamo manifestato la nostra riconoscenza; è nostro figlio, che non sente la nostra presenza o non gli abbiamo detto mai quanto lo amiamo; è la persona che apprezziamo e stimiamo ma che trattiamo con indifferenza. L'altro è chi morirebbe per noi e noi lo ignoriamo o ne approfittiamo. L'altro è la vita che ci scorre intorno e noi continuiamo a vivere nel nostro guscio. Natale per un verso unisce, salda, rende sensibili al mondo che ci circonda, per un altro verso ci permette una riflessione sugli atteggiamenti da cambiare.


Natale è un po' una prova, dove tutto viene messo in discussione.E' un'occasione più unica che rara per parlare e confessarci, per chiedere e manifestare le nostre preoccupazioni o i nostri timori, così come si palesano le nostre gioie e i nostri stati d'animo. E' un piccolo spaccato di vita, dove avviene il confronto tra adulti e bambini, adolescenti e anziani. In un groviglio di attese e bisogni, spesso accadono piccoli conflitti necessari per nuove comprensioni.


Basta sedersi tutti insieme, che subito si instaurano approcci di tipo diverso tra i commensali, con codici espressivi e punti di vista differenti, dove la malinconia degli anziani si confonde con i progetti degli adulti, l'audacia dei giovani alla vivacità dei bambini. Tutti chiedono di essere ascoltati, di ricevere attenzioni. Gli adulti fanno le loro dovute cosiderazioni, aspettandosi dal futuro i momenti migliori. La festa è incontrarsi a mezza strada in uno scambio reciproco dove si cresce e si matura. Intorno a un tavolo si guarda il nostro interlocutore negli occhi e la comunicazione ha il suo trionfo, mentre consumiamo lo stesso pasto , uniti nel modo più intimo che possa esserci.


La famiglia è una cellula fondamentale della nostra società, allo stesso modo in ambito religioso. La famiglia è restare uniti sempre, è risolvere i problemi adoperandosi al meglio, è sentirsi parte di un gruppo che sperimenta il valore della condivisione. E' la nostra fonte e il nostro calore. Non è vero che la famiglia langue oggi, è vero, invece, che sono aumentati gli attori, abbiamo la cosiddetta famiglia allargata, dove interessa maggiormente la continuità di un sentimento e non per forza la consaguineità. Ciò che si chiede all'interno della famiglia è la stabilità dei sentimenti e, dalla loro durata, deriva il nostro benessere. Non è un'istituzione a comando , ma una struttura che per funzionare ha bisogno di radici solide e forti e la sua funzione si esplica nel tempo. Una buona base per la famiglia è l'amore che ciascun componente profonde per gli altri. Natale dà ancora questa opportunità dopo tanti secoli di storia, ed è una fortuna avere un momento così magico per cementare anche quei rapporti più difficili e senza speranza.


Nei miei Natali è accaduto sempre un evento importante che ha dato inizio a situazioni future così come ci sono stati dei Natali tristi per la consapevolezza che un giorno all'anno non può restituire rapporti mai esistiti. Ci sono stati dei Natali nei quali ho avuto la prova di chi realmente ci tenesse a me, della falsità di alcuni legami, dei rami sterili che andavano tagliati, dell' affetto che ancora chiedevo malgrado l'età e dell'impossibilità degli altri a darmi ciò che non avevano. Tutti i miei Natali sono stati caratterizzati da attese che puntualmente venivano eluse. Questa mancanza mi ha rafforzato e oggi, che accolgo intorno al mio tavolo natalizio la mia famiglia, che ha componenti diversi da quelli di un tempo, è per me, una festa anche di ricordi, di gioia nel poter dare agli altri quello che ho sempre cercato e mai avuto.In questo esercizio continuo di discrepanze affettive, tra ciò che abbiamo dentro e quello che accade fuori di noi, affiniamo la nostra interazione con gli altri.


La famiglia è una struttura sociale caratterizzata da un sistema di relazioni affettive e i rapporti che si instaurano tra i suoi componenti sono quelli per la vita. Se queste relazioni produrranno danni, resteranno a vita, se daranno serenità e affetto, questo ci riscalderà per sempre. Bisogna fare in modo che il freddo non congeli mai le relazioni familiari che, altrimenti, lascerebbero un segno indelebile. Un modo per dare calore è ancora una festa come il Natale, che rievoca la nascita di un bambino, e un figlio nasce da un amore , quindi la famiglia non è altro che sorgente d'amore e di vita che si propagherà nel tempo, lasciando dentro di noi il fuoco per riscaldarci a vita.


