L'incontro mancante



      Immagine tratta da Spaccapanico



Spesso crediamo di poter cambiare le persone.
Lo crediamo perché il loro modo di essere ci ferisce, perché speriamo che il dolore abbia finalmente una fine, o forse perché non accettiamo l’idea che certi rapporti siano destinati a restare incompiuti.

Così iniziamo a interpretare ogni piccolo gesto come un segnale, ogni apertura come una promessa. Basta un momento diverso dal solito, come una parola più gentile, un’attenzione inattesa, un silenzio meno distante, e subito immaginiamo il cambiamento. Ma non era cambiamento. Era soltanto una tregua. Le persone, quasi mai, cambiano davvero. Al massimo si spostano per un istante dalla loro natura, per poi tornarvi con ancora più precisione.

E allora continuiamo a chiederci in cosa dovrebbero cambiare: nel carattere, nell’empatia, nella capacità di comprenderci, nel rispetto che non riescono a darci senza viverlo come una concessione.

Il punto più doloroso è che spesso parliamo di persone che dovrebbero amarci. Eppure quel bene, invece di nascere spontaneo, diventa un peso che portano con insofferenza. Come se ogni nostra necessità fosse un’invasione. Come se chiedere ascolto significasse pretendere troppo.

A quel punto il rapporto si trasforma in un luogo dove uno tenta continuamente di avvicinarsi, mentre l’altro arretra senza nemmeno accorgersene.

E chi ama di più finisce quasi sempre per assumersi anche il compito di salvare tutto: i silenzi, le incomprensioni, le distanze, perfino l’indifferenza dell’altro. Si convince che insistendo abbastanza riuscirà a smuovere qualcosa. Che prima o poi l’altro capirà. Che davanti alla possibilità di perdere davvero quel legame nascerà finalmente una consapevolezza.

Ma c’è una verità che arriva tardi: a volte l’altro non sta combattendo per il rapporto. Sta semplicemente aspettando che siamo noi a smettere di farlo. Noi immaginiamo incontri interiori che nell’altro non sono mai esistiti.

Attribuiamo profondità a chi forse non ha mai attraversato le nostre stesse attese. Pensiamo che abbia sentito il peso delle stesse notti, delle stesse domande, della stessa fatica nel restare. Ma non è così.

Chi ama costruisce mondi invisibili.
L’altro, spesso, continua semplicemente a vivere nel proprio.

E allora accade la cosa più crudele: crediamo che il nostro amore possa compensare anche la parte mancante dell’altro. Come se l'amore di uno bastasse anche per la mancanza dell'altro. Ma nessun sentimento può sostenere da solo il peso di due persone. Quando un rapporto si regge soltanto sulla volontà di uno, lentamente smette di essere un incontro e diventa una resistenza.

E chi resta immobile, chi non prova nemmeno a venirci incontro, troverà sempre una giustificazione nella propria rigidità.

Perché certe persone non vivono davvero il rapporto con l’altro: vivono accanto agli altri, senza includerli fino in fondo nella propria esistenza. Restano chiuse dentro se stesse, convinte che bastarsi sia una forma di forza, senza accorgersi che a volte è solo paura di lasciarsi coinvolgere.

E forse il punto finale è proprio questo: smettere di voler cambiare chi non sente alcun bisogno di cambiare. Lasciare andare l’illusione di poter colmare da soli ciò che manca a un rapporto.

Perché chi non vede mai la propria parte di responsabilità continuerà sempre a credere che siano gli altri a non venirgli incontro.

Nessun commento:

Posta un commento

Per aggiungere "Il mio sole" ai tuoi Blog e Siti Preferiti del web clicca questo rigo!

Benvenuti nel Blog dell'artista Filomena Baratto.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

Cerca nel blog