27/12/11

Tanta serenità

Mai come in questo periodo dell'anno siamo dispensatori di auguri a più non posso, senza nemmeno rendercene conto, con l'auspicio che le cose ci vadano bene, che la vita ci dia ciò che desideriamo o che tutto vada nel verso in cui ci auspichiamo. Augurare è il verbo della speranza, dell'attesa, del presagire ciò che accadrà.



L'etimologia della parola la vede legata agli "auguri" coloro che davano indicazioni sul futuro attraverso i sogni o semplicemente la lettura dei fatti. Il termine deriva anche dalla parola latina "augere" ovvero accrescere, aumentare e in tal senso va inteso come un volere prevedere abbondanza di fatti positivi e che portino tanta serenità. Augurare un futuro bello e prosperoso, ricco di sorprese e ogni sorta di bene è quello che chiediamo un po' tutti per sè e per gli altri.


A volte , però, siamo un po' troppo proiettati nel futuro, in questa ricerca spasmodica di volere l'optimum dal domani e magari perdersi il meglio di un presente, forse meno eccitante ma per niente scialbo. Il futuro, da sempre, proprio perchè inconoscibile, ci attrae fortemente e questo dipende dalla considerazione che possa essere migliore del nostro presente, possa darci meno dispiaceri, possa risultare più intrigante e radioso, possa contenere i nostri sogni e noi vogliamo raggiungerlo quanto prima . La vita, anche nei suoi momenti eccezionali, si presenta sempre in una normalità che forse non ce ne rendiamo conto. C'è una costante nella nostra vita, quasi un limare gli avvenimenti che non superano mai una certa soglia, perchè la nostra vita è fatta di momenti che in misura diversa contengono sempre emozioni che si bilanciano in positive e negative, anche nei momenti straordinari e unici. Ci sono eventi che segnano la nostra vita ed eventi ordinari che riempiono le nostre giornate, ma tutti portano emozioni positive e negative. Quest'ansia del futuro che, secondo noi, è scevro da ogni brutta esperienza come fosse depositario di soli eventi eccezionali, è pura fantasia. Questo dovrebbe bastarci come esperienza per farci vivere meglio il presente e imparare a non attendere eventi straordinari ma saper vivere quelli ordinari che ci possono dare emozioni di gran lunga più durature e profonde.


La nostra ansia ci porta a ricercare momenti sempre ricchi di emozioni che possano darci continue sensazioni di felicità e riponiamo nel futuro la possibilità di vivere il meglio della nostra vita.D'altra parte la nostra preoccupazione è di vivere intensamente la vita senza privarci di nulla, provando a esprimere i nostri desideri e sperando che essi si avverino e allora l'augurio è di provare sempre grandi cose, grandi emozioni, sensazioni, sentimenti, amori, passioni...


L'augurio più bello è quello di vivere le nostre emozioni sempre con grande partecipazione senza relegarle al futuro ma viverle giorno per giorno proprio per non perdersi nulla .































19/12/11

Il profumo del Natale

Una volta, da bambina, Natale arrivava col profumo di muschio tirato dai muri di cinta della strada per fare il presepe. Ricordo che il nonno lo allestiva nella scala che portava giù in cantina. Appena si apriva la porta, risaltavano le lucine della grotta con su la cometa e tanti pastori sparsi sugli scalini. Si notavano nitidamente Maria e Giuseppe e il poco calore in tutta la cantina era prodotto dal povero bue e asinello, che da soli non riuscivano a scaldare tutto quel freddo! Trovavo sempre una scusa per andare ad aprire la porta della cantina e sbirciare dentro cercando la famigliola illuminata sotto la cometa! Il nonno mi spiegò, dopo averglielo chiesto, che il presepe era stato costruito lì per dare un po' di luce alla cantina umida e gelata e Gesù era nato al freddo e al buio di una grotta, per cui quella cantina era perfetta. Quella spiegazione non mi piaceva e io talvolta prendevo in mano i pastori per riscaldarli e poi li riponevo di nuovo al loro posto osservando a lungo i loro visi e gli abiti e le pecorelle così piccole e come guardavano lì nella culletta a cercare il piccolo neonato!

Il mio profumo preferito era quello delle arance secche con le bacche e la cannella, che servivano per decorare, un'arte della nostra vicina che preparava non solo le marmellate di arance , ma anche gli addobbi per la casa. Di mattina presto, col freddo pungente dell'inverno sulle colline, c'era bisogno di riscaldarsi e tutti in casa prendevano il caffè con l'anice. Io pretendevo di bere dalla tazzina l'ultima goccia di caffè che aveva il gusto dell'anice e quel sapore mi restava fino al pasto successivo. Il profumo per eccellenza dei miei Natali, in assoluto, era l'anice sciolto col miele per ricoprire le zeppole, fatte scolare nelle carta assorbente con le foglie di alloro. Quello sì che era un profumo speciale per me e da solo mi rappresentava il Natale. E poi quello del lievito che si diffondeva per la casa quando i nonni impastavano le zeppole e che dire dei confettini, dell'olio fritto e del pesce o dei mostaccioli appena presi in pasticceria con la pasta di mandorle e le cassatine...e gli struffoli passati nel miele con la frutta candita e le torte di fichi e di noci, vere delizie dei palati di noi bambini che attendevamo come la manna dal cielo!