La forza ,i valori e l'amore che una famiglia dà, si vedranno col tempo e sono proprio i figli i custodi di questo tesoro, quando a loro volta ripercorreranno, come in un copione, tutto quello che hanno vissuto in famiglia, non distinguendo più se sono essi stessi gli autori di quel copione o i seguaci di qualcosa in cui credono.


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18/12/10

La Cornovaglia che amo

Quest'aria natalizia, di festività e tempo libero per le vacanze di fine anno, mi riporta a una terra, a un posto unico al mondo: Land's End, in Cornovaglia, che ho visitato qualche tempo fa, quando, per un concorso di pittura giunsi a Londra, con famiglia al seguito, pensando di recarmi in uno sperduto luogo dell'Inghilterra dove andare a dipingere. E' una regione incantevole a cominciare da Truro, una città che avevo conosciuto attraverso la serie televisiva di Poldark e dove ho visitato le famose miniere. Lo sceneggiato Poldark ha sicuramente scosso la mia curiosità e mi ha spinto in questo luogo, alla ricerca della sua storia e delle sue bellezze. Passeggiando per Truro ho ammirato i pizzi messi in bella vista nelle vetrine, le grandi fioriere poste ai lampioni e la cattedrale così imponente, in stile neogotico.Subito dopo è la volta di Penzance, la mia meta, dove si trova la scuola d'arte conosciuta in tutto il mondo e dove si recano artisti da ogni parte. Qui il mondo sembra fermarsi per dare spazio a ritmi più lenti, più a misura d'uomo, dove vige la calma e la riflessione.

PENZANCE-Luogo misterioso/ancor di più/in un Natale immaginario./Il freddo copre la riviera,/il vento passa col suo telo/e i gabbiani/chiudono il volo./Sono spenti/anche i colori delle vele./Le barche in riva al mare/ondeggiano in attesa/che qualcosa accada./I gerani sono ancora lì tesi/e si fanno accarezzare/dalle folate oceaniche./La culla dei venti,/luogo romano,/d'altri tempi,/si chiude col suo manto al freddo,/un ossequio al re che nasce/in questo pezzo di mondo.(Di F.Baratto)

La vista è allietata da casette caratteristiche, con giardini e piccoli orti. I fiori qui, come in tutta la Cornovaglia, sono simbolo di bellezza ma anche di cultura e di civiltà.Viaggiare, d'altra parte, serve a confrontarsi con culture e stili di vita diversi dai nostri, per imparare ciò che non può essere insegnato. St.Ives, sulla costa a nord, è una graziosa cittadina con il suo porto caratteristico. Nelle stradine strette e ripide, lungo tutto il percorso, pendono lateralmente alla strada, ciotole ricche di gerani, petunie e campanelle che scendono dai loro vasi in una cascata di petali dai toni pastello.

Il porto, con le sue barche adagiate sul bagnasciuga e in acqua con reti pendenti, ciambelle e attrezzature per la pesca, crea scene pittoresche e incantevoli. Qui tutto è fermo, come in un dipinto. L'aria è sempre umida e fredda, il vento sibila dall'oceano portando ovunque stormi di gabbiani , i veri protagonisti del luogo.

Il mio cuore, però è rapito da Land's End, un posto indescrivibile, si può solo parlare della sua maestosità. E' l'ultimo pezzo di terra della Cornovaglia ai confini con l'Oceano. Appena si giunge sull'alta scogliera, il vento avvolge come una girandola e il suo sibilo, a velocità sostenuta, rimbomba come un metronomo dal cupo suono. Si ha la sensazione di stare sospesi, innalzati dal suolo. Allo stesso tempo, il silenzio interiore che si avverte a contatto con un panorama mozzafiato e la solitudine del luogo, ci invade completamente e ci innalza in volo come spirali di eliche che girano vertiginosamente. Un'immane e misteriosa forza fa innalzare enormi onde spumose e alte che s' infrangono rumorosamente sugli scogli, ricoperti di gabbiani, in un continuo e serrato movimento.

