27/05/12

Gli innamorati

Passando spesso davanti alle scuole, vedo gruppi di ragazze e ragazzi che si incontrano come in una coreografia perfetta, abbracciandosi e baciandosi, con rapidi sguardi, incroci di occhi eloquenti alla ricerca della persona amata, da fare invidia a noi grandi così restii in queste manifestazioni e gesti che pure conosciamo e ne siamo quasi infastiditi. Invece è così bello vederli in questo vortice immenso che è l'amore e che non salva nessuno dai suoi lacci. Spesso ci si ritrova a sentire i loro discorsi con domande precise e logiche, come se l'amore fosse un fatto matematico e ben definito.
    Oggi vogliamo la risposta a tutto e ad ogni stimolo, ad ogni sensazione, ad ogni emozione, deve scattare la sua spiegazione. I giovani non sono complicati come gli adulti, hanno una spontaneità e una ingenuità disarmante così come a volte sanno essere più spietati di noi, più tenaci, più veritieri, ma si sa è solo per l'età. Col tempo l'amore assume sfumature e caratteristiche più definite, chiare, e noi adulti diventiamo più esigenti e forse anche un po' più cinici. Ci rendiamo conto che l'amore si trasforma, acquista connotati nuovi, si plasma a seconda di cosa abbiamo vissuto, di come ci hanno amato, di cosa ci aspettiamo, di quanta importanza abbiamo dato all'amore nella nostra vita e come noi maturiamo con gli eventi. Di tutto questo i giovani sono scevri e nemmeno potrebbero capire aspetti che solo la maturità porta con sè. A quest'età sì è nel pieno dell'incanto e l'amore è tutto un mondo da scoprire. Pur nella loro giovane esperienza, i ragazzi mostrano un gran carattere, forse sono meno approssimativi, più esigenti, con maggiori aspettative, e poi sinceri, diretti. L'apprensione maggiore è tra le ragazze, che, in questo periodo, si pongono tanti interrogativi, dettati dall'inesperienza e dalla paura, e vanno rassicurate, capite, ma guai a ridicolizzare, sminuire o ironizzare sui loro sentimenti. I giovani vogliono essere trattati alla pari degli adulti e le loro problematiche , che a noi sembrano banali, sono questioni vitali. Davanti alla domanda: "Come fai a sapere se un uomo è innamorato di te?" postami da una ragazza, si resta un po' nel vuoto e si annaspa alla ricerca della risposta giusta, che sia adatta per questa fase, senza illudere, nè sminuire in loro un sentimento che ci rende uguali, grandi e piccoli. Ti rendi conto che non te lo sei mai chiesto, mentre loro sono attente, scientifiche e chiedono per approntare una sorta di metodo, confutando e avvalorando tesi per descrivere i moti del cuore.
Allora comincio col dire che l'amore si fonda sulla sincerità, la verità dell'uno verso l'altra e viceversa, senza barare. Dopo tanti tentativi mi affido dell'esperto, a Francesco Alberoni e alla sua risposta data a una ragazza che gli chiedeva la stessa cosa.
"L'innamorato, dice Alberoni, e' dolce e gentile, appare sempre un po' timido e un po' fragile. Ha bisogno di contatto, di sentire accanto la sua amata e, anche tra mille persone, tende ad avvicinare lei, a incrociare il suo sguardo. Questa è una prova inconfutabile.
Le fa piccoli regali, regali da poco. Quando è al suo cospetto è come se volesse imprimere nella memoria quel momento, fissare con gli occhi ciò che vive. E' potenzialmente geloso. Chi non è geloso, non ama! Bisogna sfatare il mito che non bisogna essere gelosi, non è così, un vero innamorato è sempre geloso, diffidare da altri atteggiamenti. Vuole sapere tutto del suo passato, affascinato dalla sua vita.
L'amore è paziente, non si stanca di aspettare, impazzisce se non arriva. Si scusa continuamente per paura di irritare.
Continua a ripeterle che l'ama, che è bella. Quelli che non dicono mai "ti amo" non sono innamorati e non bisogna credere loro se affermano il contrario. Così come diffidare da coloro che lo dicono spesso,  sono falsi. Continua a ripetere che è felice con lei.
E' orgoglioso di lei, vuole che gli altri la apprezzino, diventa aggressivo se gli altri sono sgarbati, la considera piena di virtù e gli viene la faccia da bambino ingenuo e possessivo.
L'amore adora, chiede, implora, aspetta, ma poi è esigente, molto esigente".
Alberoni è un romantico e ci descrive un uomo proprio come piace a noi donne!
Adesso, con taccuino alla mano, ci si muove con maggiore conoscenza e di fronte a qualche delusione: basta cancellare il punto che non ha soddisfatto. Questo non è altro che un modo per rassicurare l'ansia con cui le ragazze vivono le loro prime esperienze.
Il fatto è che il mondo dell'amore è uguale per tutti e ciò che va bene ai grandi va bene anche ai giovani e viceversa. L'amore è l'unico campo in cui siamo tutti d'accordo, e il modo  di  amare è universale, valido sempre e ovunque e senza distinzione tra giovani e adulti, ma solo con piccole variazioni di sensibilità di ciascuno.


