30/05/17

Ciliegie

Tonde, piccole, rosse, a grappoli, dolci, aspre, sono le ciliegie, frutti deliziosi che a maggio hanno la loro fioritura completa.
Sono la mia passione! Le adoro, ne mangio a volontà, costi quel che costi. Una volta cominciato, non mi fermo più. Mio padre ha tre alberi di ciliegie che ha piantato ai bordi delle terre. Sono tre alberi l'uno accanto all'altro che maturano in tre tempi diversi, sebbene di poco. Raccogliere le ciliegie, soprattutto dall'albero posto al centro è una vera impresa, se non altro per la difficoltà di appoggiare la scala al tronco e gli alberi affacciano su di un terreno a strapiombo, per cui se la scala scappa si cade nel vuoto. Questo significa che la parte di albero che affaccia nel rivo è sempre piena di frutti che non vengono colti con mia grande dispiacere. Dico sempre  mio padre che li ha piantati nel posto sbagliato, mentre lui è convinto che si trovino al posto giusto. Quando le raccogliamo sono più quelle che mangio che quelle che ripongo nel cesto. Mi piace l'odore delle foglie di ciliegio, col bordo orlato, lanceolate, sotto le cui lamine si nascondono rosse palline a grappoli. Spesso bisogna fare delle flessioni per arrivare a scovarle su, in mezzo ai rami. Peccato che abbiano vita breve, durano appena qualche mese e bisognerebbe mangiarne tutti i giorni per non restare a bocca asciutta appena finisce la raccolta. Le ciliegie sono il cibo preferito degli uccelli in questo periodo, le beccano sin dal mattino lasciando i loro segni nella polpa. Anche se si nascondono sotto le foglie, all'ombra e sui rami più alti, gli uccelli riescono a colpirle. Scendono in picchiata di buon mattino o nel pomeriggio e si danno un gran da fare. Quando le raccolgo, quelle beccate le metto a parte, lasciandole per la marmellata, mentre quelle grosse, rosse e sode finiscono in bocca senza nemmeno sciacquarle. Poi, dopo grandi scorpacciate, finiscono proprio quando ci avevi fatto l'abitudine ad averle sul tavolo.Le ciliegie sono irresistibili e quando sull'albero restano solo le foglie, allora già si pensa all'anno prossimo.






05/05/17

L'affare Sonia 26

Una volta che tutta la flotta di Krups fu nelle sue mani, Santo si ritirò sulle colline di Sorrento. Abitava in una villa ristrutturata presso Massa Lubrense con Paloma, ormai fedele donna della sua casa, Filippo, suo grande amico e maggiordomo e Zack. La vita scorreva serena scandita dalle brezze marine, dal profumo di cucinato, dalle scorribande di Marika e Federica, ormai grandicelle. I suoi occhi erano sempre al buio, un buio che aveva le sembianze di una specie di auto punizione, di costrizione a non voler vedere, lui che aveva visto così tante cose nella vita. Il pensiero fisso era quello di Sonia con Peter, ma non avrebbe fatto nulla per sconvolgere la loro vita, così come non poteva fare a meno di pensare a lei, ai giorni che passavano e all’impossibilità di riaverla. Pregava per suo figlio affinchè crescesse forte e sano e con buoni propositi. 