Natale era anche il profumo di paglia nella mangiatoia delle mucche che sapeva tanto della culletta del Bambino e quel latte sparso nei secchi grandi intorno, richiamava i pastori alla capanna. Il mio piacere raddoppiava quando sul mobile in cucina arrivavano i frutti di marzapane portati dal nonno quando andava giù in città per commissioni. La vista era allietata da tanti colori e quei piccoli frutti erano un piacere da mangiare uno dopo l'altro. Scomparivano dal piatto e nessuno sapeva niente, ma mi tradivo da sola con lo zucchero sparso sui vestiti e allora venivo puntualmente smascherata!

Tutti questi profumi sono rimasti in me e sono proprio loro a spingermi verso le tradizioni della mia infanzia, il periodo più bello della nostra vita. Nel tempo ho mantenuto le stesse tradizioni di allora per non perdere i miei profumi e la mia casa li deve contenere tutti per sentire il mio Natale.






14/12/11

"Rosella"evento letterario allo Square di Sorrento

L’ 11 dicembre una nuovo evento letterario, tra musica di sottofondo, accoglienza amicale e prelibatezze culinarie si è tenuto a Sorrento presso lo Square, nell’ambito del ciclo di appuntamenti “Aperitivo con l’autore”, dove i pomeriggi si trascorrono all’insegna della cultura e della buona tavola grazie alla collaborazione del bar-libreria con il gruppo “Il caffè delle muse”: Carlo Alfaro e Marianna Scarpato hanno presentato “Rosella”, intenso romanzo d’esordio della stabiese Filomena Baratto, già interessante autrice di un libro di liriche. Introdotta da Anna Bartiromo, intervistata da Carlo Alfaro, la scrittrice ha commosso il pubblico in sala con il suo scritto ricco di eventi e colpi di scena, che racconta le tante vicende attraverso le quali passa la protagonista, una donna forte e piena di vita, coinvolgendo il lettore dalla prima all’ultima parola. Gli stralci del testo, scelti da Marianna Scarpato, sono stati mirabilmente declamati da Carlo e Marianna, che con le loro voci alternanti hanno dato vita ai tanti vividissimi personaggi. L’interesse del testo investe più livelli oltre quello strettamente letterario, per lo spaccato socio-culturale che offre di un’epoca- la Vico Equense degli anni ‘50-70-, per i molti temi esistenziali nascosti nelle pieghe della vicenda, fatti emergere da Carlo nell’intervista- l’adozione, i rapporti genitori-figli, l’amore, l’amicizia, la violenza, il tradimento, l’abbandono, la malattia, la perdita-, e, non ultimo, per il valore umano e personale dell’opera, dato che la scrittrice confessa, all’intervistatore e al pubblico partecipe, che nulla di ciò che racconta è frutto di fantasia, ma tutto vero e sperimentato nella sua carne di figlia della protagonista, presente in ciascun passo della storia, ad assistere al dipanarsi assurdo del destino, come imprevedibilmente vera e crudele sa essere solo la vita.






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04/12/11

Il Caffè letterario

Da quando giro per le presentazioni del mio romanzo"Rosella", ho scoperto il piacere del caffè letterario.
E' un luogo soft, dove ci si raccoglie attorno al banco del bar per qualche consumazione, ma si tende l'orecchio anche a quello che si dice dall'altro lato della sala, dove quasi sempre si parla di libri. La serata comincia quasi in sordina, guardandosi intorno, bevendo qualcosa, aspettando amici, incontrandosi con esperti del settore e lasciandosi andare in attesa dell'afflusso lento ma continuo di pubblico.


Parlare di libri è un'arte quasi quanto quella di scriverli. Chi parla di libri dev'essere informato, deve aver letto il libro di turno, deve conoscere la vetrina del momento, il libro che tira di più, deve essere ben motivato a volgere il cuore e l'attenzione all'autore che presenta. Non è semplice imbastire una presentazione in un caffè letterario, per il luogo insolito dove si svolge un evento che, fino a poco tempo fa, era relegato solo ed esclusivamente alla libreria. Col tempo si è capito che bisogna portare il libro presso il lettore, coinvolgerlo, attirarlo e informarlo dettagliatamente. Il connubio Caffè-libri, pare stia andando bene: seduti ai tavolini, si ascolta l'autore, la sua storia, le curiosità, ci si lascia coinvolgere, quasi rapiti dal libro di turno e l'accoppiamento risulta essere geniale.


Se l'autore si presenta da solo, deve gestirsi il tempo a disposizione esaurendo l'argomento nel modo migliore. Non deve essere noioso ma deve attirare l'attenzione del pubblico con qualche curiosità, aneddoto, retroscena. Più semplice se a presentare è un esperto o un team di persone preposto a tale compito.



Una presentazione letteraria in un Caffè portata avanti da un team di lettura risulta più piacevole ed è fatta secondo uno schema che tenga presente gli aspetti fondamentali dell'opera da porgere al lettore nel modo migliore, con persone competenti e grandi comunicatori, dove ogni cosa è pensata nei minimi particolari senza lasciare niente al caso. Sono proprio le persone amanti della lettura e i critici letterari a costruire un ponte tra l'autore e il lettore.


E' questo il modo migliore di informare e invogliare alla lettura. Il lettore seduto, in ascolto, ha modo di formulare il suo pensiero a riguardo, verificando l'interesse del libro, conoscendo l'autore, trascorrendo qualche ora a riflettere sulla proposta e ad arricchire la sua formazione.


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