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24/05/12

L'arte di attendere


Ieri, sulla strada del ritorno a casa, mi sono imbattuta in un incidente: la strada era completamente ostruita, non c'èra verso di procedere, nè scovare un piccolo passaggio tra i rottami dove potersi infilare. A quel punto, tutti abbiamo spento i motori nell'attesa della polizia e dell'ambulanza che portasse via i feriti. I feriti hanno ricevuto i primi soccorsi, la situazione era sotto controllo, ma la strada impraticabile
Dall'auto davanti alla mia è scesa una signora, arrabbiatissima, brontolando che non poteva permettersi di perdere tutto quel tempo a stare lì ferma mentre a casa il marito aveva bisogno di ossigeno. E' passata un'ora lì fermi, senza poter fare alcunchè, solo attendere, ognuno nella propria auto a guardarsi intorno avvolti nei propri pensieri.Come sempre porto libri con me anche quando vado a danza e subito, tirato fuori il mio romanzo di turno, ho letto per un po'. Un signore mi ha chiesto d'accendere, ma visto che non fumo ha fatto il giro delle auto, poi è ritornato e mi ha confidato che era una bella sensazione il fatto che un imprevisto ci costringesse tutti a fermarci ad aspettare..."Dobbiamo imparare ad aspettare! Qui sono tutti impazienti, vanno tutti di fretta, hanno mille incombenze, che poi sono quelle di rispettare gli orari per colazione, pranzo e cena, per fare la spesa, per dormire, per andare a lavoro e soprattutto per correre. E così ci troviamo alla fine ricordando solo che abbiamo aspettato...ma cosa?
Ma sai quanto ne guadagna il nostro corpo a fermarsi e uscire dalla routine che gli diamo ogni giorno facendolo girare come una trottola e ponendolo sotto continui sforzi? Per esempio, sto fumando questa sigaretta proprio con gusto, chi l'avrebbe detto?" Lo ascoltavo e riflettevo che è vero: non siamo capaci di gestire il tempo che non sia controllato, organizzato, progettato, tutto va bene se siamo iperimpegnati e non facciamo altro che passare da un'attesa all'altra che non vuol essere solo del tempo cronologico. Nella nostra vita ci sono tante attese, tante volte in cui aspettiamo che i nostri bisogni vengano soddisfatti, che i nostri desideri vengano esauditi, che i nostri progetti vengano portati a termine e la nostra vita si realizzi così come l'abbiamo immaginata. E così passiamo da un'attesa all'altra pensando di aver raggiunto quello che ci impediva di essere felici ed ecco che siamo già proiettati nell'attesa successiva. Il tempo delle nostre attese è fatto di ansie, di corse, di apprensioni, di scansioni per gestire al meglio quanto attendiamo.
 
Non sempre questo tempo è vissuto bene, anzi spesso, nell'attesa, si incrociano altri ostacoli, si iniziano altri progetti, si formulano altri pensieri, riscontriamo altri tempi da scandire e così fino alla fine. Ed è per questo tempo che viviamo con intensità le delusioni, i piaceri, le costrizioni, il lavoro più pesante, i sacrifici più penosi, tutto in nome del famoso progetto da realizzare. Ma a quale costo? Quanto abbiamo perso? Quanto dobbiamo mettere in conto? Ma guai a non prefiggerci scopi da raggiungere, desideri e sogni da realizzare che scuotono il nostro animo dal torpore della quotidianità, dalla monotonia del tempo che passa con le sue consuetudini, con i nostri gesti sempre uguali che ci tolgono entusiasmo.
L'attesa è la proiezione o meglio la simulazione dell'evento: immaginiamo quanto accadrà, come accadrà, ciò che ci porterà, i benefici che arrecherà ed è come se vivessimo in virtù di quell'evento, prendendo da esso la forza per sopportare ogni cosa.
L'attesa è "aspettare perdendosi come se entrassimo nell'infinito! Aspettare è perdersi! E' come aspettare uno sconosciuto che deve arrivare..." come dice il dott.R.Morelli.


