18/03/12

IL PADRE

La festa del papà arriva in concomitanza con quella di San Giuseppe e non a caso. Il padre per antonomasia è l'esempio della grande pazienza, dell'amore paterno verso i figli, della responsabilità familiare. Oggi il papà attraversa una grave crisi d'identità. Egli ha perso l'autorità e la forza di un tempo. Siamo passati dal pater familias, dalla famiglia tipicamente patriarcale con un padre padrone, a una famiglia dove i suoi componenti aprono, a loro volta, altre relazioni. Quello che manca ai padri di oggi è proprio l'autorevolezza, il saper dare le giuste direzioni ai figli e avere senso di responsabilità prima ancora di insegnarlo.

I figli, più che di parole, hanno bisogno di esempi e il padre è in assoluto il principale riferimento. Eppure, malgrado la perdita di prestigio come figura parentale, secondo le statistiche, la prima parola che un bambino pronuncia è proprio quella del papà e questo sin dal tempo di neanderthal.
Figure paterne autoritarie esistono ancora oggi, uomini che pensano ancora di poter gestire i componenti di una famiglia come pezzi di proprietà. Fortunatamente sono la minoranza, ma abbastanza incisivi con i loro comportamenti da creare danni in modo irreparabile.
La stragrande maggioranza dei papà di oggi soffre per la sua incapacità a gestire il proprio ruolo all'interno di una famiglia sempre più divisa.
Spesso assume un atteggiamento alla pari del figlio: si veste allo stesso modo con esempi poco idonei e modi di fare più da amico più che da papà. Il papà debole pensa che, dando una pacca sulla spalla del figlio e trattandolo come un amico, risolve i problemi di crescita del ragazzo e risparmia tempo.
Il ruolo del padre è ben preciso: educare dando ai figli l'opportunità di scoprire la magia della vita attraverso insegnamenti, buoni esempi e soprattutto autorevolezza.
I figli chiedono punti di riferimento, padri decisi con esempi forti e convincenti.
Il rapporto con i figli è un rapporto in itinere, si cresce insieme, ci si regola strada facendo senza perdere l'umanità che il ruolo richiede. Dagli insegnamenti ricevuti , il figlio forgerà il suo ruolo di domani e rispecchierà in tutto quello di suo padre. La società di oggi risente di questa mancanza di un buon punto di riferimento e se moltissimi papà si trovano nella situazione di essere troppo teneri , è perchè a loro volta hanno avuto padri che hanno fatto altrettanto con loro.
Il padre è un modello al quale i figli si riferiscono e vogliono somigliare e ciascun figlio assimila dal proprio padre atteggiamenti e modi di fare ma anche stili di vita e pensiero.
Un padre, oggi, vive problemi che una volta erano impensabili per un uomo, come quello della lontananza dei figli, quando ci si separa. Una volta era la mamma a subire determinate discriminazioni, oggi invece la parte debole è il papà con una quantità di problemi da affrontare e nel districarsi in questi ingarbugliati fili, vive una paternità difficile e debole.
Il regalo più bello che un papà può fare ai propri figli è donare il suo tempo prezioso per aiutare il loro processo di crescita nel delicato compito che la vita richiede.
La presenza attiva di un papà vale molto più di tanti maestri.
Il padre è come un faro a cui ogni figlio tende sempre , anche in età adulta quando sembra che non abbia più bisogno della sua luce.



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13/03/12

Mal di stagione o altro?

Tutti parlano con una certa facilità di depressione e a volte si ha l'impressione che si tratti di una momentanea stanchezza o una cattiva volontà a svolgere i propri compiti o mantenere fede ai propri impegni.