Periodicamente Filippo andava in America per avere notizie di suo figlio: come cresceva, i progressi fatti, gli studi. Questo non gli ridava suo figlio, ma teneva i conti sulla sua vita, come se, conoscendone ogni passo, potesse sentirlo più vicino. Gran parte del suo tempo lo passava ad informarsi. Il tutto in modo silenzioso e attento, come fosse un ladro di notizie e come se andasse a importunare qualcuno su qualcosa non di sua pertinenza. Ben presto si recò in Svizzera, dove si affidò alle cure del dottor Sorel, il quale, gli confermò che gli occhi erano in grado di poter vedere ma c’era stato un trauma che aveva leso i centri nervosi. Volle mettere in atto tutte le strategie per recuperare e, visto che così niente sarebbe cambiato, si sottopose a un delicato intervento chirurgico che durò molte ore. Alla fine del decorso ospedaliero il chirurgo si mostrò fiducioso. Al momento di togliere le bende, Santo si accorse che nei suoi occhi c'erano tante macchie che navigavano come in un oceano. Buio e luce si alternavano disordinatamente impedendo di capire se avesse visto o meno. Ritornato in Svizzera, il dottor Sorel gli disse che poteva sperare nella vista perché l’intervento era perfettamente riuscito. Egli attese con pazienza ma non si fece alcuna illusione visto che era abituato al suo buio. Talvolta Filippo gli faceva boccacce per vedere se riusciva a vederle, ma Santo era completamente al buio e sfortunatamente non ne vedeva nemmeno una.
Dall’altro capo del mondo Krups ripensava al capitano Gargiulo e al suo porgersi agli altri così pacatamente, sempre al posto giusto, al momento giusto e, più pensava a lui, più si irritava. Era invidioso della sua fortuna, della sua capacità nel portare a termine buoni affari. Quel suo modo di fare così familiare gli ricordava Santo Stazio. Sapeva che era l’ombra di Stazio che lo opprimeva, il suo ricordo lo attanagliava e gli metteva il malumore. Poi, come per incanto, gli si svelò l'arcano e non potè fare a meno di mettere a confronto i due uomini,  concludendo che vi era tra loro una forte rassomiglianza. Dopo questa analisi del personaggio in questione, ritenne opportuno che era il caso di sorvegliare il signor Gargiulo per sapere qualcosa in più sul suo conto o carpire piccoli segreti che gli permettessero di definirlo meglio. Così inviò degli investigatori a Napoli sulle tracce del comandante per avere informazioni su di lui. Non ci volle molto per capire che l’uomo in questione non era altri che Santo Stazio. Non era morto, si era salvato da un incendio disastroso. Per Krups fu una tempesta a ciel sereno. Molte cose non gli tornavano o forse cominciava a capire qualcosa in più, che fino ad allora gli era sfuggito. Subito partì per l’Italia per affrontare l’uomo che gli stava togliendo il sonno e forse la vita, se non lo avesse fermato in tempo. Accompagnato da alcune guardie del corpo arrivò nel porto di Napoli con una nave di un suo amico. Appena sceso a terra, si infilò in una Mercedes coupè che stava lì ad attenderlo e si diresse alla compagnia assicurativa presso la quale aveva siglato la polizza per la sua scommessa. Lì apprese che Santo aveva a sua volta scommesso su ciascuna delle navi che nel giro di un anno sarebbero diventate sue e per ognuna riscuoteva una cifra considerevole, perché fino ad allora aveva tenuto fede a tutte le sue promesse. Aspettava di cedere entro qualche mese le rispettive polizze del “Faro” e il “Gabbiano”. Non poteva credere ai suoi occhi: Santo si stava vendicando di lui. Accompagnato dalle sue guardie si diresse al palazzo di vetro dove il fittizio capitano Gargiulo aveva i suoi uffici a via Marina. Nel parcheggio sottostante al palazzo gli fu detto che Stazio era lì in ufficio. Pensò di aspettarlo per fargli una sorpresa all’uscita come immaginava dovesse essere per il comandante. Verso le diciassette, Stazio, accompagnato da Filippo e un nugolo di accompagnatori, si affrettò a salire nella sua Mercedes parcheggiata di fronte all’auto già in moto di Krups. Filippo era alla guida e quando questi incrociò lo sguardo di Krups sgranò gli occhi così tanto, da innestare la marcia con una tale veemenza che le ruote slittarono in modo come non gli era mai successo. Zack si alzò sul sedile posteriore e Santo non ci mise molto a capire cosa stesse succedendo. Da buon marinaio pensò che Krups aveva impiegato anche molto a capire che Gargiulo fosse Stazio. Diede ordine a Filippo di toglierselo dai piedi. Filippo gli riferiva le mosse del nemico e che krups lo inseguiva. La storia di Giuseppe Gargiulo aveva retto per parecchio tempo. Saliti dal garage, Filippo girò a destra senza pensarci due volte, pochi metri dopo svoltarono a sinistra e di nuovo per via Marina verso l’autostrada che li avrebbe portati a Sorrento. Krups inseguiva Santo con qualche difficoltà dovuta al fatto che non conosceva bene i meandri di Napoli e non era abituato agli slalom dei napoletani, né alle corse sfrenate per evitare i semafori. Santo diede ordine di dirigersi verso Sorrento senza alcuna sosta, mentre Zack assunse le sembianze di un uomo che controllava l’inseguitore ma poi guardava anche la strada da fare per depistarlo. Santo, ormai smascherato, sentì il bisogno di parlare con Krups. Una dietro l’altra le auto sfrecciarono sull’asfalto come meteore e usciti dall’autostrada furono inghiottite dal traffico della costiera. Dopo un’oretta erano giù al porto di Sorrento protetti dal mare e da sguardi indiscreti. Si trovarono con le auto l’uno di fronte all’altro, ma Santo non ebbe paura di affrontare lo squalo,anzi, in quel momento, con quello che aveva perso, Krups era solo un piccolo tonno.

“Così saresti il capitano Gargiulo! Devo convenire che hai sempre avuto fegato e ti ho sempre invidiato perché è quello che è mancato a me!” 
 “Invidi anche il mio stato di salute attuale?” 
 “Questo non lo sapevo! Arguivo che poteva esserti successo qualcosa del genere, ma non sapevo cosa! Vedo solo ora che la ricchezza ti ha reso cieco”. 
 “Tu mi hai reso cieco! Hai voluto fare il doppio gioco con me ma non ci sei riuscito”.
“Devo dire che ho avuto fiuto quando ho scommesso su di te! Sei un vero uomo di mare. Peccato che abbia dovuto pagare un prezzo!” 
 “Il vero prezzo che ho pagato è Sonia”. Tu me l’hai strappata due volte e ti sei servito di lei per i tuoi sporchi affari”. “Sonia, la mia povera Sonia! Ma se sei così innamorato di lei, adesso che hai tutti i miei soldi perché non la riconquisti, non le racconti che sei vivo?”
“Vorresti questo per riconquistare il patrimonio?”


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