27/12/15

Tra pranzi e cene

Finalmente ci si incontra  dopo un anno. Si passa da un nucleo familiare a un gruppo vero e proprio in occasione delle feste di Natale a cui non siamo abituati.
La festa fa da cornice tra una celebrazione eucaristica, un fuoco d'artificio e una tavolata, scambiandoci confidenze,  chiacchiere e  affettuosità oltre a rievocare momenti passati insieme. Sono giorni in cui ci si lascia andare, ogni frase amplifica il suo significato, ogni gesto triplica il suo valore nel bene e nel male, e, anche quello che si sussurra, diventa importante. C'è la figlia che racconta i suoi traguardi, la nonna a caccia di notizie con una parola buona per tutti, il padre che si tranquillizza con i figli intorno al tavolo, la zia che telefona a tutti i parenti, i ragazzi in un angolo con le loro scatole tecnologiche.
Di questi giorni ci si incontra  sempre attorno a una tavola infiocchettata dove si mangia in comunione, anzi come su un altare dove avviene l'offertorio, e dove spesso ci si confessa. Tra brusii, tintinnii di bicchieri, bottiglie di vino che si svuotano, si fa festa dovendo aspettare un altro anno per lo stesso incontro.
La tavola celebra i nostri incontri, è lei la vera protagonista delle feste. Tra una portata e l'altra scappa una parolina, c'è sempre qualcuno che si offende e un altro che mette il dito nella piaga. Poi accade che risponde chi non dovrebbe e rincara la dose, allora ci vuole la frase che smorza il tutto e scatta lo zio che dice una battuta, una frase ad effetto, o racconta una storiella completamente avulsa dal contesto. Il nonno parte con i suoi ricordi immancabilmente di guerra o si butta sulla pensione e la politica facendo sbuffare i nipoti a sentire sempre lo stesso discorso. La nonna lo riprende ma lui dice che sono cose da uomini, come se le donne non vivessero nello stesso mondo.
E poi c'è chi ha lavorato senza sosta ai fornelli e continua la maratona  e non aspetta altro che riposarsi, ma deve avere un sorriso sulle labbra per non lasciar trapelare la stanchezza e quando le dicono quanto è stata brava, lei vorrebbe rispondere che è solo olio del suo gomito, tre giorni no stop come nelle grandi cucine dei ristoranti. Ma con  aplomb risponde che è stata aiutata e allora tutti puntano gli occhi sul marito e le figlie che, increduli, si chiedono il motivo di quegli sguardi. Tutti sanno che  le ragazze amano che la mamma pensi a tutto  e ai papà la casa cade addosso  e si dileguano prima ancora che inizi la danza in cucina.
 Ogni incontro ha i suoi mugugni, le sue offese, le sue decisioni, i suoi momenti di amarcord e di progetti. Il cenone di Capodanno è il momento più teatrale dell'anno, riusciamo ad essere convincenti  con i nostri brindisi di prosperità, con il nostro colore rosso nascosto da qualche parte, le nostra risa  e con la voglia di festeggiare non già l'anno che passa ma il voler  fermare il tempo. E il festeggiare diventa una sorta di rivincita contro questo tempo come se volessimo sfidarlo, per dire che malgrado la sua inesorabilità, noi possiamo festeggiare ancora, salvo poi fare i conti nel nostro cuore di quello che ci è dispiaciuto, di quello che non vogliamo si ripeta e di tutto quello che ancora ci manca. Sarà per questo che non amiamo troppo le feste! Le aspettiamo per stare con  la famiglia e gli amici ma poi le temiamo  e non vediamo l'ora che passino quanto prima per uscire indenni da ogni imprevisto, buttandoci nella nostra quotidianità. E visto che gli incontri sono tra i più attesi, tutto quello che diciamo durante le nostre tavolate, ha lo stesso valore che un tempo fu della Magna Charta.  Si discute della casa da intestare, i risparmi da dividere, il matrimonio da preparare, la carriera da avviare, la figlia da sposare, la nonna da sistemare, il lavoro da trovare...e poi le novità da divulgare, le sorprese da condividere, tutti argomenti che  emergono come l'acqua quando trova la strada in mille rigagnoli. Vogliamo per forza dirci tutto durante i nostri pranzi e cene delle feste, quello che, invece, andrebbe fatto e detto giorno per giorno.
 