Gli stridori dei gabbiani si perdono come singhiozzi che scemano con lunghe scie d'echi, perdendosi nei rari momenti dei loro silenzi. Molti restano appollaiati sugli scogli in contemplazione e solo dopo un lungo riposo, riprendono le corse sull'acqua in un volo spiegato, in un gioco di movimenti, colori e suoni tra i più pittoreschi che abbia mai visto. Mi sono persa in corse e cadute nei prati, ho attraversato un ponte di corda sospeso nel vuoto e sotto il mare minaccioso. Ho rivolto, poi gli occhi al cielo e ho visto nuvoloni ai quali davo forme diverse come la schiera di Esperidi sul carro spinto da Eolo. Lì nei paraggi, un grosso masso a mo' di trono, ha dato tregua alla mia corsa e alla mia fantasia. Qui sono passata a rievocare i fatti storici a cominciare dai Romani, giunti fin qui nel 55a C con Giulio Cesare e di cui restano vistosi segni. Più a nord, al confine con la Scozia, c'è l'Hadrian's Wall, iniziato nel 122d.C, la muraglia eretta dall'Imperatore Adriano per difendere i confini dai nemici provenienti dal nord. Qui giunsero anche i Normanni nel 1066 con Guglielmo il Conquistatore, dando inizio alla guerra dei cent'anni e la guerra delle due Rose. Seduta sul trono vedo lì i Romani, a sinistra i combattimenti, e poi dal mare giungere le navi e da terra guerrieri ben muniti... In lontananza vedo la dimora di Re Artù, il castello di Camelot e nei vortici della mia mente la fantasia va al galoppo. Intanto grosse nuvole mi sovrastano quasi a toccare la mia chioma, con forme strane e colori forti per il peso dell'acqua che esse trasportano. Ai miei piedi un tappeto d'erba a perdita d'occhio segue il corso del vento con onde e capriole ,recando un fruscio continuo a mo' di lamento.Lo sperduto luogo che pensavo, si rivela ai miei occhi in tutto il suo splendore!

Dopo tanto stordimento ho bisogno di ritornare alla normalità, scendendo giù a Marazion dove c'è l'hotel Mount Haven e lì di fronte S.Michael's Mount, l'abbazia benedettina dell'IX secolo, che allieta la vista e mi dà lo spunto per un dipinto. Il cielo è sempre imbronciato ma spesso non ci si fa caso per le tante cose belle che girano intorno. Anche l'hotel è grazioso e in posizione egregia per la vista che dà e la possibilità di guardare S. Michael sia nelle ore di alta che di bassa marea.Tornata a casa, Land's End viene via con me, portandomi dentro un pezzo di quella terra.

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12/12/10

Lettera a Gesù Bambino

Caro Gesù,
è un po' insolito che ti scriva un'adulta, tu vai d'accordo con i piccoli e con tutte le lettere che ti giungono da parte loro, non so se c'è posto per me.
Quest'anno, leggendo tante piccole e dolci letterine di bambini, è venuta una gran voglia anche a me.
Immagino la faccia che farai nel ricevere la mia lettera, ma non se ne può più .

Dal momento che tutti, quaggiù, pensano di essere onnipotenti, io mivoglio rivolgere a te, l'onnipotente in assoluto. Sì, perchè qui non hanno capito che si è grandi se si è piccoli. Qui molta gente crede di aver preso il tuo posto e che tu ormai fai parte della storia e basta.

Caro Gesù, vedessi lo scempio che si sta facendo di questo giardino,  il nostro Eden, è ridotto proprio male: alberi tagliati, terra bruciata, ruspe dappertutto, cemento in ogni dove, mare inquinato, pesci che muoiono o cambiano le loro rotte, aria irrespirabile. E quel che è peggio che nessuno ne prende atto. E' diventato un giardino spazzatura, anzi se mi permetti oserei dire"monnezza". Penso che non abbiamo più speranze per smaltire i nostri rifiuti, ci dovranno pensare gli alieni, visto che ci spiano dallo spazio, troveranno  un modo per portarli via, così li trasformeranno in energia.

Qui la giustizia non c'è più, vige la legge del più forte. E poi il denaro, tutti ossessionati dai soldi, tutti si vendono per i quattrini per poi essere schiavi.

Per denaro si fanno le guerre, sì perchè ci hanno fatto sempre credere che erano per la pace, invece sono per il denaro. Se si fa la guerra ci guadagnano tutti, capisci Gesù, l'ipocrisia. Ma certo che conosci il problema! Il vero motivo della guerra è il denaro. E poi chi se ne frega se i bambini muoiono o hanno fame o sono malati, ci sono le associazioni che pensano a queste cose, non i governi.Il denaro non è l'unico idolo.

Si vuole restare giovani, tutti giovani, perchè anche questo è segno di potenza, le rughe sono per i deboli, i forti sono tutti stirati, ma non possono ridere, nè gioire, perchè le emozioni segnano e poi creano crepe nella pelle.
E' nauseante vedere come ci si combina per essere tutti uguali, stirati a mo' di mausolei, come quello di Teodorico a Ravenna.

Un altro idolo è il divertimento a tutti i costi. Tutti devono fare tutto: divertirsi è come fermare il tempo e quest'illusione fa fare a volte progetti anche sconsiderati.

