I luoghi del romanzo "Rosella"


"Rosella" è ambientato nella penisola sorrentina, sulle colline di Vico Equense. E' un territorio collinoso, ricco di vegetazione, dove si alternano terrazze di viti e olivi, che caratterizzano i panorami mozzafiato, a grandi distese di terre coltivate che degradano lentamente verso il mare.

Oggi il paesaggio sta lentamente cambiando per i continui interventi dell'uomo sulla natura e, man mano che si sale verso Faito, sono sempre più le case e i palazzi a prendere il posto degli oliveti e dei vigneti, dei grandi alberi di noci che tanta ombra facevano un tempo. Il luogo, anche se più spoglio di una volta, è sicuramente un incanto, per i colori con cui si tinge tutto il versante di montagna, man mano che si sale e nelle varie stagioni che si avvicendano.


Al tempo del romanzo la vegetazione era molto fitta e i boschi erano una ricchezza per questo luogo, fornendo foraggio per le mandrie che davano litri e litri di latte puro. Oggi i bambini non conoscono una mucca da vicino e, per fargliele vedere, le scuole portano le scolaresche negli agriturismi dove le mucche e i vitellini sono visti alla stessa stregua di animali da zoo. Da bambina facevo a gara con i miei amici a mungere e a bere il latte. Quando ero sazia e il latte mi usciva da ogni poro, smaltivo le calorie correndo nei campi e spesso facevo seccare la schiuma sulla punta del naso e le guanciotte senza accorgermene, mentre una puzza di latte insistente si spargeva su tutti i miei vestiti e andava via solo con un tuffo nella grande vasca ricca di profumi di pino e di pesca che piacevano tanto alla nonna. Spesso, mentre mi lavava, lasciava emergere dall'acqua le bucce di arancia secca, di alloro e di chiodi di garofano che insieme davano un profumo che tenevo addosso per una settimana.


Questa zona collinare ha il suo fascino anche per le vie strette e tortuose che dall'alto scendono fino al mare e che permettono di raggiungere i posti più impensabili con facilità, dove con l'auto sarebbe impossibile. C'è un punto strategico da queste parti che ha visto tante volte protagonisti me e prima di me mia madre, sulla stradina che da Avigliano porta a San Francesco: un punto in cui si vede il mare giù, ai piedi di chi osserva, a sinistra si apre una distesa di olivi di un profumo e un colore intenso, mentre a destra una stradina stretta fatta di ghiaia porta giù a San Francesco. Chi riesce a fermarsi per qualche momento in questo punto preciso, ha l'impressione di trovarsi in un mondo incantato. Sarà per la bellezza di questi luoghi che non riesco a staccarmi da questo posto così radicato dentro di me, tanto da riuscire a descriverlo a occhi chiusi. Se poi si ha la fortuna di andarci in estate, ci saranno le cicale che non staccano mai di cantare così da spazzare via dalla mente ogni residuo pensiero negativo. Che dire dell'autunno di questi luoghi, quando i colori si mescolano nelle loro tonalità più ricche e l'occhio apprende l'arte in modo naturale, caricando la mente di forti sensazioni date da una vegetazione che sembra dipinta, con suoni e fruscii che incantano e profumi che inebriano. Di questa stagione è forte l'odore acre del mosto, delle uve ancora attaccate ai rami e che non raccolte, lasciano un profumo incantevole. Un tempo il profumo dell'uva era mischiato a quello del miele prodotto nell'alveare, profumato di un odore intenso e forte di zucchero appiccicoso, misto a foglie di alloro sparse nei viali.

Un altro luogo descritto nel romanzo è il Cilento, una terra arida, poco coltivabile, bruciata dal sole, oggi rivalutata che fa parte del Parco del Cilento. Il Tempone di Diego, padre di Rosella, era situato in una valle che per arrivarci bisognava scendere un bel tratto di strada ripida e scoscesa e ci si arrivava con l'aiuto di animali da soma. Paesaggi brulli, aridi dove la terra era formata di grosse zolle che restavano attaccate anche dopo essere state rivoltate, e dove l'acqua era un miraggio! Ancora adesso il paesaggio è quello di una volta ma ha assunto un aspetto più antropico e la natura viene rispettata anche nella sua asprezza.




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