
Per uscire abbiamo dovuto fare una manovra millimetrica, finendo sull’altra corsia con il simpatico rischio che qualcuno, arrivando a velocità sostenuta, ci centrasse in pieno. Poi via di corsa. Niente carro attrezzi. Pazienza. Il caso, però, ha senso dell’umorismo.
Al rientro troviamo il proprietario dell’auto lì, pronto a partire. Momento perfetto. Bussata al finestrino stile vigile urbano: “Ma le sembra questo il modo di parcheggiare?”
“Qui c’è un passo carrabile che paghiamo per avere libero accesso. Se lo ostruisce e se ne va, sarò costretta a chiamare il carro attrezzi. Cinque minuti di servizio non giustificano questo spettacolo di ingegneria automobilistica.”
La signora comincia a scusarsi. Il marito prende le misure, letteralmente! Vuole spiegarmi che “lo spazio per uscire c’era”. Certo! Peccato che la visuale di chi parcheggia non sia la stessa di chi deve uscire dal cancello rischiando la carrozzeria… o la vita. E qui arriva il capolavoro.
“Ma era solo un servizio di mezz’ora.” Mezz’ora.
Quindi funziona così: se è mezz’ora, il divieto diventa facoltativo, il passo carrabile decorativo, bloccare un cancello diventa urbanistica creativa?
La loro difesa finale: “Avevamo preso le misure.”
“Interessante,” ho risposto. “anche la matematica fa acqua da tutte le parti.”
E ho dimenticato di dire loro che anche noi proprietari non possiamo parcheggiare l'auto davanti al nostro passo carrabile. Lo abbiamo scoperto prendendo la multa una volta che abbiamo lasciato l'auto fuori.
A quel punto sono partite le scuse a raffica. Ed io? Invece di calmarmi mi sono arrabbiata ancora di più.
Perché se anche persone educate e ragionevoli, almeno all’apparenza, parcheggiano così, allora il problema non è la maleducazione. È la mentalità.
Rispetto delle regole: opzionale. Segnali stradali: decorativi. I propri cinque minuti: sacri. Quelli degli altri: trascurabili. Alla fine i diritti senza doveri funzionano solo nei sogni.
Nessun commento:
Posta un commento