Ma la cosa più grave che sta accadendo quaggiù, caro Gesù, è una rivoluzione di sentimenti, penso sia la terza guerra mondiale. Pensa che l'ipocrisia la scambiano per diplomazia; la bontà si chiama ora incapacità; la giustizia è solo un'opinione; la verità, una possibile realtà; il dovere uno stupido passatempo ai danni di chi lo fa; l'educazione è una debolezza per non sapersi comportare di conseguenze. Una vera strage di sentimenti! L'amore è un momento di euforia che come ti viene, passa via. Sono disperata Gesù, qui ci vuole una strenua battaglia per riportare le cose come prima.
Ma la tragedia è un'altra, le persone non sono più disposte a tornare alla vita di prima, sono entrate in un circolo vizioso dal quale non ne usciranno più. Penso che ci troviamo ad una svolta epocale, Gesù, e tornare indietro sarà impossibile.

Tu pensi che qualcuno si renda conto del fatto che le cose vanno proprio male? Ognuno cerca di fare i fatti propri, come dice il protagonista nel romanzo i "Vicerè" dove afferma:"l'Italia è fatta, ora facciamo gli affari nostri".


Ma tu non ti preoccupare, io non mi arrendo, sono un'inguaribile ottimista con acute punte di pessimismo tragico, ma sono tollerante anche se a volte do sfogo alla mia rabbia e ti chiedo solo di aiutarmi a sostenere questo peso che mi porto dentro. A volte ho anche paura Gesù, sì, dell'indifferenza, dell'assuefazione alle situazioni negative, del modo arrogante di proporsi degli altri, dell'offesa, quando arriva all'improvviso e quando intorno a me c'è un deserto d'affetto. Tu però conosci già tutto questo, lo sai, allora perchè lo permetti?


Sì, sì, mi dirai del libero arbitrio, che l'uomo deve agire senza coercizioni, se solo fosse saggio, e invece mostra di aver perso la strada del bene, un po' quello che successe a Dante nella sua Divina Commedia. Visto che non sempre è lucido, Gesù, ti chiedo di illuminarlo, di aiutarlo, di proteggerlo, ma soprattutto di amarlo, solo col tuo amore si salverà.


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05/12/10

Natale

Questa piccola luce
che ogni anno si lascia inseguire,
piccola, lontana,
nella speranza che si avvicini,
ci tiene vivi, ci riempie di gioia.
Ogni anno si rinnova,
sempre lì ad attendere da noi
i gesti migliori, l'amore non dato
dalla pigrizia dei nostri cuori
e dalla continua sofferenza
dei nostri animi affranti.
C'è sempre la speranza
che qualcosa cambi,
che non siamo più illusi,
che ormai cresciuti
sappiamo amare la vita.
I nostri cuori sono sempre piccoli
inesperti, spaventati
e bisognosi di cure e di affetto
e aspettiamo di essere sorpresi
da questo miracolo annuale.
Aspettiamo che il Natale
venga a guarire le nostre ferite
a raccogliere le speranze,
a far soccombere le nostre paure,
le nostre debolezze e
a darci una scintilla di forza e di amore.
Bisogna fare in modo
che ogni anno questa luce
lasci uno spiraglio
per i nostri cuori
che non restino ingabbiati nella rete della vita
ma crescano forti, loro
ancora piccoli e indifesi.

F.Baratto
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Aria di Natale



Il mio libro "Ritorno nei prati di Avigliano", termina con il testo "Natale" e il motivo per cui l'ho posto alla fine è che il Natale, nel periodo di cui parlo, cioè della mia infanzia, era la "grande festa" e andava preparata con cura. Durante l'anno ogni cosa era fatta in previsione del Natale e coinvolgeva grandi e piccoli con un fermento magico che ho ritrovato solo nelle fiabe. Iniziava ai primi di dicembre, quando per le strade giravano gli zampognari. La nonna, spesso, li ospitava dando loro un pasto caldo e un ricambio, vino a sufficienza e denaro. Prima di andare via ci allietavano nuovamente con un ricca e splendida melodia che io ascoltavo seduta sui sacchi di biada e tra le braccia la mia cagnolina. A volte mi concedevano il bis e suonavano ancora per me. Il loro repertorio lo eseguivano al meglio davanti al presepe del vicino che allestiva lungo una parete della sua cucina, accanto alla fornace. Il presepe impiegava tutto il nostro tempo a disposizione .


