19/07/13

Bell'Italia

Ogni anno organizziamo la vacanza  con mete precise e diverse dall'anno precedente.
Noi italiani siamo un popolo esterofilo, snobbiamo tutto quello che di bello ha la nostra terra e amiamo decantare i luoghi visitati all'estero e al ritorno, quando gli amici ci chiedono dove siamo stati,  noi lì a parlare della Grecia, di Formentera, della Spagna, di Sharm al Sheikh, Tunisia e via di questo seguito. Ma l'Italia, dico,  conosciamo l'Italia?
Turisticamente parlando l'Italia segue le sorti della politica e si divide anche i luoghi delle vacanze sia per ceto sociale, che per regione e in base alle simpatie che abbiamo con i nostri conterranei e poi ci sono le tendenze dell'anno: un anno va di moda la Puglia e poi è la volta della Romagna e ancora la Sicilia, la Sardegna...e poi bisogna controllare la tasca, il periodo, l'afflusso, la salute...
 
Ho un pessimo ricordo di quella volta che siamo stati a Tropea in un residence stupendo, dove però non siamo stati accompagnati dalla buona sorte e mentre ero intenta a cucinare, ho sentito sul selciato fuori casa, un'auto fermarsi e una voce sbraitare a tutto fiato:"Terroni di merda, siete solo terroni di merda". Non è mai montata così tanto la mia rabbia come in in quel momento per coloro che dal nord scendono qui al sud solo per usufruire del mare e riempire di merda chi vi abita.
 
Il signore che si era espresso in modo  così pittoresco e aveva infierito così tanto contro gli abitanti di Tropea, si era arrabbiato per dei disservizi nel  residence e  invece di riferirsi a chi di dovere, preferì inveire contro tutti. Noi decidemmo semplicemente di non tornare più da quelle parti. Non solo ho bandito dalle mie vacanze quel luogo pur amandolo molto, ma ho preferito trascorrere giorni di mare sempre in Italia. Ho scoperto la Puglia, un luogo stupendo, incantevole per mare e strutture, e poi la mia regione, la Campania, per avere una costa forse tra le più belle al mondo, che non ha nulla da invidiare  né alla costa Azzurra, nè a quella Brava, né a quella Del Sol, né quella Verde della Galizia.  E ancora le coste abruzzesi e quelle marchigiane per non parlare della costa ligure. L'Italia è veramente unica per il paradiso che si ritrova ad avere, peccato, però, che la maggior parte di coloro che la governano non passa le vacanze qui e non ha interesse a curare la patria, tanto basta prendere un aereo e stare alle Maldive o a Tahiti o in Asia. E così i nostri chilometri di costa, tra cantieri, spazzatura e roba varia, sono diventati un mondezzaio, anche là dove l'acqua viene spacciata per pulita solo perché qualcuno  ha fatto ottenere alla spiaggia un riconoscimento che ha valore più politico che reale. E non possiamo credere che da sola la costa romagnola possa assolvere a ruolo di dell'unica attrezzata anche se è un vero e proprio carnaio. Le nostre coste sono nella più completa disorganizzazione,  le spiagge italiane deturpate da continue invasioni di cemento e di scempio di ogni genere, rendendoci l'unico popolo al mondo disamorato dei suoi beni. E poi mi chiedo chi controlla le nostre coste? Chi sa dei soprusi che si consumano sulle spiagge o dei diritti che ciascuno si arroga, o degli scoli che in determinati luoghi conoscono solo quelli del posto? Certo, si risponderà, bisogna denunciare! Fatta, ma non è servita a nulla e allora?  Mi chiedo, se la politica serve al bene individuale oggi, visto che sono anni che non fa più il bene comune, che cosa aspettiamo? Che un giorno arrivino i francesi o i croati a comprare le nostre coste per farne paradisi che noi nemmeno immaginiamo? E' assurdo notare come in altri paesi, fazzoletti di costa impraticabile,  siano curati e resi appetibili pur non avendo le attrattive delle nostre terre e come gli altri sappiano far valere le bellezze dei loro luoghi anche se non così eccezionali come le nostre . Di solito l'arte che prediligiamo di più è quella della critica, sarebbe meglio se invece ci muovessimo nel senso di adoperarci di più. Ci vogliono interesse, amore ed educazione perché la civiltà non sia un semplice foglio di carta che dica che siamo diplomati o laureati. La civiltà è un modus vivendi, una forma mentis da acquisire giorno per giorno controllando ed educando all'occorrenza anche gli altri, quelli che credono di essere il centro del mondo! Trasformiamo la nostra bell'Italia nel giardino quale dovrebbe essere, questo significherebbe avere un popolo all'altezza dei suoi beni e della sua tradizione.