 
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24/12/15

Felice Natale

Auguri di Felice Natale, di serenità e pace. Che non siano solo parole vuote ma parole sentite che ciascuno augura agli altri. In questi giorni dimentichiamo le offese, le delusioni e i fatti che cambiano i nostri desideri e aspettative. Lo facciamo per la nostra tradizione, per il significato che diamo che  al Natale ma soprattutto per quelli che sono i ricordi di questa festa del nostro passato. Ciascuno ricorda una frase detta in un momento particolare, una carezza ricevuta, un momento atteso, una visita insperata, una riconciliazione impossibile. Natale è la festa delle magie, degli incantesimi, delle fiabe che si avverano, così è stato nel tempo e così continueremo a credere.
Tanti auguri di vita vera, di condivisione di cose belle, di partecipazione alla vita in prima persona, auguri di vita serena e semplice. Auguri di cambiamenti positivi, di prosperità non solo di beni materiali, ma anche di bontà, di solidarietà. Che sia un Natale vero, sincero con attenzione ai bambini, che rappresentano la vita del mondo. A tutti momenti di gioia, per tutto l'anno e  non solo in questo giorno. Auguro  soprattutto un Natale di pace, una pace che ci renda sereni e capaci di procedere nel nostro cammino.
 
 
 
 
 
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08/12/15

Già Natale?

Non tutti amano  le feste, per molti sono malinconiche, ricordano eventi passati. In questo periodo siamo come dei disadattati, vedendoci insieme una sola volta all'anno e le feste come vengono vanno via riportandoci alla nostra normalità.  Regali sì, regali no, visite, liturgia, magie di colori e luci, il presepe, l'albero e quant'altro. E' un continuo muoversi tra cose e persone facendoci perdere di vista noi stessi. In questo periodo ci sono soprattutto i doveri, come le visite ai parenti, i regali a grandi e piccoli, le spese per i figli, i nipoti, i vicini. E poi preparare i menù diventati di botto dietetici, integrali, privi di glutine, leggeri, fatti di semi, senza pasta, di pesce, poco ma buono, senza eccessi né troppi dolci, solo quelli di cui non ne possiamo fare a meno. Ma Natale è la festa dello stare insieme: arriva il parente, c'è la visita di chi non vediamo mai durante l'anno, dei familiari, degli amici. Passiamo tutto il tempo a cucinare, a far la spesa, a mangiare,  a chiacchierare, a giocare. Ma in un battibaleno, questo tempo che sembrava lunghissimo, dove facevamo tutto quello che avevamo in mente, comincia a finire e ci troviamo catapultati di nuovo nei nostri giri quotidiani, di routine, ridandoci il sorriso per impadronirci dei nostri ritmi e non quelli imposti dalle cose e dagli altri.
Questo è un periodo affollato di persone, di cose e di fatti che andrebbero diluiti durante  l'anno. Le visite, invece di concentrarsi tutte adesso, dovrebbero essere fatte ogni volta che ne sentiamo il bisogno e non concentrare solo nel mese di dicembre i ringraziamenti, gli obblighi, le creanze, l' educazione...                
 
Anche le feste non dovrebbero essere così lunghe, ma brevi, per averne altre in mesi diversi, per andare dagli amici, per gli inviti dei parenti, per qualche viaggio. Invece siamo ingordi, tutto in una volta e poi più niente. Anche il denaro arriva e parte istantaneamente senza nemmeno vederlo scritto sulla carta, tanto lo abbiamo già ripartito in mille spese.
 Le feste dovrebbero essere più leggere di cose e più profonde di gesti, di incontri per guardarsi negli occhi e magari raccontarsi quello che non possiamo mai dirci, o passeggiare per incantarci a vedere che intorno a noi c'è dell'altro, abituarci a vedere il  prossimo non per dovere, non come uno che dobbiamo rabbonire, ma nella sua essenza, nei suoi bisogni, nelle sue richieste. Natale è un grande contenitore, una predisposizione dell'animo ad accogliere quello che non giunge mai in altro tempo, è un mare di emozioni, di arrivi, di partenze, di nascite, di allegria ma anche solitudine, tristezza, ricordi, pensieri e  anche paure. Natale è fuori e dentro di noi come una strada che percorriamo da sempre  e per la quale ci piace incamminarci come facciamo ogni anno. E' una sorta di cammino obbligato dove, mentre lo attraversiamo, ci abbagliano luci e riflessioni. Ogni anno è un'esperienza nuova, sempre come fosse la prima volta pur nella grande tradizione.
 
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