Il Reggio Emilia Approach

                                                                             
                                 

        


A Reggio Emilia esiste una realtà educativa e didattica di grande rilievo internazionale.

Nata come scuola popolare nel 1860, l’esperienza educativa reggiana si sviluppò successivamente con la creazione degli asili comunali. Con l’avvento del Fascismo, però, queste strutture furono chiuse. Nel dopoguerra, grazie soprattutto all’impegno delle donne, furono aperte circa sessanta scuole dell’infanzia, dando vita a un’esperienza educativa significativa, ancora oggi conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Nel 1963 venne inaugurata la scuola dell’infanzia “Robinson Crusoe” per bambini dai 3 ai 6 anni e, con essa, iniziarono i primi scambi internazionali, in particolare una relazione costante con il Centro Educativo Italo-Svizzero. Gianni Rodari dedicò alla scuola la sua opera Grammatica della fantasia. Alle sorti della scuola e al suo successo si intreccia la vita del suo promotore, Loris Malaguzzi, nato nel 1920 e laureato in Pedagogia a Urbino nel 1946.

Dopo aver insegnato per anni nelle scuole primarie e secondarie, e aver coltivato numerosi interessi culturali, nel 1946 Malaguzzi divenne direttore del Convitto Scuola della Rinascita. I convitti offrivano ai ragazzi la possibilità di imparare un mestiere. Fu proprio in questo periodo che nacquero i primi rapporti internazionali e i contatti con studiosi portatori di differenti teorie pedagogiche, interessati a una nuova idea di scuola.

Nel 1951, in qualità di psicologo, Malaguzzi fu tra i fondatori del Centro Medico Psico-Pedagogico comunale di Reggio Emilia, dove lavorò per quasi vent’anni supportato da un’équipe di esperti.

La scuola, per la complessità delle situazioni che accoglieva, si prestò a un dibattito internazionale, diventando una sorta di laboratorio sperimentale, con particolare attenzione ai linguaggi espressivi e alla motricità.

Nel 1976 Malaguzzi diresse la rivista per l’infanzia Zerosei per Fabbri Editori. Nel 1980 fu fondato a Reggio Emilia il Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia, di cui sarà presidente fino al 1994. Nel 1981 ideò la mostra L’occhio se salta il muro – Ipotesi per una didattica visiva, che dal 1987 prenderà il nome di I cento linguaggi dei bambini – Narrativa del possibile.

Nel 1990 Malaguzzi progettò un importante convegno internazionale dal titolo: “Chi sono dunque io? Ditemi questo prima di tutto (Alice) – Saperi a confronto per garantire cittadinanza ai diritti e alle potenzialità dei bambini e degli adulti”.

Ben presto i nidi d’infanzia di Reggio Emilia risultarono tra i primi dieci al mondo.

La didattica su cui si fonda la scuola dell’infanzia di Reggio Emilia considera i bambini costruttori attivi di esperienze, partendo dall’idea che siano portatori di “cento linguaggi”, metafora che indica le infinite modalità attraverso cui possono esprimersi, inventare e reinventarsi.

Il compito del nido è valorizzare e far emergere ogni forma di linguaggio del bambino, verbale e non verbale. La ricerca, sia per i bambini sia per gli adulti, rappresenta una dimensione fondamentale della vita e un atteggiamento indispensabile per comprendere la complessità del mondo. In ambito educativo essa costituisce uno strumento di innovazione e crescita.

Attraverso la documentazione, la ricerca rende visibili i processi di apprendimento, rinnova le conoscenze, valorizza la professionalità educativa e promuove innovazione pedagogica a livello nazionale e internazionale. Tutto ciò che si svolge all’interno della scuola viene documentato, così da rendere osservabile e valutabile la natura dei processi educativi.

Tutto nasce da una sinergia tra progettazione didattica, osservazione delle manifestazioni dei bambini attraverso le esperienze, formazione del personale e ricerca educativa. Si tratta di un intreccio tra politiche educative, pedagogia, didattica e organizzazione del lavoro.

Tutti gli spazi della scuola sono pensati in connessione tra loro e vengono considerati luoghi di convivenza e di ricerca, nei quali i bambini svolgono le proprie esperienze. L’ambiente assume un valore centrale nella didattica, poiché interagisce continuamente con le attività educative e si modifica secondo le necessità. Nulla rimane definitivo: tutto è flessibile e in continua trasformazione.

L’apprendimento nasce così da un dialogo costante tra ambiente e pedagogia. I criteri fondamentali dell’ambiente scolastico sono la sicurezza, la qualità delle esperienze didattiche e la creazione di un forte senso di familiarità.

Oggi il metodo è adottato in 145 Paesi ed è un’eccellenza tutta italiana.

“Fare una scuola amabile, operosa, inventosa, vivibile, documentabile e comunicabile, luogo di ricerca, apprendimento, ricognizione e riflessione dove stiano bene bambini, insegnanti e famiglie è il nostro approdo.”
— Loris Malaguzzi




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