Faccio uno sforzo immane a rapportarmi con quelle persone che, mentre parli, spieghi o racconti, ti parlano sopra, presumendo di sapere già cosa stai per dire o, peggio ancora, esprimendo un pregiudizio sul personaggio di cui stai raccontando un fatto.
Naturalmente, il loro discorso non ha nulla a che vedere con ciò che stavi per dire. È soltanto un modo per sminuire quello che stai raccontando. Oltre a interromperti continuamente, dimostrando una palese maleducazione, queste persone rivelano un’elevata considerazione di sé, come se ciò che stai dicendo non interessasse a nessuno. È come se volessero prendere le redini della conversazione, convinte di aver già capito dove vuoi andare a parare e che, quindi, sia meglio chiuderla lì.
L’intento sembra essere quello di svilire il tuo pensiero o di accelerare la conclusione del discorso. Una spiegazione ancora più sottile è che, credendo di intuire ciò che stai per dire, vogliano deliberatamente boicottarti, pur scadendo nella maleducazione.
In tutto questo, il comune denominatore è la fine dell’ascolto. E se poi ciò che stai raccontando va in una direzione completamente diversa da quella che il tuo interlocutore aveva immaginato, non lo saprà mai. A quel punto, infatti, la comunicazione si interrompe, perché non hai più voglia di parlare con una persona presuntuosa, indisponente e arrogante, che ricorre a mezzi poco eleganti per impedirti di esprimerti.
E questa è la comunicazione odierna.
Stamattina, per l’ennesima volta, stavo raccontando la trama di una storia, per arrivare al punto focale su cui volevo soffermarmi. Poiché il mio interlocutore ha idee ben precise al riguardo, ha cercato di chiudere il discorso sul nascere.
Peccato, perché il mio intento era proprio quello di soffermarmi su un aspetto emerso in un dialogo di una serie televisiva, che si prestava perfettamente a descrivere ciò che stava accadendo in quel momento. Una situazione analoga, persino ilare, ma ricca di significati.
Il mio interlocutore, però, non ha colto il riferimento. Ha preferito etichettare il personaggio con un epiteto prima ancora di ascoltare, liquidando così il fatto, l’ascolto e, di conseguenza, ogni possibilità di dialogo.
Cosa si può fare, a quel punto? Chi può conservare ancora la voglia e l’entusiasmo di cercare di far cogliere all’altro il nesso tra ciò che sta accadendo e ciò che ha visto, se l'altro si è già pronunciato senza capire e quando l’unico desiderio è semplicemente quello di condividere qualcosa? Fosse anche una sciocchezza, poco importa: a volte, è proprio da un dettaglio apparentemente insignificante che può nascere una riflessione interessante.
Eppure sarebbe potuto nascere un bel confronto, un’occasione per approfondire situazioni nelle quali spesso ci ritroviamo anche noi. Bastava ascoltare.
Molte persone non sono abituate a sostenere questo tipo di conversazioni: la capacità di mettersi in discussione, di sospendere il giudizio e di ascoltare davvero, senza la pretesa di sapere già tutto prima ancora che l’altro abbia finito di parlare.
Non si interrompe soltanto un discorso, ma si spegne una possibilità di incontro.

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