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17/07/13

Finalmente Parigi (terza e ultma parte)


Girare per Parigi di buon mattino è uno spasso e Bernard mi informa su tutto, mentre osservo divertita, come una bambina alla sua prima uscita, il risveglio della città. Bernard non ha l’aria stanca e non oso chiedergli dove abbia dormito né quanto abbia penato nel portarmi in camera. Sono curiosa di sapere come si svolgerà il provino, se ci sarà Jean e che fine abbia fatto Carolina. Quando siamo a due passi dalla Madeleine, mi prende il panico e dico a Bernard di portarmi da un’altra parte, non voglio andare alla tour Eiffel, mi prende una paura inspiegabile. Sono le 8,30 e Bernard si ferma sul lungo Senna. "Cosa ti prende Fil? Guarda che è un provino, lo devi prendere come un divertimento, non un lavoro!" "Ma io ero venuta a Parigi per una vacanza, mi ritrovo stressata per questo benedetto provino che mi hanno quasi strappato". "Ma sai, non è poi una cosa così brutta o un fatto così tragico, apparirai semplicemente su tutti i cartelloni pubblicitari soprattutto di Parigi, con tanta bella biancheria e costumi. Sarà bellissimo vedrai, le altre darebbero chissà cosa per fare un provino! Sarà un vero divertimento”. Bernard attenua un po’ la mia ansia, ma forse la mia preoccupazione è credere che non abbia più l’età nè la bellezza di una ragazza per fare la modella. Subito mi tornano alla mente le parole di Jean quando disse che la bellezza è “un quid” che non si può chiudere in uno schema ma è piuttosto qualcosa che si emana, oltre ad avere lineamenti piacevoli. Così, un può rincuorata e forse acquistando più fiducia in me stessa, ci dirigiamo alla Tour Eiffel.

 Jean è il primo a venirmi incontro, più in là il regista e intorno tanta gente che si affretta a prepararmi per la scena. Jean mi rassicura, così mi calmo e comincia la mia giornata da modella. Si fanno tantissime foto, la gru del regista mi rincorre continuamente ed io, tra un dialogo con un attore e un monologo, mi adopero nel modo migliore. Ci trasferiamo sul ristorante della torre, di lassù è tutto più emozionante e gli scatti del fotografo non si contano. Intanto giro con vestitini corti e costumi,  parei, abbigliamento da ballerina, con i capelli al vento, ben truccata, vezzeggiata e curata dalla schiera di truccatori, parrucchieri, stilisti. E’ una piacevolissima sensazione e una vertigine mi prende non solo a guardare giù. Con un bellissimo bouquet di fiori faccio l’ultima foto appoggiata all’ascensore della torre con un panorama mozzafiato dietro di me.  Una comparsa mi fa i complimenti e dice che gli italiani sono bella gente ed io ringrazio. Le riprese finiscono nel  pomeriggio inoltrato. Stanca e affamata mi faccio accompagnare all' hotel e nella hall trovo Carolina ad attendermi. "Finalmente sono a Parigi e tu non ci sei, mentre io che faccio? Un provino!" "Sono venuta a dirti che questo provino sarà un trampolino di lancio per te. Vedrai la tua immagine per la città e sarai felice di averlo fatto”. “Carolina ma io torno a Torino, non resto qui". "Adesso basta Fil, mi sembri una bambina, oltretutto stupida! Stai facendo un provino e ti lamenti in questo modo, ma ci sei con la testa?" Carolina ha ragione, ma come si fa a raccontare in due parole, in poco tempo quello che si prova, quello di cui si ha paura. A volte capitano cose che nemmeno immagini mentre ne aspetti delle altre. Ero venuta a Parigi per rivedere la città che avevo visitato tanti anni fa e appena scesa dal treno avevo pronunciato le parole:   "Finalmente a Parigi". Adesso Parigi mi stringe in una morsa e quasi ne ho paura. Le dico che ha ragione e vado a vestirmi per la cena. Bernard non è con noi e un po’ mi dispiace, siamo solo in sei. Jean è entusiasta di me dopo quello che gli ha detto il regista e vuole che domani firmi un contratto per la pubblicità. Gli ricordo che domani parto, ma lui insiste ed  io pur di scappare l’assecondo. La serata vola in compagnia di un’eccellente cena e di una bella compagnia e sono di ritorno a Rue de Rivoli quasi alle tre di notte. Il giorno dopo, quando salgo nel treno per Torino, penso che non avrò più questi due giorni da sogno, proprio come Cenerentola. Carolina si allontana mentre il treno parte. Un po’ di magone mi prende e resto silenziosa a pensare. Avrei voluto salutare Bernard, ma non l’ho visto più e mi dispiace. Carolina mi ha regalato le scarpette di danza con cui ha ballato a teatro l’altra  sera  a ricordare questo piccolo fuori programma, per una donna sempre alle prese con la famiglia e i pennelli nel mio studio di pittrice.