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19/05/12

ROSELLA


Rosella, esclusa, esiliata, elusa fin dalla nascita, si trova a vivere dopo un’adozione a Vico, insieme alla madre Aita e al padre Aiello.

Rosella è la madre dell’autrice che ripercorre quasi fosse stata protagonista presente, tutti i passaggi che la mamma ha vissuto.

La scrittrice ci spiegherà passo dopo passo, in una sorta di cronaca temporale, gli attimi importanti e fondamentali per la formazione caratteriale e di vita della madre stessa.

Rosella che deve reiventarsi ogni volta, Rosella che cerca complicità, Rosella che è amata dal padre, ma che non riesce ad avere un buon rapporto con la madre la quale addirittura le manipolerà anche il sentimento più importante per l’essere umano: l’amore.

Una bambina che che arrivata alla propria adolescenza si troverà già grande e con grandi responsabilità; sposata a 15 anni, obbligata e incatenata a congetture, ostacoli e obblighi e poi delusioni, dolori e tanta voglia di sognare ; dure prove fino a quando ad un certo punto della propria vita qualcosa prenderà una piega diversa…

Un romanzo emozionale, ricco di passaggi, scene in continuo movimento sotto lo sguardo del lettore che non riuscirà a staccare gli occhi dal libro per vedere oltre, per sperare oltre e prendere con il pensiero la mano di quella ragazzina che forse, non lo è stata mai.

Una storia ambientata in un periodo storico e in un ambiente dove la libertà di agire, di essere e di decidere per una donna ,era limitato o assente e spesso pilotato da altri, vuoi per ricerche di migliorie economiche, per culture o per ristrettezze mentali.

Un libro scritto con fluidità, ricco di particolari, dove i profumi, i colori, i dialoghi prendono il sopravvento ,un itinerario in continuo movimento dove i numerosi personaggi descritti, i tanti nuclei familiari iniziano ad avere per il lettore, un volto, una voce, un’identità precisa.

Famiglie intere con i loro segreti, i loro pregi e difetti che condizionano in qualche modo la vita di una bambina arrivatà in una cittadina per un destino di vita.

Filomena Baratto parla della propria madre come per studiarla, conoscerla, riscoprirla, e magari comprenderla per intuire alcuni lati del suo carattere.

Durante la lettura, si ha la sensazione di vedere l’autrice in ogni angolo descritto, in ogni scena raccontata quasi che la sua presenza fosse sempre stata reale in ogni attimo di vita di Rosella, quasi che la propria ombra si fosse insinuata nel vissuto della propria famiglia per non perdersi attimi e istanti d’un tempo passato.

Un romanzo autobiografico, scritto con forza, incisione, naturalezza; un viaggio emotivo quasi per sottolineare le certezze, i quesiti, le risposte alle proprie domande interiori dove c’è sempre tanto da scoprire.

Pagine che non sono solo idiomi scritti, ma risposte e constatazioni di una donna che sicuramente sente forte il valore di dover ricostruire quello che è linfa vitale, radice del sé, una narrazione che nella metafora diventa una sorta di specchio dove attraverso le immagini, che mostrano una bambina in crescita, l’autrice cerca quella parte del suo essere donna e forse anche un po’ mamma di quella Rosella poco amata, poco compresa ma decisamente forte nonostante le varie avversità.

Un itinerario nel tempo dove il passato diventa risposta e ricerca, dove non tutto è sempre come vorremmo e le aspettative sono come i bagagli di vita, pronti in attesa di noi, dei nostri perché, dei nostri bisogni, delle nostre solitudini da giustificare fra le paure e scoperte che ci aprono
a quelle risposte che sono rimaste in sospeso dentro di noi.

Rosella non è mai stata padrona di scelte, anche lei ha trovato bagagli colmi di obblighi o tragitti sbagliati che forse, in altri luoghi, in altre situazioni e altri “mondi” avrebbe potuto anche lei asserire:

IO ESISTO!

