30/06/13

Finalmente Parigi!

Lo specchio riflette un'immagine splendida e sono già in estasi per la serata che mi aspetta: i capelli lucidi e messi in piega in modo spettacolare, la scollatura perfetta, la tonalità del vestito di un colore amaranto che è un incanto, il trucco leggero...ho messo anche la cipria per togliere il lucido nei punti alti del viso. La mia amica mi infila un piccolo fiore sul rialzo laterale dei capelli e scrutando la donna che mi guarda dallo specchio, devo dire di essere veramente contenta di quello che vedo! Carolina ha insistito che l'accompagnassi alla "prima" all'Opera di Parigi di danza classica e sono arrivata a Parigi per due giorni di vacanze regalatemi da lei. Sono arrivata in treno, sistemazione in albergo alla Rue de Rivoli, sola come non accadeva dai tempi della gita al liceo. Carolina si complimenta con me, intanto lei si avvia, io devo attendere un gentiluomo che viene a prendermi e che mi intrattiene prima dello spettacolo portandomi in giro per Parigi. Tutto questo per aver detto una sera a telefono che lei era fortunata a vivere a Parigi per la sua amata danza. Mi ha preso alla lettera e mi ha fatto chiamare da Jean, un amico comune, che con la scusa di un provino mi ha convinto a venire nell'amata Parigi.
Bernard è il mio compagno per la serata, scelto scrupolosamente da Carolina: brizzolato, alto, muscoloso, bello, scopro essere un giornalista che per una sera ha fatto omaggio a Carolina e soprattutto a me della sua compagnia. Col mio scialle da sera intonato al vestito mi avvolgo come in una spirale più per l'emozione che per il freddo. Mi fa accomodare nella sua BMW lucida e nuova ed io stento a credere di essere appena entrata in una fiaba. Gli dico subito che non farò Cenerentola, che a mezzanotte non tornerò, non perderò la scarpa e torno all'hotel solo quando deciderò io. La risata di Bernard mi tranquillizza. Comincio a chiedermi se non avrò azzardato a salire in macchina sola con lui e subito mi rendo conto di essere la solita malpensante. Le luci della città mi fanno sentire come in una giostra che gira ed io comincio ad essere la protagonista della serata. Bernard mi parla del suo lavoro, mi dice che domani mi porterà al giornale, che a teatro ci sarà Jean, che troveremo altri amici, che devo stare a mio agio, che quando accadono delle cose belle come queste, bisogna vivere e non stare tesi come sono apparsa a lui. Mi fa complimenti sul vestito, sulla pettinatura, sul gusto e poi aggiunge che in Francia non si dicono certe cose come in Italia, ma si possono pensare e quelle che pensava le teneva per sé. Contenta di non essermi sentita in imbarazzo, gli mando un sorriso e intanto giriamo per Gare St. Germain, ferma l'auto e va a prendermi tre rose. Rimasta in macchina ad aspettarlo, mi do un piccolo tocco sul viso per sapere se ci sono e non sto vivendo un sogno. Mi arrivano tre rose infiocchettate che appoggia sul sedile posteriore, poi chiama Jean e con il vivavoce sento :"Fil, non vedo l'ora di vederti! Tieniti forte che poi dopo si balla noi...il provino domani!" Più muta che mai penso di essere entrata in collisione con la realtà e cominciare a dare qualche segno di défaillance mentale. Quando giungiamo all'Opera è quasi