E’ passata una settimana dal mio rientro a casa e seduta in poltrona osservo la miriade di foto fatte a Parigi, sia quelle sul set che durante le serate con gli amici. Che bel ricordo, e sembra già un fatto così lontano, invece sono passati solo pochi giorni. Squilla il telefono e nessuno risponde, né mi alzo per andare visto che non ho vicino il cordless. Mia figlia mi urla che vogliono me e quando raggiungo il telefono sento dall’altro lato Carolina:" Tieniti forte e vai su questo canale francese, ti vedrai in bella mostra Fil!" "Cosa?"

Le mie immagini sono affisse per Parigi lungo le strade e davanti ai grandi magazzini! NOoooooo, non ci credo!!! Carolina vuole che ritorni per alcune riprese ma non so come dirlo a casa. Non credo mi lasceranno andare e per sondare il terreno chiedo cosa direbbero se mi vedessero su manifesti lungo le strade. Quasi mi ridono in faccia e pensano che cominci a dare i numeri con l’età che avanza. Mio figlio dice che vedo troppa televisione, l’altro che sto troppo a computer, mia figlia che la devo smettere di sentirmi come una star e infine mio marito con la  sua solita ironia dice che ormai ho superato abbondantemente l’età dell’innocenza. Irritata più che mai accendo la tivù e li metto davanti alle immagini che sfilano lungo le strade di Parigi. E’ una pioggia di OOOOOOOOO… Mi diverto a guardare le loro facce così sorprese. Mi chiedono quando le ho fatte e dico loro che ho firmato un contratto. Adesso tutti a dirmi che brava mamma che hanno, che bella donna, che modella, che moglie…ma non mi lascio fregare, i loro entusiasmi sono dettati dal fatto che adesso la loro mamma guadagnerà anche da questo lavoro e non osano più opporsi alle mie richieste. Si prodigano per accompagnarmi, fanno a gara a chi deve venire con me e chi resta a casa,   ma io non voglio nessuno così come nessuno voleva venire prima che partissi la prima volta. Finalmente Parigi mi aspetta.(@tutti i diritti sono riservati)



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04/07/13

L'arte di vivere


Vivere, “Non ce l’ha insegnato mai nessuno”…cantava così una canzone, o sbaglio?

Vivere non è qualcosa che si insegna e tutti quelli che  hanno cercato di farlo, hanno fatto disastri. Sì, capito bene, disastri!!!

Hanno cominciato col dire che mai cominciare col pronome “Io”, mai iniziare  a scrivere dicendo “Io”, mai cominciare a parlare con “Io”, non siamo il centro dell’universo. Allora siamo passati al “tu”, e abbiamo quasi dimenticato che esistiamo anche noi. Poi hanno continuato nel disastro…Sì, ci hanno insegnato che la perseveranza premia, nelle cose dobbiamo insistere, nessun progresso giunge se non perseveriamo nelle cose! E che dire dell’altro insegnamento…”Bisogna mettere il cuore nelle cose che facciamo…Sì, come dire che mandiamo una formica in guerra, immaginate una formica in mezzo a un campo che cerca di combattere. E poi bisogna essere riflessivi, attenti scrupolosi, motivati, dare anche l’anima se necessario. Vivere è un bluff, scorrono i giorni a capire come funziona la vita, quali regole dedurne, cosa imparare, come se fosse un’operazione matematica!
Vorremmo avere un solo punto vulnerabile, come Achille, un solo tallone ben nascosto agli altri per non farci colpire. Gli antichi ne sapevano più di noi, solo che i punti vulnerabili sono milioni e siamo più che altro "tallonati" da ogni parte, tutti possono colpirci!