Seneca ne dà una descrizione perfetta nella sua opera "De tranquillitate animi" dove la definisce come "un'insoddisfazione, un'agitazione dello spirito che non trova requie, una passiva e deprimente malinconia per questo stato di inattività, specialmente quando ci vergogniamo di confessarne le ragioni e il ritegno ci fa chiudere l'angoscia in noi stessi e le nostre passioni, occultate senza possibilità di manifestarsi, si soffocano da sole; di qui l'angoscia, malinconia e mille ondeggiamenti di uno spirito fragile, illuso dalla speranza, ora afflitto dalla delusione; ne consegue lo stato d'animo che induce a detestare la propria inattività.
Lucrezio aveva analizzato lo stesso problema nel suo "De rerum Natura" affermando"che in questo modo ciascuno fugge sempre se stesso".
Di questi tempi, poi, con la primavera che incalza, anche i mali di stagione non migliorano la situazione e si vanno ad aggiungere a quella depressione nascosta che si manifesta nei momenti meno opportuni. Ogni anno, con l'arrivo della nuova stagione, siamo presi da piccoli malesseri più o meno gravi e spesso, nessuno fa caso alla depressione, che si presenta in forme diverse e modi differenti.
La depressione spesso alberga in noi senza manifestarsi completamente. Essa nasce nei meandri più profondi dell'anima e si avvinghia a teneri arboscelli come i nostri momenti no, le nostre malinconie, i nostri disagi, le nostre paure che cambiano con i ritmi della nostra vita, così come le aspettative o i bisogni puntualmente disattesi. La depressione è un male che si insinua in noi in seguito a determinati eventi esterni, nella sua forma esogena, e dinamiche interiori, nella sua forma endogena. In ogni caso scava dentro e una volta che ha trovato il suo posticino, vive in simbiosi con noi, come una voce interiore che ci bombarda continuamente di domande, di richieste, ci manifesta malcontenti e paure a cui non sappiamo rispondere. E' questo il cosiddetto male di vivere, che si presenta perchè non siamo abilitati, patentati alle esperienze della vita e siamo sprovvisti di qualsiasi antidoto per le avversità, alle quali spesso non siamo preparati. Scatta qui il nostro rifiuto ad affrontare la vita e, piuttosto che reagire, cadiamo in uno stato di torpore totale che assopisce sensi e anima.

Seneca, grande autore latino nato nel 4 a.C., già nell'antica Roma, definiva questa condizione di scontentezza perenne, noia. Essa si manifesta nell'uomo quando vuole sperimentare nuovi modelli di vita o nei momenti in cui si vengono a trovare coloro che sono sopraffatti da un profondo senso di frustrazione. Per Seneca sono quattro i gruppi di uomini depressi, assaliti dalla noia: quelli tormentati dalla loro instabilità caratteriale ingenerata da una profonda insoddisfazione; quelli che sono avviliti da una sconfitta e avvertono il peso di un grande impotenza e sfiducia nel riprendere un nuovo cammino; quelli che non riuscendo a realizzare ciò che si propongono, cadono in uno stato di frustrazione e avvilimento; quelli che scontenti di sè, sono incapaci di mutare perchè gravati nell'animo da una innata inerzia. Molteplici sono gli aspetti che produce la noia, ma tutti nascono da un' unica causa determinante: il sentirsi sopraffatti dagli eventi e dalle paure della vita.

Da cosa nasce questa insoddisfazione a sua volta? Da desideri, bisogni, attenzioni e sogni non realizzati. Oggi sono molte le forme di depressione che si manifestano a tutte le età e per i motivi più disparati come per un parto o un impegno gravoso, assistere una persona ammalata, una difficoltà nel lavoro, essere abbandonati, non sentirsi all'altezza delle situazioni , ma tutte hanno in comune il fatto che l'inizio è scaturito da una difficoltà di adattamento al nuovo ordine venutosi a creare, difficoltà ad accettare gli eventi della vita che ci fanno soffrire e non abbiamo la forza necessaria per affrontarli. E' importante avere persone intorno che si rendano conto della nostra difficoltà e ci aiutino a superare i momenti difficili grazie anche all'intervento di esperti in campo.

In questi casi, non bisogna aspettare che il "male " passi da solo, come fosse un momentaneo disagio. La depressione non è un male passeggero, ma qualcosa di più subdolo che si insinua lentamente e noi ne portiamo il peso senza poter reagire, perchè colpiti soprattutto nella nostra energia vitale e nel nostro entusiamo di vita. E' un male che va tirato fuori con l'aiuto di esperti i quali, attraverso l'ascolto ci permettono di scoprire le motivazioni del nostro malessere o comunque svelarci verità che da soli non saremmo capaci di fare, fosse solo per essere ascoltati senza giudizio nè condanna.

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