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La ricerca della felicità



"59 Secondi. Pensa poco, cambia molto. La scienza del cambiamento rapido applicata a noi stessi", è un manuale che richiama al dovere di essere felice, scritto dal professore Richard Wiseman. Sì, perchè oggi, essere felici non è più uno stato d'animo o una condizione psicologica da ricercare, ma un dovere. Lo stato investe su un cittadino felice per incrementare e ottimizzare la produttività del suo paese, oltre a risparmiare sulla sua salute; il partner vuole accanto una persona felice con la quale costruire un rapporto sereno; qualsiasi posto di lavoro ci chiede di essere in perfetta forma psicofisica, appagati per poter svolgere il nostro compito al top . Quella del prof. Wiseman sembra una sfida, così come è assurdo che si possano, in soli 59 secondi, creare le condizioni per uno stato di serenità interiore. Il professore Wiseman, scienziato e psicologo, ricercatore in Psicologia comportamentale, si è occupato di studi sulle risate, sugli eventi curiosi della vita e sulla felicità, tutti argomenti che hanno come obiettivo il benessere del singolo e della società.

Il manuale del prof. Wiseman ci insegna le strategie per essere soddisfatti, una condizione dalla quale dipende addirittura l'indice del Pil , come è stato riscontrato nelle statistiche svolte nei paesi industrializzati. La nostra felicità diventa una condizione necessaria per una vita serena e produttiva.


Il professore afferma che in soli 59 secondi si può attuare una strategia "ad personam"per imparare ad essere felici partendo da se stessi. A tal fine il manuale dà una serie di suggerimenti per ridurre al minimo le difficoltà che ci impediscono la serenità interiore. Se l'infelicità dipende, ad esempio, dal nostro sovrappeso, è bene mettere uno specchio in cucina, col quale confrontarsi continuamente, una sorta di tutore che ci avverta quando la nostra circonferenza sta andando oltre misura e trovare subito i rimedi del caso. Il posto migliore dove collocare lo specchio è sulla porta del frigo!


Se invece i nostri problemi sono l'ansia, il rancore verso qualcuno e lo stress, si può provare un atteggiamento contemplativo, che va dalla lettura dei classici alla preghiera.


La felicità non è data per forza dalla ricchezza, poichè è scientificamente provato che tutti coloro che hanno vinto la lotteria, sono tra le persone che hanno maggiori difficoltà psicologiche e organizzative. Il nostro sistema genetico in questo discorso, rappresenta, da solo , il cinquanta per cento della nostra felicità. Chi non mostra di possedere una buona dose di felicità nel suo corredo genetico, è più predisposto alle ricadute, ai ritorni di insoddisfazioni. Accettare i nostri limiti è il primo passo per la felicità, in caso contrario non facciamo altro che aggravare la nostra posizione.


Per il quaranta per cento delle persone , la felicità dipende dal nostro modo di porci nei confronti degli altri, ma anche da come noi stessi ci vediamo. Per esempio, se mostrassimo più gratitudine, saremmo anche più felici, ma questo sentimento risulta essere tra quelli che dimentichiamo più spesso e quasi sempre volontariamente. Non amiamo ringraziare o gratificare i nostri benefattori perchè subito ci abituiamo agli agi e facciamo una certa fatica a capire da dove giungono. Un valido suggerimento per imparare ad essere grati, secondo Wiseman, sarebbe quello di tenere un diario sul quale annotare gli obiettivi raggiunti, i nostri pensieri sugli amici, la gratitudine provata e per chi, i nostri desideri. Il lunedì per esempio potremmo descrivere i momenti di soddisfazione; il martedì raccontare gli istanti indimenticabili; il mercoledì prevedere un futuro rosa a cominciare dal domani; il giovedì scrivere ad una persona per noi importante; il venerdì trarre un po' le somme e annotare almeno tre cose andate bene, anche le più banali.


Se vogliamo smuoverci e fare qualcosa per far sì che la nostra vita prenda una piega diversa, cominciamo col fare questi piccoli passi. Il fatto è che spesso chi si sente infelice lo prende come uno stato da cui non può uscire, per cui non si propone nessuna alternativa, ma accetta quasi passivamente il suo malessere. Il professor Wiseman ha constatato che, interpellando coloro che hanno attuato un suo semplice consiglio tecnico, ci sono stati reali cambiamenti, se non altro si è evidenziata la voglia di instaurare una nuova fiducia in se stessi e di conseguenza una visione più rosea della realtà.


Secondo Richard Wiseman non abbiamo più bisogno di "psicologi che ci tengono per anni a parlare della nostra infanzia. Parlarne non serve a niente, ci fa solo perdere tempo. Abbiamo creduto che i sogni potessero diventare realtà senza muovere un dito. La felicità è qualcosa che ci accade, non possiamo invocarla o evocarla. Nessuno viene da noi a cambiarci la vita. Nessuno ci può rendere felice. Dipende da noi."


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