Invece ogni giorno porta il suo affanno, la sua delusione, la sua illusione, la sua depressione, la sua stanchezza, la sua demotivazione e a ricordare chi ci ha insegnato quelle cose ci vien voglia di strillare, perché non ha capito nulla, non ha imparato nulla dalla vita.

 Ogni giorno siamo smentiti: da una generosità che non esiste, da un egoismo che ci smorza, da una mente matematica che non sa cosa farsene del cuore, che anzi lo ha relegato in un posticino in soffitta lasciandolo ammuffire e privandolo di quell’esercizio continuo che gli permetterebbe di imparare; da quella ipocrisia di cui ciascuno si veste per rinforzarsi per non stare in mezzo al campo come la formica, ma poi non sa che oltre i leoni ci sono anche gli squali e poi gli avvoltoi e i condor e le aquile e i mostri, che produce la nostra mente... E non sa che ogni giorno dobbiamo esercitare la nostra pazienza, la nostra calma, e passare il tempo a difenderci quando ci hanno insegnato a fare sempre la parte della volpe. Vivere è una cosa estremamente difficile che non ci hanno insegnato e se lo hanno fatto è tutto da rivedere perché devi fare i conti con le ingiustizie, con la perseveranza che non funziona se poi gli altri ti battono sul tempo, con l’amore che non esiste se non come maschera per erigersi ad agnellino mansueto e salvare l’apparenza, mentre nel cuore siamo tigri feroci pronte  a colpire pur di difendere i nostri interessi; che il merito è solo un modo per dare priorità a chi non sa e non può, che la vita passa a lottare mentre ti perdi le cose più semplici e belle, che i tempi in cui accadono le azioni più interessanti sono sempre diversi così come le persone che si mostrano lontane da quelle che avevamo immaginato; che l’approssimazione è la cosa in cui ci imbattiamo più spesso, che la bilancia delle gioie e dei dolori è sempre starata e una manciata di gioie equivale a una vita di dolori, che ogni giorno ha la sua croce che non avevi nemmeno messo in calcolo, che i calcoli prevalgono sul sentire, che la mente ha più potere del cuore, che le parole su cui fondare la nostra vita sono diverse da quelle che ci hanno insegnato e sono: interesse, conti, convenienza, fatti, guadagni, scopi, obiettivi e nessuno mai si è sognato di fare i conti con l’umanità, la pace, la dedizione, la fedeltà, l’amore, la tenerezza, la virtù, la semplicità.  Tutto ciò che possiamo insegnare non è a parole ma a fatti… Ci sono poi i venditori di fumo, che credono di venderti la vita a buon prezzo e invece non sanno che sono più assassini che ignavi, che si servono di maschere perché inetti e incapaci di mostrare il loro vero volto, che se scaviamo nel loro cuore troviamo persone aride e paurose, prive di spina dorsale, che hanno bisogno di tutta la cattiveria per vivere, che se si tolgono quella maschera di cui sono rivestiti si mostrano come  larve umane. La vita, molto spesso ci prova solo, e ci insegna o ci dà quando non ci serve più niente, quando siamo diventati già completamente cinici, quando ormai non ci interessa più essere bravi, ma solo vivere per vivere e tirando le somme non riusciamo più nemmeno a fare i conti, non sappiamo più quello che volevamo, abbiamo perso di vista gli obiettivi, non abbiamo guadagnato nulla, ci è stato negato l’amore, abbiamo vissuto nell'errore continuo e abbiamo conosciuto un volto che era proprio quello su cui ci mettevano in guardia per evitarlo. Ecco il disastro del vivere! A questo si aggiunge un altro grave disastro, che mentre viviamo cambia il nostro carattere, il nostro fisico, il nostro umore e dobbiamo pur dare una spiegazione a tutto questo!
Tutto quello che possiamo fare per sconfessare il disastro  è “Provare a vivere” nel modo più autentico possibile, solo così si evitano fregature, soprusi, vessazioni, coercizioni, debolezze. Dire sempre ciò che si pensa, capire che essere diplomatici è come indossare una coperta che ci copre da una parte e ci scopre dall’ altra, che a voler gabbare il prossimo si resta gabbati da soli e che se mettiamo sempre il cuore in soffitta non ci dobbiamo meravigliare se poi gli altri ci trattano anteponendo la ragione. Vivere è un’arte, e bisogna provare mille volte prima di capire veramente chi siamo e capire che gli altri sono solo il nostro riflesso e che il cambiamento comincia con noi!
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01/07/13