buio, Bernard mi prende sotto braccio dopo aver  parcheggiato ed io appoggiata a lui mi sento una regina. A pochi passi c'è Jean che non vedevo dall'anno scorso, si avvinghia  a me con un abbraccio portentoso ed io mi dico che forse non ricorda che a casa ho un marito e tre figli. Con grande dispiacere Bernard mi lascia a lui, è  stato perfetto ed io un po' disapprovo il fatto di separarci, poi mi volto a guardarlo e lui con occhi dolci mi fa capire che ci vedremo a fine spettacolo. Ho in mano le rose, le darò a Carolina a fine spettacolo. Jean è stupendo nel suo completo Armani, lo so perché me lo ha detto Bernard che avevano comprato gli abiti all'atelier di Milano, poi mi guarda e mi dice che sono uno splendore, mi ferma un attimo e mi ritrae e si fa ritrarre con me da un usciere. Mi dà un bacio ed entriamo. Che scena  ragazze! Sembra di essere al ballo delle debuttanti, pardon delle  maturande, va be' fa lo stesso, ci siamo capite. Appena seduta in poltrona ai primi posti arciriservati per noi, sento vibrare il cell, ma non ricordo più la tasca dov'è o meglio per dove si accede, Jean avverte il mio disagio e mi invita a cercare il telefonino...Sono i miei che vogliono notizie...ma ti pare che dal teatro possa fare le telecronaca? Dico che li aggiorno dopo. Jean mi guarda basito, io mi pietrifico! Fortunatamente le luci si spengono, si apre il sipario e Carolina è lì, magnifica, nel suo costume di scena! Sono emozionatissima, Jean mi stringe la mano perché sa che andare a Parigi era per me un sogno, sono così emozionata che ci vedo doppio, ma devo essere brava, niente lacrime, voglio ridere e di scatto gli do un bacio lasciandolo senza parole, un modo per sciogliere la mia ansia. Lo spettacolo procede alla grande e alla fine del primo tempo vedo Bernard con Mariel, una top model incantevole e non mi spiego il motivo per cui mi guarda se ha accanto un'opera come Mariel. L'ho conosciuta ieri, era da Carolina, le ho preparato un cream caramel delizioso e mi ha ringraziato per tutto il tempo che è stata con me!
Mi vedo lì a ballare sul palcoscenico con Carolina, seguo passo passo i suoi movimenti, oscillo e mi muovo nella mente con lei, Jean si intenerisce a vedermi così partecipe e in uno orecchio mi dice: "C'è sempre tempo per quello che ti ho proposto, domani faremo un provino!" Gli ricordo che domani parto e lui sorride come se avessi detto la più grande sciocchezza.  Jean  è venuto in Italia l'anno scorso, dove ci siamo conosciuti per un provino per un film che avrei dovuto girare qui in Francia ed io gli ho detto di no per tante paure, ora sono qui a Parigi per la mia amica,  quasi una scommessa. Così è la vita! Quello che non si fa in tanti anni, accade in un giorno.
 Siamo alla fine del primo tempo, si accendono le luci e quando osservo dalla parte di Bernard a pochi posti da noi, lui è solo e serio, non sorride più come prima, Mariel non c'è ed io vado in ansia: sarà accaduto qualcosa? Mi fa cenno di andare un attimo dalla sua parte ma appena faccio per alzarmi, Jean mi tira giù. Come faccio a spiegargli che Bernard mi cerca? Oddio...mi rialzo, dico che vado alla toilette ma lui mi riprende dicendo che è dal lato opposto del teatro. Bernard osserva e diventa nervoso...(continua)