Mio nonno lo allestiva in un lato della cantina, tra botti, damigiane e bottiglie mentre sulla testa pendevano prosciutti, salami e pancette e tutto intorno tra i pastori, Giuseppe e Maria, una ricca fila di luci intermittenti. Appena arrivava un ospite era d'obbligo portarlo lì a vedere una scenografia che non ho più visto da allora. A volte mi sedevo lì accanto sulla paglia per osservare la fontanina, i pastori, la grazia di Maria, la pazienza di San Giuseppe e tutta quella gente che accorreva per il Salvatore. Lui non c'era, il nonno lo adagiava il venticinque notte, appena tornati dalla messa. Era una cantina fredda e umida, buia, ma che calore emanava quella visione, mi sentivo in mezzo a una folla come se lì dentro ci fosse stata vita vera.


La nonna, quando andava ai monti per l'erba fresca, sradicava un albero con le radici, di un verde brillante,bellissimo che addobbavamo con ciambelle di pasta di mandorle, il pungitopo, il vischio, biscotti sfornati e raffreddati, cellette di miele tirate dalle arnie e fiocchetti di caramelle gelatinose. Era un gustoso piacere sistemare tutte quelle leccornie. Chi passava lì davanti era tentato di fare un assaggio e nonna, conoscendo le abitudini, ogni volta che rientrava dalla spesa, rimpinguava i dolci mancanti e finiva che a Natale era stracolmo.


Verso la fine di novembre, la nonna mi prelevava dal letto di mattino presto per andare alla novena dell'Immacolata e io, avvolta nel mio cappottino, con guanti , sciarpa e cappello mi lasciavo tirare fino in chiesa a piedi. Lì, mentre tutti i fedeli intonavano e pregavano, io guardavo incantata le candele accese alla Madonna e con il loro bagliore e luccichio, semiaddormentata, pregavo con nonna e quando stavo per abbattermi vinta dal sonno, lei mi stringeva forte la mano e io capivo: riprendevo a pregare e aprivo gli occhi . All'uscita si andava di corsa da Giovanni il pasticciere a comprare raffioli e mostaccioli, pulci e torrone. Il tempo prenatalizio passava andando a fare visita ai parenti e agli ammalati in ambito familiare ma anche ai conoscenti.


Nonna diceva che era doveroso portare un po' di sollievo ai malati e facevamo, nel giro di quindici giorni, visita a tutti le persone sofferenti del posto. Finalmente c'era un momento tutto per me quando andavamo a comprare i miei vestiti nuovi e non poteva mancare l'abito rosso o verde scuro di velluto con fiocchi e scarpe di vernice e mi sentivo come la protagonista di Scarpette rosse.


Il vero Natale era nella cucina di mia nonna, una cucina così grande che quando ho cambiato casa ne ho progettata una simile, proprio ricordando tutto il tempo trascorso in quella cucina ricca di vita e di ricordi.

Non era una cucina ma un regno, il regno di mio nonno, il cuoco di casa. Ci mettevamo entrambi , lui col suo grembiule bianco e io col mio grembiulino a quadrettini, su una sedia massiccia con la schiumarola in mano per friggere le zeppole che aveva impastato per una giornata intera. La tecnica era quella di farle sgocciolare in una sporta dove aveva riposto carta del pane e foglie di alloro e solo quando erano ben asciutte , le passava nel miele con gli anicini. La prima zeppola era per me che condividevo con la mia cagnolina, la seconda per il nonno.

Il vero Natale era il profumo dell'anice nell'aria, quando il nonno lo cospargeva sui dolci e lo versava nel caffè. Ancora oggi, metto una goccia di anice nel caffè, di questi tempi, e mi torna in mente mio nonno con le sue abitudini. Il Natale lo respiravo nell'aria, ne vedevo lo scintillio per le strade, ne sentivo i profumi e lo vivevo in chiesa con tutte le funzioni religiose alle quali non mancavamo mai. Mi sono rimasti i contatti umani con le persone che incontravamo, un Natale così diverso da oggi nel nostro mondo virtuale, allora era importante vedersi e viversi, non solo una volta all'anno per il pranzo, ma sempre.


Il pranzo di Natale era la fase finale di tutto un lavoro e quando si stava raccolti attorno al tavolo, nella grande cucina dei nonni era una festa di profumi, sapori e cibi. La tombola completava la riunione familiare e nell'aria si aggiungeva il profumo dei mandarini e delle arance con le mille bucce che facevano come numeretti sulle cartelle. Poi il tavolo diventava un mercato dove oltre alle cartelle trovavano il posto le noci, le castagne arrostite, le nocciole di casa, i datteri e i torroni e dolci di ogni sorta. Della fine non ricordo più nulla poichè mi addormentavo riversa sulle gambe di mia nonna esausta di giornate lunghe e faticose.


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