Finalmente Parigi! (seconda parte)

Bernard osserva e diventa nervoso, leggo negli occhi un disagio! Mi dirigo verso la toilette e temo di perdermi e così vestita impiego del tempo prima di arrivare in bagno. Trovo Mariel alle prese col vestito: una spallina completamente slacciata, è successo qualcosa e mi impegno ad aggiustargliela. E' la seconda volta, nella giornata, che mi ringrazia per come la tratto e fortunatamente mastica un po' d'italiano. Ritorniamo in sala e Bernard quando ci vede si tranquillizza. Era questo il motivo per cui accennava a chiamarmi.
 Mi viene accanto e mi dice che  è stato lui a far cadere la spallina bloccando inavvertitamente il vestito nella poltrona. Mi ringrazia e mi dà un bacio e intanto vedo Jean che insorge accanto a me. Con modi alquanto sbrigativi mi sottrae a loro e mi porta nel parterre a conoscere un regista. Questi mi saluta  e  mi guarda in modo misterioso come si fa con un dipinto di Leonardo tanto da sentirmi la Gioconda. "E' tutto pronto, Jean! Domani alle 13 alla tour Eiffel c'è la troupe, faremo una sorta di spot!" Ovviamente parla francese e Jean mi traduce. Cerco di oppormi ma  non me ne dà la possibilità. Sono tranquilla, ho il mio biglietto di ritorno del treno per Torino, alle ore 16.00 di domani e nessuno mi farà cambiare idea. Li faccio parlare abbondantemente e non mi oppongo, ho deciso, saranno loro ad adeguarsi a me. Intanto si abbassano le luci e noi torniamo ai nostri posti. La serata riprende all'insegna del ballo e niente al mondo mi distrarrà. Jean mi sussurra qualcosa nell'orecchio ma non ci faccio caso, non riesco a sentire, ma dopo due minuti non lo vedo. Tornerà, penso. Dopo un po' Bernard si siede accanto e resto a fissarlo senza capire. "Jean è andato via per chiamare alla villa per il dopo spettacolo, sarà qui tra un po'  e mi ha chiesto di farti compagnia, Mariel è con Antoine, suo fratello!" "Dopo? Cosa ci sarà dopo?" chiedo timidamente, pensando che sono già le 11 e ne avremo ancora per molto! " "Andremo tutti a ballare e poi a cena, compresa Carolina, il regista e Sebastien, il suo compagno!" Il mio viso sarà diventato una smorfia e preoccupato Bernard mi dice:" Tranquilla, farò in modo di tenere a bada le tue scarpe, così da non perderle, ti prometto che non scoccherà il suono della mezzanotte e  poi hai sempre chi ti accompagna a casa!" Rido e riprendo a guardare la scena. La serata è magica, io continuo a sognare e niente mi riporterà con i piedi per terra, decido di volare alto! Mi emoziono a guardar Carolina sulle punte...pensare che giocavamo insieme da piccole, ma anche più grandicelle, poi la danza l'ha portata lontano. Riesco a sfilare un fazzoletto per contenere qualche lacrima, non so  bene se di gioia o di tristezza e sogno ad occhi aperti. A fine serata usciamo dall'Opera e scendendo la scala favolosa, come un'eroina di altri tempi, chiedo delle foto e non me lo lasciano dire che già mille flash mi immortalano con tutti loro. Verso la mezza siamo alla periferia di Parigi nella villa del regista. Nella taverna a piano terra si sente la musica e si balla, qui al piano ci sono tavoli apparecchiati per la cena. Si scende giù a ballare e prima ancora si beve: assaggi di aperitivi, vini bianchi, liquori, e quant'altro! Mi squilla il telefono e faccio fatica a spiegare tutto, sento solo una voce che mi dice: "Divertiti!"  