28/06/13

Scrivere, leggere, spendere.

Leggere, sfortunatamente per chi scrive, non è un vizio!
Chi fuma spende in sigarette anche se non può permetterselo; chi gioca spende sperando che la fortuna lo baci; chi ama la buona cucina spende un capitale per rimpinzarsi per poi spenderne  altrettanto per curare gli eccessi; chi è vanitoso spende in cure di bellezza e prodotti che oggi costano un patrimonio; chi ama le vacanze spende per i sacrosanti giorni da passare al mare! Ma il vizio di leggere, mi chiedo, chi ce l'ha? Quasi nessuno!!!
 
Quando un libro capita tra le mani, lo si osserva a freddo, sottoponendolo  al tatto e alla vista, lo si sfoglia per qualche pagina e si crede di saperne qualcosa così  e dopo si decide se leggerlo o meno, infine se comprarlo! Sì, perché lo si leggerà dopo che lo ha letto l'amica, il vicino, il nonno, il nipote e via dicendo per arrivare a noi già stravolto da mille mani che lo hanno sfogliato per poi mandarlo altrove senza dargli una identità, una appartenenza.
E poi cosa dire di chi il libro pensa di doverlo avere come un beneficio per qualcosa o per essere  l'amico, il vicino, il collega, il familiare... Un libro dovrebbe restare a noi per sempre e poterlo riprendere e rileggere ogni volta  le pagine più belle, quelle che ci hanno colpito. I libri sono amici muti che ci rendono le parole giuste, le atmosfere, i sogni, le notizie, le trame... Ma il vizio di leggere non è nemmeno contemplato.
Se fosse un vizio, spendendo poco, allargheremmo i nostri orizzonti e non solo i giri di epa. Invece il vizio di leggere è pura utopia, oggi scriviamo in tanti e molti credono che il boom sia dovuto a vantaggi economici oltre che personali. Chi ci gira intorno è portato a credere che ci si può arricchire ma si pensa che comprando libri si vada a rimpinguare le tasche dell'amico scrittore, quasi fosse un'offesa leggere un suo libro. E come definire quelle persone che si reputano amiche ma non sanno niente di quello che hai scritto, degli  sforzi che il libro è costato, e che poi lentamente si allontanano credendo che da ora in poi  esserti amico abbia  un costo.
O come definire quelle persone  che  parlano di tutto tranne che della tua scrittura, come se fosse "l'innominato" lasciando intendere di tenerla fuori dalla sua portata. Ancora ci sono quelli che partecipano alle presentazioni, sembrano attenti, motivati ma vanno via senza aver comprato il libro, una forma di subdolo snobismo. Credere che un autore che si avvicina alla scrittura possa arricchirsi con i libri è pura fantascienza!
E' semplicemente una passione! Ecco, credo che ci voglia più rispetto per chi scrive, chi ha profuso del tempo, oltre che a dare gli occhi alla luce e il fondoschiena alla sedia per ore e giorni (come dice un mio amico)...e poi vedere che in libreria si vendono le trilogie sul sesso, di tutti i colori con  prezzo tre volte il costo di un libro normale e che, per sapere tutto sull'argomento, dovrai quasi farti un mutuo, oserei dire offensivo per chi, pur non potendoselo permettere, ostenta il suo "caro" libro o meglio carissima trilogia sul comodino, sì perché bisogna consultarla al momento giusto, altrimenti come far fruttare il caro prezzo? O ancora venire a sapere che in "alto loco" i libri se li fanno scrivere, tanto cosa ci vuole a creare un'operazione commerciale? Ci sono, ovviamente, tra autori, anche coloro che credono di avere già un nome, ma viene un senso di nausea  a girare tra le pagine  dei loro libri, dove non c'è nulla di nuovo se non il solito leitmotiv di sesso, droga e potere, di cui siamo già ampiamente informati nella realtà, ma sono convinti di essere ormai oltre un confine e lontani dalla massa, ciarpame di scrittorucoli da strapazzo che riempiono le scrivanie più che le librerie. La lettura  è uno strumento per fini che non sono per forza quelli culturali! Di solito leggiamo autori stranieri e si sa, nessuno è profeta in patria!  E poi i libri non hanno mai fatto mangiare a nessuno se non  quando sei  un nome prestigioso e di valore, scrivi con passione e dimentichi che gli editori stanno al sole campando di rendita coi tuoi libri, e quando ti chiameranno per le presentazioni offrendoti viaggi, alberghi, e tutto un corollario di contorno invece di essere tu organizzatore e agente di te stesso. Tanto di cappello per costoro che oltretutto mantengono il decoro e il buon nome della categoria
. Scrivere è una passione quando non lo si fa per soldi e sotto pressione editoriale, leggere è una fortuna per gli autori ed editori e un valido interesse per i ben motivati; spendere è un lusso con cui si acquistano beni la cui dipendenza può diventare un vizio; leggere non è un vizio, implica la ragione e il vizio non ha ragione!