Cantieri senza fine: quando la programmazione diventa un miraggio




D'estate, quando si registra un notevole afflusso di turisti e il traffico stradale aumenta sensibilmente, scattano immancabilmente i lavori. Che sia l'Anas, la Gori o qualche altra azienda, il risultato è sempre lo stesso: strade impraticabili, polvere, deviazioni, code interminabili e una viabilità che sembra appartenere a un'altra epoca.

Non c'è un'estate in cui non si vedano ruspe, operai, semafori provvisori e cartelli con la scritta "Lavori in corso". Per non parlare di quei luoghi che vengono interessati più volte dagli stessi interventi: prima gli scavi, poi i lavori, quindi la riasfaltatura. E, dopo pochi mesi, di nuovo le ruspe con la giustificazione che occorre integrare altri impianti o completare ulteriori opere. Una scena che si ripete con una regolarità disarmante.

Stamattina, ad esempio, le gallerie sono state chiuse a causa del distacco di una rete di protezione e per consentire gli interventi di ripristino. Il traffico è stato deviato sulla viabilità interna. Auto e camion, costretti a percorrere una strada cittadina, suonano continuamente il clacson, come se questo potesse risolvere l'ingorgo, senza rendersi conto che nei centri abitati l'uso del clacson dovrebbe essere limitato ai soli casi di effettiva necessità. Nel frattempo manca una gestione efficace del traffico e tutto procede nella più assoluta normalità, come se il disagio fosse inevitabile.

Ci si chiede come sia possibile che, pur sapendo di vivere in una zona ad alta vocazione turistica, proprio nei mesi estivi emergano improvvisamente sopralluoghi, verifiche tecniche, controlli e cantieri di ogni genere. Non sarebbe più logico programmare questi interventi nei periodi di minore afflusso, evitando di paralizzare la circolazione proprio quando le strade sono maggiormente utilizzate? E che si tenga conto, soprattutto, che una volta iniziati vengano portati a termine in breve tempo.

E non si tratta di una sola città o di una singola regione. Ovunque si vada si incontrano cantieri, corsie chiuse, restringimenti, deviazioni e tratti di strada che sembrano prolungamenti degli scavi di Pompei. Fa quasi sorridere pensare che nell'antica Roma la costruzione e la manutenzione delle strade rispondevano spesso a criteri di efficienza e organizzazione che, in molti casi, sembrano superiori a quelli odierni.

Viene spontaneo chiedersi anche come vengano pianificati questi interventi. Prima di avviare un'opera non dovrebbe esistere una programmazione dettagliata, un coordinamento tra gli enti coinvolti e un controllo finale che ne certifichi il completamento? Com'è possibile che, appena terminato un lavoro, si debba nuovamente scavare nello stesso punto per eseguirne un altro? È evidente che manca una regia capace di coordinare gli interventi e di evitare inutili duplicazioni, con conseguente spreco di denaro pubblico e di tempo per i cittadini.

Ogni estate la storia si ripete. Partono nuovi cantieri e diventa quasi impossibile trovare una strada libera da lavori. Il caldo, la polvere, il rumore e il traffico finiscono per accompagnare proprio quel periodo dell'anno che dovrebbe essere dedicato al riposo e alla serenità.

Le amministrazioni sembrano aver perso la cultura della prevenzione e della programmazione. Spesso manca un'adeguata informazione ai cittadini, così come manca una visione complessiva della mobilità urbana e della qualità della vita. Una città dovrebbe garantire ordine, servizi efficienti, sicurezza e una viabilità scorrevole. Invece, troppo spesso, prevalgono improvvisazione, disorganizzazione e precarietà.

La manutenzione delle infrastrutture è indispensabile e nessuno mette in discussione la necessità di intervenire quando la sicurezza lo richiede. Ciò che appare incomprensibile è l'assenza di una pianificazione capace di conciliare le esigenze dei lavori con quelle dei cittadini, delle attività economiche e del turismo. Programmare gli interventi nei periodi meno critici, coordinare gli enti che operano sul territorio e informare tempestivamente la popolazione non sono obiettivi irraggiungibili, ma il minimo che ci si aspetta da un'amministrazione moderna. Fino a quando prevarrà la logica dell'emergenza anziché quella della programmazione, ogni estate continuerà a trasformarsi nello stesso copione: traffico, disagi, polvere e la sensazione che il tempo passi, mentre l'organizzazione rimanga sempre ferma al punto di partenza.

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