Di Marzia Carocci Oubliettemagazine

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12/05/12

La mamma



Niente matura una donna come l'esperienza di essere madre. E mai comprendi così bene una persona, anche nelle sue complessità, come quando sei mamma! Detto così sembra quasi che fare la mamma sia sostenere un esame che abiliti a essere una sorta di tuttologa, ricca di sentimenti e preparata su ogni argomento intorno ai figli e ai vari componenti della famiglia. Niente di più sbagliato. Una mamma è prima di tutto una persona, una donna, un essere con un delicato compito: quello di mettere al mondo figli e allevarli.Essere mamma è un'esperienza che non finisce mai di stupire,un abito mentale che si indossa nel momento in cui ha un altro essere accanto che dipende da lei; è una condizione nella quale viene immessa e da questo momento in poi non può retrocedere, ma è portata a seguire una strada ben definita che chiede solo di essere percorsa.
L'avventura comincia dal momento in cui sa che in lei si sta formando un nuovo essere e lo sente crescere e ne avverte i movimenti.Nei primi nove mesi di contatto profondo col suo bambino c'è tutto un mondo che non potrà mai raccontare agli altri perchè nessuno potrebbe capire dei loro discorsi,delle capriole dentro di lei, dei sussulti , delle parole che dice solo a lui e come da lui le giunge l'eco di rimando. Sì, perchè già in questa fase si comprendono, già in questa fase sono uniti più che mai. Ed è la cattiveria più grande di questo mondo quando glielo portano via e se lo ritrova accanto ma svuotata come un sacco senza contenuto!E poi il loro primo incontro dove lei sembra di sapere da sempre che sarebbe stato così e tutto è perfetto in lui, non gli cambierebbe nemmeno un puntino.
Una mamma sperimenta il significato della dedizione completa, proiettata verso il suo bambino che le chiede: attenzione, cibo, affetto, cure, sicurezza dolcezza...Essere mamma è imparare a gestire i sentimenti ogni volta che il figlio fa i conti con la realtà, e nel bene e nel male, deve insegnargli a vivere e tutto si scontra con i suoi pensieri e i suoi sentimenti che si allenano in un'altalena continua. E' pregare continuamente: per la sua salute, per la sua felicità, per il suo avvenire, per le sue responsabilità, tutto questo mentre fuori risulta essere la persona più solare di questo mondo e gli altri non possono vedere le battaglie che combatte dentro per tranquillizzarsi.
Principalmente è imparare cos'è l'amore vero, quello che dispensa continuamente senza risparmio e qual è il pozzo a cui attinge per il rifornimento continuo, inarrestabile. E da sola si chiede come fa, si sorprende a vedere dove prende tanta forza e, mentre in altri campi emergono facilmente le sue defaillance, qui, è sempre impeccabile, la prima, la più efficiente.Deve sapere, poi,come distribuire il suo affetto in modo equo, come arrivare al cuore dei suoi figli attraverso le loro corsie preferenziali, senza strafare e senza deficitare; come dosare il suo amore , gli atteggiamenti, le azioni, le parole, i contenuti in modo che nessuno possa pensare che stia dando di più all'altro. E in questo incessante turbinio impara l'umanità in modo "divino", anche quando i figli sono autonomi e possono stare lontani da lei senza avvertire nessuna crisi per il
distacco.E poi impara cos'è il tempo, il suo scorrere, il suo valore, le metamorfosi e le trasformazioni che esso porta. La sua
pazienza comincia quando il suo piccolo è nella culla, lo allatta e si snerva, e le dà mille notti insonni e prega che
passi in fretta il momento difficile...e poi cambiano i ritmi e deve eseguire con lui i compiti e poi ci sono le feste, le palestre e le uscite,e poi la sua prima partenza, la lontananza, il lavoro, una vita staccata da lei, e si chiede come sia potuto accadere che sia passato tutto questo tempo senza accorgersene! Il figlio è grande ormai, un uomo, e di tempo n'è passato e quasi non l'ha visto scorrere e non comprende che il tempo è passato soprattutto su di lei portandosi via la stanchezza ma anche la sua vita. E allora, incredula di aver fatto volare via tutti questi giorni, comincia a rievocare uno ad uno raccontando a suo figlio tutte le ansie che le ha procurato, tutte le notti e le paure, come di quella volta quando il suo bambino aveva la febbre alta e lei preoccupata gli ha dato una massiccia dose di tachipirina e lui non ha retto ed è svenuto,
col rischio di star male anche lei perchè in attesa di un altro bambino...O di quella volta che è caduto dal letto e lei è saltata come un automa col pericolo di farsi male seriamente...o ancora di quando studiava con lui per le sue interrogazioni e poi i suoi esami...ma ora i figli stentano a credere alle sue parole.Il tempo lo apprende dai figli: a gestirlo, ad amarlo, a ricordarlo, a risparmiarlo, ad attenderlo e a misurarlo! Una mamma conosce solo il verbo imparare, sempre, perchè è come
assistere a un miracolo: la crescita di suo figlio che giorno dopo giorno si trasforma, cresce, matura, diventa la sua identica forma e carpisce i suoi pensieri e sa di lei come forse lei stessa non si conosce.Essere mamma è progettare,è vivere in simbiosi con il figlio, è assistere, sorridere, partecipare,condividere,stancarsi,ricominciare,attivarsi, ascoltare,
vivere...La mamma deve insegnare a gioire della vita, a dare il giusto valore alle cose, a scoprire la vera bellezza. La mamma insegna ma non sa di farlo, sono i suoi esempi a parlare per lei e soprattutto i suoi occhi. Negli occhi di una mamma c'è tutto
un mondo che un bambino riesce a leggere, è lì che impara a sua volta, leggendo tutti i giorni nei suoi occhi che sanno sempre di luce e di amore.Essere mamma è sentirsi continuamente l'autrice di un miracolo al quale partecipa giorno dopo giorno.