Comincio a bere, piccoli sorsi di una crema di liquore a frutti di bosco. Si balla ed io non resisto né devo aspettare che qualcuno mi inviti, c'è lì Jean che aspetta e comincia a portarmi per la sala danzando. Siamo tutti a ballare sulle note di un lento e poi un altro e un altro ancora...Intanto bevo e poi si sale su a cena. Al tavolo, alla mia destra c'è Bernard con Mariel, alla mia sinistra Jean e poi Carolina e Sebastien. In questa cornice, con persone affidabili, altro che sogno, ho accanto due uomini eccezionali: Jean che stravede per me ed è un vero  monsieur, e Bernard che non avrei immaginato così dolce e apprensivo nei miei confronti. Credo che Mariel sia la sua compagna, ma non ne sono sicura, li ho visti così distaccati, invece Sebastien, che ho conosciuto all'Opera, è di una bontà e pazienza infinita con Carolina. Jean mi guarda con ammirazione e continua a parlarmi del provino e non so perché mi vuole attrice. Cerco di fargli capire che devo tornare a casa, che sono lì per Carolina, che non mi interessa il provino e poi il film...Ma niente. Continua a dirmi che vuole che lo faccia, se non altro per cortesia nei suoi confronti e quelli del regista che dice di aver bisogno proprio di me  ed io non so che fare. Quando ci siamo incontrati in Italia con Jean, gli ho detto che non era il caso, il mio futuro è la scrittura, l'arte, la musica e non me la sentivo di fare un film, e lui è andato via a malincuore. Ma adesso che  sono qui, continua a dirmi che è solo per farlo contento, per dimostrare al regista che l'amica italiana prescelta da lui è la persona adatta per il provino. Veniamo ad un accordo: slittare di un giorno la mia partenza, ma non oltre di un giorno. Ogni tanto il signor Carpenter, Michel sembra sia il suo nome, mi scruta, forse già mi vede sotto i riflettori. Bernard chiede un brindisi per Carolina e per me e alziamo i calici con un bel sorriso stampato sui nostri visi. Anche Carpenter mi viene accanto e mi fa dei complimenti, e il mio rossore del viso si confonde con quello del vestito. "Domani ti voglio acqua e sapone e in bianco, qualsiasi abito, ma bianco, ok?" Come replicare alle sue richieste? Annuisco e deglutisco! E pensare che doveva essere un divertimento e una visita a Carolina. Comincio già ad andare in ansia. Bernard mi guarda e dice che domani ci sarà anche lui, non può permettersi di farmi perdere la carrozza, vuol conoscere Cenerentola in abiti giornalieri, mi ha visto di notte e dice che di notte le donne sono tutte più belle. Ma la verità è a mezzogiorno, vuole vedere se anche sotto il sole sono come adesso. Mi fa ridere e mi dice che il mio dente birbante rende il sorriso ancora più accattivante. Quanti complimenti! Ma chi l'avrebbe detto mai, e poi tutti insieme.
 Accidenti, una serata così bella di cui non ricordo il finale... Mi sveglio nella stanza a Rue de Rivoli
e mi chiedo chi mi abbia portato qui, comincio ad avere paura. In giro non c'è nessuno, mi calmo e telefono a casa. Tutto bene, tutto tranquillo, nemmeno una parola sul mistero della serata e come sia finita. Faccio una doccia, indosso dei jeans, una camicia bianca e zeppe, capelli vaporosi e scendo nella hall. Bernard, la mia ombra è in poltrona che mi aspetta: " Spero non me ne vorrai, ti ho messo io a letto alle quattro di questa mattina, sei crollata sul tavolo senza nemmeno finire di cenare!" Oddio...mi ha messo a letto lui? Sono le ore 13, Bernard è ancora in abito Armani, avrà dormito qui e difatti me lo conferma! "Ci aspetta Jean per il provino, ti vedo in forma, andiamo!" (F.Baratto)(Continua)