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Ulisse

Sarà la scomparsa di Bekim Fehmiu, l'attore che interpretò il personaggio di Ulisse, nel 1974, che, da un po' di tempo, l'eroe non lascia più libera la mia mente. Ulisse, il protagonista della più grande storia in assoluto che sia mai stata scritta, l'Odissea, opera di un uomo tanto geniale quale Omero, fa parte del nostro immaginario, come se parlassimo di un parente lontano che ogni tanto riaffiora alla memoria.
Nella mia mente è una presenza costante, dove mi pongo come spettatrice nel rievocare gli episodi del poema di cui è protagonista. Questa volta ho deciso d'incontrarlo a quattr'occhi, stufa di non avere una particina nel suo bellissimo e avventuroso viaggio.

Mi riservo d'incontrarlo a mare, per rendere reale questa possibilità, a bordo della mia barca senza pretese (ricordate?), mentre leggo, ovviamente qualcosa di avventuroso. Scorgo da lontano il bestione, la sua mastodontica nave a remi, in un incontro ravvicinato col passato. Come per magia, la nave si dirige proprio verso la mia piccola imbarcazione , come se l'eroe avesse letto le mie intenzioni o forse colpito da una specie di zattera ,quale la mia, che si pone sulla sua rotta.

Si affianca a me e mi guarda dall'alto della sua fama come sono raccolta nel mio piccolo guscio.
Osservo, tra il serio e faceto, il mio interlocutore, ma poi, subito diffidente, pensando che possa essere un millantatore, esigo che mi faccia vedere la famosa cicatrice grazie alla quale fu riconosciuto dalla sua nutrice. E' lui e non svengo, forte delle domande e delle curiosità che mi riservo di chiedergli. L'accolgo con una dolcezza infinita, è l'uomo dei miei sogni, ma giusto due minuti dopo sono presa da mille dubbi e perplessità e subito gli formulo una scarica di domande alle quali stenta a rispondere.

Tutto questo, se mi andasse bene, visto che non sono una ninfa, una dea, tantomeno una regina, una musa e nemmeno una sirena. Dovrebbe andargli bene il prototipo di noi donne moderne, per potersi avvicinare alla mia barchetta. E se fossi fortunata, vale a dire se fossi il suo tipo, allora potrei sperare di avere una bella conversazione, un tantino burrascosa, visto che conosco la sua storia e vorrei chiedergli un po' di cose che non ho accettato ben volentieri.

Ebbene, subito vorrei sapere con quale coraggio abbia potuto abbandonare la povera Penelope, da sola ad affrontare i proci, che, dopo il ritorno del marito a casa, penso non abbia mai più preso una tela in mano, tanto era stufa di tessere e sfilare durante la sua attesa. E il povero Telemaco? Come poteva venire su forte e coraggioso come il padre, se doveva continuamente confrontarsi con un uomo dalle doti eccezionali ? E' tragico misurarsi con un padre, che già si sa di non poter eguagliare!

La mia veemenza raggiungerebbe la soglia più alta quando gli parlerei di Didone. Si può abbandonare una regina, facendola morire di dolore e apprendere della sua morte nell'oltretomba, dopo aver vissuto con lei una delle più grandi storie d'amore, da cui sono nate tutte le alte? Per non parlare di Circe, Nausica, i compagni e tutti altri personaggi del suo lungo viaggio. Ulisse, dopo aver ascoltato le mie rimostranze, mi sorride, non sa rispondere alle mie sciocche domanducce di poco conto, visto che la storia ha fatto già il suo corso. A quel punto sono bell' e fritta. Come si fa a trattare male l'unico eroe della mia vita? E quando mi chiede di accompagnarlo oltre le Colonne D'Ercole, non credo alle mie orecchie, ma accetto a una condizione: che non mi faccia fare la fine di Didone...E dopo averlo aspettato tanto , adesso che mi è accanto, non deve deludermi. D'altra parte lo porterei oltre le Colonne D'Ercole e dovrebbe ringraziarmi per fargli andare il viaggio a buon fine, rispetto a quello precedente nel poema, in cui fallì.
Per voi che eroe è stato? Chi potrebbe essere un Ulisse di oggi?

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Filomena Baratto è presente anche sul sito artistico Dimensione Arte.

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