A volte, proprio nei momenti vuoti, nascono le cose più belle.
Una sera avevo davanti un uncinetto, del cotone e un'idea che aspettava soltanto di prendere forma. Alla mia destra, però, c'era anche l'ultimo capitolo di un libro che fino a quel momento mi aveva tenuta stretta tra le sue pagine. Ho esitato.
Da una parte l'uncinetto, con il suo ritmo lento, capace di lasciare che i pensieri si sistemino da soli. Dall'altra la lettura, che non concede tregua e assorbe ogni attenzione.
Ogni volta che scelgo qualcosa che non sia leggere o scrivere, affiora un lieve senso di colpa. Come se stessi sottraendo tempo a qualcosa di più importante. È una sensazione strana: alcune passioni sembrano avere il diritto di occupare le ore migliori, mentre altre devono accontentarsi di quelle rimaste.
Alla fine ho scelto il libro.
L'ultimo capitolo mi ha trascinata fino all'ultima pagina. La tensione cresceva, le ipotesi si rincorrevano e avevo bisogno di sapere se i miei sospetti fossero fondati. Lo erano, almeno in parte. Il finale ha confermato ciò che immaginavo, ma non quello che speravo. Eppure mi ha lasciato addosso quella specie di elettricità che solo una bella lettura sa regalare. Avevo l'energia di quattro caffè ristretti.
Per ritrovare un po' di quiete ho preso in mano l'uncinetto. Una serie leggera scorreva in sottofondo; tra le dita il filo seguiva il suo percorso e, punto dopo punto, anche i pensieri hanno rallentato. È stato lì che mi sono fregata.
Conosco bene questo meccanismo. Quando inizio qualcosa, sento il bisogno di accompagnarla fino alla fine. Lasciare un lavoro a metà mi somiglia poco. Forse, in certi casi, sarebbe persino più semplice non iniziare.
Così, sera dopo sera, sempre a tarda notte, il progetto è cresciuto. I colori hanno trovato il loro posto, il filo ha seguito il disegno che avevo immaginato e quella che all'inizio era soltanto un'idea è diventata lentamente una borsa. Ho perfino dovuto aspettare l'arrivo di altro cotone per finirla. Ieri l'ho usata per la prima volta.
Continuavo a guardarla con un sorriso quasi incredulo. Non perché fosse perfetta, ma perché esisteva. Era nata davvero dalle mie mani. Mentre la osservavo ho capito una cosa.
Per me l'uncinetto è un passatempo, nel senso più nobile della parola. Mi rilassa, rallenta il ritmo delle giornate, lascia che i pensieri sedimentino. Ma non riesco a mettere nello stesso spazio la lettura, la scrittura, il dipingere o il suonare. Quelle non sono attività con cui riempire il tempo.
Un passatempo arriva quando le energie sono poche, quando la giornata è ormai finita, quando si ha bisogno di una parentesi leggera.
La lettura, invece, non mi allontana dalla realtà: la dilata. Mi costringe a farmi domande, mi accompagna in luoghi che non conosco, mi restituisce parole, significati, prospettive.
La scrittura fa ancora di più. Non riempie il tempo: gli dà forma. Mette ordine dove prima c'era confusione, trattiene emozioni che altrimenti passerebbero senza lasciare traccia.Forse la differenza è tutta qui.
Ci sono attività che ci aiutano a far passare il tempo. E poi ce ne sono altre che, silenziosamente, costruiscono il nostro modo di guardare il mondo.
Per questo, ogni volta che apro un libro o mi siedo a scrivere, non ho mai l'impressione di colmare un vuoto.
Ho la sensazione, molto più semplice e molto più rara, di abitare pienamente il mio tempo.
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