Amicizia o semplice contatto?





Osservo, di tanto in tanto, persone che decidono di interrompere un'amicizia o di cancellare un contatto. Devo ammettere che, più che procurarmi dispiacere, questo spesso mi suscita un senso di sollievo. Mi porta infatti a pensare che, probabilmente, quella vicinanza non fosse autentica fin dall'inizio e che quel rapporto fosse nato per ragioni estranee alla stima reciproca, alla sincerità o al genuino interesse umano.

Naturalmente, ogni persona è libera di interrompere un rapporto quando ritiene che siano venute meno le condizioni per mantenerlo. Nessuna amicizia è un vincolo irrevocabile. Ciò che induce a riflettere non è la scelta in sé, bensì il modo in cui essa viene talvolta maturata: dopo mesi o anni di apparente cordialità, di consenso e persino di reciproca approvazione, tutto si dissolve nel silenzio, come se quel legame non fosse mai esistito.

La cosa sorprendente è che spesso si tratta di persone apparentemente cordiali, disponibili e partecipi. Alcune avevano manifestato apprezzamento per riflessioni come questa, mostrando condivisione e interesse. Eppure, con il tempo, hanno scelto di allontanarsi. Non è tanto l'allontanamento a stupire, quanto il contrasto tra l'immagine che avevano costruito e il comportamento successivo. È una contraddizione che mostra quanto spesso l'approvazione pubblica sia superficiale e quanto raramente coincida con una reale comunanza di valori, di carattere o di intenti.

A questo punto mi sento quasi di fare un elogio del nemico. Il nemico possiede almeno una virtù: la chiarezza. Non finge simpatia dove non esiste, non coltiva rapporti che non desidera e non pretende di beneficiare di una vicinanza che considera priva di valore. Per quanto spiacevole possa essere, un'avversione dichiarata è più comprensibile di una cordialità soltanto apparente.

Più difficile da comprendere è chi continua a mantenere un'apparenza di amicizia pur nutrendo risentimento, diffidenza o semplice disinteresse. In questi casi il rapporto sopravvive soltanto nella forma, mentre la sostanza è venuta meno da tempo. È una sorta di rappresentazione che finisce per ingannare prima di tutto chi la mette in scena.

Trovo che questo modo di comportarsi riveli spesso una concezione immatura delle relazioni umane. Si confonde la gestione di un elenco di contatti con la gestione dei rapporti reali, come se bastasse un clic per modificare ciò che la vita ha costruito nel tempo. Ma la realtà non obbedisce alla logica degli strumenti digitali. Le persone non scompaiono come una scritta cancellata da una lavagna. Le esperienze condivise, gli incontri, gli aiuti ricevuti, le delusioni e perfino i conflitti continuano a far parte della storia di ciascuno. Eliminare un nome da un elenco non equivale a cancellarne l'esistenza né il significato che quel rapporto ha avuto.

Non è raro, infatti, ritrovarsi un giorno davanti proprio quelle persone che si pensava di aver eliminato dalla propria vita con la semplicità di un comando digitale. Ed è allora che diventa evidente quanto fosse illusoria quella presunta cancellazione.

Vi sono poi coloro che arrivano perfino a fingere di non conoscerti, assumendo atteggiamenti distaccati o sarcastici. Sembrano dimenticare che, in altri momenti, avevano avuto bisogno di te e che tu non ti eri sottratta dall'offrire ascolto, sostegno o aiuto. È una forma singolare di memoria selettiva: si dimentica ciò che si è ricevuto e si conserva soltanto ciò che consente di giustificare le proprie scelte presenti. La gratitudine, quando diventa scomoda, è spesso la prima vittima della convenienza.

Forse il problema risiede anche nel significato stesso della parola "amicizia", che nel tempo si è progressivamente impoverita. Un tempo indicava un legame raro, costruito lentamente e fondato sulla fiducia reciproca. Oggi viene attribuita con estrema facilità e, proprio per questo, rischia di perdere il suo valore originario. Più che di amicizie, sarebbe spesso più corretto parlare di contatti: relazioni che durano finché coincidono con un interesse, una convenienza o un bisogno e che vengono interrotte con la stessa rapidità con cui erano nate.

Qualunque sia la ragione che conduce alcune persone a comportarsi in questo modo, ciò che emerge non è tanto una prova di forza quanto una difficoltà nel gestire con trasparenza i rapporti umani. Si preferisce evitare il confronto, rifugiarsi nel silenzio o nell'indifferenza, come se ignorare una persona fosse sufficiente a risolvere ciò che il rapporto aveva lasciato in sospeso. Ma la vita non concede scorciatoie di questo genere. Ciò che non viene affrontato non cessa di esistere: semplicemente continua ad accompagnarci sotto altre forme.

La vera maturità consiste nell'assumersi la responsabilità delle proprie scelte, anche quando comportano la fine di un rapporto. Interrompere un'amicizia può essere una decisione legittima; farlo con rispetto, chiarezza e coerenza è ciò che distingue un gesto responsabile da una semplice fuga. Perché il valore di una persona non si misura soltanto dalla capacità di creare relazioni, ma anche dalla dignità con cui sa concluderle.


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