Ogni tanto, mentre scrivo e poi alzo la testa per guardare lontano, fuori dalla finestra, come a voler cercare il pensiero che vado scrivendo, sono attratta dagli insetti che svolazzano nei paraggi.
Abbondano i ragni che cadono, talvolta, appesi a un filo, chissà da dove, e si agitano a quell’altezza girando le zampette in quella posizione sottosopra. Sono quelli che mi danno fastidio, pensando a quelle reti che costruiscono per cercare prede. La prima cosa che faccio è chiuderli in uno strato di carta morbida e buttarli. Poi mi chiedo perché. Mi appello alla pulizia e, visto che creano ragnatele, disfarmene significa non vedere altri covi di ragni.
Altre volte scendono dal soffitto come per magia, nonostante la stanza sia imbiancata e pulita: te li trovi davanti come un Uomo Ragno in trasferta che cerca qualcosa a casa tua. Stessa fine del precedente. E quando la sparizione manuale non mi convince, parto con l’aspirare negli angoli, nei bordi, nelle fessure, anche se non si vede il minimo movimento o creatura offensiva.
I moscerini sono i successivi compagni di sorte, che spesso raccolgo e butto senza alcuna possibilità di pensarci due volte prima di farlo. Si salva solo la coccinella: quando mi appare davanti mi blocco, aspetto la mia fortuna giornaliera. La osservo come uno scienziato, conto quei puntini neri sul dorso, controllo l’apertura delle ali e, quando sembra che resterà lì con me all’infinito, vola via e non resta di lei alcunché.
Poi proliferano cento tipi di piccoli insetti che vanno in giro indisturbati come corrieri frettolosi, scontrandosi con altri, fermandosi poco e sempre in volo. Talvolta succede di vedere anche qualche calabrone, che si preannuncia col suo suono inconfondibile e si avvicina come uno scanner a vivisezionarmi, nel caso avessi qualcosa di dolciastro da qualche parte. Anche il calabrone viene scacciato via per evitare qualche puntura.
Ma la regina del volo, la farfalla, si fa sempre attendere a lungo. Se si trova nel mio giro, mi blocco come quando si vede una meteora. Sembra se ne vedano sempre meno. Ogni tanto, quando fa proprio caldo, salgono sul mio terrazzo attirate dai fiori. Osservo come si appoggiano alle corolle: eleganti, altezzose, e poi riprendono il volo. Sono come carte colorate che si spostano da un vaso all’altro e vanno di fronte, nei prati con i papaveri.
Quando le vedo mi ricordano le estati passate nei campi da piccola. Le bianche sono le più comuni, solo a volte ne vedo di colorate. Senza insetti, l’aria sarebbe quasi anonima: senza personalità, senza movimenti, senza colori, senza chiasso. Gli insetti la ravvivano, la curano. Vederli mette allegria, segno del bel tempo, della vita che scorre, della rinascita, della bellezza.
Dopo che ho passato in rassegna i colori e i piccoli esserini che attraversano la mia aria circostante, ritorno al lavoro trattenendo i loro colori, i pensieri che mi hanno prodotto, la vitalità: le farfalle ballano nell’aria, le coccinelle sembrano mongolfiere, le api, dei droni che si infilano in ogni altezza, i ragni, dei punti neri che vanno a zonzo a costruire stringhe, scale, tele, le mosche, rumorosi e fastidiosi dischi volanti.
Anche l’aria si anima e diventa un rione affollato di esserini bisognosi di muoversi, sgranchirsi, alla ricerca di nuovi approcci, di cibo, di polline, di profumi.
Di questi giorni, se osservate bene gli spazi aperti della vostra casa, troverete di sicuro insetti anche a voi sconosciuti. Ci fanno compagnia, ci scrutano, abitano giardini e terrazzi su cui sistemiamo piante e fiori. Rappresentano i movimenti di stagione, ce le ricordano e ci informano del loro passaggio.
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