06/05/12

Domani è un altro giorno

Nelle ultime battute del romanzo "Via col vento", Rossella O'Hara, rivolta a Rhett,  che la sta lasciando, gli risponde con una frase che nel tempo ha assunto valore quasi filosofico:"Domani è un altro giorno".
Rossella vuole riconquistarlo e affida al domani l'impegno di farcela di nuovo.
Più che un augurio di poter riconquistare Rhett, Rossella sembra dica questo con tono distaccato, quasi a volersene fregare di quanto accadrà e la frase assume contenuti un po' più freddi o comunque distanti se la isoliamo dal contesto in cui nasce.
Il finale rispecchia l'indole della protagonista che in tutto il romanzo lotta senza arrendersi mai, per raggiungere il suo scopo o quanto meno avvicinarsi il più possibile agli obiettivi cui vuole tendere. Questa frase lascia intendere che la vita va presa così come viene, che non bisogna piangersi addosso, che ogni giorno porta con sé la sua croce ma bisogna guardare al domani sempre con occhi nuovi. Se da una parte è la logica conseguenza delle difficoltà che la vita ci presenta costantemente, che siamo portati a guardare il domani con fiducia e rinnovamento, senza abbatterci mai, dall'altra, in questa frase, si nasconde la voglia di tagliare col passato. Dire che domani è un altro giorno, vuol dire che è un giorno diverso da oggi, staccato dal vissuto avuto fino a questo momento e partire da zero.
Questo concetto rispecchia un po' la filosofia di oggi che ci vede protagonisti sempre e comunque della nostra vita, tanto da non accettare sconfitte e ci proietta in un futuro che ci vuole diversi da ieri, attivi più che mai, vogliosi di novità, quasi a scalzare gli effetti negativi fino ad allora vissuti. Ogni giorno, pur essendo nuovo e diverso, ha una sua continuità che non può essere vista come soluzione ma come una continuazione di ciò che era prima nel bene e nel male.
Se Rossella O'Hara non fosse stata così cinica vicino a quella porta e non avesse pensato in modo egoistico, Rhett Butler non l'avrebbe lasciata così drammaticamente.
A volte preferiamo nascondere i nostri reali e profondi sentimenti e trattare le avversità con l'orgoglio che, secondo noi, ci preserva dalle delusioni della vita. Molto spesso è nel tentativo di "salvarci" da qualcosa che cadiamo in un baratro profondo, pensando che così mostriamo quanto siamo duri e che nessuno può colpirci fino a farci male.
L'orgoglio è tra i sentimenti quello più nefasto, è un paravento debole e inutile che fa alzare barriere vertiginose e rende duri più che mai. Preferisco a questo sentimento la coerenza e la continuità dei giorni visti l'uno di seguito all'altro, con le sue esperienze che mai drasticamente vanno cancellate, illudendoci di essere capaci di azzerare il passato. La felicità è anche riflessione, attesa, esitazione, è un percorso lento e a volte anche accidentato e dobbiamo imparare a leggere gli eventi non solo dal nostro punto di vista ma anche nella loro complessità. Domani è un altro giorno, nel senso che si aggiunge a quelli vissuti che ci hanno portato a tanto, che rappresentano il nostro bagaglio e nessuno parte lasciando le valigie, esse fanno parte di noi e dentro ci sono tutte le cose di cui abbiamo bisogno per la nostra permanenza nel luogo in cui ci dirigiamo. Chi viaggia senza bagagli, non ha una meta precisa e va allo sbaraglio. Domani è un altro giorno, nel senso di dare vita al nuovo giorno tenendo conto di quello prima, di cosa ci ha dato e dove ci ha portato. Sarebbe triste vivere ogni giorno con azioni avulse dal contesto precedente. Anche cominciare continuamente volendoci rinnovare ad ogni costo può rivelarsi deludente.

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